John Henry Clay.

Anno Domini 367.

Parte 2.

Titolo originale: The Lion and the Lamb. 2013.
Traduzione di: Giampiero Cara e Tamara Topini.
2013 Newton Compton Editori, Roma.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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17.
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La virt non chiude la porta a nessuno.  aperta a tutti, ammette tutti, invita tutti: liberi e liberti, schiavi e re.
Seneca.
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Alla fine della mattinata Luguvalium era ormai lontana e la nave aveva superato l'estuario. L'equipaggio e i passeggeri lasciarono i remi e alzarono la vela per catturare il vento del nord. Paolo accett un po' di pane e di vino dai chierici e si mise a mangiare appoggiato al fianco della nave. Le braccia gli tremavano dalla stanchezza, ma era una sensazione piacevole e salutare. La brezza gli raffreddava il sudore sul viso e sul petto. Osserv la costa scivolare dolcemente. La schiava con una mano sola era seduta a prua, dove era rimasta per tutta la mattina a fissare le onde.
Raggiunsero la prima fortezza costiera poco prima del crepuscolo. Tirarono la barca a riva ai piedi di una scogliera, e il capitano ordin all'equipaggio e ai passeggeri di preparare il campo in un punto riparato. Poco dopo le tende erano piazzate, il fuoco crepitava e l'odore di maiale arrosto si mescolava all'aria fredda e salata dei frangenti. Si riunirono intorno al fuoco, marinai e chierici insieme, scambiandosi storie e pettegolezzi. Ognuno parlava quanto voleva, tanto o poco; Paolo perlopi quando gli veniva rivolta la parola, mentre Eachna non apr bocca. Se ne stava seduta di fronte al romano, dall'altra parte del fuoco, avvolta nel mantello e nella coperta, formando un fagotto stretto e chiuso da cui spuntavano solo met del volto e gli occhi, intenti a scorrere su tutti coloro che parlavano. Paolo vedeva che la ragazza non si lasciava sfuggire niente; osservava tutto con aria indagatrice, presente e assente al tempo stesso.
Il mattino port un altro cielo limpido e un intenso vento da nord, abbastanza forte da spingerli fino al forte costiero seguente prima di sera. Mentre caricavano la nave per ripartire, il capitano disse che, se il tempo si fosse mantenuto clemente, sarebbero arrivati a Deva in soli tre giorni.
Verso mezzogiorno della seconda giornata, uno dei chierici grid di aver visto delle vele dietro di loro. Tutti si alzarono e scrutarono verso nord. L'equipaggio e i passeggeri caddero in silenzio. Il chierico aveva ragione; Paolo individu quattro vele appena visibili intorno all'ultima sporgenza della linea costiera che avevano sorpassato circa un'ora prima. Ma era stato il colore delle vele a ridurre i suoi compagni al silenzio: nero cupo contro il blu dell'oceano.
Verturiani, disse il capitano.
Nessuno si mosse n parl; erano tutti pietrificati da quell'apparizione lontana. Paolo aveva sentito parlare dei Verturiani, selvaggi delle lontane isole del nord, ai confini del mondo, luoghi i cui abitanti erano pi bestie che uomini. Si diceva che le loro vele scure, tinte col sangue dei prigionieri sacrificati, terrorizzassero anche le altre trib pittiche. Solo i Verturiani erano tanto sfrenati da affrontare i mari fino ad anno avanzato, lanciandosi a riva nel cuore della notte, con la pelle dipinta di nero. Paolo aveva sempre pensato che si trattasse di creature quasi mitiche. Sapeva che sei anni prima avevano attaccato Luguvalium, ma non aveva mai sentito dire che si fossero spinti pi a sud di quella citt.
Muovetevi!, url il capitano, afferrando un membro dell'equipaggio e spingendolo in fondo alla nave. Ai remi, tutti quanti!.
A quel punto iniziarono una corsa furiosa verso le panche per posizionare i remi, un coro di grida frenetiche e una profusione di imprecazioni e di comandi del capitano per imporre un ritmo veloce e cadenzato.
Paolo forz i propri muscoli a sollevare il remo contro il mare furioso. Non riusciva a distogliere gli occhi dalle vele.
Pi veloce, dai!, grid il capitano, afferrando il remo di governo e passando lo sguardo dal mare che avevano davanti ai pirati alle loro spalle. Tenete il ritmo! Possiamo arrivare a Glanoventa prima che ci raggiungano!.
Dieci uomini gemevano tirando i remi, e la nave s'impennava in mezzo al mare. Eachna passava da una panca all'altra, porgendo alle labbra di tutti gli uomini una zucca svuotata piena d'acqua. A un certo punto, dopo quella che gli parve un'eternit, Paolo sent la schiena e le spalle cedergli. Ma con la mente fissa a ci che avrebbero subto se i pirati li avessero raggiunti, fece una smorfia e continu a spingere nonostante il dolore.
Finalmente il capitano url di rallentare. Avevano accumulato un po' di vantaggio sui Verturiani.
Allentarono il ritmo. Paolo si sent attraversare da un'ondata di sollievo. Lanci un'occhiata agli inseguitori. Li avevano distanziati: forse erano andati pi veloci, oppure i Verturiani avevano rinunciato alla preda. Paolo era circondato da risate sollevate. Uno dei chierici inton un canto e guid i fratelli in una preghiera di ringraziamento.
Fate piano finch non saranno pi in vista, disse il capitano con un sorriso. Attravers il corridoio distribuendo vigorose pacche di incoraggiamento sulle spalle di tutti. Stanotte ci accamperemo nella baia di Glanoventa.
Dopo aver seminato le vele nere, lasciarono che il vento li spingesse lungo la costa per il resto del pomeriggio. Quando raggiunsero la destinazione, il sole era basso sull'orizzonte occidentale. Tornarono ai remi e il capitano li fece manovrare attraverso un'insenatura per entrare in una baia ampia e calma, circondata da foreste. Dagli insediamenti che si estendevano lungo la linea costiera veniva del fumo che poi risaliva le montagne frastagliate della regione dei laghi, oltre la foresta. Passarono vicino a delle banchine occupate da due navi militari con le prue minacciose rivolte verso la bocca della baia. Appena dietro le banchine, Paolo intravide le mura della fortezza.
Questa  solo una parte della flotta, spieg il capitano. Il resto  su, a Luguvalium. Probabilmente  per questo che la costa non  pattugliata come si deve. Nel forte c' un'intera coorte a mantenere la pace. Noi ci accamperemo pi a monte, dove  pi riparato.
Dopo un altro miglio l'estuario piegava all'improvviso, stringendosi fino a formare un corso d'acqua isolato. Continuarono a remare finch le rive non distarono meno di trenta metri, piene di alberi spogli e di boschetti sempreverdi, e il capitano diresse la nave verso una sponda, al margine di un alto prato. Era un luogo tranquillo che sovrastava il fiume, pacifico, con molta legna da ardere, e in breve tempo iniziarono ad allestire l'accampamento.
Paolo and a fare due passi in mezzo all'erba, calciando a lato i resti dei fal lasciati dagli accampamenti precedenti. La prateria si stendeva verso sud, deserta a parte qualche fattoria in lontananza. A nord del fiume sorgeva un'ampia collina fitta di alberi e, dietro quella, ancora nascosti alla vista, si trovavano il forte e il porto. Sembrava un luogo sicuro. Il sole stava scivolando nell'oceano, inondando le montagne con la sua luce morente. Alcune stelle si erano gi accese a est.
A meno che il tempo non si fosse rivoltato contro di loro, sarebbe arrivato a Deva nel giro di un paio di giorni. Altri dieci ancora e forse sarebbe stato a casa. Dopo tutti quei mesi di sofferenza e di attesa, di incertezza, e dopo pi di quattro anni di lontananza, Paolo aveva quasi la sensazione di poter allungare la mano e toccare Silvanicum. Sarebbe stato bello rivedere il vecchio torrente, il sentiero che serpeggiava fino alla villa dalle bianche pareti che si ergevano dal verde della valle. Preg di non lasciarsi sedurre dalla nostalgia degli agi della sua vecchia vita, di avere ancora il coraggio di affrontare suo padre e rivelare la verit del proprio crimine.
Si gir e si sorprese di vedere Eachna a qualche piede di distanza. Tra poco prepareranno la cena, gli disse la ragazza.
Paolo vide il fal che ardeva nell'accampamento. Non si era reso conto di aver vagato cos lontano. Si accorse per la prima volta che la schiava, nelle rare occasioni in cui aveva parlato, non lo aveva mai chiamato padrone, come avrebbe dovuto. Era forse un piccolo tentativo di ribellione il suo? Anche con la schiena rivolta al tramonto e il volto in ombra, i suoi occhi sembravano brillare di azzurro. Paolo not la tristezza e la seriet di quegli occhi. Si ricord della ragazza bionda nella fattoria a nord. Era un ricordo sgradevole, e cominci a parlare per cacciarlo. Giuliano mi ha raccontato molto di te, disse. Ho saputo che ti hanno fustigato per esserti rifiutata di pulire le latrine. Non sembri affatto una schiava qualunque.
Non sono nata schiava, disse lei.
Lo vedo. Si capisce sempre. C' una vecchia storia, sai, su un ragazzo spartano catturato e ridotto in schiavit dai suoi nemici. Nei tempi antichi gli spartani non sopportavano di essere fatti schiavi da qualcuno. Come primo compito, i nuovi padroni del ragazzo gli comandarono di pulire le latrine. Piuttosto che sopportare l'umiliazione, si fracass la testa contro una roccia.
Era uno sciocco.
La maggior parte delle persone direbbe che ha compiuto un gesto nobile.
No, ha compiuto il gesto pi facile. Avrebbe dovuto accettare la punizione e restare vivo per lottare per la sua libert.
Paolo annu, pensoso. Capisco. Sembra che in tutti questi anni io abbia tratto l'insegnamento sbagliato dalla storia.
Gi.
Sentendo la seriet della sua voce, Paolo non riusc a trattenere una risata. Hai un animo serio, vero? Mio cugino non mi aveva detto che eri una stoica. Lei lo fiss, senza dire nulla. Non devi preoccuparti, continu lui. Giuliano spera di venire a sud prima di Pasqua. Pu darsi che io non resti a casa a lungo, ma la mia famiglia si prender cura di te.
Visto che continuavano a non arrivare risposte, Paolo si arrese. Se ne stava tornando al campo passandole vicino quando lei disse: Se non gli avessi promesso che sarei rimasta con te, stanotte sarei scappata.
Lui si ferm, e fece un cenno verso le montagne. Laggi?
S.
A Luguvalium?
S.
Non sopravvivresti a lungo in questo periodo dell'anno.
Sopravvivr finch Cristo mi protegger.
Profer quelle parole con semplice franchezza, quasi fosse sorpresa di doversi spiegare. Giuliano gli aveva raccontato quanto Eachna avesse adottato con entusiasmo Cristo come suo benefattore e protettore, e Paolo ci aveva a malapena ripensato. Ma in quel momento scopr che la cosa gli dava fastidio. Allora scappa, disse, facendo spallucce. Io non ti fermer.
Per un momento sembrava che la ragazza stesse per farlo ma, prima che uno dei due potesse muoversi, dall'accampamento giunse un'improvvisa esplosione di urla. Da quella distanza, Paolo riusciva a distinguere solo un susseguirsi di ombre informi che, dall'oscurit, attaccavano le figure dei loro compagni stagliate contro la luce del fal. Intravide il luccichio delle lame e si lanci di corsa verso l'accampamento con la spada sguainata.
Quando arriv, solo il capitano e due marinai erano ancora vivi, e indietreggiavano verso di lui con i pugnali sguainati e puntati contro gli scorridori che li stavano lentamente accerchiando. Erano troppi, almeno dieci, un branco di uomini simili a lupi ringhianti. Avevano la pelle tinta di nero carbone. Paolo si un ai marinai. Si diede un'occhiata alle spalle e non vide Eachna. Sperava che fosse gi fuggita.
Restate uniti, disse il capitano con voce ferma. Aspettateli. Paolo rimase vicino agli altri, come gli era stato ordinato. Sent gli anni di addestramento nell'esercito riaccendersi dentro di s. E cap che il capitano e i suoi uomini erano ex soldati.
I Verturiani si aggiravano furtivamente intorno a loro. Abbaiavano in una lingua che Paolo non capiva. Stavano aspettando il momento adatto, certi della vittoria.
Quattro Verturiani iniziarono ad avvicinarsi lentamente alle loro prede. Erano armati con pugnali e scudi. Paolo si accorse di avere l'unica spada a due mani, sebbene non fosse un gran vantaggio contro cos tanti avversari.
Uno dei barbari si concentr su di lui. La tinta color carbone ne oscurava i lineamenti del volto. I denti scoperti, affilati fino a diventare appuntiti, brillavano insieme agli occhi nella luce tremolante.
Aspettate!, si raccomand il capitano. Lasciate che siano loro a farsi avanti!.
Paolo vide il suo avversario esitare, preoccupato della spada a due mani, e cercare di separarlo dagli altri. Lanci una stoccata di pugnale prima in una direzione, poi in un'altra.
L'attacco, quando arriv, fu improvviso. Il verturiano si mosse verso destra e Paolo rote la spada per colpirlo, ma si trattava di una finta; il selvaggio schizz all'indietro in un batter d'occhio, schivando la spada dell'avversario e attaccandolo da sinistra. Sebbene lo slancio del colpo precedente gli stesse ancora portando la spada nella direzione sbagliata, il romano, accortosi di un pugnale che stava scattando verso la sua gola, si butt a terra e rotol contro le gambe del nemico. Il barbaro barcoll, cadde e fu stordito da un involontario colpo di tallone alla nuca da parte di un marinaio. Paolo gli mont sopra prima che potesse rialzarsi e gli affond la lama nel petto. Vide la rabbia gelarsi negli occhi del verturiano che emetteva un ultimo rantolo.
Liber la spada e scatt in piedi. L'attacco iniziale era durato solo pochi istanti e aveva fatto due vittime tra i barbari; gli altri due stavano lentamente indietreggiando verso i loro compagni, premendosi le mani contro le ferite e imprecando per il dolore. Un marinaio era stato ucciso.
Il capo dei Verturiani stava gridando ai suoi uomini, indirizzando la lama verso i tre difensori sopravvissuti. Era chiaro che non aveva previsto una resistenza cos accanita. A quel punto altri sei barbari si spostarono verso il centro.
Paolo studi i due uomini che gli si stavano avvicinando. Sembravano piccoli ma veloci. Avrebbe dovuto abbatterne uno al pi presto. L'ultima volta era stato fortunato, ma non poteva lasciare che lo ingannassero di nuovo. Si disse che era come un incontro doppio di lotta a Vercovicium. Sapeva di poter affrontare due uomini, armati o no. Tenne la schiena vicina ai suoi due compagni, coprendone i fianchi mentre loro facevano altrettanto, per non lasciare agli aggressori l'opportunit di sfruttare la superiorit numerica.
Restarono a lungo in quella posizione, con Paolo e i suoi compagni al centro, circondati da un numero doppio di avversari, appena fuori dalla portata delle loro armi. Il giovane soldato fiss due paia di occhi sospesi nell'oscurit di fronte a s. Si sentiva del tutto calmo. Era una situazione diversa dalla scaramuccia con cui avevano difeso l'esattore delle tasse. In quel momento non provava apprensione n paura: non temeva di morire, e neanche di farsi male. Era come se stesse osservando se stesso da lontano.
Il capo cacci un urlo d'irritazione e i sei uomini, dopo un ultimo istante di indugio, attaccarono tutti insieme. Stavolta non cercarono di ingannarli con delle finte, ma balzarono in avanti in modo violento e caotico. Paolo, schivandoli con facilit, conficc subito la spada nel ventre del barbaro a sinistra, avanzando contemporaneamente verso di lui per evitare un attacco a destra. Liber con uno strattone la spada dal corpo dell'uomo, dopo averci girato dentro la lama.
La schivata lo aveva allontanato dai compagni. Accorgendosi dell'opportunit, due Verturiani si precipitarono nella mischia assalendo il capitano e l'ultimo marinaio rimasto mentre tenevano lontani i loro aggressori. Nessuno dei due aveva alcuna possibilit di farcela; nel giro di pochi istanti i barbari li avevano sopraffatti e inchiodati a terra con una raffica di colpi di coltello.
Paolo era rimasto solo. Mentre i Verturiani levavano urla di trionfo, lui indietreggi verso il fiume. Alle sue spalle c'era un pendio scosceso, irto di rovi fino all'acqua. Gli assalitori gli lasciarono spazio, tirarono il fiato e se la presero comoda, avvicinandosi lentamente a lui fino ad affiancarlo. Notando una strana pesantezza nella gamba sinistra, abbass lo sguardo e si accorse di un taglio nei pantaloni e del sangue che filtrava attraverso il tessuto. Sent la forza venir meno nella gamba, e fu travolto da un'ondata di dolore che lo fece quasi barcollare. L'ultima schivata non era stata abbastanza rapida. Pens di tuffarsi in acqua, ma sapeva che non sarebbe servito a nulla. Con la gamba in quelle condizioni, lo avrebbero raggiunto prima che potesse percorrere cinque metri.
Almeno erano riusciti a guadagnare abbastanza tempo da permettere a Eachna di scappare. Forse lei sarebbe perfino riuscita a tornare a Luguvalium.
Nel momento in cui formul quel pensiero, Eachna si pales al suo fianco. Nella mano destra brandiva un ramo a mo' di arma. Ringhi ai Verturiani nella lingua barbarica dei Pitti. Sulle prime gli assalitori si tirarono indietro, ma subito dopo, quando la loro sorpresa si tramut in divertimento, tornarono ad avanzare lentamente verso di loro.
Scappa, disse Paolo. Io li trattengo.
Scappa tu, rispose lei in tono brusco.
All'improvviso giunse un altro grido dagli alberi alle spalle dei Verturiani; era l'ordine di attaccare pronunciato in una lingua ben nota a Paolo.
Una moltitudine di figure corse verso la luce del fal, caricando i barbari con un ruggito. Erano soldati romani. Paolo li vide prendere il sopravvento e abbattere gli assalitori uno alla volta; paravano con facilit i colpi di pugnale con grandi scudi ovali, e conficcavano senza piet lance e spade nei corpi dei barbari, finendoli dove cadevano.
Nel giro di pochi istanti tutto termin. L'ufficiale, un tribuno, si avvicin a Paolo, camminando con cautela tra i cadaveri. Rideva, euforico. Sei proprio un bastardo fortunato! Chi sei, amico?
Un viaggiatore. Paolo era piegato in due, con la mano sinistra stretta sulla ferita. Sentiva il sangue scorrergli tra le dita.
Siediti, gli ordin Eachna, aiutandolo a adagiarsi lentamente per terra.
Portate delle bende!, url il tribuno. L'accento era tipico dei Franchi. Che casino infernale, disse. Paolo alz gli occhi per guardarlo. Aveva un viso magro e allungato che ben si accompagnava alla sua figura alta, e che, come le spalle e il petto, dava un'impressione di grande vigore. Anche gli occhi, vigili e luccicanti alla luce del fuoco, sembravano metallici e scrutavano tutto da sotto una fronte che pareva forgiata a colpi di martello da un blocco di ferro. Ma dal suo aspetto traspariva anche un'intelligente franchezza, mentre il sorriso trasmetteva un certo calore.
Venite dalla guarnigione del porto?, chiese Paolo mentre un soldato si avvicinava per fasciargli la gamba.
Il tribuno sbuff. No, per tua fortuna! Tu da dove vieni?
Da Luguvalium.
Il tribuno fiss la linea scura dell'orizzonte a nord, mordendosi un labbro. Sarebbero dovuti arrivare l gi da giorni.
Chi? Che sta succedendo?
Un ammutinamento, ecco che sta succedendo. Indic l'altra sponda del fiume con un cenno del capo. A Glanoventa, tutti i forti lungo la costa, perfino Galava oltre le montagne... Ammutinamento. Su a Luguvalium hai sentito parlare di un uomo chiamato Valentino? Un pannone, un militare?
No.
L'anno scorso l'imperatore l'ha mandato l in esilio, mettendolo sotto la responsabilit di quella sottospecie di duca. In qualche modo Valentino  riuscito a convincerlo e il duca, che gli di ci aiutino, lo ha nominato comandante speciale delle guarnigioni di montagna. Ora Fullofaude  andato a sud per trascorrere l'inverno mangiando e bevendo fino a star male, e ha lasciato Valentino al comando. Quel maledetto scemo ha affidato tutte le truppe a un esiliato! Non appena il duca ha voltato le spalle, Valentino ha iniziato a comprare i suoi uomini. La settimana scorsa ha provato a corrompere tutti i tribuni qui intorno perch giurassero fedelt a lui personalmente. Non sono scemi, seguirebbero un asino in battaglia molto pi volentieri di Fullofaude. Cos gli hanno detto di s.
E tu?
Ha provato a corrompere anche me.
E cos' successo?.
Il tribuno sorrise. Lo vedrai quando arriveremo a Mediobogdum.
Perch non hai informato Fullobaude?
Ci ho provato. Ma oramai sar arrivato da qualche parte molto pi a sud. I traditori controllano tutti i passi attraverso le montagne tranne il nostro, e ci hanno circondato. La mia guarnigione  stata gi decimata abbastanza. E adesso i barbari hanno iniziato a sbarcare sulla costa. Quindi non  sicuro andare da nessuna parte in barca, come puoi vedere.
Io devo andare a sud.
Mi dispiace, amico mio, ma non andrai da nessuna parte.
Paolo fiss quegli occhi severi con uno sguardo d'acciaio. Mi vuoi trattenere con la forza, tribuno?.
Il tribuno sembr divertito dal tono di sfida. No. Diede un colpetto alla coscia ferita di Paolo con la punta dello stivale. Il dolore fu improvviso e intenso; per un istante gli satur la mente, facendolo ansimare. Credo proprio che sar la tua ferita a trattenerti qui. Quello  un taglio profondo. Hai bisogno di cure e di riposo. Ti offrir un riparo per l'inverno, almeno, e poi vedremo.
E se i tuoi uomini si ribellano contro di te?.
Il tribuno osserv i soldati che si muovevano intorno al fal per controllare i corpi dei caduti. Finch continuer a spaventarli - e a pagarli - mi seguiranno. Quando i soldi finiranno, allora vedremo. Scoppi a ridere. Dalla voce non sembreresti uno che viene dalle truppe, amico, ma vedo che lo sei. Stava guardando il polso di Paolo, quello con il marchio militare. Disertore?
L'esercito ha deciso che non mi voleva pi, disse Paolo. Tra un'ondata di dolore e l'altra, riusc a riordinare i suoi pensieri per esaminare la propria posizione. Non potevano spingersi con un'altra barca verso sud, e la sua gamba ci avrebbe messo un po' a guarire. Era frustrante, ma sembrava che non gli restasse altra scelta che fidarsi di quel franco.
Allung con cautela una mano. Paolo dei Dobunni.
Il tribuno si abbass per stringergliela. Drogo.

18.

Accogliete quest'anima, e scioglietemi da questi affanni! Ho vissuto; ho compiuto il corso concessomi dal Fato; E ora me ne andr, un nobile spettro, nelle profondit sotto terra.
Virgilio, Eneide.

Trascorso un mese dal processo, non c'erano pi virulenti discorsi pubblici, n sommosse o violenze per le strade. Eppure, anche nell'isolamento della sua residenza, Amanda percepiva che non era stata dichiarata la pace ma solo una tregua in citt; era come se questa fosse andata in letargo per l'inverno.
Poi, un pomeriggio, suo padre le port una notizia. Era l'ultima cosa che si sarebbe aspettata di sentire.
Agrio Leone d un banchetto e noi siamo stati invitati.
Amanda era seduta al telaio. Quando assimil le parole del padre, le si immobilizzarono le dita. Non sapeva come rispondere.
Ti capisco. Anch'io sono sorpreso quanto te, continu suo padre. Ma Agrio Leone sta cercando di fare pace, e vuole che tutto il mondo lo sappia.
Dobbiamo andare?
Temo di s.
Ma ancora non sappiamo cosa sia successo a Paolo e a Giuliano. E se i suoi uomini li avessero trovati, padre? E cosa dici di quando hanno attaccato me e Patrizia in mezzo alla strada?
Quello che  successo a Paolo  una questione privata da risolvere in privato. L'aggressione  avvenuta in pubblico, e questo banchetto  un gesto pubblico di riconciliazione. Devi capire la differenza.
Amanda continu a lavorare lentamente al telaio. Quindi ci sono due tipi di onore, disse. E si pu scegliere tra i due come se si cambiassero cappelli.
In poche parole, s, rispose Agno. And verso la porta; la apr, sbirci nel corridoio e la richiuse con delicatezza. Torn dalla figlia e si sedette su uno sgabello al suo fianco. Smetti di tessere per un attimo. Guardami.
Amanda ubbid. L'espressione sul volto del padre era severa, come nella basilica un mese prima, ma non priva di gentilezza. Era l'espressione che adottava di fronte al resto del mondo.
Amanda, gliela far pagare ad Agrio Leone per quel che ha fatto a Paolo. Lo giuro sul nome di Cristo, la pagher. In tribunale, dopo che avr trovato abbastanza prove per accusarlo di quel crimine e di tutti gli altri.
Tutti gli altri? Vuoi dire di quando ha comprato Villa Cecina?.
Agno sbuff. Quello  stato niente. Lo ha fatto solo per insultarmi, per dimostrarsi in grado di soffiarmi da sotto il naso una propriet che avrei voluto comprare. Non ha infranto alcuna legge, dal punto di vista tecnico. In questi giorni non ha bisogno di infrangere leggi.  procuratore delle filatrici di stato a Venta, e le sue propriet agricole quasi competono con le nostre. Quando  venuto a Corinium otto anni fa - all'epoca era capo di stato maggiore del governatore, nulla di pi - possedeva gi terre disseminate in tutta la provincia.
Ma qui non ha famiglia, vero? Come  entrato in possesso di quelle terre?
Questa  la stessa domanda che mi sono posto otto anni fa, disse Agno rivolgendole un sorriso di approvazione. Amanda, so perch hai agito in quel modo al processo. Io ti trattavo ancora come una ragazzina, ma ormai stai diventando una donna, con la saggezza e il coraggio di agire secondo la tua coscienza.  stata colpa mia, perch non ti ho detto tutta la verit; se l'avessi fatto, avresti capito la posta in gioco. Quindi lascia che ora ti chieda: sei pronta a fare la tua parte per il bene della famiglia?.
In quella domanda c'era un peso che la fece esitare. Le stava offrendo un'altra opportunit. S, padre.
Bene. Tutto ci che sto per dirti deve restare segreto. Potrebbero esserci delle vite in gioco. Hai chiesto come abbia fatto Agrio Leone a entrare in possesso di cos tante terre nella provincia: una buona domanda. Io e Alipio abbiamo impiegato anni a ricostruire la vicenda, ma abbiamo scoperto che in passato Agrio Leone era gi stato in Britannia, durante l'Inverno del Dolore. Era uno degli agenti segreti coinvolti nelle inchieste successive alla soppressione della rivolta di Magnenzio. Ha contribuito a falsificare le accuse per tradimento, pagando dei furfanti per diffondere pettegolezzi calunniosi da esibire come prove, e ha confiscato le propriet di uomini innocenti per il fisco imperiale. Quando ha saputo cosa stava succedendo, l'imperatore ha messo fine alle inchieste, ma non prima che molti atti di propriet fossero entrati nelle tasche di Agrio Leone. Ecco come ha accumulato le sue ricchezze: disponendo la morte di uomini innocenti e trafugando le loro propriet. L'unica cosa che non ha fatto  stata ucciderli con le sue stesse mani.
Amanda era inorridita. Pens a tutte le persone falsamente accusate e giustiziate per tradimento durante le terribili rappresaglie dell'Inverno del Dolore. Pens alla propria famiglia. Quindi nonno Bono, zio Massimo e zio Vivenziolo....
Esatto. Agrio Leone ha contribuito a disporre il loro arresto e il processo.
Ma si erano opposti a Magnenzio! Come si poteva accusarli di tradimento?
 stato pi facile di quanto tu possa immaginare. Durante la rivolta Magnenzio aveva costretto mio padre a cedergli una propriet. Qualcuno - un informatore con un seggio nel Consiglio comunale - ha ripescato l'atto dall'archivio e l'ha mostrato ad Agrio Leone. A prima vista, sembrava che la nostra famiglia avesse sostenuto la ribellione, senza badare al fatto che non avevamo avuto scelta e che tuo nonno Fausto era gi stato avvelenato per essersi opposto a Magnenzio. Quell'atto, e la lingua bugiarda dell'informatore, erano le uniche cose di cui Agrio Leone aveva bisogno. Se non fosse stato per tua madre, sarei stato arrestato anch'io, e forse oggi Agrio Leone sarebbe il proprietario di Silvanicum.
Amanda rest ammutolita; il telaio era ormai dimenticato. Sapeva che Agrio Leone era un tiranno avido e intrigante, e lo disprezzava perch teneva Paolo lontano da loro, ma non aveva mai immaginato che avesse cercato di distruggere la sua famiglia tutti quegli anni prima. In quel momento comprese l'intensit dell'odio di Agno nei suoi confronti.
Ora che sai tutto questo, continu suo padre, tanto vale che ti riveli l'identit dell'informatore. Era Silvio Bassulo. Ha tradito mio padre e i miei fratelli nella speranza di avere per s alcune delle nostre propriet.
Silvio Bassulo!, esclam Amanda. Avrei dovuto sposare suo nipote....
S, sono venuto a saperlo solo un paio di anni fa, e a quel punto Bassulo era gi morto da tempo. Ma ora capisci perch ho annullato il tuo fidanzamento. Non mi interessa che suo figlio e suo nipote non sapessero nulla di quello che aveva fatto. Non accetter mai d'imparentarmi con quella famiglia.
Se sei a conoscenza di tutto questo, padre, perch non accusi Agrio Leone in pubblico? Se si  arricchito accusando ingiustamente di tradimento tutte quelle persone, e prendendone le propriet che sarebbero dovute andare all'imperatore....
Incorrerebbe nella pena di morte per tali accuse, o almeno nell'esilio. Ma sapere  un conto, dimostrarlo in tribunale  un altro. Ho bisogno di trovare altri testimoni che all'epoca erano nei servizi segreti insieme a lui, o che lavoravano per il governatore; persone che sapevano cosa stava succedendo e disposte ad accusarlo. Sono uomini difficili da trovare, e molti di loro si trovano ormai a Treviri, in pensione o morti. Ecco perch volevo che Luca andasse a Treviri; ma se non riesce nemmeno a terminare la sua istruzione senza diventare un giocatore d'azzardo e un ubriacone, come posso affidargli un incarico cos importante? Se solo Fausto fosse ancora vivo! O se Paolo tornasse... So che odiava la politica.  per questo che  scappato. Ma se potessi dirgli cosa c' in gioco....
Amanda appoggi una mano sulla spalla del padre. Paolo torner a casa, padre. Non possiamo perdere la fede in Dio. Ripens all'incontro con Rufo in agosto, quando le aveva detto che Agno aveva sempre saputo dove si trovava Paolo. In quel momento, osservando suo padre, vedendo il dolore sul suo volto, come poteva credere a una cosa tanto assurda? Se Agrio Leone gli avesse detto che Paolo era vivo e si trovava a Vercovicium, non si sarebbe fermato davanti a nulla pur di riportarlo a casa.
Agno si raddrizz. Ora non possiamo far niente per aiutare Paolo, disse, ma, per quanto ne sappiamo, neanche Agrio Leone pu fargli del male. Agrio ha perso la faccia dopo la sommossa e le esecuzioni del mese scorso, e io sono riuscito a privarlo di alcuni sostenitori all'interno del Consiglio. Quindi ha scelto questo momento per fare pace. Non ha idea di quanto io sappia. Crede di aver fatto perdere le proprie tracce anni fa, e per il momento anche noi dobbiamo far finta che sia cos. Perci dobbiamo accettare il suo invito, andare alla festa, bere il suo vino e ridere alle sue battute.
Capisco, disse Amanda. Fiss il telaio davanti a s e immagin i complessi fili degli intrighi e degli interessi personali intrecciati nel tessuto della provincia. Era un mondo riservato agli uomini, in cui le donne dovevano solo fare la loro parte in obbediente silenzio, tenendo d'occhio il focolare domestico. Ma qualcosa era cambiato: sembrava che suo padre la stesse invitando a ricoprire il ruolo dei figli assenti. Non poteva negare il fascino della proposta.
Al banchetto, Amanda, dovremo presentarci nelle nostre vesti pubbliche, come far Agrio Leone. Lui dar a vedere di volerci ammaliare, e noi dovremo dare a vedere di essere ammaliati. Poi, se se ne presenter l'occasione, vorrei chiederti di conversare un po' con suo figlio, Rufo. Vorrei che tu esibissi un modo di fare piacevole e semplice con lui. Ridi alle sue battute, se ne far, ma non troppo.
Perch?
Per ammaliarlo e confonderlo. E poi, quando sar vulnerabile, voglio che tu scopra come stanno le cose tra lui e suo padre. Rufo ti ha detto che stava cercando di trovare e riportarci Paolo all'insaputa di Agrio Leone. Secondo il mio istinto, sta mentendo, ma dobbiamo esserne certi. Se sta davvero lavorando contro suo padre, potrebbe esserci di grande aiuto. Puoi fare questo per me?.
Amanda annu. Avrebbe cercato di non deluderlo ancora. Era tutto nuovo per lei. Le era sempre stato insegnato che grazia e raffinatezza erano qualit adatte alla matrona romana per una questione di moralit, non perch potevano essere usate come armi. Eppure non era forse quella micidiale potenzialit la fonte stessa del loro potere? Tra l'altro, il pensiero di usarle contro Agrio Rufo l'attirava molto. Non le piaceva il potere strano e distante che quell'uomo sembrava esercitare su di lei. Avrebbe avuto l'occasione di assumere il controllo dei propri sentimenti, di sopprimere quegli spregevoli desideri che minacciavano di far vacillare la sua forza di volont. Pi che un tipo particolarmente astuto, il figlio di Agrio Leone pareva uno zoticone goffo e un po' tonto, inadatto a quel tipo di intrighi.
Lo avrebbe abbindolato con una scrollata di capelli profumati. Se lo meritava, se non altro per il trattamento che aveva riservato a Patrizia.
La sera del banchetto il carro dei Cironii entr nel cortile della residenza di citt di Agrio Leone, illuminata a giorno da decine di torce accese. Alla luce delle fiamme si vedeva cadere una leggera spruzzata di neve. Agno, che aveva cavalcato davanti al carro insieme ad Alipio, aiut Amanda e Patrizia a scendere e le condusse nella casa, una a ogni braccio.
La residenza era calda e allegra; le stanze si stavano gi riempiendo di ospiti. I segni della ricchezza di Agrio Leone erano dappertutto. La luce dei candelabri scintillava sugli elaborati mosaici sotto i loro piedi e sulle pareti riccamente decorate; guizzava sul banchetto disposto sui tavoli di tutte le stanze, sulle animelle e sul maiale alla griglia, sulle castagne arrosto e sulle stoviglie d'argento che contenevano tutte quelle pietanze. Da qualche stanza della casa si sentiva provenire della musica che fluttuava sulle teste degli ospiti intenti a chiacchierare. Patrizia si guard intorno e batt allegramente le mani quando arriv uno schiavo a prendere i loro mantelli invernali.  proprio come a Treviri!.
Per Amanda, quella era la prima festa non dedicata al compleanno di un familiare o a una ricorrenza cristiana e, malgrado la sicurezza che aveva provato prima, ora quella massa di volti di adulti sconosciuti la intimidiva. A sedici anni, aveva appena raggiunto l'et che le consentiva di partecipare a un evento del genere. Afferr il braccio di suo padre mentre i consiglieri comunali e gli ufficiali imperiali si facevano largo per andarlo a salutare. Quando le venivano presentati, lei rivolgeva loro un sorriso, accettando con modestia i complimenti sul suo aspetto e con sobriet le condoglianze per la perdita di sua madre. Al funerale aveva visto molti di loro, ma non la maggior parte. Sapeva che i Britanni erano perlopi membri del Consiglio comunale, mentre chi aveva accenti gallici, italiani o orientali probabilmente lavorava per il governatore della provincia. Sapeva che tra i due gruppi non correva buon sangue, ma i loro volti e nomi lunghi scorrevano senza nulla di particolare che li distinguesse.
Dopo diversi minuti di brevi saluti e congedi, Agrio Leone usc da un'altra stanza. Mentre si avvicinava, i volti si giravano verso di lui e le persone si facevano da parte come mosse da una forza invisibile. Ogni uomo o donna a cui passava accanto riceveva da lui, con gesti o parole, un caloroso cenno di saluto.
Amanda, vedendolo per la prima volta, lo osserv con attenzione. Lo aveva sempre immaginato come una figura tarchiata e aggressiva, un cattivo dall'aspetto equivoco e palesemente malvagio, ma vide qualcosa di diverso. Non era particolarmente alto n grosso; era massiccio pi che grasso. Aveva i capelli neri e ricci sopra un volto scuro e barbuto. Gli occhi somigliavano a quelli del figlio, ma esprimevano una vivacit che gli conferiva un aspetto molto pi attraente.
Vide Amanda e suo padre, ancora vicini alla soglia, e and dritto verso di loro sorridendo. Stimatissimo senatore Gaio Cironio Agno, nobile principe dei Dobunni, gi console-governatore della Belgica Secunda, figlio di Gaio Cironio Bono Gregorio, annunci, allungando la mano in un gesto di saluto. Benvenuto. L'unico dispiacere nel vederti sotto il mio tetto  che ci sia voluto cos tanto tempo per fartici arrivare.
Eccellentissimo equestre Flavio Agrio Leone, rispose Agno. Accetto con gioia il tuo invito. Afferr le mani protese di Agrio Leone e le strinse con fermezza. Amanda era cosciente dei tanti occhi fissi su di loro. Questa  mia figlia, Amanda.
Agrio Leone si inchin. Incontrarti  un onore e un privilegio, graziosa signora. Permettimi di offrirti le mie condoglianze per la perdita di tua madre, la cui virt era giustamente famosa in tutte le Quattro Province.
Amanda gli rivolse un sorriso modesto, disprezzandolo in cuor suo.
Questa  mia nipote Lollia Patrizia, figlia dell'equestre Lollio Pertinace di Glevum.
E, insieme alla signora Amanda, nipote del famoso Marco Bodeno Fausto degli Atrebati, se non sbaglio? Una stirpe tanto illustre non si pu celare a chi ha fiuto per queste cose. Nei tuoi occhi vedo la luce ancestrale di tuo nonno, mia cara.
Patrizia arross e chin la testa.
Signore, la vostra presenza  come una ghirlanda di rose su quest'umile festicciola. Vieni, stimatissimo senatore. Visto che ci hai onorato con la presenza delle due pi rinomate bellezze della provincia, il minimo che io possa fare  offrire loro vino e cuscini.
Fece loro segno di seguirlo in un'ampia stanza contigua dove, tra gli invitati, si trovavano tre triclini vuoti. Amanda ebbe l'impressione che quell'ospitalit fosse frutto di molta pratica, e che il saluto a suo padre fosse stato pianificato con cura. Nel recitare il nome di suo nonno Bono, l'ospite aveva incluso Gregorio, un nome cristiano adottato al momento del battesimo, come segno di rispetto che tutti i presenti avrebbero notato, mentre Patrizia stava ancora ridendo, compiaciuta dei complimenti per le sue nobili origini. Si accomodarono sui triclini: Agno e Agrio Leone distesi sui primi due, Amanda e Patrizia sedute l'una di fianco all'altra sul terzo. I domestici portarono bicchieri di vino e piatti di ostriche e lumache, appoggiandoli sui tavolini davanti a loro.
Bella casa, disse Agno, guardandosi intorno con aria di approvazione. Amanda rimase stupita dai suoi modi amichevoli al limite dell'affettazione.
L'ho comprata quando sono venuto dalla Gallia, otto anni fa... anzi, quasi nove ormai. Ho fatto mettere nuovi mosaici, ridipingere le pareti, aggiustare il tetto. Tutti i mobili e le statue le ho portate via mare.
Dev'essere stato molto faticoso, comment Patrizia.
Per fortuna non ho dovuto trasportare tutto da solo, ribatt Agrio Leone ridendo. E sono contento di non doverle neanche riportare indietro con le mie mani. 
Riportare indietro?, fece Agno.
Oh, s. Visto che il mio incarico ufficiale come procuratore delle filatrici sta giungendo al termine, torner in Gallia. Non andr proprio in pensione, ma dovr purtroppo dire addio alla Britannia.
Agno sembr davvero sorpreso dalla notizia. Non avevo idea che avessi intenzione di partire. Cosa succeder alle tue terre qui?
La maggior parte la vender, e lascer degli amministratori a occuparsi del resto, insieme a mio figlio Rufo. La Gallia  stata cos instabile in questi ultimi anni, soprattutto dopo che gli Alemanni hanno annientato quelle due legioni vicino Treviri l'anno scorso, che in quest'isola mi sono sentito molto pi al sicuro. Una faccenda scioccante. Ma il conte Giovino e l'esercito da campagna gliele hanno suonate per bene, e ora la situazione  molto pi tranquilla.
Fu interrotto dall'annuncio di un ospite di cui Amanda non cap il nome. Agrio Leone si alz dal divano e si scus, promettendo di tornare presto.
Mentre si allontanava, la ragazza incroci lo sguardo di suo padre. Sembrava al tempo stesso sorpreso e contento della notizia che Agrio Leone avrebbe lasciato la Britannia. Era senz'altro una novit positiva per la provincia. Amanda ebbe l'impressione che, dopotutto, si sarebbe divertita a quella festa.
Il padrone di casa torn in compagnia del nuovo arrivato. Quando Agrio Leone lo present, Amanda, Agno e Patrizia si alzarono. Permettetemi di presentare il vir spectabilis duca Fullofaude, comandante di tutte le forze di guarnigione nelle Quattro Province della Britannia.
Amanda s'inchin insieme agli altri. Mentre Agrio Leone li presentava uno alla volta, lei fiss l'imponente figura del duca. Era un uomo sulla quarantina dalle spalle larghe, con la calvizie incipiente e l'aspetto serioso, e pi alto degli altri presenti di almeno tutta la testa. Indossava l'elaborata uniforme militare del suo rango, con mantello e tunica dai ricami vistosi e una pesante spilla d'oro all'altezza della spalla. Con il titolo di spectabilis, il secondo grado senatoriale, era superiore a chiunque altro nell'edificio, incluso suo padre, e probabilmente in tutta la provincia della Britannia Prima. Eppure, malgrado il titolo e la splendida uniforme, quando apr bocca non riusc a nascondere le sue origini barbare.
Sono lieto di conoscervi, disse senza sorridere con un pesante accento alemanno. Le sue parole portavano ancora le sfumature grezze del latino imparato in tanti anni di servizio militare. Vi prego, sediamoci.
Si misero tutti a sedere. Agrio Leone si accomod su un triclinio insieme ad Agno, mentre Fullofaude ne prese un altro tutto per s. Si appoggi sui cuscini con la schiena rigida, guardandosi intorno. Sembrava che l'evento sociale lo mettesse a disagio. Quando fu chiaro che non avrebbe iniziato lui una nuova conversazione, come ci si sarebbe aspettato dall'uomo di grado pi elevato, il padrone di casa cominci a parlare. Eminente duca, stavamo per l'appunto dicendo che la prefettura gallica  molto tranquilla al momento. Nel caso della Britannia,  te che dobbiamo ringraziare, non  vero? I barbari non attraversano il Vallo da sei anni.
Il duca fiss Agrio Leone. Sembrava che non sbattesse mai le palpebre. E finch comander io non lo attraverseranno.
Era una strana sensazione sedere in presenza del duca. Era stato il destinatario della lettera dello zio Pertinace sulla guarnigione di Glevum. Amanda si chiese se l'avesse letta. Ma anche se cos fosse stato, di certo non avrebbe mai potuto sapere che lei aveva contribuito a redigerla. E come poteva lei non approfittare dell'opportunit di parlargli in quel momento, per scoprire se le paure di suo zio fossero giustificate? Eminente duca, inizi Amanda,  un tale sollievo sapere che ci sei tu a difendere le frontiere per noi. So che gli abitanti di Glevum temono che i barbari possano attaccare dal mare. Non  vero, Patrizia?
Certamente, disse Patrizia. Mio padre ne  convinto. Non parla d'altro, a parte i suoi maiali.
Quelle dicerie sono infondate, disse il duca. Riguardo a ci che sta succedendo oltre le frontiere, io ne so pi di chiunque altro. Ho molte spie in giro per i regni dei barbari, e non c' alcun motivo di allarmarsi.
Si dice che potrebbe esserci una campagna in primavera, eminente duca, disse Agno.  vero che le guarnigioni cittadine si dirigeranno verso nord?
S, disse Fullofaude. Le guarnigioni cittadine provengono tutte dalla Sesta e dalla Dodicesima legione, e io ho bisogno di loro per l'invasione. Di recente il re dei Pitti ha commesso delle atrocit contro Roma che devono essere vendicate.
Col rischio di lasciare le citt senza difese?, chiese Agno.
 una decisione militare. Le milizie cittadine manterranno l'ordine fino al ritorno delle guarnigioni in autunno.
Agno insistette. E se nel frattempo i barbari attaccassero il sud?
Non lo faranno, disse il duca in modo deciso. I forti lungo la costa occidentale resteranno presidiati. Saranno loro a proteggere le tue rive, senatore.
Amanda ne fu sollevata. Senza dubbio suo zio Pertinace aveva ragione a preoccuparsi per il ritiro delle guarnigioni cittadine, ma non aveva immaginato anche lui che i barbari potessero attaccare via mare? Finch le coste erano sorvegliate, la provincia sarebbe stata senz'altro al sicuro. Sent la sua mente alleggerirsi di una grande preoccupazione. Quel pensiero e l'annuncio della partenza di Agrio Leone le sollevarono il morale. Forse Dio stava mettendo fine alle loro tribolazioni. Forse Paolo e Giuliano erano al sicuro e sarebbero tornati presto a casa.
Mentre era assorta nei suoi pensieri, suo padre aveva iniziato una conversazione privata con Agrio Leone, lasciando Amanda e Patrizia a parlare tra di loro.
Che bella notizia, disse Patrizia. Non trovi, Amanda? E pensare che mio padre ha gridato al lupo per tutto questo tempo.  ovvio che i barbari non possono risalire il fiume Sabrina finch c' la flotta a difenderlo. A volte penso che lui si lamenti tanto per fare qualcosa.... Si interruppe all'improvviso. I suoi occhi si fissarono su un punto dietro le spalle di Amanda. Si gir di scatto come per cercare di non farsi vedere.  vicino alla porta.
Amanda si lanci una rapida occhiata alle spalle. Agrio Rufo aveva appena fatto il suo ingresso dall'area privata della casa, e in quel momento si trovava da solo sulla soglia. Sembrava che ancora non le avesse viste. Indossava abiti formali da militare: una larga cintura di pelle con borchie di ottone, una tunica bianca e un mantello rosso fissato sulla spalla con una spilla. Appoggiandosi a un bastone da passeggio nella mano sinistra, si avvicin zoppicando a un tavolo.
Ha ripreso a vestirsi da soldato, disse Patrizia con tono risentito.  ridicolo con quel costume. Come se avesse mai fatto qualcosa di pi eroico del cadere da cavallo.
Il cuore di Amanda batteva all'impazzata. Temendo che anche un solo momento di esitazione potesse protrarsi fino a farle perdere l'occasione di parlare da sola con Rufo, si avvicin a Patrizia e le disse: Mio padre mi ha chiesto di parlargli, perci preferirei farlo subito e non pensarci pi. Non ci vorr molto.
Prima che Patrizia potesse rispondere, Amanda si alz, si sistem l'orlo del vestito e raddrizz la collana, poi sollev il mento e si incammin con passi decisi e aggraziati verso Rufo. Lui le dava le spalle, intento a tastare un piatto pieno di ostriche.
Amanda mantenne la voce chiara e decisa, ma con un tono amichevole. Agrio Rufo.
Lui esit, poi ributt sul piatto un'ostrica che aveva appena preso. Si gir in modo rigido. Sembrava molto diverso in uniforme militare. La tunica candida ricamata d'oro aderiva alle spalle e all'ampio torace. Aveva il volto rasato e i capelli pettinati con dell'olio. Il viso era severo e rigido, per natura non incline ai sorrisi. In quel momento, per, ne fece uno, e gli occhi gli si addolcirono. Amanda si accorse per la prima volta di quanto fosse attraente. Mia signora, disse lui con un inchino. Sono molto felice di vederti qui.
Amanda si ricompose, schiarendosi la gola. Dato che tuo padre  stato cos gentile da invitare me e mio padre a questa festa, ho pensato fosse appropriato andare d'accordo il pi possibile in pubblico.
Capisco. Il sorriso scomparve. E mantenere la discordia in privato?
Se non ti dispiace.
Be', hai motivo di odiarmi. Ma purtroppo io non ho ancora motivo di odiare te, il che ci lascia in disaccordo.
Il disaccordo  l'essenza stessa della discordia, Agrio Rufo. Sebbene, a dire il vero, credo che tu abbia eccome motivo di odiarmi.
Davvero?
L'ultima volta che abbiamo parlato ti ho chiamato bugiardo. In seguito sono venuta a sapere da un'altra fonte che almeno alcune delle cose che avevi detto erano vere. Sono convinta che le altre fossero menzogne ma, se desideri odiarmi per averti accusato di completa disonest invece di mezza disonest, come avresti meritato, non te ne far una colpa.
Sei troppo gentile, mia signora.
Furono interrotti da un domestico che portava un vassoio colmo di bicchieri di vino. Rufo ne prese uno e lo offr ad Amanda.
Lei sorrise e accett il bicchiere. L'uomo ne prese un altro per s, quindi il domestico si allontan. Rimasero un po' in silenzio a sorseggiare vino. Amanda pens di aver dato buona prova di s fino a quel momento. La cosa pi importante, per, era fare ci che le aveva chiesto suo padre. Sperando che questo sia il maggior grado di intimit che mai raggiungeremo, disse, mi permetti un breve intervento nella questione della nostra discordia privata?
Se contribuir a dissiparla, volentieri.
Amanda abbandon l'espressione affabile. Tempo fa mi hai detto che mio fratello si trovava in un certo forte lungo il Vallo, e che poi da l  stato mandato a nord. Da allora sono venuta a sapere che  praticamente scomparso, e ora anche un mio amico che si era impegnato a trovarlo  svanito.
Mi dispiace, mia signora. Chi  il tuo amico?
Di questo non devi preoccuparti.
Se preoccupa te, preoccupa me.
 sotto la protezione del vescovo di Luguvalium. Non ti dir di pi.
Rufo assorb quell'informazione e riflett. Un familiare, presumo. La stava osservando con molta attenzione. Tuo cugino Giuliano, non  vero?.
Lei annu, rimproverandosi tra s. Non avrebbe dovuto nominare Giuliano. Forse l'aveva messo ancora pi in pericolo.
Non allarmarti. Mio padre era nel servizio segreto imperiale. Lo sapevi? Lo spionaggio  il suo mestiere. Sa che tuo cugino Giuliano  diacono a Luguvalium. Ma lascia che ti tranquillizzi almeno su questo. L'ultima volta che ho saputo qualcosa, circa un mese fa, Giuliano era sano e salvo in quella citt.
La mente di Amanda si allegger di un'altra preoccupazione. Aveva ricevuto la lettera di Giuliano a settembre, e ci significava che da allora doveva aver fatto ritorno in citt senza problemi. Ma perch non le aveva scritto? Forse era tornato troppo tardi per spedire un'altra lettera prima dell'inverno.
Per quanto riguarda tuo fratello, vorrei poter avere notizie altrettanto buone. Dopo aver appreso che era stato mandato a nord, ho inviato due dei miei uomini a cercarlo. Ma quando sono giunti a destinazione, a Trimontium, lui non c'era pi.
Capisco, disse Amanda in tono calmo. Ti prego di essere pi preciso.
C'era stata un'imboscata dei Pitti nel cuore della foresta, e tutta la sua squadra era stata uccisa. Dicono che lui sia sopravvissuto, ma poco dopo  scomparso. Come molti altri soldati della guarnigione.
Mio Dio, disse Amanda. Riusc a malapena a mantenere la calma di fronte a tutti gli invitati che la circondavano. Continu a voce bassa: Se Paolo  morto, mio padre non esiter a ridurre in cenere questa casa e tutte le altre propriet della tua famiglia.
 probabile che abbia disertato come tutti gli altri. I miei uomini hanno fatto visita a tutti i comandanti delle postazioni di confine, agli ufficiali civili, e perfino al vescovo a Luguvalium, chiedendo loro di fermarlo se l'avessero scoperto ad attraversare il Vallo.
E non  stato visto a Luguvalium?. Amanda pens che, se Giuliano avesse per caso trovato Paolo, sarebbero andati l. Eppure, in cuor suo, non nutriva alcuna speranza.
Rufo scosse la testa. Mia signora, sembra che tu credi ancora che io sia complice dei progetti di mio padre. Ti dico ora, in confidenza, che non lo sono. Sono diventato soldato, andando contro il volere di mio padre, perch credevo nel combattere i miei nemici faccia a faccia. Se trover Paolo, non lo dir a mio padre. Lo dir a te, e cercher di riportartelo a casa. Non ho altre intenzioni.
Amanda lo fiss dritto negli occhi, cercando la verit delle sue parole. Sapeva che stavano giocando l'uno con l'altro. Nel profondo del cuore, voleva credergli. Ma forse lo voleva troppo. Non poteva fidarsi del suo istinto in presenza di quell'uomo. Non riusciva neanche a pensare con lucidit quando lui la guardava in quel modo. Perch suo padre le aveva affidato un compito cos arduo?
Frustrata, Amanda decise che le stava mentendo. Non le aveva detto altro che menzogne. Era solo un burattino nelle mani di suo padre. Per favore, Agrio Rufo, se sei qui per mentirmi, almeno rendi la bugia piacevole. Dimmi che mio fratello mi sta aspettando sano e salvo fuori nel cortile, per esempio; oppure dimmi che hai intenzione di unirti a tuo padre quando lui far ritorno in Gallia. Appoggi il bicchiere di vino sul tavolo. Se ne avessi voglia, potresti colorire la menzogna dicendo che nella nave caricherete tutti questi suoi bei gingilli e statue, e che c' una falla nello scafo. Sei ancora in grado di nuotare con quella gamba storpia?.
Rufo mantenne il contatto visivo, senza cercare di celare la propria rabbia. Forse dovresti tenere a mente che la vita di tuo fratello potrebbe essere ancora nelle mie mani. Si gir e cominci ad avanzare lentamente verso la porta da cui era entrato.
Amanda torn subito da Patrizia e si sedette al suo fianco sul triclinio. Patrizia le strinse le mani, osservando Rufo allontanarsi dalla festa, con uno schiavo che gli apr la porta e gliela richiuse alle spalle. Che cosa gli hai detto?
Niente.  un rospo patetico. Not che gli altri due triclini erano vuoti. Dov' mio padre?
Agrio Leone ha portato lui e il duca da qualche parte. Sono contenta che tu sia tornata. Stavo iniziando a sentirmi trascurata, e quando ci accade bevo sempre troppo vino.
Restarono alla festa altre due o tre ore, muovendosi tra gli altri invitati, spettegolando, scherzando, chiacchierando di politica e di letteratura. Patrizia faceva colpo su tutti quelli con cui parlava, mentre Amanda si accontentava di restare in disparte, tormentata dai propri pensieri, e di osservare con aria distratta il fascino naturale di sua cugina. Avendo trascorso del tempo a Treviri, Patrizia riusciva a parlare con facilit ai Galli come ai Britanni, e i capelli rossi e la figura slanciata bastavano a catturare subito l'attenzione di qualunque orientale. Come Amanda aveva previsto, a sua cugina non mancarono i riguardi di giovani ufficiali e burocrati, disponibili al matrimonio o no.
Per il resto della serata Amanda si trov pi volte a lanciare occhiate in mezzo alla folla, nella vana ricerca di Rufo, che per non riapparve. Ogni volta lei se ne rimproverava: lui non significava niente per lei. Cosa le importava se era ancora alla festa o no? E perch voleva vederlo un'altra volta? Ma non appena riusciva a cacciarlo dai suoi pensieri, si ritrovava a cercarlo di nuovo.
Era tardi quando se ne andarono, dirigendosi con passi affrettati verso la loro carrozza sull'acciottolato nascosto sotto la neve: Patrizia era ancora eccitata dal vino e dalle conversazioni; Amanda, invece, era imbronciata e depressa. Per il viaggio di ritorno verso casa suo padre si un a loro nella carrozza, dicendo che non si fidava di mettersi a cavallo con quegli allegri giramenti di testa. Si infilarono tutti e tre nel mezzo; Patrizia rideva mentre si sistemavano a tentoni sui cuscini e si avvolgevano con le pellicce.
Non riesco a ricordare l'ultima volta che mi sono divertita cos tanto, disse Patrizia.
Sono molto felice di sentirtelo dire, nipote.
Con uno scossone, la carrozza inizi ad allontanarsi pesantemente dalla luce arancione del cortile, lasciandosi alle spalle i suoni della festa, e attravers il cancello per entrare nell'oscurit delle strade della citt. La neve si era fermata, ma delle folate di vento colpivano i rivestimenti del carro.
Amanda non riusciva a scrollarsi di dosso un irrazionale senso di colpa. Sembrava che quella sensazione avesse affondato gli artigli nel suo scialle come un gatto affamato e si rifiutasse di lasciarla in pace. Ma certo che aveva ferito i sentimenti di Rufo: lo aveva fatto di proposito! Allora perch provava un insopportabile rammarico per averlo urtato? Perch il fatto che lui avesse abbandonato la festa la turbava cos tanto?
Irritata, Amanda decise che probabilmente il fatto di aver bevuto troppo vino le stava provocando pensieri irrazionali. Senza dubbio il giorno seguente avrebbe visto le cose sotto una luce diversa.
La voce di suo padre emerse dall'oscurit. Ti ho visto parlare col figlio di Agrio Leone, Amanda.
Lei si schiar la gola. Esatto.
Come lo hai trovato?.
La domanda la colse di sorpresa. Di certo, in presenza di Patrizia, suo padre non si stava riferendo al suo incarico segreto. Depresso, rispose. Non abbiamo parlato a lungo.
 attraente, non  vero?
Non l'ho notato, a dire il vero. Patrizia sedeva tra i due, senza dire nulla. Il suo silenzio fece capire ad Amanda che l'argomento Rufo la metteva a disagio. Amanda decise di sviare la conversazione, sforzandosi di mettere un po' di allegria nelle sue parole. Ma quel vecchio senatore di Massilia mi  piaciuto molto. Ci ha fatto piegare in due dalle risate, non  vero, Patrizia?.
Suo padre, per, non si fece distrarre cos facilmente. Da quando ha avuto l'incidente, sembra che Rufo voglia sistemarsi qui in Britannia; o almeno cos mi ha detto suo padre.
Non lo sapevo.
Oh, ho anche delle buone notizie riguardo alla tenuta di Cecina. Agrio Leone  disposto, almeno in linea di principio, a rivendermi la terra a un buon prezzo. Ha anche accettato di vendermi altre sue propriet, che poi potr donare al Consiglio come terreno civico. Ci contribuir ad alleviare la pressione fiscale.
Che bella notizia, padre. Ma puoi davvero fidarti di lui?
Normalmente direi di no. Ma ha fatto queste promesse in presenza del duca. Sembra che abbia davvero intenzione di lasciare la Britannia e di ridurre il suo patrimonio qui. Dobbiamo ancora negoziare e ufficializzare i dettagli, e naturalmente ci sono altre implicazioni e disposizioni da definire. Rimase un momento in silenzio e poi, simulando un tono cospiratorio, aggiunse: E tu, Amanda, non sarai del tutto estranea a queste disposizioni.
In che modo?
Be', non  stato ancora deciso nulla, ma uno degli impegni prevede che il figlio di Agrio Leone riceva il battesimo a Pasqua.
Quella era l'ultima cosa che Amanda si sarebbe aspettata di sentire. Corteggiare dei nobili cristiani con una festa era una cosa, ma mandare il proprio figlio alla fonte battesimale... Fin dove era disposto ad arrivare quell'uomo pur di realizzare le sue ambizioni politiche? Lei avrebbe preferito che la sua famiglia restasse pagana piuttosto che sminuire la fede cristiana con false conversioni del genere.
A quanto pare, Rufo  ben disposto a farlo. E ora arrivo alla tua parte in tutto questo, Amanda. A patto che la vendita vada a buon fine, dopo che Rufo si sar convertito e avr deciso di stabilirsi in zona... Be', ora che hai potuto giudicare pi a fondo il suo carattere... Cosa ne penseresti di prenderlo come marito?.
Amanda non sapeva cosa dire. Non le venne in mente alcun pensiero che potesse permettersi di esprimere. Dopo tutto quello che le aveva detto riguardo ad Agrio Leone, ai suoi piani contro la loro famiglia e alle sue azioni passate, ora suo padre stava parlando di formare un'alleanza matrimoniale come se fosse la cosa pi naturale del mondo? E questo dopo aver cancellato, a suo tempo, il matrimonio che l'avrebbe imparentata con la famiglia di Silvio Bassulo?
Agno continu. In questo modo, dopo che Agrio Leone me l'avr venduta, ti darei la terra di Cecina come dote. Lui pagherebbe la ricostruzione della villa, e tu vivresti poco pi a valle di Silvanicum. Sarebbe come se non avessi mai lasciato casa. Naturalmente non ci penserei neanche per un momento se la propriet a Cecina non diventasse nostra, e soprattutto se Rufo non si convertisse, e se non fosse praticamente certo che tra qualche anno assumer un incarico che gli conferir il rango senatoriale. Non devi far altro che pensare alle implicazioni pi ampie per capire quanti vantaggi quest'alleanza potrebbe portare a tutte e due le famiglie. Garantir anche un po' di pace tra le fazioni nel Consiglio comunale. Sono sicuro che riuscirai a capire da sola gli altri benefici. E forse la cosa migliore di tutte  che potrai restare praticamente a casa e sorvegliare Silvanicum quando io non ci sar. Si ferm, in attesa della sua risposta. Ebbene? Cosa ne pensi?
 tutto molto inatteso, padre, disse infine Amanda, ancora a disagio per il prolungato silenzio di Patrizia.
Non lo metto in dubbio. Non pretendo che tu risponda adesso. Pensaci per un po', abituati all'idea. A ogni modo, non ti puoi sposare prima che finisca il tuo periodo di lutto.
Ci penser, disse, e lasci cadere l'argomento. Era stanca e non aveva voglia di continuare a discuterne finch non avesse avuto il tempo di pensarci. Suo padre non aveva detto nulla della sua intenzione di perseguire Agrio Leone per le sue azioni durante l'Inverno del Dolore, senza dubbio a causa della presenza di Patrizia. Che significato avrebbe avuto il suo matrimonio in quella questione?
Arrivarono a casa poco dopo. Il calore del carro l'aveva quasi fatta addormentare; cos, quando le voci degli stallieri la destarono, si stava ancora chiedendo se la proposta del padre fosse stata frutto della sua immaginazione. Ma quando un lembo del rivestimento del carro si apr e l'aria fredda penetr all'interno, svegliandola del tutto, si rese conto di non aver immaginato nulla. Agno condusse lei e Patrizia in casa, e diede a entrambe il bacio della buonanotte.
Amanda prese il braccio della cugina, e insieme avanzarono lentamente verso le loro stanze, senza parlare. Il buonumore di Patrizia sembrava svanito nel nulla. Quando arrivarono davanti alla sua porta, questa si liber il braccio dalla presa, borbott la buonanotte a sua cugina e si ritir nella sua stanza, chiudendosi la porta alle spalle. Amanda prosegu verso la sua camera da letto.
Mentre si spogliava, preparandosi per andare a dormire, non era tanto preoccupata dalla sua situazione, quanto piuttosto dall'insolito silenzio di Patrizia. In passato l'aveva vista comportarsi in quel modo solo un'altra volta, quando aveva confessato la sua relazione con Rufo. Era chiaro che era ancora innamorata di lui. Amanda non voleva ferire i sentimenti della cugina, e non sopportava il pensiero che lei potesse incolparla di averle portato via Rufo.
Rimase in piedi vicino al letto, esitando a infilarsi sotto le coperte. Sarebbe dovuta andare da Patrizia per tranquillizzarla. Non aveva alcuna intenzione di sposare Rufo. Non era stato deciso nulla. Prima suo padre avrebbe dovuto rispondere a molte sue domande.
Allora prese un mantello caldo e una lampada a olio e raggiunse la camera della cugina. Buss debolmente alla porta e aspett. Non ci fu risposta, e dall'interno non proveniva alcun suono. Buss di nuovo. Patrizia, sono io. Posso entrare?.
Ancora nessuna risposta. Sollev il paletto, che non era stato chiuso bene, e apr la porta. La stanza era buia. Sollev la lampada in direzione del letto. Cugina, sei sveglia?.
C'era una sagoma nel letto, ma sembrava fosse distesa sopra le coperte. Amanda si avvicin, e la luce cadde sul volto immobile di Patrizia. Aveva gli occhi chiusi. Non si era spogliata n tolta il mantello, e giaceva supina con le braccia lungo i fianchi. Sembrava addormentata. Amanda allung una mano. Stava per toccarle il braccio quando vide che la luce si tingeva d'un rosso opaco sulle lenzuola. Guard pi attentamente, con il cuore paralizzato, e vide che la mano e il polso destri di Patrizia, e le lenzuola tutt'intorno, erano coperti di sangue.

19.

Questa sarebbe se mai l'unica ragione a far da contrappeso e a tenerti attaccato alla vita: la possibilit cio di convivere con persone che si sono dotate dei tuoi stessi princpi.
Marco Aurelio.

Drogo aveva detto che in estate quelle valli erano verdi e lussureggianti, ma in quel momento Paolo non riusciva a immaginarsele cos. Persino le sponde paludose dei fiumi e dei ruscelli, coperte di sterpaglia ed erica, giacevano senza vita sotto il tetto plumbeo dell'inverno. I versanti della valle, coperti di dura stoppia in basso e di nudo pietrisco in cima, si ergevano ripidi e si arrampicavano verso le vette piene di dirupi e gole avviluppati nella neve.
Dallo sperone di roccia su cui stava, Paolo riusciva a guardare indietro e a vedere il forte di Mediobogdum mille piedi pi in basso. Il netto rettangolo delle sue mura s'innalzava su uno sperone che dominava il fondovalle, a guardia dell'alto valico montano dove adesso si trovava, ben coperto per ripararsi dal vento. Da est, una strada militare si avvicinava al valico, serpeggiando fino in cima prima di scendere oltre i bastioni del forte a fondovalle. Da quel punto la strada seguiva la valle a ovest verso il mare: una lontana chiazza blu su uno sfondo bianco e grigio.
C'erano solo la strada e il forte; tutto il resto era il deserto. Al di l delle montagne, dieci miglia a est e dieci a ovest, sorgevano i forti ribelli. I pochi sentieri a nord e a sud, che comunque non portavano da nessuna parte, erano tutti resi intransitabili dalla neve invernale.
Paolo sent il richiamo del biarchus sopra il rumore del vento, nonostante il copricapo e la fodera del cappuccio ne attutissero la voce. Si volt e vide che la piccola pattuglia del forte aveva gi iniziato a muoversi. Si affrett dietro gli altri uomini nonostante la gamba indolenzita, sapendo che non potevano permettersi di perdere tempo se volevano completare la ricognizione prima dell'imbrunire.
Era il venticinque dicembre, la festivit del Sol Invictus nel cuore dell'inverno. Da quando vi era arrivato, sei settimane prima, quella era la prima volta che Paolo si era sentito abbastanza in forze da lasciare la fortezza. Per era crollato quasi nel momento stesso in cui ne aveva oltrepassato le porte. Alla fine, mesi di prigionia, febbre, percosse e fatica gli avevano presentato il conto. Accudito da Eachna, non si era mosso dal letto per lungo tempo, mentre il suo corpo ferito ed esausto lentamente si riprendeva. Persino dopo che aveva cominciato a gironzolare per il forte senza bastone, c'erano voluti dei giorni prima che Drogo gli concedesse finalmente il permesso di unirsi a una pattuglia sulle montagne. Ancora un po' e Paolo sarebbe evaso dal forte con l'inganno, tanto disperatamente sentiva l'urgenza di muoversi, camminare, arrampicarsi, di fare qualunque cosa tranne che starsene seduto nella sua stanza ancora un giorno, a pensare a quanto fosse lontano da casa.
E poi c'erano i sogni. Si sentiva come inseguito da una piena che aveva avuto inizio a Trimontium. Aveva tentato di sfuggirle spostandosi verso sud, ma lo aveva raggiunto anche l e ora minacciava di sommergerlo. Quasi ogni notte, nell'ultimo mese, si era svegliato madido di sudore freddo, ansimando in preda a una sensazione di terrore che lo consumava per lunghi istanti, finch non riusciva a ritrovare se stesso in mezzo all'oscurit e a ricordare dove si trovasse.
Segu i soldati per quel che restava della ronda, inerpicandosi sopra un paesaggio di massi e ghiaccio e annaspando in cerca di equilibrio mentre i suoi compagni procedevano con abilit lungo il consueto itinerario. Ogni tanto si fermavano a scrutare l'orizzonte, borbottando tra loro e indicando cose che Paolo si sforzava di vedere, senza riuscirvi. Non gli importava che lo considerassero un goffo ostacolo, un rifugiato aristocratico la cui presenza gli era stato ordinato di tollerare. Se fosse riuscito a stancarsi molto, quella notte avrebbe avuto pi possibilit di sprofondare in un meraviglioso sonno privo di ricordi.
La pattuglia fece ritorno al forte un'ora prima del crepuscolo, senza aver notato nulla di anomalo sulle montagne. Per tutto l'inverno non c'era stato alcun movimento proveniente dalla direzione dei due forti ribelli pi vicini, n alcun indizio di un assalto imminente. La guarnigione controllava l'unica strada tra i forti e Drogo aveva ordinato di bloccare il passaggio ai viandanti, nell'eventualit che questi riferissero messaggi ai comandanti ribelli o cercassero di prendere informazioni su Mediobogdum. Non c'era dubbio che si sarebbe verificato un attacco entro primavera ma Drogo era convinto che i suoi uomini, per quanto isolati e in inferiorit numerica, si trovassero comunque in una posizione dominante. Il forte era facilmente difendibile, protetto a est da un valico ripido e stretto e a ovest da un dirupo a picco, profondo centinaia di piedi a fondovalle; avevano provviste sufficienti per tutto l'inverno, e soprattutto - come il tribuno diceva spesso a Paolo con una smorfia - non avevano nessun altro posto dove andare e nulla da perdere.
Mentre la pattuglia si avvicinava alle porte della fortezza, Paolo esamin la mezza dozzina di aste alte dieci piedi piantate lungo il sentiero. Molte delle punte aguzze erano ormai vuote, ma su una era ancora infilzato un teschio umano, sbiancato dal vento e sistemato in modo cos saldo sull'asta da non cadere neppure molto tempo dopo la decomposizione della carne e la scomparsa della mandibola. Era tutto ci che rimaneva degli uomini mandati dal ribelle Valentino due mesi prima per corrompere il tribuno Drogo. Persino quest'ultimo sembrava incerto su quali fossero i piani del comandante pannonico. Di qualunque mossa si trattasse, tutto dipendeva dalla lealt dei forti montani e delle stazioni costiere occidentali. Forse aveva corrotto persino i comandanti sul Vallo. Se davvero lo avesse fatto, Mediobogdum sarebbe rimasta del tutto isolata.
Drogo stava aspettando davanti alle porte aperte. Parl brevemente con il capo della pattuglia mentre entravano, stringendogli il braccio e dicendogli di portare ai suoi uomini della minestra calda prima di andare a rapporto. Poi and da Paolo e gli disse: Ho visto che non sei scappato via.
Sembra che non ci siano molti posti in cui scappare.
Le sentinelle chiusero le porte dietro di loro e Paolo si diresse insieme a Drogo verso il praetorium, dove si trovavano la sua stanza e quella di Eachna. Nonostante l'ora tarda e il freddo pungente, le esercitazioni erano ancora in corso davanti al quartier generale. I soldati marciavano e giravano ai comandi del loro istruttore, con i volti mezzi nascosti dalle sciarpe, tenendo le lance con le mani coperte dai guanti. Bel lavoro, ragazzi!, grid Drogo mentre passavano. Rivolgendosi a Paolo, disse: Vedi come li faccio esercitare persino nel giorno del Sol Invictus? Non  a causa della situazione in cui ci troviamo. Lo faccio da anni. La differenza  che adesso stanno cominciando a capirne lo scopo. Tuttavia impartir loro incombenze leggere questa sera, avranno una gratifica e una razione di vino; credimi, una scorta consistente di vino  la cosa pi importante quando si  cos lontani dalla civilt. Rise. Allora, avete visto niente l fuori?
Un sacco di rocce.
L'avevo detto che avreste perso tempo. Sempre la stessa cosa. Sono stato qui per tutta la mia carriera; non si muove nulla, neanche un sassolino, senza che io e i miei ragazzi ce ne accorgiamo. Be', sar meglio che vada ad ascoltare il rapporto sul bel nulla che  successo oggi. Di solito passo questa serata sui bastioni, disse, mentre andava via. Vieni a trovarmi pi tardi, se ti annoi; e portami un boccale di vino caldo, se non ti spiace.
Paolo entr nel praetorium e attravers il cortile interno, riempito di pile di legna e materiali da costruzione sparsi, fino alla sua stanza nella parte posteriore. Era ammobiliata in modo semplice, con un solo letto in cui ormai non dormiva pi, una piccola credenza con un'anta rotta, uno scrittoio e due sedie. Una delle sedie era occupata da Eachna che, avvolta in una pesante coperta, tremava e fissava il romano piena di rabbia.
Lui si tolse mantello e cappuccio e li gett sul letto, chiedendosi subito se fosse stata una buona idea. La sua stanza era appena pi calda dell'esterno. C'era una sola lampada accesa sul tavolo, quasi inutile per contrastare l'oscurit che cominciava a invadere la stanza. Dov' il braciere?, chiese.
Qualcuno l'ha portato via.
Avresti dovuto fartelo restituire.
Per me fa caldo a sufficienza, rispose lei. Avevi promesso che saresti tornato secoli fa.
Be', non sapevo quanto ci avrebbe messo la pattuglia. Guard dentro la credenza; quindi prese alcune tavolette e delle penne scovate nell'ufficio dello scrivano, e le pos sul tavolo mentre si sedeva sulla sedia libera. Si sentiva un po' in colpa per essere tornato molto pi tardi di quanto aveva promesso, ma non abbastanza da ammetterlo. Nelle ultime settimane aveva dato a Eachna lezioni di latino, pensando che, migliorando la padronanza della lingua, avrebbe avuto maggiori possibilit di essere accettata dalla famiglia di Giuliano. Ma quel giorno non era dell'umore giusto e, quando era entrato nella stanza, Paolo era rimasto deluso trovandola l ad aspettarlo. L'uscita con la pattuglia non l'aveva rinvigorito come aveva sperato. Al contrario, le ore passate a sudare e raggelare sulle rocce aguzze, a scrutare cupamente valli grigie e picchi brulli e a maledire il vento selvaggio e implacabile, lo avevano fatto sentire sfinito e vuoto. Non si era reso conto di quanto fosse lontano il forte e di quanto fossero completamente in trappola. La sicurezza di Drogo aveva spinto Paolo a credere che, nella situazione in cui si trovavano, ci fosse un qualche aspetto sottaciuto che si sarebbe rivelato fondamentale per la loro sopravvivenza; o magari una specie di arma segreta destinata a palesarsi in qualche modo nel momento in cui fosse salito in cima al valico e l'avesse vista da solo. E invece non aveva scorto nulla. Cominci a chiedersi se la fiducia del tribuno non fosse solo una manifestazione di pazzia, dopo tanti anni vissuti in quel posto.
In quel momento Paolo non riusciva a vedere l'utilit dell'insegnare a Eachna qualcosa di cui forse non avrebbe mai avuto bisogno. Ma lei, al contrario, aveva gi preso una penna ed era china su una tavoletta di cera, tenendola ferma con il moncherino della mano sinistra, in attesa che lui cominciasse.
Paolo recit a memoria, lentamente, una poesia di Catullo, in modo che lei potesse trascriverla. La osservava segnare la tavoletta con la penna. Aveva i capelli sciolti, che le ricadevano su un lato del viso nascondendolo, ma lui conosceva bene lo sguardo intenso e concentrato che aveva quando era impegnata a scrivere. Ogni volta che commetteva un errore, era solita capovolgere la penna e cancellare imprecando sottovoce, ma non si arrendeva mai. Spesso era cos ostinata da continuare fino a notte fonda, alla luce fioca della lampada che illuminava a malapena le pareti della stanzetta, tanto che Paolo era costretto a sottrarle penna e tavoletta affinch non si rovinasse la vista.
Erano seduti al tavolo uno vicino all'altra, alla luce del pomeriggio che filtrava attraverso la finestra, e Paolo aspettava che lei finisse la trascrizione.
Bene, disse lei posando la penna.
Ora recitala.
Si sedette dritta, sistemandosi i lunghi capelli dietro le orecchie e cominci. Paolo le aveva insegnato un latino diverso da quello biblico, e anche la sua pronuncia stava migliorando dopo aver eliminato alcune peculiarit proprie del dialetto gallico che doveva aver preso da Ludone. I delicati accenti della poesia si stavano rivelando pi impegnativi, ma la determinazione della ragazza lo aveva comunque colpito.
Bene, le disse quando fin. Adesso traducila.
Ma in cambio riceverai un affetto sincero o se esiste qualcos'altro di pi bello e raffinato: infatti io ti dar il grasso....
No. Non grasso, profumo. Unguentum vuol dire profumo; grasso si dice unguen. Dubito che Fabullo rimarrebbe molto impressionato da una bottiglia di grasso.
Eachna sospir per la frustrazione, pos un dito sulla parola che aveva sbagliato e continu. Infatti, io ti dar il profumo che Venere e Cupido donarono alla mia fanciulla e, quando ne sentirai l'aroma, pregherai gli di, o Fabullo, che ti facciano tutto naso.
Meglio. Adesso riprova.
Le guard il braccio sinistro che, nel tentativo di tenere ferma la tavoletta, era rimasto scoperto rivelando il moncherino del polso. Cercava sempre di tenerlo nascosto, tanto che Paolo aveva capito quanto se ne vergognasse. Si era chiesto pi di una volta cosa le fosse successo. Sapeva solo quello che Giuliano gli aveva raccontato: che aveva trascorso alcuni anni in schiavit oltre il Vallo, era fuggita, ed era stata trovata e portata a Luguvalium da Ludone. La ragazza non gli aveva dato altre informazioni, e lui non le aveva chiesto di rivelargli pi di quanto lui stesso le avesse raccontato del proprio passato.
Era strano, pens. Lei era di sua propriet e lui aveva il diritto di chiedere; se mai fossero giunti a sud, la famiglia di Giuliano si sarebbe aspettata che lui sapesse qualcosa della sua schiava. N poteva fingere di essere semplicemente indifferente, perch se cos fosse stato, non si sarebbe trovato cos spesso rapito dalla sua placida fermezza, come in quel momento.
Di cosa si trattava, allora?
Mentre la guardava e ascoltava la dolce cadenza del suo accento, che conferiva una strana e incantevole musicalit ai rigidi versi latini, gli venne in mente una risposta. Non si trattava n di riluttanza, n di mancanza di interesse, ma di paura. Aveva paura perch riusciva a sentire il dolore che lei teneva nascosto al mondo, proprio come nascondeva la mutilazione nella manica. Sapeva che nel dolore di Eachna avrebbe percepito un'eco del suo stesso dolore.
La ragazza aveva appena finito di recitare e si accorse che lui le stava guardando il braccio scoperto. Diede un rapido strattone alla manica per coprirsi. Dettamene un'altra, gli disse tenendo la penna pronta.
Lui non pens a un'altra poesia, ma si allung per posare la mano sul braccio sinistro di lei. Le tir su la manica con delicatezza e pass un solo dito sopra la pelle liscia del moncherino. Lei si irrigid. Non riusciva a vederne il volto, nascosto dai capelli, ma la sent trattenere il respiro. Rimasero immobili per un momento, seduti insieme come scolpiti in un'unica roccia.
All'improvviso la ragazza salt in piedi, facendo cadere la tavoletta e la sedia sul pavimento e fugg dalla stanza lasciandosi alle spalle la porta aperta.
Paolo rimase seduto per un momento, da solo, lasciando che la sorpresa iniziale facesse spazio a una lenta e pesante confusione. Infine, una volta svaniti gli ultimi sprazzi di luce del giorno dalla stanza, si alz, radun tavolette e penne, le ripose nella credenza e alla fine si mise a letto. Il resto dell'edificio era silenzioso; nulla proveniva dalla porta aperta, dal soffitto o dalla parete che separava la stanza di Eachna dalla sua.
Non riusciva a dormire sul materasso. Ultimamente le sue membra avevano trovato scomoda quella cedevole morbidezza, e sembravano chiedergli di tornare alle dure superfici cui si era abituato a Trimontium. Dopo essersi girato e rigirato per un'ora, si sdrai, come di consueto, sul freddo pavimento di pietra, coprendosi con il mantello. Cerc di ignorare il freddo e la fame e non si accorse di quando la lampada a olio esal il suo ultimo bagliore e si spense.
Durante la notte nevic di nuovo. Svegliatosi prima dell'alba, Paolo osservava gli ultimi grossi fiocchi scendere dal cielo senza vita e posarsi sul profilo dei tetti sgretolati del forte, nonch sui corpi dei prigionieri morti di freddo nel frutteto, stretti l'un l'altro con le catene ai piedi.
Il giovane batt i piedi e si freg le mani irrigidite dal freddo. Una debole luce era apparsa a oriente. Un altro giorno cominciava, e lui era ancora vivo. Era a casa ed era felice. Nulla poteva ferirlo l. Guard gli uomini ammucchiati come pezzi di legname sotto le coperte ghiacciate e non prov rabbia per loro, quanto piuttosto compassione. Avrebbe potuto dar loro un braciere per riscaldarli, e poi magari invitarli alle terme come gesto di cameratismo. Finch fossero rimasti nella sua casa erano suoi ospiti e lui non provava astio per loro.
Vittore e Fausto stavano vicino ai morti. Tenevano entrambi la mano di un'esile ragazzina bionda in mezzo a loro, di cui lui non riusciva a vedere il viso. Allora li chiam.
Fausto si volt e Paolo vide il pugnale conficcato all'altezza del cuore. Il sangue gli gocciolava dal petto e scorreva in rivoletti gi per la tunica, macchiando la terra con un'intensa fioritura che si diffondeva sulla neve, si arrampicava sul bianco mucchio di cadaveri e inondava la ragazza bionda vicino a lui.
Vittore sorrise con tristezza e allung entrambe le mani verso Paolo. Sei pazzo, fratello, ad assecondare il tuo dolore in questo modo!, disse. Queste cose non accadono se non per volere degli di.
Il dolore scosse il corpo di Paolo con la forza di un colpo.
Si svegli sul pavimento vicino al letto, raggomitolato, con le ginocchia attaccate al petto che non smettevano di sollevarsi in modo frenetico. La guancia e la pietra sulla quale poggiava erano intrise di lacrime. L'oscurit lo circondava e le sue orecchie erano piene del vento che ululava attraverso i dirupi senza vita della valle. Tent di raggomitolarsi ancora di pi, cingendosi le gambe con le braccia come bande di ferro, affondando il mento nel petto e schiacciandosi fino ad annullarsi. Sentiva che la vuota notte l fuori era come l'ampio ventre di una bestia che lo aveva consumato e che lui odiava, perch si era presa tutto.
Pass parecchio tempo prima che fosse capace di controllare i singhiozzi. Quando ci riusc, si distese e si mise a sedere sul letto, tenendosi la testa tra le mani.
Il vento gli port le voci dei soldati che stavano festeggiando da qualche altra parte nel forte. Le risate e la musica di quella debole sacca di umanit nel deserto montuoso sembravano sfidare la violenza del vento.
Attratto da quei suoni, Paolo si alz in piedi, si sistem con uno strattone il mantello sulle spalle e lasci la stanza.
Mentre dal praetorium percorreva il sentiero principale che portava agli alloggiamenti pi in alto, riusc a distinguere pi chiaramente gli strumenti: il ritmo disordinato e sonoro dei tamburi danzava intorno all'armonia dei flauti doppi e al solenne strascichio delle cornamuse. Erano stati accesi diversi fal nel vicolo tra i due alloggiamenti, e quasi l'intera guarnigione era riunita intorno a essi, una mutevole accozzaglia di figure con le spalle rivolte all'oscurit e le facce risplendenti di luce. Alcuni uomini gettavano rami nel fuoco, ridendo ogni volta che un'esplosione di scintille si levava verso le stelle. Altri offrivano in giro scodelle fumanti di sostanzioso brodo di pollo e piatti di pane.
La festivit del Sol Invictus era un'antica celebrazione imperiale che i cristiani avevano adottato di recente come compleanno del loro salvatore. Anche i Tungri l'avevano celebrata; era sempre stata la festa dell'anno preferita di Vittore, il giorno in cui pagani, seguaci di Mitra e cristiani danzavano insieme e bevevano alla salute dell'imperatore.
Non appena Paolo si avvicin, fu trascinato verso il fal da uno sconosciuto che gli mise una coppa di vino tra le mani e un braccio intorno al collo. I soldati cominciarono a cantare al suono della musica, e anche lui si un al coro quando riconobbe le parole de Le tre streghe:
Oh prendi la giovinezza e la bellezza della tua amante,
E prenditi il legittimo sollievo;
Tienila stretta finch le tue amorevoli braccia
Non saranno consumate dal dolore...
Le ballate erano antiche canzoni che, tramandate dai tempi dei genitori e dei nonni, riportavano la mente dei soldati all'infanzia. Paolo cantava, beveva e guardava Orione, con le sue ampie spalle, marciare nel cielo notturno. Pensava solo alla sua schiava.
Al termine di una canzone, un centenarius richiam gli uomini alla calma. Stava in piedi tra due fal in un bagno di luce, con il viso arrossato dal calore. Alz la coppa, e annunci a voce alta sopra il crepitio del fuoco: Uomini, all'imperatore, al tribuno e a noi!. Trecento uomini urlarono e applaudirono con una veemenza tale da soffocare per un momento persino il vento.
L'acclamazione per il tribuno ricord a Paolo che a quell'ora Drogo doveva trovarsi sui bastioni. Dal fal si diresse verso uno dei tavoli montati sui cavalletti fuori dagli alloggiamenti dove, nel miscuglio di cibo e utensili, trov una coppa vuota e una caraffa con del vino dentro. Riemp la coppa vuota e la sua, e sal le scale pi vicine che portavano ai bastioni. Imbocc un vialetto ininterrotto che correva tutt'intorno alle mura e, dopo essersi fatto indicare la direzione dalle sentinelle, trov Drogo vicino alla torre dell'angolo di nord-ovest. Si annunci e gli offr la coppa di vino.
Drogo la prese ringraziandolo. La tenne con entrambe le mani e la sorseggi con gusto.  ancora caldo, disse felice. Fece un cenno con la testa in direzione dei fal. I ragazzi non ti hanno impedito di dormire, spero.
Nient'affatto.
Bene. Meritano di divertirsi. Si volt di nuovo verso la vista oltre i bastioni, con le valli sommerse dall'oscurit e le montagne d'un bianco soffice sotto la luna.
Da quanto sei qui, tribuno?, domand Paolo.
Da ventitr anni, rispose Drogo. Ci sono arrivato come giovane recluta appena dopo la guerra di Costante. Questo posto era vuoto allora, ma decisero di riportarlo in servizio. Ho aiutato a costruire con le mie mani quegli alloggiamenti. Sono stato nominato biarchus, centenarius, primicerius e infine tribuno. Non c'era molta concorrenza per quelle cariche.
Non hai mai desiderato andartene?
All'inizio, s. Ma questo paese.... Scosse il capo. Quando ho iniziato, sentivo sempre parlare di storie di battaglie e di gloria, di come Costante avesse radunato i Pitti a nemmeno venti miglia a nord da qui e li avesse sbaragliati. Tutti quei veterani sono morti da molto tempo ormai, io sono l'ultimo della vecchia guarnigione. Mi manca un solo anno di servizio. In tutti quegli anni abbiamo aspettato che i barbari tornassero, sorvegliando le montagne. Temevo che non l'avrebbero mai fatto.
E ora eccoli qua.
Per modo di dire.
Tribuno, il numero dei ribelli sar dieci volte il nostro. Quando arriveranno, avremo almeno una possibilit di farcela?.
Drogo rise. Onestamente non  una cosa cui penso molto.
Paolo lo lasci e torn indietro lungo gli spalti merlati. In sostanza, il tribuno aveva ammesso che si trovavano in una situazione senza speranza. I ribelli avrebbero anche tollerato la provocazione di Drogo durante l'inverno, visto che non poteva agire contro di loro ma, una volta sciolte le nevi, sarebbe stato un gioco da ragazzi chiudere valle e valico e costringerlo alla resa per fame, oppure espugnare il forte. Valut la possibilit di fuggire oltre le montagne, ma il tentativo quasi certamente sarebbe fallito. Drogo non gli avrebbe lasciato portar via neanche una parte delle sue preziose provviste; e, cosa ancor peggiore, il territorio era selvaggio e sconosciuto, l'altura sembrava invalicabile e le valli, nel migliore dei casi, erano in preda all'anarchia e, in quel momento, piene di predatori.
Paolo raggiunse una scala ma si ferm prima di scendere. Si diresse invece sul ciglio del bastione e guard oltre la merlatura. Quella parte del forte si affacciava direttamente sopra a un dirupo e il terreno sotto i bastioni sembrava perdersi in un vuoto senza fondo. Il golfo oscuro della valle si estendeva verso ovest. Sarebbe stato cos facile, pens, arrampicarsi sulla merlatura e gettarsi nel vuoto. Sarebbe stata una cosa rapida. Non avrebbe neppure visto le rocce prima di schiantarcisi sopra. Forse non avrebbe neanche provato dolore. Perch avrebbe dovuto torturarsi aspettando una fine ignota, quando poteva scegliersene una in quel momento? Cosa gli faceva pensare di meritare di vivere?
Le sue mani poggiavano sopra la roccia gelata dei bastioni. Sarebbe bastato un attimo per arrampicarcisi.
Non poteva farlo. Pur riuscendo a immaginarsi di cadere nell'oscurit, sapeva di non poterlo fare. Non che avesse paura o pensasse di meritarsi di vivere. C'era una nuova forza che lo governava, cresciuta durante le ultime settimane, da quando Eachna aveva cominciato a prendersi cura di lui fino alla sua guarigione. Quella forza portava il nome della giovane schiava, ma la sua essenza ancora gli sfuggiva. Non era tanto una risposta, quanto piuttosto la promessa di una risposta ad attirarlo verso di lei. Quella ragazza era un mistero: sconcertante, affascinante, un vero e proprio stravolgimento del mondo che lui pensava di conoscere. Il fatto che fosse sfuggita al suo tocco, che fosse una schiava e che lui temesse il suo dolore quanto il proprio: tutte queste cose lo tenevano lontano dalle mura.
Eachna non voleva che Paolo entrasse nella sua stanza ma lui lo fece comunque. Tent di fuggire, ma lui la afferr per le spalle e la tenne ferma. Lei si dimen, ma non riusc a liberarsi. Tuttavia non grid, n tent di fargli del male. Lui la guard e le ordin, la supplic di raccontargli la sua storia.
Alla fine, la tensione sembr salire dal corpo fino al viso di Eachna, che scoppi in lacrime. Paolo la strinse e lei singhiozz su di lui in modo violento, come se il serbatoio della sua tristezza fosse stato perforato. Quella piena le scosse le membra. Lo cinse con le braccia, ancorandosi a lui. Il ragazzo fu sconvolto dal tormento che aveva scatenato in lei.
Eachna continuava a piangere e, di tanto in tanto, cercava di parlare, ma la voce le si strozzava in gola a ogni parola. I suoi occhi erano inondati di lacrime mentre guardavano quelli di Paolo. Le lacrime le scendevano lungo le guance ruvide e arrossate, inzuppando i vestiti di lui che le prendeva il viso tra le mani, sentendo i capelli arruffati e la forma del suo cranio. Rimasero uniti a lungo, finch i loro corpi, esausti e scossi fino al midollo, condivisero la stessa sensazione di galleggiare nell'immensit. Eachna vacill e Paolo la sostenne, portandola verso il letto.
Quella notte, molto tempo dopo che i bagordi dei soldati erano terminati, giacquero insieme svegli e silenziosi, guardando attraverso la finestra le nubi di mezzanotte che correvano nel cielo blu. Eachna teneva stretta la mano di Paolo nella sua. Solo quando l'ultima nuvola pass sopra di loro e la finestra si riemp di stelle fredde e distanti, cominci a parlare.
Inizi con la sua solita voce, calma e seria. Qualche volta doveva fermarsi e aspettare che la voce prendesse vigore. Paolo non disse nulla e ascolt, e ogni parola che lei pronunciava gli rimaneva impressa nella memoria.
Era nata in Ibernia, che nella sua lingua nativa si chiamava riu. All'et di tredici anni era stata rapita dai pirati che l'avevano portata a nord, oltre le terre abitate dai Romani, su per la costa frastagliata fino a un porto profondo e roccioso, dove l'avevano scaricata barattandola con due mucche. Un pitta e suo figlio l'avevano condotta attraverso un territorio fatto di colline pedemontane e foreste, fino a un piccolo insediamento sopra un alto pendio, distante da qualsiasi altro posto. Era un gruppo di capanne circondato da un unico cespuglio di rovi, abitato da meno di venti persone. Era stata presa dal capo-villaggio che la voleva come domestica, perch la moglie era morta durante la gelata e gli serviva una sostituta.
L'aveva violentata la prima notte, poche ore dopo il suo arrivo. Non c'erano state minacce, n timidi approcci. Semplicemente le era montato sopra all'improvviso e l'aveva presa. Il mattino seguente aveva fatto lo stesso, e cos la notte successiva, e quella dopo ancora, finch non era diventata un'abitudine. Lei aveva pianto senza sosta per giorni, facendolo arrabbiare cos tanto che una volta le aveva quasi spaccato la testa con un ciocco di legno.
A quel punto si tir indietro i capelli e mostr a Paolo una cicatrice sulla tempia. Era la prima di tante, gli disse.
Le settimane passavano ed Eachna non parlava mai con nessuno della comunit. Perlopi veniva ignorata e le veniva ordinato di rimanere nella capanna del suo padrone. Aveva preso in considerazione l'ipotesi di una fuga, ma aveva troppa paura. Se fosse stata catturata, la punizione sarebbe stata atroce; se non lo avesse fatto, quasi sicuramente sarebbe morta in quello strano e lontano paese. Si era abituata ai morsi della fame e del freddo, oltre alla terribile fatica del durissimo lavoro. E aveva imparato a non parlare, e quasi a non pensare.
Poi, dopo un anno, le cose erano peggiorate. Una notte, l'uomo era entrato nella sua stanza non per montarle sopra ansimando come al solito, ma per colpirla senza preavviso. Al suo tentativo di alzarsi, l'aveva colpita di nuovo, urlandole che era sterile e che era una strega. Quando ebbe finito, il volto di Eachna era una massa sanguinante di pelle lacerata; aveva il naso rotto e un osso della spalla spezzato. Era rimasta distesa l da sola per ore, senza che nessuno andasse ad aiutarla. Non poteva muoversi per il dolore; sentiva il sangue congelarsi e impiastrarle pelle e capelli. Era svenuta, si era ripresa, era svenuta ancora e si era ripresa di nuovo, per cadere infine in un profondo stato d'incoscienza.
Aveva ripreso i sensi nel suo letto, dopo che qualcuno, sia pure a malincuore, le aveva curato le ferite.
L'uomo pretendeva che gli desse un altro figlio, ma lei si era dimostrata infeconda. Per un po' l'aveva lasciata in pace, facendole sperare che avesse perso interesse per lei. In seguito, aveva notato una certa ombra nei suoi sguardi, ma aveva cercato di ignorarla il pi possibile, per paura del suo significato. Finch un giorno, dopo qualche altra settimana, quando ormai le ferite si erano quasi rimarginate, l'uomo era andato da lei e l'aveva percossa con violenza come la prima volta. In un attimo di odio delirante, Eachna l'aveva schiaffeggiato in viso. Lui l'aveva fissata senza parlare ed era uscito dalla capanna.
Poco dopo, era tornato con una mannaia e dopo aver spinto Eachna sul pavimento, tenendola ferma le aveva mozzato la mano sinistra.
Raccont tutto questo a Paolo con calma, ma poi all'improvviso strizz gli occhi per l'angoscia di quel ricordo. Lui le prese il braccio sinistro senza mano e premette la morbida pelle del moncherino sulle sue labbra. Le baci la fronte e le chiese di fermarsi, le disse che non c'era bisogno che gli raccontasse di pi. Aveva gi detto abbastanza.
Nelle notti seguenti, Eachna raccont il resto della sua storia, e Paolo le parl del proprio dolore, di Trimontium e di Vittore. Le parl della sua infanzia e del perch fosse fuggito dalla sua casa e dalla sua famiglia. Le raccont dell'orrore che provava perch non avrebbe mai pi rivisto sua madre. Alla fine, quando ebbe raggiunto l'ultimo e pi buio recesso della sua paura, le raccont di Fausto.

20.

D'umore ora insopportabile, ora arrendevole tu sei, ora lieto, ora aspro a un tempo: con te e senza te viver non posso.
Marziale.

Fu un sollievo entrare nella calda atmosfera della locanda dopo una lunga mattinata di viaggio. Pinta aveva ammonito Amanda, ricordandole, con il tono della voce anzich con un'affermazione diretta, che le locande non erano luoghi adatti a una donna di alto lignaggio.
La ragazza le aveva risposto che i due muli che trainavano la vettura sembravano stanchi e che desiderava fermarsi per il loro bene quanto per il proprio. Mentre il conducente portava gli animali nelle stalle per nutrirli e abbeverarli, Amanda, Pinta e i due bucellarii che le accompagnavano furono condotti dal proprietario nella sala da pranzo. La moglie e la figlia, impegnate in una veloce pulizia dei tavoli, si fermarono e si inchinarono ad Amanda che entrava.
Desideri rifocillarti, mia signora?, s'inform il proprietario in un goffo latino.
Solo boccali di vino caldo, gli rispose Amanda, usando la lingua dei Britanni per metterlo a suo agio. Il proprietario sorrise compiacente, le invit ad accomodarsi al tavolo pi vicino al focolare e si affann a mandare moglie e figlia in cucina. I bucellarii sedettero a un tavolo dall'altra parte della sala. Per il resto, il locale era vuoto, essendoci pochi viaggiatori in quel periodo dell'anno. Amanda l'aveva sperato. Aveva voluto fermarsi non tanto perch fosse davvero stanca, quanto perch aveva bisogno di un po' di quiete per raccogliere i pensieri prima di continuare il viaggio. La locanda era appollaiata proprio sul ciglio della brughiera, a poco pi di met strada tra Corinium e Glevum, dove Patrizia stava attendendo il suo arrivo.
Il proprietario port loro il vino e si diresse dai bucellarii. Amanda prese il boccale tra le mani e attese che il calore filtrasse attraverso i guanti, scaldandole le palme. Era un posto silenzioso - a parte il crepitio del fuoco e lo sporadico acciottolio sommesso proveniente dalla cucina - e dopo i cigolii e gli scossoni continui del carro, lei ne apprezzava soprattutto l'immobilit.
Erano trascorsi pi di due mesi dalla festa di Agrio Leone e dalla notte in cui Amanda aveva trovato Patrizia sul letto, priva di sensi e con un polso tagliato. Ricordava in modo vivido di aver tentato di rianimare la cugina senza riuscirvi, per poi precipitarsi a cercare suo padre e Celero.
Quest'ultimo era arrivato e si era preso cura di Patrizia con calma, mentre lei riusciva a malapena a controllare una crisi isterica. Poi le avevano detto che, per fortuna, Patrizia era svenuta dopo essersi tagliata un polso, perch se li avesse recisi entrambi probabilmente sarebbe morta.
Dopo pochi giorni necessari a ristabilirsi, durante i quali aveva rifiutato le visite di chiunque, a parte quelle di Agno e del medico, Patrizia aveva chiesto di essere rimandata dai suoi genitori a Glevum. Amanda l'aveva vista solo per un breve momento prima che partisse, quando si erano scambiate un fugace bacio senza parlare. Dopo varie settimane, trascorso persino il Natale, Amanda non aveva pi avuto notizie di lei. Alla fine le aveva scritto con il pretesto di posare insieme per un ritratto. Si era portata la risposta di Patrizia da Corinium e in quel momento l'apr per leggerla di nuovo.
Alla mia amata amica e sorella Amanda, Patrizia Tecla manda i suoi saluti.
Vieni, sorella. Ti aspetter non appena sarai in grado di affrontare il viaggio. Per favore saluta tuo padre da parte mia.
Saluti in Cristo.
Non era la brevit della lettera a impensierire Amanda, che si era preparata a ricevere una risposta persino pi breve - se non addirittura a non riceverne alcuna - quanto piuttosto il nome Tecla. Era il nome di una santa cristiana, che non figurava tra quelli dati a Patrizia al momento della nascita. Perch mai sua cugina l'aveva adottato? L'inattesa invocazione a Cristo in calce alla lettera la preoccupava ancora di pi. Patrizia era battezzata, ma non aveva mai dimostrato alcuna particolare sensibilit religiosa prima di allora, e Amanda non sapeva cosa pensare. Temeva potesse trattarsi di un'affettazione scaturita da quegli stessi sentimenti di rancore e d'invidia che l'avevano spinta a tentare il suicidio. Forse dimostrando sentimenti religiosi sperava di far sentire la cugina talmente in colpa da spingerla a rifiutare il matrimonio con Rufo.
Amanda sapeva che non avrebbe dovuto sospettarla di una cosa del genere, ma l'alternativa la preoccupava ancora di pi. Che cosa sarebbe successo se Patrizia avesse davvero scoperto Cristo e avesse scelto santa Tecla come sua particolare custode? Di certo Amanda aveva sempre sperato che la cugina imparasse un po' di temperanza e umilt; d'altronde, non aveva sempre tentato di indirizzarla proprio in quella direzione? Tuttavia, che accadesse in quel modo, in un momento di dolore e solitudine che lei stessa aveva contribuito a provocare, o che almeno non era riuscita a evitare... No, rifiutava il pensiero che Patrizia avesse subto una tale trasformazione a causa sua.
Rivoleva indietro la sua vecchia cugina, la vanitosa, irriverente e fanciullesca Patrizia, il cui calore umano era reso ancor pi reale proprio dai suoi difetti.
Cos, quello che Amanda aveva inteso come viaggio di ricongiungimento e di riconciliazione adesso la riempiva d'ansia. Sarebbe stato semplice rifiutare Rufo e far tornare tutto alla normalit. Eppure il mondo era cambiato, e lei sapeva di dover cambiare con esso. Non poteva sfidare il padre. Non poteva rifiutare di sposarsi, visto che da quelle nozze dipendevano tante cose. Aveva sempre saputo che sarebbe arrivato il giorno del matrimonio, e che sarebbe stata fortunata oltre ogni pi rosea aspettativa se lo sposo fosse stato di sua scelta.
Partendo dalla locanda, il carro segu la strada tortuosa che dal pendio delle colline raggiungeva la valle a occidente. Le nebbie di febbraio stavano sospese sui campi e sulle fattorie come un oceano spettrale che si estendeva a vista d'occhio, interrotto da isole di foresta nera. A sinistra, infilata nella sua valle, con il tetto coperto di tegole che si levava oltre la nebbia, c'era la Casa della Gallina Bianca. La famiglia si era ritirata a Glevum per l'inverno, ma Amanda sapeva che lo zio Pertinace era solito trascorrere la maggior parte della stagione alla villa, e la cosa non le dispiaceva; la sua assenza le avrebbe reso pi facile la permanenza a Glevum.
Dopo altre due ore, la carrozza giunse in citt. Era pi piccola di Corinium: una colonia di mercanti di mare e di soldati in pensione, sgangherata e turbolenta, che non dimostrava le proprie origini imperiali.
Mentre passavano per il foro, Amanda not che era talmente trascurato che delle piante erano cresciute tra le lastre del pavimento, spaccandole. Persino sulla strada principale c'erano degli edifici abbandonati.
Il carro arriv nel cortile recintato della residenza cittadina e Terzia gli and incontro. La donna indossava un pesante mantello ricamato e uno scialle come copricapo. Amanda scese dal carro e s'inchin. Si aspettava l'accoglienza della cugina, non della zia.
Avete fatto buon viaggio?, domand Terzia.
S, grazie zia.
Patrizia  dentro. La sua ancella ti condurr da lei e ti porter qualcosa da mangiare. Penser io alle tue cose.
Amanda segu l'ancella in un salone, dove trov Patrizia seduta su un triclinio con un libro. La ragazza, sentendola arrivare, si alz e, con un sorriso cordiale, attravers la stanza per abbracciarla.  passato tanto di quel tempo, sorella, le disse mentre si stringevano.  meraviglioso stare di nuovo insieme.
Lo so, fu tutto ci che Amanda riusc a dire. Si sentiva sollevata dall'affetto della cugina, ma al tempo stesso turbata dal suo aspetto. Quella non era la Patrizia che conosceva. Indossava semplici sandali bassi e un comune abito di lana grezza; i suoi capelli non erano acconciati, ma legati solo da una stringa e neppure lavati; non c'era traccia di trucco, n di gioielli n del familiare profumo. Era pallida in volto e scarna a tal punto che Amanda riusciva a sentirne le ossa attraverso il tessuto mentre si abbracciavano. Se si fossero incontrate per strada, non l'avrebbe riconosciuta.
Mi troverai cambiata, temo, disse Patrizia, portando Amanda a sedere sul triclinio accanto a s. Prese il libro e lo pose sul basso tavolino di fronte a loro. Sto cercando di migliorare nella lettura, ma non sono abbastanza determinata. Be', almeno, mi sono liberata di tutte le altre stupidaggini: i fronzoli, i gingilli e i profumi. E mi ha fatto molto bene. Patrizia sorrideva, ma senza cercare troppo di nascondere la tristezza dei propri occhi. Abbass lo sguardo sul pavimento e aggrott la fronte. Non arrabbiarti perch non ti ho scritto. Volevo farlo, ma non sono mai stata molto brava a scrivere lettere, e sotto questo aspetto sono proprio incorreggibile.
Non sono arrabbiata, Patrizia. Ero solo preoccupata per te, dopo tutto quello che  successo. Non sapevo se scriverti o no. A Corinium non volevi vedermi, ricordi?
Mi dispiace anche per quello. Per qualche giorno non sono stata in me. Non sapevo chi fossi. Ecco perch santa Tecla  venuta a trovarmi. Per aiutarmi a spazzare via dalla mente tutte le ragnatele che riempiono il mondo, tutto quel rumore dilagante che si era impossessato di me fino a farmi perdere la mia identit. Mi ha raccontato quel che le disse una volta san Paolo: Temi solo l'unico Dio e vivi una vita casta. Sembra cos semplice, vero? Mi era apparsa anche un'altra volta in Gallia, durante la mia malattia, ma allora non ero pronta ad ascoltarla. Non ero mai stata disposta ad ascoltare, fino alla notte in cui ho tentato di uccidermi e lei ha allungato le braccia per fermarmi. Ho sentito la sua presa sul polso. Mi ha chiamato sorella e mi ha detto di essere sempre stata con me dal momento della mia nascita, come balia e protettrice.
Patrizia tacque, fissando il vuoto. Prima che sua cugina potesse replicare, l'ancella torn con un piatto di pane, formaggio e carne che poggi sul tavolo. Quando se ne fu andata, Amanda disse: Non sembra che tu stia bene, Patrizia.
Ma mi sento bene, non  questo l'importante? Non sono una filosofa, ma capisco quel che dice Tecla sulla necessit di sbarazzarsi di tutti i detriti terreni per diventare una cosa sola con Dio. Quando stavo a Lugdunum, la cugina Iberia mi raccontava di alcune donne di Roma che vivono nelle loro case senza orpelli e senza vedere uomini, a parte i sacerdoti o i familiari, limitandosi a pregare e dedicandosi a una vita casta e pura.  un pensiero davvero liberatorio, Amanda, quello di non aver bisogno di sposarsi, dopotutto.
E tuo padre cosa ne pensa?
Ci sono delle ragazze a Roma che vivono cos, senza curarsi di ci che dicono i loro padri. Scoppi anche uno scandalo, uno o due anni fa, quando una ragazza fu picchiata a morte dal padre perch non voleva sposarsi.
Oh, Patrizia....
Fosse per me, me ne andrei di corsa da sola verso occidente a vivere in una grotta da qualche parte, disse Patrizia. Poi aggiunse con una risata sommessa: Ma almeno Glevum d'inverno non  poi cos diversa da un deserto, no?.
La risata di Amanda fu una eco vuota di quella della cugina. Il suo cambiamento non le pareva molto divertente. La profondit di quella trasformazione era preoccupante, e lei non sapeva come reagire. Era stata troppo drastica, troppo improvvisa; sentiva che Patrizia non stava correndo verso la liberazione, bens fuggendo dal dolore. Era chiaro che si era praticamente lasciata morire di fame per settimane. Non aveva neanche guardato il piatto di cibo davanti a loro. Amanda si ricord di essere venuta fin l per posare con lei per un ritratto, ma in quel momento non le sembrava che avesse molto senso rammentarlo alla cugina.
Sei molto silenziosa, sorella, disse Patrizia toccandole il braccio. Spero di non averti scioccata.
Forse Tecla stava veramente guidando Patrizia, o forse no, ma Amanda conosceva l'origine di quella metamorfosi. Visto che si trovava l, non aveva niente da perdere ad affrontare l'argomento. Tutto questo  a causa del mio fidanzamento con Rufo?.
Patrizia ritir la mano e sorrise, irrigidendosi un po'. Era ovvio che si fosse preparata a quella domanda. Non ha senso negarlo, suppongo, ma non potrei sopportare che ti sentissi in colpa per questo, Amanda. Rufo mi ha rifiutata molto tempo fa, su questo non c' dubbio. Ci ho pensato molto. Mi sentivo come un'ape che ha perso il pungiglione... Ne ha solo uno, capisci,  una parte di s, e una volta che lo perde... E s, nonostante tutto ho tenuto viva nel cuore una speranza infantile. Ammetto di essermi arrabbiata, di essere stata invidiosa che all'improvviso lui si fosse avvicinato a te e di aver temuto... Oh, non so, niente di tutto questo ha pi importanza ormai. Sono stata salvata e ora ho un nuovo cammino da seguire.
Ma passare da un estremo all'altro, Patrizia, non  salutare. Sembri cos debole... E poi sai di essere cagionevole di salute. Hai bisogno di mangiare.
Quella che ho preso  una decisione difficile per l'anima, disse Patrizia. Ecco come mi piace considerarla. Mangio, ma non spesso, e solo pane e porridge, e qualche volta un po' di frutta e miele. Per il resto del tempo me ne sto seduta a pensare e a pregare, e lei prega con me. Oltretutto, non sono pi dura con me stessa di quanto lo sia Giuliano.
 diverso.
In che modo, se non perch  un uomo? Non possono le donne dedicarsi a Dio completamente quanto gli uomini?
Lui non si lascia morire di fame.
Oh, Amanda, non essere melodrammatica! Non sto morendo di fame. Mi sto liberando di ci che non mi serve, togliendo di mezzo la carne proprio come ho fatto con il mio guardaroba e tutto il resto.
E tua madre approva?
Macch! Prima ero troppo frivola per essere rispettabile, adesso sono troppo austera per essere appetibile. Credo sia impossibile accontentarla. Almeno ai miei genitori verr risparmiato il problema di trovare marito a una vecchia zitella come me.
Poco dopo apparve sulla soglia una schiava per annunciare che le terme erano pronte, se le signore gradivano rinfrescarsi. Amanda accett ma Patrizia no. Disse che aveva preso l'abitudine di fare il bagno solo una volta ogni due giorni e che sperava di arrivare a uno a settimana, dato che si stava liberando degli agi passati. E cos Amanda fece un lungo bagno solitario, preoccupata per sua cugina e tormentata dal senso di colpa.
Amanda non vedeva Rufo dal giorno della festa, e non lo avrebbe rivisto finch il loro fidanzamento non fosse stato ufficializzato con una cerimonia in primavera. Aveva accettato la promessa di fidanzamento con la placida obbedienza che suo padre si aspettava da lei ma, per quanto mostrasse al mondo una facciata stoica, non poteva negare che quell'unione la attraesse a un livello indegno da cui, pur non comprendendolo appieno, si sentiva sopraffatta. Ogni volta che pensava a Rufo, anche se con odio e rabbia, veniva assalita dal desiderio. Era una sensazione cos diversa dalla pura estasi dell'anima che qualche volta aveva provato durante la preghiera: era un desiderio carnale, rozzo e brutale cui temeva di non saper resistere. O, peggio ancora, di non voler resistere.
Amanda stette a Glevum solo per tre giorni, nonostante avesse pianificato di restarci per una settimana. Il suo affetto per Patrizia non era diminuito; al contrario, era talmente colpita dalla delusione e dalla tristezza della cugina, e consapevole della propria responsabilit in quella faccenda, da non sopportare una permanenza pi lunga. Sarebbe stato pi facile se fosse stata davvero contraria all'unione con Rufo, come fingeva di essere con la cugina. Tuttavia, non si era mai sentita portata per l'inganno, e continuare a mentire le pareva una tortura. Ancora una volta ricord a Patrizia che lei e Rufo non erano ancora neanche fidanzati; si erano, semmai, impegnati a fidanzarsi, pur con i molti dubbi che gravavano sul futuro. Ma anche quella rassicurazione era sentita solo per met.
Mentre Amanda si preparava per partire, Patrizia and ad abbracciarla. Vorrei essere una tavoletta da poter semplicemente cancellare, sussurr. Ma Tecla mi mostrer la strada adesso. Fidati di me, sorella.
Con un misto di sollievo e rimorso, Amanda si accomiat da Patrizia e dalla sua famiglia e trascorse una lunga giornata di viaggio per tornare a Corinium. Preg che la cugina si riprendesse presto da quella che Terzia aveva definito una sciocca parte da monaca. Come Patrizia stessa le aveva detto, a Roma andava di moda tra le giovani rinunciare al matrimonio in nome di Cristo e nascondersi come eremite, e lei era sempre stata molto attenta alle mode. Forse quella fase sarebbe passata in fretta; Giuliano sarebbe tornato a casa e l'avrebbe convinta ad abbandonare tutto, oppure avrebbe incontrato un corteggiatore che l'avrebbe aiutata a dimenticare Rufo e tutto il dolore che le aveva procurato.
Due settimane prima, il padre di Amanda si era recato a Londinium per affari, ma era gi tornato quando lei giunse alla residenza cittadina fuori Corinium poco prima del tramonto. Alipio la salut in cortile e le disse di andare nello studio del padre. Ti ha anche portato una bella sorpresa, aggiunse con un sorriso piuttosto enigmatico.
Lo studio era vuoto e riscaldato dal pavimento. La scrivania del padre era coperta da mucchi di pergamene e tavolette di cera. Un'alta finestra coperta di tende dominava i pascoli dietro la residenza, mentre un'altra si trovava sulla parete opposta, di fronte al corridoio; per il resto Amanda era circondata da armadi e scaffali che arrivavano fino al soffitto, pieni di pergamene e libri portati l da Silvanicum per l'inverno e disposti con cura. Al centro di una parete c'era uno scaffale su cui poggiava un busto bronzeo di Valentiniano Augusto, affiancato da un paio di orologi ad acqua che suo padre aveva costruito anni prima. Si diresse verso lo scaffale, attratta dal loro ticchettio, che segnava il tempo con delicatezza nel silenzio della stanza; ogni tocco era come un battito cardiaco dell'imperturbabile imperatore. I suoi occhi, severi sotto le sopracciglia arcuate, osservavano la stanza. Amanda odiava quel busto. Ne interpretava l'arcigna espressione come il disprezzo di un soldato per il mondo della cultura, e perci amava indugiare in quella stanza. Se l'imperatore avesse avuto anche soltanto un briciolo della crudelt suggerita dallo scultore, la ragazza sperava di non doverlo mai incontrare.
Ud dei passi nel corridoio e, un momento dopo, suo padre entr nello studio. Eccoti!, annunci. Vedo che sei tornata prima! Come sta tua cugina? E i tuoi zii?
Stanno bene, rispose. Non le sembrava il momento di mettersi a parlare delle sue preoccupazioni per Patrizia.
Sono contento di sentirlo.  quasi ora di cena, ma prima ho un regalo e una notizia per te. Credo sia meglio darti prima il regalo. Sollev una borsa che giaceva sul pavimento e la mise sulla scrivania. Conteneva qualcosa di grosso. Vi infil le mani e tir fuori un codice rilegato in pelle. Ecco, disse porgendoglielo con un sorriso radioso. Un dono dal vescovo Gregorio di Londinium.
Il vescovo?. Prese il codice con entrambe le mani e lo esamin con stupore. Un codice come quello era d'inestimabile valore. La rilegatura in pelle aveva rifiniture di ottone e d'argento, e la pergamena era di qualit almeno pari a quelle sugli scaffali circostanti. Non capiva come avesse fatto a meritare un dono cos. Dal vescovo?
Proprio lui in persona, rispose Agno. Mi  capitato di accennare alla speranza di trovare una copia delle epistole di san Paolo durante la mia permanenza a Londinium, poich  cos difficile ottenere testi scritti a Corinium di questi tempi, e lui ne ha tirata fuori subito una come per magia. L'aveva comprata ad Ariminium qualche anno fa. Questa  autentica pergamena italiana, mia cara. E ovviamente, quando ho nominato una certa appassionata studentessa, nonch figlia, la cui reputazione, lo ammetto, ha conquistato ammiratori persino nelle basiliche di Londinium, il vescovo l'ha fatta rilegare di nuovo e non ha voluto nulla in cambio. E cos eccola qui, con la sua benedizione.
Che Dio benedica il vescovo, disse Amanda, piacevolmente sorpresa. Il pensiero che si parlasse di lei nella capitale delle Quattro Province la innervosiva, a dire il vero. Ma con un regalo del genere tra le mani non poteva fare a meno di sorridere.
Amen, disse Agno. Si alz dal triclinio e rimise la borsa sul pavimento. Poi, and dietro la scrivania a rimetterla un po' in ordine. Ora, temo di doverti riferire una notizia molto deludente, almeno per me. Riguarda il suggerimento, ricordi, di sposare Agrio Rufo per il bene della famiglia.
S, disse. La gola le si era improvvisamente inaridita. Intu cosa stesse per dirle suo padre.
Sono venuto a sapere qualcosa di scioccante e umiliante, cio che Agrio Leone si  ritirato dal nostro accordo. Mentre parlava, Agno continuava a riordinare pergamene e tavolette, controllandone i contenuti e impilandole per bene sulla scrivania o infilandole negli scaffali dietro di s. Ci siamo incontrati a Londinium e me l'ha detto. Puoi ben immaginare come ho reagito; basti dire che ho dovuto fare penitenza per il mio scoppio d'ira. La mia unica consolazione  che, almeno secondo le voci che girano,  stata una decisione di Rufo, non del padre. Sembra che suo figlio abbia cambiato idea e si rifiuti di andare fino in fondo. Ci significa, naturalmente, che l'umiliazione di Agrio Leone  persino pi grande della mia, e ha alimentato voci di un contrasto tra i due, il che va a nostro vantaggio,  ovvio. Immagino che anche tu debba condividere la mia frustrazione, essendoti abituata all'idea di dover compiere un sacrificio non pi necessario. Ma almeno non dovrai pi sposare quel disgraziato, eh? Ti trover un buon marito cristiano in Gallia, invece; vedrai se non lo faccio.
Guard sorridendo la figlia, che rimase seduta sulla sedia, stringendo il libro. Posso andare a leggere questo nella mia stanza?
Certo, le rispose.  tuo adesso, puoi portarlo dove preferisci. Non mi aspetto che lo lasci nello studio.
Grazie, gli disse Amanda alzandosi. Fece un inchino e usc dallo studio per ritirarsi nella propria stanza. Quando ci arriv, si chiuse la porta alle spalle e si ferm di fronte al letto.
Ecco come stavano le cose. Organizzato quasi per caso, il suo secondo fidanzamento era stato cancellato come un'ordinazione indesiderata dal fornaio. E non per motivi politici, cosa che forse avrebbe potuto accettare, ma perch Rufo si stava rifiutando di andare fino in fondo. Non la voleva. L'aveva rifiutata proprio come aveva fatto con Patrizia.
Certo che l'aveva fatto, pens con amarezza. Se non voleva Patrizia, con tutta la sua bellezza e la sua grazia, perch, in nome di Cristo, avrebbe dovuto accontentarsi di una ragazza bassa e scura come lei, una provinciale di seconda scelta che non era mai neanche stata a Treviri? Ovviamente lei diventava un particolare insignificante di fronte alle sue ambizioni; perch mai avrebbe dovuto legarsi a lei quando, nel giro di due o tre anni, avrebbe potuto aprirglisi davanti un mondo di nuove opportunit? Con ogni probabilit avrebbe scelto una sposa gallica d'insigne famiglia senatoria, carina, colta e benestante. Avrebbe dimenticato del tutto la tronfia ragazzina britanna che una volta lo aveva offeso a una festa invernale.
Ormai stringeva il libro con tale forza che le dita le erano diventate bianche. Il suo petto fremeva. La profonda ingiustizia di tutta quella vicenda la travolse. Quando, tre anni prima, il suo fidanzamento con Silvio Bono era stato cancellato, aveva provato solo sollievo. Stavolta era diverso. Sarebbe stata capace di sopportare il colpo se sua madre fosse stata l, pronta a sedersi accanto per dirle cosa fare, ma senza di lei il mondo pareva non avere un centro e non offrirle alcun appiglio. Sua madre le era stata sottratta in modo crudele e ingiusto, lasciandola da sola e alla deriva.
In un attimo di furia, lanci il libro contro il muro. Si diresse verso la sua toeletta - piena di scatolette di trucco, boccette di profumo, gioielli e una collezione di infantili figure bronzee - e la spazz via con le braccia, provocando una tempesta di oggetti tintinnanti. Afferr un vaso d'argento dal ripiano pi vicino e lo gett contro il braciere, rovesciandolo. Poi afferr il suo vasetto preferito color rosso vivo, regalatole per il compleanno, e lo mand in frantumi davanti ai propri piedi. Tir via le coperte dal letto e le trascin per il pavimento. Apr i cassetti, fece a pezzi mucchi di vestiti e se li gett dietro le spalle.
E quando i cassetti furono vuoti, si gir e sollev la sedia di vimini. Quindi chiuse gli occhi e, piangendo, la lanci nell'angolo pi lontano della stanza.
Ansimando e singhiozzando, Amanda guard il caos che aveva creato intorno a s. La sua rabbia si dissolse, lasciandole solo un senso di vergogna per la violenza del suo sfogo. Ancora una volta aveva fallito, e quel fallimento era peggiore dei precedenti. Come poteva immaginarsi pronta per essere una moglie, o qualsiasi altra cosa?
La porta si apr dietro di lei e il gatto, che si era rintanato sotto il letto, schizz via nel corridoio come un lampo grigio, sfiorando le gambe di suo padre. Pinta si volt per scrutare all'interno della stanza con una certa agitazione. Agno conged l'ancella ed entr chiudendo la porta. Osserv con calma la devastazione intorno a s. Mi deludi, Amanda.
Mi dispiace, padre, disse piangendo. Mi dispiace, ma mi sento persa. Ci sto provando, ma lei mi manca cos tanto....
Vorrei poter stare con te pi spesso, ma sai che non  possibile. Sei una signora adesso, e devi controllarti. So che ti manca tua madre. Pensa al suo esempio. Consolati con gli insegnamenti che ti sono stati impartiti.
Ricordo tutti gli insegnamenti, padre!, grid Amanda. Devo declamarli per te? Seneca dice: Hai sepolto qualcuno che amavi, adesso cerca qualcun altro da amare. Plutarco dice che non dovremmo mai permettere alla nostra tristezza di diventare persino pi grande del ricordo della nostra gioia. E Cicerone afferma che  stupido lagnarsi di ci che accade a ognuno di noi. E conosco tutto ci che dice san Cipriano. Lo so a memoria, padre, l'ho letto tutto! Dimmi qualcosa di nuovo; non citarmi qualche vecchio brano di filosofia o qualche stupidaggine sul paradiso. Conosco tutte queste cose. Non aiutano; non la riportano tra le mie braccia, n la rimettono sorridente sulla sua sedia, e neppure riescono a far uscire nuove parole dalle sue labbra. Ti prego, padre, di' qualcosa; non riesco a sopportare il dolore. Non voglio pi vivere. Ho pregato e pregato ma, in nome di Dio, non voglio pi vivere!.
Amanda, sospir piano suo padre, percependo la disperazione della ragazza, senza per riuscire a dirle nient'altro di utile.

21.

Ci che non pu essere sommerso, con maggior impeto risorge. E balza fuori sospinto pi in alto dal fondo del mare.
Rutilio Claudio Namaziano, De redito suo.

Pioveva, come sempre. Il freddo dell'inverno aveva ceduto il passo a una brezza pi fresca; le nevi si erano ritirate sulle nude cime delle montagne e i ruscelli, resi pi gonfi e rumorosi dall'acqua del disgelo, alimentavano le paludi a fondovalle. Di tanto in tanto, la luce del sole si apriva un varco attraverso le nubi, luccicando sulle rocce, sulle sterpaglie umide e sulle goccioline che sembravano danzare nell'aria.
Era la prima volta che Paolo non sentiva freddo lontano dal forte. Si accovacci all'aperto sopra il sentiero che attraversava il basso valico, la strada principale dal forte ribelle di Galava alle montagne a nord. Pochi passi dietro di lui, sui pendii pi bassi della valle, c'era una piccola e densa foresta che nascondeva quaranta soldati. Oltre la strada, in un'altra foresta sul versante pi remoto della valle, era nascosta un'ala di trenta cavalieri. In quel punto, il passo si restringeva fino a poche centinaia di piedi: era un tratto fangoso e insidioso, chiuso da entrambi i lati, che non offriva possibilit di fuga a chiunque venisse catturato sulla strada. Un posto perfetto per un'imboscata.
Il primicerius Kunaric emerse dal nascondiglio tra gli alberi e strisci al fianco di Paolo. Gli esploratori li hanno visti entrare nella valle due miglia a sud. Stanno arrivando.
Quanti sono?
Forse cinque squadre.
Paolo valut rapidamente la notizia. Ben quaranta uomini, un distaccamento ragguardevole. Se i ribelli avessero deciso di resistere, sarebbe stato un combattimento difficile, nonostante il vantaggio numerico e l'effetto sorpresa.
Che facciamo, senatore?, domand Kunaric.
Seguiamo il piano. Tornarono in fretta tra gli alberi. Kunaric, un brigante dall'ampia mascella di quasi trent'anni, era un soldato di carriera che ambiva a un alto comando nell'esercito da campagna. Anni prima aveva persino assunto un tutore che gli insegnasse a parlare come un ufficiale proveniente dalle classi colte. In Paolo vedeva ovviamente un'altra opportunit di migliorarsi; all'inizio questi aveva trovato irritanti le sue continue domande e le sue allusioni classiche non sempre corrette, ma pian piano aveva cominciato ad ammirarlo e a considerarlo quasi un amico. Kunaric era un buon soldato, arguto e affidabile. Se qualcuno meritava una promozione, quello era lui.
Gli altri soldati aspettavano nell'oscurit, in uno stato di silenziosa tensione. Paolo sentiva i loro occhi dubbiosi puntati su di lui. Aveva trascorso abbastanza tempo tra le truppe per capire come dovevano sentirsi a seguire qualcuno che era arrivato al forte all'inizio dell'inverno, aveva trascorso due mesi malato a letto, ne era uscito e aveva improvvisamente rivelato di essere un inviato segreto del duca Fullofaude con l'incarico di valutare e rafforzare la loro situazione tattica. Drogo aveva proposto l'idea quando Paolo gli aveva chiesto di poter svolgere un ruolo attivo nella guarnigione. Non avendo l'autorit di nominare un nuovo ufficiale, il tribuno aveva pensato che il portamento aristocratico e la conoscenza militare di quel soldato potessero essere ancora di qualche aiuto al morale degli altri; e cos era nato l'agente segreto del duca. Si trattava di una finzione comoda quanto assurda, ma fino a quel momento aveva funzionato, e comunque non era pi falsa della vita che Paolo aveva condotto negli ultimi anni. Gli uomini e gli ufficiali accettarono quella storia senza fare domande. Dopotutto, come poteva un aristocratico sapere cos tanto della vita militare?
Guadagnarsi la fiducia degli uomini nelle sue capacit, invece, era stata tutta un'altra cosa. Per tre mesi Paolo aveva accompagnato le unit in perlustrazione sulle montagne, familiarizzandosi con le risorse della guarnigione, dei suoi uomini e del terreno circostante. Nulla di ci che aveva visto gli aveva fatto cambiare l'opinione che aveva avuto subito, ossia che la loro condizione fosse pressoch senza speranza. Erano troppo pochi e troppo isolati. Nessuna notizia era giunta dai territori al di l delle montagne. Con ogni probabilit il duca Fullofaude si trovava ancora a sud, completamente ignaro del fatto che Valentino, il suo braccio destro, avesse trascorso l'inverno a complottare contro di lui. Paolo e Drogo ancora non avevano un'idea chiara delle intenzioni del ribelle. Le loro chiacchierate serali terminavano sempre allo stesso modo: Drogo alzava le mani, rideva e diceva che non gli importava se avrebbero vinto o no. Per lui contava solo mantenere il giuramento fatto all'imperatore.
Forse al tribuno non importava davvero. Dopo tanti anni sulle montagne non era pi capace di guardare al di l di esse, e aveva accettato l'idea che diventassero la sua tomba. Forse aveva persino assaporato la possibilit di una terribile e gloriosa sconfitta.
Paolo si liber da quei pensieri per osservare la valle sottostante. Aveva bisogno di concentrarsi. L'unico vantaggio che Drogo sembrava avere era un informatore a Galava, il forte ribelle a est. L'informatore sosteneva che alcuni dei biarchi e degli uomini arruolati fossero molto delusi dal giuramento di fedelt del loro tribuno a Valentino, e aveva rivelato che proprio quel giorno un distaccamento costituito dai biarchi insoddisfatti avrebbe marciato da Galava attraverso quel valico. Al che Paolo aveva convinto Drogo a far scattare una trappola. Osava sperare che i biarchi accettassero di disertare e che i loro uomini li seguissero. Sapeva che era un azzardo. Se avesse funzionato, per, forse ci sarebbe stata ancora qualche speranza. In caso contrario, Mediobogdum sarebbe caduta presto.
Gi nella valle, due esploratori a cavallo in armatura leggera, provenienti da Galava, percorrevano la strada al galoppo. Non mancava molto oramai. Paolo attese che scomparissero all'orizzonte, quindi si rivolse a Kunaric. Preparatevi, gli ordin.
Il primicerius rifer l'ordine ai biarchi, dopodich si ud un breve tramestio mentre i soldati estraevano gli scudi dalle fodere di cuoio, fissavano cinture e armatura, verificavano le armi e si schieravano. Un soldato fece un segnale alla cavalleria dall'altra parte della vallata.
Poco dopo, spunt la testa della colonna ribelle. Mentre i suoi componenti si avvicinavano con lentezza lungo la strada, Paolo li cont. L'esploratore aveva ragione: quaranta uomini su due colonne con un paio di ufficiali a cavallo in testa, che apparentemente non si aspettavano alcun problema. Aveva gi stabilito con esattezza quanto ci sarebbe voluto ai suoi uomini per correre dagli alberi alla strada, e ogni squadra era ben consapevole del proprio ruolo. Se fossero riusciti a circondare i ribelli abbastanza in fretta, avrebbero potuto sorprenderli a tal punto da farli arrendere senza combattere. Tutto dipendeva dalla reazione dei biarchi ribelli.
Gli uomini attendevano intorno a Paolo, acquattati, impazienti e pronti a scatenare, a un unico comando, tutta l'energia accumulata in ore di attesa.
Paolo fece un cenno a Kunaric con la testa. Adesso.
Il primicerius si alz di scatto e tese la spada verso la strada. Per l'imperatore!.
Proruppero dal nascondiglio tra gli alberi con un ruggito, lanciandosi gi per il pendio erboso verso il fianco della colonna ribelle. Paolo vide la confusione sui volti delle truppe sottostanti, la loro incertezza mentre la formazione si frammentava e i biarchi tentavano di portare le squadre in formazione di battaglia. Il loro panico aument quando, guardandosi intorno, videro una seconda ondata di aggressori, un'intera ala di cavalleria, caricarli dal lato opposto della valle e circondarli dalle retrovie. Resisi conto di essere accerchiati, i ribelli raddoppiarono in fretta e furia la loro linea di battaglia e si disposero in due file rivolte in direzioni opposte, tra le quali si disposero i due ufficiali non pi a cavallo.
Paolo aveva quasi raggiunto la strada, a un centinaio di piedi dal massiccio muro di scudi dei ribelli, quando grid ai suoi uomini di fermarsi. Con un'efficienza che lo impression, questi interruppero la carica e formarono, di fronte agli avversari, una singola fila in cui mantennero la loro posizione, con le lance in avanti, ansimanti per lo scatto fulmineo. Pi in l, sul versante opposto, i ribelli attendevano la cavalleria, anch'essi schierati e con i giavellotti pronti. Ogni soldato era immobile, in attesa di ordini. Paolo poteva sentire i due ufficiali rivoltosi, entrambi di grado inferiore, parlarsi con urgenza, senza dubbio confusi dall'improvvisa interruzione dell'attacco e incerti sul da farsi.
Sfruttando al massimo il loro smarrimento, il giovane procedette a grandi passi fino a giungere a met strada tra le due linee, sulla sponda di uno stretto torrente che scorreva lungo il sentiero. Non era in uniforme: indossava una semplice tunica, un mantello e i pantaloni, senza scudo n armatura, a parte un semplice elmo. Lasci la spada nel fodero. Sono un agente speciale del duca Fullofaude, designato comandante della guarnigione britanna da sua maest Valentiniano Augusto. Voi state seguendo il ribelle Valentino, che presto pagher per il suo tradimento. Se ora terrete fede al sacro giuramento fatto all'imperatore, verrete ripresi tra le file dei vostri compagni d'armi e ricompensati per la vostra lealt. Altrimenti, morirete. Roma concede il suo perdono una volta sola. Scegliete.
Uno degli ufficiali grid a gran voce da dietro le file dei suoi uomini. Noi eseguiamo gli ordini del nostro signore Valentino.
Proprio in questo momento il duca sta schierando le sue forze, disse Paolo. La vostra cospirazione  fallita.
 una menzogna!, replic l'ufficiale. Il duca  un idiota! Sono io che lascio a voi la scelta: unitevi a noi e forse il nostro signore Valentino non vi taglier la gola!.
Paolo aveva temuto che gli ufficiali fossero leali a Valentino. A giudicare dal marcato accento di quello che aveva parlato, probabilmente erano loro stessi degli esuli che Valentino aveva portato dalla Pannonia, e quindi non avevano nulla da perdere. Se si fossero arresi, alla fine sarebbero stati giustiziati comunque. Tuttavia, erano chiaramente spaventati e insicuri, e i loro uomini lo erano ancora di pi. Allora, mi rivolgo agli uomini del forte di Galava, disse Paolo passando dal latino alla lingua dei Britanni. Questi stranieri sono stati nominati vostri ufficiali, ma non hanno n autorit n onore. Sono esuli, fuorilegge e nemici dell'impero.  questo il tipo di uomini che v'impegnate a seguire? Avete scordato il vostro sacro giuramento al divino Augusto?.
I due ufficiali stranieri, incapaci di capire le parole di Paolo, continuavano a pressare i biarchi perch sferrassero un attacco, gridando all'ammutinamento e minacciandoli di morte se avessero disobbedito ai loro ordini. Urlavano che quell'uomo era un impostore e un bugiardo, mandato a seminare discordia. Promettevano ricchezza e gloria a chiunque fosse rimasto fedele. Solo un pazzo sarebbe andato contro Valentino.
I biarchi tentennarono. Le squadre, nervose, mantenevano le linee di difesa. Paolo aveva tentato di seminare discordia, come aveva detto l'ufficiale, ma non poteva sapere se quei semi avrebbero prodotto un ammutinamento. Si ritir verso i propri uomini e si prepar a ordinare un attacco, nel caso in cui le cose non fossero andate come voleva.
Qualche istante pi tardi, il biarchus ribelle pi anziano, un enorme veterano dalla barba rossa, si diresse verso l'ufficiale, lo afferr per la tunica e gli affond un pugnale nel collo. Quello cadde in ginocchio, gorgogliando le ultime maledizioni, mentre il suo compagno fu ghermito allo stesso modo e pugnalato a morte da un paio di soldati.
Il biarchus dai capelli rossi attravers le linee e si ferm sulla sponda opposta del ruscello, con il pugnale insanguinato ancora in mano. Beliato, biarchus anziano della prima centuria della guarnigione di Galava, si present.
Paolo scese fino al ruscello per incontrarlo. Aveva voglia di ridere per il sollievo, ma mantenne un'espressione solenne sul volto. Apprezzo la tua lealt all'imperatore, biarchus Beliato.
La vittoria si celebr pi tardi a Mediobogdum, quando i disertori furono accolti nei ranghi della guarnigione di Drogo. Paolo valut il successo con un atteggiamento pi equilibrato. Durante il viaggio di ritorno al forte, Beliato gli aveva confidato di disprezzare il proprio tribuno per la sua mancanza di onore e di avercela con gli ufficiali stranieri che Valentino aveva inviato al forte. Quegli ufficiali, per, si erano portati dietro una gran quantit di argento, e per la maggior parte dei soldati l'argento contava pi dell'onore. E aveva aggiunto che la maggior parte degli altri biarchi a Galava non avrebbe rinunciato a combattere.
Quelle notizie rendevano troppo rischioso prendere in considerazione un'altra mossa del genere. Drogo aveva a disposizione solo trecento uomini pronti a combattere, pi i quaranta appena arrivati, e ci escludeva la possibilit di un assalto diretto ai forti ribelli. Le scorte si stavano assottigliando e procurarsene altre nelle valli circostanti sarebbe stato difficile. La loro unica speranza era che i ribelli si facessero prendere dal panico a tal punto da attaccare subito senza prima prepararsi a dovere, proprio mentre il morale a Mediobogdum era ancora alto.
Quella sera Drogo sal sui bastioni sopra i suoi uomini in festa e pronunci un discorso per alimentare il loro spirito combattivo. Paolo gli stava dietro e osservava la scena con placido distacco. Non era dell'umore giusto per bere. In quella situazione disperata, provava un senso di risolutezza, e addirittura di pace. Nei soldati che aveva intorno rivedeva i volti dei suoi vecchi compagni e, ascoltando le stesse battute, le stesse canzoni e le stesse lamentele - sulle esercitazioni, sulle corve e sulle razioni - si era lasciato pian piano avvolgere dalla vita della guarnigione come dalle braccia di una vecchia amante. Ogni giorno pensava a Vercovicium e a Vittore, e spesso parlava di loro a Eachna. Anche se la vita militare e i legami che essa creava tra gli uomini le erano estranei, la ragazza capiva il dolore della sua perdita.
Paolo ritorn nella sua stanza, dove Eachna gi dormiva, indoss gli indumenti per la notte e si stese accanto a lei. Stava sdraiata su un fianco, rivolta verso di lui. Guard le sue membra piccole e scarne, le spalle ossute che si alzavano e abbassavano a ogni respiro lento e regolare. Una massa disordinata di capelli biondi era sparsa sul cuscino. Da un lato era color argento chiaro a causa della luce lunare, dall'altro di un arancione cupo per il riflesso dei tizzoni ardenti nel braciere. 
Anche se dormiva, il suo viso parlava a Paolo. Lo rassicurava; l'intelligenza che scorgeva sulla fronte corrugata della ragazza gli insegnava cautela e riflessione. L'arguzia delle sue labbra sottili gli consigliava di ridere della follia del mondo e delle sue manie. Mi confondi, Paolo, gli diceva, ma non lascer che tu mi sconfigga. Perch nonostante i tuoi attacchi di tristezza e il tuo amore per la solitudine, ti conosco meglio di quanto tu non creda.
Era strano quanto fosse naturale stare sdraiato l a guardare quella ragazza, la sua schiava, e sentirsi in quel modo. Si ricord di un compagno di scuola il cui padre era rinomato perch giaceva con le sue schiave. Quell'uomo era diventato uno zimbello, un pagliaccio indulgente e debole di carattere, per aver ceduto a una tentazione cos banale. Era una cosa che solo un pretenzioso commerciante di citt o un contadino ignorante potevano fare.
Quei vecchi sentimenti contavano poco, ormai. Lei gli era accanto, e a lui non sembrava importare chi fosse n da dove venisse, purch non se ne andasse. In lei Paolo aveva trovato la redenzione in vita. Non avrebbe mai potuto lavarsi via la colpa dell'uccisione di Fausto. Adesso se ne rendeva conto. Non poteva semplicemente tornare a casa e pretendere di purificarsi attraverso la confessione e la condanna. Ogni giorno della sua vita avrebbe dovuto espiare il proprio crimine, cercando la giustizia non nell'esilio o nella morte, ma nel sacrificio e nel coraggio dello spirito, nella lotta disinteressata per proteggere la famiglia che aveva tradito.
Per quello, Eachna era la sua guida, la sua ispirazione. Sapeva che, se un giorno fosse riuscito a eguagliare anche solo una piccola parte della sua nobilt d'animo, senza curarsi di cosa il mondo diceva di lui, avrebbe avuto qualche speranza.
Quando i ribelli attaccarono, due settimane pi tardi, Mediobogdum era pronta ad affrontarli. Drogo aveva trascorso i giorni successivi all'imboscata a conferire con Paolo, Kunaric e gli altri centenarii, e alla fine aveva stabilito una strategia di difesa. Gli assalitori si aspettavano di veder arrivare trecento uomini da Galava e quattro o cinquecento da Glanoventa a occidente. Il loro piano era di stringere Mediobogdum tra queste due forze, senza lasciargli alcuna via di fuga; a quel punto avrebbero potuto assediare il forte o assaltarlo, a loro discrezione.
Un piano del genere, comunque, sarebbe dipeso dalla contemporaneit dell'arrivo delle due forze a Mediobogdum. Che cosa sarebbe successo se invece, come suggeriva Drogo, i difensori fossero riusciti a ritardare l'arrivo di una di esse? I capi dei ribelli senza dubbio sarebbero avanzati su per la valle con cauta lentezza, soprattutto dopo l'imboscata.
Una piccola unit di schermagliatori avrebbe potuto ritardare l'avanzamento delle truppe dalla costa. In questo modo avrebbero dovuto affrontare per prima solo la colonna pi piccola proveniente da Galava che, con un pizzico di fortuna, non avrebbe avuto il coraggio di combattere.
Nell'ufficio di Drogo erano seguite ore di dibattito sui particolari del piano: come preparare al meglio le difese del forte, come disporre delle scarse risorse e a che altezza della valle far tentare agli schermagliatori l'assalto al reparto proveniente da Glanoventa. Pi ne discutevano, e pi gli ufficiali giravano intorno alle stesse paure e incertezze, fino a far venir voglia a Paolo di sbattere le loro teste contro il muro. E se il nemico non si fosse comportato come Drogo si aspettava? E se le truppe di Galava avessero deciso di battersi? Che cosa avrebbero fatto all'arrivo delle forze molto pi ingenti da Glanoventa?
Alla fine, Drogo aveva affrontato i loro dubbi con una dura verit. Si era seduto sulla sedia dietro allo scrittoio, aveva guardato negli occhi ognuno dei suoi ufficiali e aveva detto: Non abbiamo bisogno di vincere questa battaglia perch valga la pena di combatterla. Kunaric e gli altri ufficiali avevano assimilato quelle parole in silenzio. Paolo li conosceva uno per uno oramai, e sapeva che erano tenaci, esperti e affidabili. Drogo incoraggiava il dibattito tra i comandanti, ma i suoi ordini, una volta dati, venivano sempre eseguiti. Nessuno, infatti, aveva sollevato la possibilit di negoziare una resa.
Una mattina, Paolo era a malapena sveglio e guardava la luce dell'alba strisciare lungo le travi del soffitto quando il corno suon. Non la solita sveglia, ma un suono di battaglia che lo scosse a tal punto da farlo alzare a sedere sul letto. Eachna si stir accanto a lui, socchiudendo gli occhi e strofinandoseli. Stanno arrivando, disse.
Il momento che la guarnigione si aspettava dall'autunno era finalmente giunto. A dispetto dei molti giorni di inquieta attesa, Paolo non prov sollievo come si era aspettato. E nemmeno paura, ma piuttosto un subdolo e sonnolento timore che lo gherm al momento di scendere dal letto e di indossare la tunica, i calzoni, le scarpe e la cintura. Eachna lo osservava mentre si vestiva.
Sapevano entrambi che quelli potevano essere i loro ultimi momenti insieme. I quattro mesi appena trascorsi erano stati i pi belli e tranquilli della vita di Paolo. Li aveva vissuti immerso in uno strano tipo di pace che non aveva mai neanche immaginato potesse esistere, lontano dagli incubi e dai problemi che lo avevano perseguitato a lungo, in una sorta di rifugio fuori dal tempo e dallo spazio. Era pi di quanto meritasse, molto di pi, e se una settimana prima gli avessero detto che quella pace sarebbe stata seguita dalla quiete eterna della morte, non si sarebbe lamentato. In quel momento, per, sent che avrebbe fatto qualunque cosa pur di sfuggire alla morte.
Quando si fu vestito, Eachna si alz dal letto, lo baci e lo strinse in un lungo abbraccio. Rimasero stretti in mezzo alle grida, ai comandi, ai passi veloci e pesanti degli scarponi chiodati e ai rumori della guarnigione che si apprestava a combattere. Tutti quei suoni penetravano in fretta dalla finestra, riecheggiando lungo il corridoio esterno. Ma non udirono colpi alla porta, n una voce che gridasse loro di alzarsi. Forse, sogn Paolo, potevano rimanere l, dimenticati in quella stanza mentre fuori infuriava la battaglia, finch la vita non fosse tornata alla solita routine come la polvere che si posa sul fondo dell'arena.
Ho un coltello, disse Eachna. Nel caso in cui....
Lui la guard negli occhi. Non usarlo. Se entrano, vai alla porta settentrionale e dirigiti verso le montagne. Raggiungi Luguvalium. Il vescovo Ludone ti protegger.
Se entrano, vuol dire che sei morto.
Voglio che scappi.
Sorrise. Non mi interessa quello che vuoi.
Si sentiva indifeso davanti a quel sorriso gentile, intelligente e divertito, perch pensava ancora di poterla comandare come una schiava. Non aveva senso discutere con lei. Certo, avrebbero potuto scappare insieme, uscire di soppiatto dal forte durante la battaglia, ma sarebbe stato un tradimento non solo nei confronti di Drogo, ma del loro amore. Paolo l'amava perch lei non avrebbe mai permesso a un pensiero cos vile di attraversarle la mente, e lui non avrebbe meritato il suo amore se quel pensiero lo avesse sfiorato. Perci, uniti dalla promessa di non scappare, attesero in mezzo alla paura crescente fino all'ultimo istante possibile, quando Paolo finalmente si stacc dalle sue braccia.
Mentre Eachna si preparava ad aiutare i medici nell'ospedale del forte, Paolo and a trovare Drogo e il suo comando nel quartier generale. Le truppe di Galava e Glanoventa erano state individuate dai ricognitori alle prime luci dell'alba. Proprio come Drogo aveva predetto, si trattava di un attacco coordinato, che mirava a intrappolarli nel valico. Una truppa di arcieri e cavalieri era gi stata inviata a occidente per ritardare di un'ora o due l'arrivo della forza nemica pi consistente gi nella valle. Le forze a est contavano solo duecentocinquanta uomini. Con un ghigno, Drogo comment che le defezioni si erano fatte sentire. Il piano sarebbe andato avanti.
Era una mattina calma, con un cielo terso e quasi senza vento. Paolo attese sui bastioni orientali, con gli occhi fissi sul crinale del passo a mezzo miglio di distanza. La linea della strada appariva in una spaccatura tra due vaste spalle di granito e cadeva a precipizio sopra il terreno ondulato verso il forte. I ricognitori avevano gi riferito che il nemico si stava arrampicando sul lato opposto del valico. Mentre osservava il passo, Paolo not comparire nella fenditura dei puntini neri che si stagliavano alla luce del mattino. Alcuni istanti pi tardi un corno di battaglia risuon da una torre angolare. Si gir per guardare gi nella valle occidentale: ancora nulla da quella direzione. Fino a quel momento, il piano di Drogo sembrava funzionare.
Alle armi!, rugg il tribuno da una posizione pi avanzata lungo i bastioni. Squadre, pronte all'azione! Preparatevi!.
Paolo scese gi dai bastioni. Due ali di cavalleria avevano gi lasciato il forte, imboccando una piccola mulattiera verso sud, al fine di accerchiare il nemico che si avvicinava e colpirlo dalle retrovie. Subito dopo, Kunaric e Paolo avrebbero dovuto condurre una sortita di fanteria per sferrare il colpo letale. Kunaric stava l in attesa con i loro uomini, centocinquanta dei soldati pi audaci della guarnigione, pronti a caricare dalla porta orientale. Fece un cenno con la testa mentre il compagno si avvicinava: Pronto?
Pronto, rispose Paolo. Gli era stata data l'armatura di uno degli ufficiali ribelli uccisi durante l'imboscata. Per l'elmo c'era voluta un'imbottitura supplementare, ma per il resto l'uniforme calzava a pennello. Gli sembrava al tempo stesso strano e naturale indossarla.
Alle Termopili, i Greci costruirono la statua di un leone per onorare gli uomini che morirono difendendo il passo, disse Kunaric. Pensi che ne meriteremo una anche noi?
Solo se qualcuno di noi sopravvivr per poter raccontare la storia, rispose Paolo.
Ah, allora lasciamo perdere.
Attesero con una certa agitazione. Avevano ripassato il piano una dozzina di volte. Al fine di conservare le munizioni, Drogo aveva ordinato ai ballistarii di trattenersi finch i ribelli non fossero arrivati a meno di seicento piedi, e agli arcieri fino a meno di quattrocento. Allora la cavalleria avrebbe attaccato le retrovie dei nemici, sperando di colpirli prima che raggiungessero le mura del forte. In quel momento, Paolo e Kunaric avrebbero condotto la loro carica.
Al primo segnale di corno e all'ordine dei loro comandanti, i ballistarii appostati sulle torri angolari cominciarono ad azionare le loro baliste. Subito risuon il secondo corno e gli arcieri scaricarono il primo nugolo di frecce oltre i bastioni. Poi riecheggi il suono del terzo corno, distante e debole, proveniente non dal forte ma dal valico stesso. La cavalleria aveva iniziato il suo attacco.
State pronti!, url Kunaric. Schieratevi!. Gli incursori si affrettarono a disporsi in formazione serrata davanti alla porta orientale, che due soldati erano pronti ad aprire. Ricordate, disponetevi a cuneo in modo rapido e uniforme, e rimanete serrati!.
I minuti passavano nella fredda ombra del posto di controllo all'ingresso. Sopra di loro, arcieri e biarchi urlavano e bestemmiavano, esortandosi l'un l'altro per vincere la paura e la spossatezza. Una freccia nemica raggiunse il bersaglio, penetrando con un rumore sordo nella spalla di un uomo sui bastioni. Paolo lo vide barcollare e vacillare all'indietro, prima che un suo compagno lo prendesse per metterlo a sedere contro la roccia. Il ferito teneva stretta la base della freccia, con il volto deformato da una smorfia di dolore.
Il corno risuon un'ultima volta dalla torre angolare. La cavalleria aveva attaccato i ribelli. Kunaric sfoder la sua spada. Aprite le porte!. La coppia di soldati scatt per alzare le grandi traverse di legno e scagliarle da un lato, quindi afferr le maniglie e spalanc le porte. Con me!, grid Kunaric.
Avanzarono proprio come avevano provato decine di volte: le prime squadre scattarono fuori dal forte, guadagnando terreno e poi decelerando per consentire a chi stava dietro di raggiungerle e di disporsi a ventaglio su entrambi i lati, formando un cuneo. I biarchi urlarono a turno che i loro reparti erano in posizione e, in quel momento, Kunaric e Paolo, ad armi sguainate, si unirono alla carica con un ruggito. I ribelli erano ancora a un'ottantina di passi di distanza sul pendio del valico coperto di muschio, ridotti oramai a una massa caotica dal mancato slancio dell'assalto abortito, dalla cavalleria che li schiacciava da dietro e dalla costante pioggia di proiettili. Alcuni si voltarono e, vedendo gli incursori correre verso di loro, tentarono di formare una linea coesa, ma erano troppo lenti.
Paolo scelse il primo obiettivo: un biarchus che, in prima linea, si dannava per disporre i suoi uomini con la forza. Si lanci verso di lui, lo gett a terra con un potente affondo dello scudo e, con un movimento pulito e veloce, gli conficc la spada in gola prima che potesse rialzarsi. La punta affond nella carne, recidendo un'arteria e facendo schizzare un fiotto di sangue, prima di incontrare qualcosa di duro; con un'altra spinta, spezz la spina dorsale e l'uomo giacque senza vita.
Kunaric si trovava gi di fronte a Paolo all'estremit della formazione a cuneo e respingeva i ribelli con lo scudo ben saldo sulla spalla, menando fendenti con il suo spadone. Su entrambi i lati, i soldati mantenevano la formazione serrata, con gli scudi concatenati e le punte delle lance che colpivano in alto e in basso le file nemiche mentre salivano a forza il pendio, passo dopo passo, spingendo i ribelli contro la cavalleria. Paolo riusc a mettersi in prima fila vicino a Kunaric. I nemici abbattuti, inciampati sulle rocce o impantanati nel terreno paludoso, venivano calpestati, mentre la seconda e terza fila del cuneo finivano senza piet gli eventuali sopravvissuti.
Avanti cos!, url Kunaric vicino all'orecchio di Paolo. Respingeteli! Uccideteli!.
Paolo si sentiva come quando aveva combattuto contro i Verturiani: distaccato e calmo nonostante la pulsazione del sangue nelle vene e la nebbia di sangue e sudore tutt'intorno a s, come se avesse avuto di fronte un problema di grammatica risolvibile soltanto con pensieri lucidi ed equilibrati. Il soldato che gli stava di fronte si faceva strada a colpi di scudo; Paolo spost il peso sulla gamba pi indietro e par il colpo con l'umbone del proprio scudo. Il soldato spinse la lancia verso la faccia dell'avversario, che si chin, evitando la punta per poco. Il ribelle si ritrov sbilanciato: era il momento di colpire. Paolo sollev lo scudo e affond la spada per spaccare il ginocchio dell'uomo che cadde urlando. Poi si apprest ad affrontare il nemico successivo.  cos semplice, pens, rendendosi conto di essere davvero abile a uccidere.
Continuarono a combattere, massacrando a ogni passo fino a non riuscire pi ad avanzare senza inciampare sui corpi dei caduti che si contorcevano. Non potevano far altro che menar colpi e fendenti contro ogni centimetro di carne nemica che riuscivano a vedere. Un altro uomo cadde sotto la lama di Paolo, che poi ne colp un altro dietro al collo mentre si girava per fuggire. E poi all'improvviso, come se si fosse sollevata per aria, la linea nemica si spezz. I ribelli cominciarono a scappare disperati verso la cima del valico, tentando di sfuggire alla cavalleria che li incalzava. Alcuni si diressero verso i dirupi rocciosi su entrambi i lati, dove i cavalli non potevano seguirli.
Il cuneo si disperse e Kunaric e Paolo si ritrovarono vicini e ansimanti, con le spade lucenti di sangue. Kunaric aveva un brutto taglio sulla guancia di cui non sembrava neanche accorgersi. Grid ad alcune squadre di seguire i ribelli in fuga, ordinando poi alle restanti di controllare se ci fossero sopravvissuti tra quelli rimasti a terra. Bisognava fare prigionieri ufficiali e biarchi, mentre i pedites andavano giustiziati sul posto. Paolo si gir verso il forte, attraversando con lo sguardo un tratto di terreno ingombro di morti e feriti. Sembrava che avessero spinto i ribelli un'ottantina di passi su per la valle prima di spezzarne le fila. Alla frenesia della battaglia fece seguito un silenzio angosciato. L'aria era pervasa da lamenti, urla e acuti nitriti di cavalli feriti. I soldati vagavano tra i caduti, cercando compagni morti o feriti e finendo i nemici ancora in vita.
Sarebbe potuta andare molto peggio, disse Kunaric a Paolo un'ora dopo, quando furono tornati sui bastioni. I ribelli di Galava erano stati abbattuti. Pi di un centinaio giacevano sparsi tra le rocce e il terreno erboso del valico, mentre gli altri, tribuno compreso, erano fuggiti sulle montagne. Drogo aveva perso quaranta uomini, includendo quelli che erano stati feriti in modo troppo grave per continuare a combattere. I Romani avevano sgombrato il campo di battaglia dei propri caduti, ma non avevano avuto il tempo di togliere i corpi dei nemici, su cui si stavano gi radunando e posando i corvi.
Dall'altra parte del forte si ud un urlo. Nessuno ci fece caso. Drogo stava interrogando l'unico ufficiale ribelle catturato vivo, che aveva urlato parecchio nell'ultima mezz'ora. Kunaric stacc un morso da una coscia di pollo e offr il resto a Paolo, che scosse il capo. Non aveva fame. Si sentiva prosciugato. Kunaric aveva ragione: sarebbe potuta andare molto peggio. Quei ribelli erano stati demoralizzati, sminuiti e mal guidati. Erano quasi fuggiti ancor prima che la battaglia iniziasse. Le truppe da Glanoventa sarebbero state un'altra cosa.
Poco dopo, i ricognitori riferirono che una seconda forza nemica si stava avvicinando rapidamente da occidente, dopo essersi liberata con facilit dei soldati mandati a infastidirla. Il soldato che port quelle notizie sui bastioni si rivolse a Paolo. Il tribuno vuole vederti al quartier generale, signore. Insieme alla tua ragazza.
Paolo and a cercare Eachna nell'ospedale, un grande edificio di legno vicino al quartier generale. Fece un cenno ai soldati seduti nell'area esterna, quelli feriti in modo leggero che ci si aspettava riprendessero a combattere prima della fine della giornata. La zona di soccorso principale si trovava nella parte posteriore dell'edificio. Conteneva venti letti, in quel momento quasi tutti occupati. Gli attendenti si muovevano tra i feriti, controllando le bende e dando loro da bere. Il medico riconobbe Paolo quando entr. Nessuna amputazione al momento, grazie a Dio. Questi ragazzi se la caveranno. Ne abbiamo persi un paio per. Stai cercando la tua ragazza?  accanto a quel letto laggi.
Paolo vide Eachna inginocchiata vicino a un uomo con una benda macchiata di rosso su un occhio. Dapprima pens che stesse pregando, ma avvicinandosi si accorse che stava parlando con il ferito, intento ad ascoltarla. L'occhio scoperto era chiuso, ma l'uomo sorrideva.
Eachna vide Paolo e si alz in piedi. Si abbracciarono, tenendosi stretti l'uno all'altra. Gli sto raccontando dell'Ibernia, disse lei. Sostiene di aver conosciuto qualcuno di quelle parti.
Trovarono Drogo da solo nel suo ufficio. Davanti a lui, sullo scrittoio, erano sparse le relazioni dei ricognitori degli ultimi mesi, tutti i rapporti sulla forza nemica e ogni altro brandello di informazione che era riuscito a trovare. Entrate!, disse quando li sent arrivare alla porta. Rise e addit Paolo. Sapevo di aver ragione a metterti l! Tu e gli altri ragazzi li avete fatti a pezzi. Qualche altra sortita cos e faremo tornare di corsa la maggior parte di loro sulla costa!.
Non c' voluto molto per spazzarli via, tribuno, disse Paolo. Che si dice della coorte proveniente da Glanoventa?.
Drogo sembr non sentire la domanda. Ti ringrazio per ci che hai fatto, Cironio. Proprio voi, tra tutti, non siete tenuti a star qui. Stamattina mi aspettavo quasi di girarmi e scoprire che ve n'eravate andati. Dopotutto, chi sceglierebbe di morire in un posto come questo?
Abbiamo scelto di combattere qui, non di morire, disse Eachna.
Bene, l'avete fatto. Adesso potete andarvene.
Paolo lo guard sorpreso. Vuoi che ce ne andiamo?
Vi sto ordinando di andarvene. Possiamo respingere il reparto di Glanoventa. I miei ricognitori dicono che met di loro ha gi rinunciato ed  tornata indietro.
Allora dovremmo rimanere finch non respingerete gli altri.
Oh, no. Ora ve ne andrete. E porterete questo con voi. Li invit ad avvicinarsi alla scrivania e prese una tavoletta. Il pallido legno era imbrattato dal sangue sulle sue dita. Ho scritto qui sopra tutto quello che sono riuscito a sapere dall'optio che abbiamo catturato. Era uno dei seguaci di Valentino. Si tratta di una faccenda pi grande di quanto pensassimo. Tutte le Quattro Province sono in pericolo. Dovete portare questo documento a sud.
Cosa ti ha detto il prigioniero?
Corrompere le guarnigioni a nord e i forti costieri  solo una parte del piano di Valentino, che ha stretto anche un patto con i barbari. Quando marcer verso nord, il duca cadr dritto in trappola; che venga ucciso o catturato dai Pitti, a Valentino non importa. Una volta tolto di mezzo il duca, lui diventer il comandante supremo. Ordiner alle flotte costiere di rimanere al porto, e lascer che Pitti e Iberni penetrino nelle province meridionali a loro piacimento, seminando il terrore. Quando i suoi amici barbari avranno ottenuto argento e schiavi a sufficienza, Valentino marcer verso sud come un salvatore e finger di sconfiggerli. I consigli cittadini lo adoreranno, i governatori della provincia saranno troppo spaventati per agire e Valentino si far dichiarare imperatore.
Questa  follia, afferm Paolo. Non ha alcun diritto al trono.
Neanche Valentiniano lo aveva prima di essere eletto, ribatt Drogo. E neppure Magnenzio quando si ribell diciassette anni fa. E ricorda che Costantino stesso cominci come usurpatore in Britannia. Non conosci la nostra storia? Chiunque pu autoproclamarsi imperatore, se ha abbastanza truppe a sostenerlo!.
Appunto, Valentino non ne ha. L'intera guarnigione britanna non avrebbe la bench minima possibilit contro l'esercito da campagna dell'imperatore.
Stai dimenticando che Valentino ha molti alleati tra i barbari. La maggior parte dei Britanni lo spallegger. Ha ancora dei vecchi amici in Pannonia, dove i soldati crescono come il grano, e persino alla corte imperiale. Suo cognato Massimino  prefetto di Roma. Se Valentino riesce a conquistare la Britannia, l'imperatore sar preso in trappola tra di loro senza potersi muovere. Proprio come noi adesso, in effetti.
Paolo prov un terrore strisciante, come se un'ombra oscura stesse per scendere sull'isola. E il duca ha lasciato le citt indifese.
Proprio cos. Ha ricevuto false informazioni dalle sue spie. Non ha la pi pallida idea di cosa lo aspetti a nord, n di cosa accadr non appena lancer la sua campagna. Quel maledetto stupido ha fatto proprio il gioco di Valentino. Non avrebbero mai dovuto nominarlo duca.
E dov' adesso?
Ne so quanto te. Ha trascorso l'inverno a sud, ma potrebbe gi essere di ritorno al Vallo.
Dobbiamo trovarlo.
Potrebbe essere gi troppo tardi. Dovresti dirigerti a sud e allertare le citt. Ti ascolteranno, sei un senatore, un nobile. Racconta loro tutto quanto. Cerca di spargere la voce oltremare. Ma fai attenzione alle persone con cui parli. L'optio ha detto che Valentino ha dei sostenitori a sud. Non li conosceva tutti, ma i nomi di alcuni sono trascritti qui.
Paolo prese la tavoletta e l'apr. Era una lettera di Drogo, indirizzata a tutti i fedeli servitori dell'imperatore, che sintetizzava quanto gli aveva appena detto. In calce c'era una mezza dozzina di nomi. Paolo ne riconobbe uno. Agrio Leone, mormor.
Conosci quest'uomo?
Lo conosco, disse Paolo chiudendo la lettera. Ecco come stavano le cose. Qualunque fosse la ragione meschina per cui Agrio Leone l'aveva tenuto a Vercovicium, quella lettera lo implicava nel tradimento contro l'impero. Sarebbe stata la sua condanna a morte. Bene, disse. Partiremo subito dopo la battaglia.
No, ve ne andrete ora, altrimenti vi far buttare fuori.  troppo importante. Ho gi fatto preparare le provviste. Non ditelo a nessuno nel forte, andatevene e basta. E non preoccuparti per noi. Hai pi che ripagato il tuo debito.  stata la provvidenza a portarti qui, Cironio, per farti latore di queste notizie alle persone che devono riceverle. Temo che sia gi troppo tardi per il duca, ma c' ancora tempo per proteggere le citt, se ti muovi subito.
Paolo sapeva che Drogo aveva ragione. Non c'era dubbio che Fullofaude fosse condannato. E se Valentino aveva stretto un patto con Keocher, lasciando le province esposte a qualunque selvaggio di quella parte del mondo, non si poteva prevedere quanti ancora sarebbero morti.
Tese la mano a Drogo. Riporter fedelmente tutto ci che hai fatto qui, tribuno.
Drogo gli prese la mano e gliela strinse. Senatore,  stato un onore mantenere il mio giuramento.
Videro l'ultima immagine di Mediobogdum dal versante meridionale del valico, poco prima di imboccare la mulattiera fino a raggiungere l'altura che li avrebbe nascosti. Si fermarono, colpiti dal vento che soffiava tra le pareti di roccia, e si guardarono indietro. La colonna ribelle di Glanoventa apparve strisciando su per la vallata occidentale come un grande bruco scuro.
Drogo aveva mentito. Quelli non erano certo i miseri resti della guarnigione costiera. Paolo calcol che quasi un migliaio di soldati stessero convergendo verso il forte. Avrebbero avuto difficolt a combattere su per lo stretto pendio verso le porte, ma persino da quella distanza era chiaro che, alla fine, la loro superiorit numerica avrebbe prevalso. Mediobogdum sarebbe caduta.
Drogo non ha alcuna possibilit di farcela, disse.
Eachna guardava gi verso la valle come se stesse assistendo a un corteo funebre. Doveva saperlo.
Paolo si tir il cappuccio sulla testa per proteggersi dalla furia del vento. Andiamo, le disse. Prima che ci vedano.

22.

Nunc canto tibi siluestris Siluanici, Amanda; ludes responsum calamo tenuique agresti dum frigidae fluitantibus tendunt umbrae aruis.
Canto di Esperio per Amanda.

A Silvanicum era arrivato maggio, il mese preferito di Amanda, accompagnato dal caldo e dai colori intensi della primavera. Nel frutteto erano sbocciati dei meravigliosi fiori rosa sui meli che si ergevano in mezzo a un mare di campanule, il cui profumo si diffondeva attraverso i colonnati rivestiti d'edera. Quell'anno Amanda si era dedicata con particolare attenzione alla supervisione del giardino, e aveva istruito l'inserviente responsabile a stendere della ghiaia fresca sul vialetto centrale e a piantare delle siepi ornamentali ai lati. Quel tocco non era di suo gusto, ma Agno lo aveva preteso per impressionare i nuovi ospiti. Decimo Ilariano Esperio sar abituato alle raffinatezze, aveva detto.
Erano passati tre mesi dal rifiuto di Agrio Rufo, e il dolore stava finalmente cominciando ad alleviarsi. Ormai Amanda pensava solo al visitatore che stava per arrivare: Esperio, figlio del magister pi importante della corte imperiale. Era difficile credere che entro meno di un'ora una persona con relazioni tanto importanti sarebbe entrata in quello stesso giardino. La famiglia di Esperio non poteva vantare la migliore delle origini, ma venticinque anni prima suo zio aveva prestato servizio a Londinium come console-governatore di Maxima Caesariensis, e neanche i senatori pi nobili potevano permettersi di ignorare una persona il cui padre era diventato cos vicino al divino imperatore. Amanda attendeva con ansia il suo arrivo da settimane, da quando Luca aveva scritto annunciando che sarebbe tornato la prima settimana di maggio e promettendo di portare con s Esperio. Suo padre le aveva detto che l'ospite aveva diciotto anni, era attraente, ricco, popolare e, aveva aggiunto con un occhiolino, non ancora fidanzato. Amanda si sentiva anche eccitata al pensiero che, con un famoso professore come padre, sarebbe di certo stato colto e istruito, una persona vicina alla sua et con cui parlare da pari a pari. Dio solo sapeva quanto lo desiderasse.
Amanda era in camera sua quando Pinta venne a dirle che suo padre era tornato dalla citt insieme a Luca e al suo amico gallo. Si ferm solo un momento a controllarsi allo specchio, poi and in giardino e aspett all'inizio del vialetto di ghiaia. Sent delle voci provenire dalle stalle, risate sia familiari sia sconosciute, mentre il gruppetto scendeva da cavallo e faceva il suo ingresso nella villa.
Agno fu il primo a entrare in giardino, seguito a breve distanza da Luca e da un altro giovane che doveva essere Esperio. Stavano conversando tra di loro in allegria, e suo padre teneva addirittura un braccio dietro le spalle di Luca. Amanda non riusc a trattenere un sorriso nel vederli in cos buoni rapporti.
Luca fu il primo ad accorgersi della sua presenza. Ciao sorella!, disse, avvicinandosi per abbracciarla. Mi dispiace di essere stato via cos a lungo.
Sono felice che tu sia tornato, Luca.
Lo sarai ancora di pi quando vedrai chi ho portato. Amanda. Ti presento Esperio. Fece segno al suo amico di avanzare. Ti prego di dimenticare tutte le cose brutte che posso aver detto su di lui.  davvero un bravo ragazzo.
Esperio sorrise e fece un inchino. Amanda pens che avesse un viso davvero attraente, con dei lineamenti delicati ma seri e un paio di seducenti occhi azzurri. I capelli, poi, erano d'un castano chiaro quasi biondo, e arruffati alla bell'e meglio come quelli di un poeta o di un filosofo. Prima che Amanda potesse salutarlo, il giovane la ferm sollevando una mano e portandosela al cuore. Perdonami, mia signora, se mi scosto dai convenevoli dell'alta societ per un solo momento. Mentre ci stavamo avvicinando alla villa ho composto un breve canto in tuo onore, e tutt'a un tratto non riesco a trattenermi. Mi permetti?.
Amanda lanci un'occhiata al padre, che annu con indulgenza. Sorrise a Esperio. Molto bene, onorato ospite.
Esperio inspir lentamente e inizi a recitare con voce suadente e misurata:
Ora canto a te, Amanda, della boscosa Silvanicum;
Tu suonerai la tua risposta con una zampogna sottile e rustica
Finch le fresche ombre si stenderanno per i campi sterminati....
Agno batt le mani. Bravo! Un delizioso poemetto.
Mi  venuto in mente gi formato, pi o meno, come la favolosa dea della saggezza, disse Esperio. Amo il vento che soffia in queste terre;  come se stessi respirando ispirazione pura! Devo ammettere che trovo questa terra bella quasi quanto la padrona di casa.
Temo di doverti deludere, disse Amanda. Non suono la zampogna.
Be', non c' problema. L'armonia della tua voce, mia signora,  gi abbastanza dolce.
C'era qualcosa di disarmante nei suoi modi, nella sua indifferenza nei confronti delle convenzioni, secondo cui avrebbe gi dovuto iniziare a snocciolare la noiosa lista dei propri titoli e antenati. Era la sua libert dagli oneri di una vera eredit nobile, forse, a permettergli di girarsi ad ammirare il giardino con tanta franchezza, meravigliandosi della rigogliosit dei fiori di melo. Mentre suo padre andava in biblioteca a occuparsi di affari, Amanda si mise a passeggiare nel cortile superiore insieme a Esperio e a Luca, vagando senza meta da una pianta all'altra, tra chiacchiere e risate incessanti. Pass un'ora, e lei se ne accorse appena.
Dopo il pasto serale, una cena semplice ma allegra, a base di maiale bollito, verdure e vino - poich la vera festa, come sosteneva Esperio, non consisteva nella quantit del cibo, bens nel calore della compagnia - Amanda si stese sul letto, incapace di addormentarsi. Era ancora un po' stordita a causa del vino, ma anche di Esperio, che in qualche modo aveva risollevato l'umore di tutta la villa, perfino degli schiavi. Non si era resa conto di quanto Silvanicum fosse diventata cupa in assenza di sua madre o di Luca. Durante la cena Esperio li aveva intrattenuti con storie di antenati e parenti, una fantastica commistione di nobili impoveriti, medici liberti e accademici eccentrici; c'era persino un prozio vagabondo che aveva fatto fortuna con il commercio prima di essere ucciso a pugnalate da un marito geloso a Londinium. Amanda non aveva mai visto Luca andare cos d'accordo con suo padre, senza i bronci o il sarcasmo del passato. Ripercorse mentalmente l'intera serata, alla ricerca, come d'abitudine, di tracce di disaccordo o di insincerit, ma non ne trov. Perfino Luca e Padre Arcadio si erano scambiati un paio di battute. Era stata una cena perfetta, insomma. Tirandosi la coperta fino al mento, Amanda pens di non desiderare altro dalla vita. Credo di adorarlo, sussurr, sorridendo al buio.
Trascorsero giorni di sole e di svago. Come a Luca, anche a Esperio piaceva alzarsi tardi, e i due ragazzi trascorrevano buona parte di ogni mattinata a caccia con i cani. Verso mezzogiorno tornavano alla villa per il pranzo, poi passavano le ore successive in giardino, nei bagni o a passeggio nel bosco. Esperio portava sempre con s una tavoletta su cui appuntava frammenti di versi non appena gli venivano in mente, a volte perfino quando Amanda o qualcun altro si trovava nel bel mezzo di una frase. Perdonami, mormorava, interrompendo il suo interlocutore, ma la musa mi ha ghermito. Scribacchiava una riga o due, si scusava una seconda volta, infilava di nuovo la tavoletta in tasca e pregava l'altro di continuare. Amanda gli chiese di recitare alcune delle sue composizioni, e lui lo fece. Era molto bravo, di certo il poeta pi dotato che lei avesse mai conosciuto, e glielo disse.  tutto merito di mio padre, ribatt lui, scuotendo la testa con modestia.
Durante la seconda settimana del suo soggiorno, Esperio inizi a inviare ad Amanda mazzi di fiori raccolti durante la caccia. Metteva insieme un po' di campanule, fiori di biancospino e di ciliegio, li accompagnava con uno spiritoso epigramma e li consegnava a Pinta, che portava il dono ad Amanda. Non mi  permesso svelare il mittente, dichiarava Pinta con un sorriso d'intesa.
Ogni giorno, Amanda attendeva con trepidazione quei doni. Era contenta che la sua attrazione per Esperio - poich non poteva negare di sentirla - non fosse il desiderio spregevole e irrazionale che aveva provato per Rufo. Quel ragazzo la faceva ridere, la stimolava, la affascinava. In segreto, si interrog sulla possibilit di un'unione tra loro due, come aveva fatto di certo anche suo padre. Esperio era un giovane dall'avvenire brillante, figlio di una famiglia in ascesa ed erede di una fortuna arricchita oltre ogni immaginazione dal favore dell'imperatore. Era spiritoso e pieno di talento. Era vero che sembrava condividere la stessa sensibilit poetica di Luca, e che la sua fede cristiana era probabilmente solo superficiale, ma Amanda poteva ignorare quei difetti, che sarebbero svaniti una volta raggiunta la maturit.
La terza settimana port piogge intense che costrinsero Esperio e Luca a restare in casa. I doni floreali s'interruppero. Amanda ne approfitt per occuparsi insieme a Ecdicio di alcune questioni domestiche che aveva trascurato, e suo padre trascorse la maggior parte del tempo nella biblioteca. Luca ed Esperio ciondolavano per casa, mangiando, bevendo, dormendo e giocando a dadi. A un certo punto si dichiararono cos annoiati da decidere di andare comunque a caccia. Mezz'ora dopo, per, furono gi di ritorno, sporchi di fango e bagnati fradici. Be',  stato divertente, disse Esperio con una risata, entrando nella villa e imbattendosi in Amanda nel corridoio. Si ferm davanti a lei, coi capelli incollati al capo e una pozza d'acqua che si allargava rapidamente ai suoi piedi.
Un pomeriggio Amanda stava passando il tempo seduta sui cuscini del muretto del colonnato con un libro di Catullo sulle ginocchia. Ascoltava la sinfonia della pioggia sul frutteto: il picchiettio fitto sulle foglie dei meli, la monotona coltre di rumore sui prati, che s'intensificava sul vialetto inghiaiato e sul tetto, coperto di tegole. La villa era silenziosa, perfino nelle cucine, come se l'acquazzone avesse congelato gli occupanti. Amanda amava la malinconia dolce e sonnolenta della pioggia fitta; le piaceva come riusciva ad attenuare tutte le urgenze e a donare freschezza all'aria, ma anche il modo in cui le gocce le scorrevano sulla mano quando sporgeva un braccio oltre il riparo della casa.
Lo zio Santo diceva sempre che qui piove molto, disse una voce. Amanda alz gli occhi e vide Esperio passeggiare lentamente lungo il colonnato verso di lei, sfiorando i viluppi dell'edera con le dita. Ora vedo che non mentiva.
Fa bene al giardino, disse Amanda.
Sembrava che la pioggia avesse addolcito anche Esperio. Il ragazzo raggiunse Amanda e si sedette sul muretto; appoggi la schiena sulla colonna di fronte a lei e si mise a osservare il frutteto. Spost un piede finch la punta non arriv quasi a toccare quello di Amanda. Quando riprese a parlare, sembrava stanco. Dopo un po', le cose buone vanno a noia. Io sono nato a Burdigala. Ho bisogno del sole come... be', come tu hai bisogno della pioggia, probabilmente. Indic il libro sulle ginocchia di Amanda con un cenno del capo. Cosa leggi?
Catullo.
Il mio vecchio amico Catullo. Hai una poesia preferita?
Mi piace questa poesia a Calvo sulla morte di sua moglie.
La conosco. Il desiderio di riaccendere gli amori passati, il dolore per le amicizie perdute... Non  una delle sue poesie pi allegre. Ma  un'ottima scelta.
Hai anche tu una preferita?
S.
Posso sapere qual ?.
Le rivolse un sorriso misterioso. Si gir di nuovo verso la pioggia, fissando il frutteto con aria distratta. Amanda gli lanci un'occhiata, cercando di interpretarne l'espressione in quel raro momento di silenzio. Doveva ammettere che aveva proprio l'aspetto di un poeta dalla testa ai piedi: malinconico, distante, desideroso di pene d'amore degne dell'attenzione del mondo. Amanda si chiese se ci fosse un'altra donna nei suoi pensieri.
Speravo d'incontrare tua cugina Patrizia durante il mio soggiorno qui, disse Esperio all'improvviso. La sua famiglia non vive lontano, o sbaglio?
Esatto, dodici miglia a ovest. Ti prego, pens, non Patrizia....
L'ho conosciuta a Treviri, ma non molto bene.  una ragazza davvero dolce. Tutti sono rimasti sorpresi quando se ne  andata a Lugdunum di punto in bianco. Secondo delle strane voci, sembra che di recente abbia giurato di rinunciare agli uomini.
S, si  consacrata a Cristo.
Quindi  vero. Appoggi la testa alla colonna e scrut il cielo. Peccato. I suoi occhi si posarono su di lei. Con la punta del piede diede un colpetto scherzoso a quello di Amanda. Tu non hai alcuna intenzione di seguire il suo esempio, vero?
Non ancora, no.
Sono felice di sentirtelo dire. Bisogna prendere tutto con moderazione, come si dice; come qualsiasi altra cosa, anche la devozione, se ci si dedica in eccesso, diventa un vizio. La vita  troppo breve per trascorrerla tutta preoccupandosi di cosa viene dopo. Non credi?
Immagino che sia vero.
Soprattutto quando si  giovani. Avremo tutto il tempo di preoccuparci del futuro quando arriver. Inizi a recitare:
I soli possono tramontare e sorgere di nuovo;
Ma per noi, quando la nostra breve luce svanisce,
giunge una notte di sonno eterno.
Era una poesia di Catullo. Amanda non riusc a trattenersi dall'aggiungere i versi successivi, che conosceva bene.
Dammi mille baci, poi cento,
Poi altri mille, poi ancora cento,
E ancora altri mille, e altri cento...
I loro sguardi s'incrociarono, e scoppiarono a ridere insieme.  questa la tua poesia preferita di Catullo?, chiese lei.
Ti sorprende?.
Amanda scosse la testa. No.
Vuoi che ti reciti qualcos'altro?
S, per favore.
Va bene. Si spost in avanti, fino a sedersi quasi a contatto con lei. Appoggi una mano sul muretto al suo fianco, sporgendosi in avanti, e con l'altra mano prese quella di Amanda.
Nessun uomo all'infuori di quelli di famiglia le si era mai avvicinato tanto. D'istinto, lei indietreggi verso la colonna alle sue spalle, ma non prov alcun desiderio di fuggire. Esperio le stava cos vicino che riusciva a sentire l'odore di olio sulla pelle, il profumo dei suoi capelli. Il cuore le batteva forte. Non era un comportamento appropriato. Erano troppo esposti. Se uno schiavo li avesse visti? Se suo padre fosse passato l vicino?
Quasi in risposta ai suoi pensieri, Esperio inizi a sussurrare.
Godiamoci la vita, mia Lesbia, e l'amore;
e le chiacchiere dei vecchi
consideriamole meno di un soldo bucato...
A ogni verso il ragazzo le si avvicinava e parlava pi piano, finch le parole svanirono e la distanza tra le loro labbra fu quasi nulla; al che lui si spinse ancor pi avanti fino a premere la bocca sulla sua.
Amanda gli mise le braccia intorno al collo e sent la sua mano toccarle la caviglia. Il ragazzo premette le dita contro il vestito di lei e, seguendole il profilo della gamba, scivol fino al ginocchio, poi lungo la coscia, per arrestarsi sulla curva della vita.
A quel punto, Esperio si tir leggermente indietro e interruppe il bacio. L'aria fredda s'insinu tra le loro labbra. Amanda apr gli occhi e vide fissi sui suoi quelli del ragazzo, che le disse: Credo di essermi innamorato di te ancor prima di conoscerti.
La baci di nuovo, con pi intensit e passione, stringendosi al corpo di Amanda. Fece scivolare la mano esperta lungo il braccio e oltre la spalla, la appoggi sulla nuca e segu la curva della mascella con il pollice, poi fece scorrere le dita delicate lungo la clavicola e sulle gemme della collana fino al seno, per stringerlo con un gemito di soddisfazione. Allarmata, Amanda si stacc da lui.
Che c'?, chiese Esperio.
Niente, disse lei, cercando di spingerlo via. Potrebbe arrivare qualcuno.
Il ragazzo allontan la mano, ma non si spost dal muretto, col volto vicino al suo. Che arrivi pure.
Se mio padre sentisse....
Esperio ridacchi. Oh, e cosa mai potrebbe farmi tuo padre?.
Con quell'unica frase si trasform in un'altra persona. Non aveva neanche cercato di celare l'arroganza nella sua voce. Un momento prima Amanda era affascinata, tentata. All'improvviso tutte le emozioni struggenti svanirono. Desiderava soltanto allontanarsi da lui. Lasciami andare, disse.
Sei una sciocchina, disse Esperio, avvicinando il viso per carpirle un altro bacio.
Lei gir la testa. Ti ho detto di lasciarmi andare.
Il ragazzo si ferm, scosse la testa con una risata divertita e si raddrizz. Amanda, disse, tuo padre sarebbe felicissimo se ti seducessi. Sarebbe il pi gran colpo di fortuna che un britanno abbia mai avuto. D'altronde,  impossibile che tu riesca a comprometterti pi di tua cugina Patrizia a Treviri.
Stai lontano da me, mormor Amanda, e si alz dal muretto. Si avvolse lo scialle intorno alle spalle, lasci il libro di Catullo dov'era e, con dignitoso incedere, ripercorse i corridoi deserti fino alla sua camera.
Pass molto tempo ripensando a quell'incontro. Quel ragazzo l'aveva ammaliata, e lei l'aveva lasciato fare volentieri, finch non aveva pronunciato quelle parole: Oh, e cosa mai potrebbe farmi tuo padre?. Tanto sdegno e disprezzo per l'autorit di suo padre nella sua stessa casa... Gi quello sarebbe bastato. Ma c'era dell'altro. La spietata derisione di Patrizia. La totale mancanza di rispetto, come se si fosse aspettato, al semplice schiocco delle sue dita, di vederla scattare e obbedire ai suoi ordini come qualunque altra persona al mondo. Era l'arrogante convinzione di poter fare, grazie al suo nome, tutto ci che voleva, senza alcun riguardo per la decenza e per gli altri. Senza dubbio aveva gi sedotto molte altre ragazze in quel modo. Ma lei non sarebbe stata la sua ennesima conquista.
Amanda non raccont al padre il tentativo di seduzione di Esperio, perch lo avrebbe costretto a prendere una decisione impossibile: scegliere tra difendere il suo onore o offendere una persona che avrebbe potuto metterlo in contatto con la corte. Quindi rest sulle sue; durante i pasti parlava poco e ignor Esperio quanto pi poteva senza far insospettire Luca o il padre.
Quando torn il sole, ripresero le battute di caccia, ma Amanda constat con piacere che i fiori e gli epigrammi non si ripresentarono. Pinta, che aveva preso l'abitudine di aspettare Esperio nel cortile superiore per ricevere i regali per Amanda, fu delusa dal fatto di rimanere a mani vuote. Mi dispiace, padrona, disse. Sono sicura che domani si ricorder di te.
Credo che ci siamo stancati entrambi di quel giochetto, fu l'unico commento di Amanda.
Trascorse un'altra settimana, e il giorno della partenza di Esperio si avvicinava. Insieme a Luca, sarebbe andato alla Casa della Gallina Bianca per fare visita a Patrizia, per poi dirigersi a sud e tornare a Treviri per l'estate. Agno chiese alla figlia di organizzare un grande banchetto alla vigilia della loro partenza, per un addio indimenticabile. Lei obbed e cominci a preparare l'evento, discutendo il menu col capocuoco e scrivendo a una lunga lista di personaggi importanti, tra cui il vescovo Martino e altre persone che avevano implorato, richiesto o comprato inviti da suo padre. Amanda not che il governatore Lucio Settimio, il cugino di Agrio Leone, non era nella lista. Era un affronto intenzionale, in risposta alla sua assenza al funerale dell'anno precedente. L'assenza di Agrio Leone era meno sorprendente, poich le relazioni tra lui e suo padre si erano di nuovo guastate dopo la cancellazione del fidanzamento con Rufo. Ad Amanda importava poco. Come aveva promesso, Agrio Leone si stava preparando a lasciare la Britannia, e molto presto sarebbe uscito dal loro mondo, almeno finch suo padre non avesse trovato un numero di testimoni sufficiente a trascinarlo di fronte a un tribunale imperiale. Amanda non avrebbe pi avuto nulla a che fare con lui n con suo figlio.
A ogni modo, l'ospitalit concessa a Esperio aveva fatto guadagnare ad Agno molti nuovi amici a Corinium. La grande sala da pranzo estiva di Silvanicum era piena; avevano addirittura fatto realizzare nuovi divani e tavoli per accogliere tutti gli ospiti, ingaggiando altri schiavi per dare una mano nelle cucine. Amanda aveva segnalato al padre la preoccupazione per i costi crescenti della festa, ma lui l'aveva accantonata. Per un investimento di questo tipo, non si paga mai troppo, aveva detto. Amanda aveva anche cercato di disporre con largo anticipo i posti a sedere, collocando al meglio le decine di ospiti in base al rango, finch suo padre non aveva chiesto ad Alipio di dare un'occhiata al suo lavoro. Santo cielo, ragazza, aveva esclamato allora il segretario, non puoi mettere il giudice supremo della provincia accanto al capo della cancelleria, a meno che tu non voglia che il banchetto si concluda con una zuffa. Dopo quell'episodio, la ragazza aveva lasciato fare a lui.
Amanda trascorse la festa sdraiata vicino a Luca, con Esperio e suo padre sul triclinio accanto. Sembrava che Alipio avesse lavorato con la solita efficienza, poich l'atmosfera era allegra e la conversazione piacevole, per quanto lei potesse cogliere dai discorsi degli uomini e delle donne che le stavano intorno. Sul palco dove stava seduta, Esperio era naturalmente al centro dell'attenzione. Vicino a loro si trovavano il vescovo Martino e altri funzionari imperiali e civili, che Amanda not a malapena, e che erano troppo occupati a ingraziarsi l'ospite principale per accorgersi di lei.
Il dolce era stato consumato e i tavoli erano coperti di piatti di frutta e formaggio, quando la conversazione and a finire sulla poesia. Ho sentito dire che anche tu sei un ottimo poeta, Esperio, disse il giudice supremo provinciale, un siriano.
S, nei momenti di ozio mi piace prendere in mano la penna,  vero, rispose Esperio.
Ci concedi l'onore?
Oh, non credo che i miei scarabocchi possano interessare questa compagnia industriosa. Mio zio Santo fece visita a questa villa, una volta, quando era governatore, e ora eccomi qua io, un poeta: la creatura pi inutile del mondo, il pavone della razza umana.
Sciocchezze, i funzionari pubblici hanno pi bisogno di chiunque altro della poesia nella loro vita. Non  vero, amici? Vogliamo sentire una canzone del giovane Esperio?.
Lungo tutta la sala, uomini e donne lanciarono grida di incoraggiamento. Dopo un momento di finta riluttanza, Esperio gett il tovagliolo sul tavolo, si alz dal triclinio e scese sul pavimento pi in basso. Molto bene, si d il caso che proprio in questi giorni io stia lavorando a un poema. Devo ancora dargli gli ultimi ritocchi, per, quindi vi prego di essere indulgenti. Si gir verso il palco e fece un inchino davanti ad Agno prima di cominciare a recitare.
Era un lungo panegirico, spiritoso e declamato con passione, in onore del suo ospite e di Silvanicum. Esprimeva la gioia provata nel ricevere l'invito a visitare la remota Britannia, il dramma della traversata in nave e la fatica del viaggio sulla terraferma, nonch l'estasi del poeta di fronte alla bellezza idilliaca della campagna, in cui aveva trascorso settimane felici, e all'industriosa forza d'animo del popolo.
Il pubblico era stregato. Amanda desiderava che ogni verso fosse l'ultimo. Perci fu contenta quando Esperio arriv alla conclusione del suo canto.
Poich se il fato si degnasse di liberarmi,
e di lasciarmi condurre la mia vita a modo mio,
una dolce carezza obbligherebbe il mio animo,
a rimanere in questa nobile Troia;
Ma ora Apollo, per suo volere spietato,
comanda che io adempia la sua profezia.
Da me  giunto al sorgere del sole;
incaricato da Giove, mi ha chiamato per nome.
Non accendere dolore nel mio cuore, non ti affliggere;
non potrei mai lasciare questa terra a cuor leggero.
Eppure la cara Silvanicum devo abbandonare,
E da questa dolce fantasia mi devo svegliare.
Amata, sento le ombre incombere sopra di me;
Esperio fugge: andiamo, mia vita, mia anima, mio amore!
Il pubblico applaud e grid la sua ammirazione. Esperio fece un inchino e un sorriso affabile. Amanda fu la pi silenziosa, concedendogli un applauso educato e cercando di non mostrare il proprio turbamento per quel canto. Esperio fece un altro inchino e, quando si rialz, i suoi occhi si soffermarono per un istante su quelli di lei. La ragazza abbass subito lo sguardo e arross, pregando che lui non interpretasse quella timidezza come un segno di incoraggiamento. Il giudice cominci a elogiare l'ingegno del poeta, il suo elegante eloquio, l'arguta padronanza dello stile di Virgilio e lo squisito gioco di parole nell'ultimo verso. Esperio accett la lode con allegria e modestia, attribuendo le proprie eventuali capacit al duro lavoro del padre e dei suoi precedenti insegnanti. Poco dopo, infatti, la compagnia intavol una conversazione sui meriti di un'educazione rigorosa.
Amanda rest in silenzio, non perch avesse trovato noiosa e insincera la poesia di Esperio, che senza dubbio era stata recitata in forma analoga in molte sale prima di quella, ma perch non riusciva a dimenticare gli ultimi due versi, che Esperio aveva declamato con gli occhi fissi sui suoi. Amata, Amanda, aveva detto. Il messaggio era sottile e volutamente ambiguo; avrebbe potuto riferirsi alla dolce fantasia o al suo nome. Ma le ultime parole, quella supplica a un'amante di unirsi a lui nella riluttante fuga... Faceva bene a credere di essere lei la destinataria del messaggio? Si disse che era vanit pensarlo. Ma non riusciva a dimenticare la beffarda intensit degli occhi del poeta, e sent la paura salirle al petto.
L'indomani, dall'alba fino al pomeriggio inoltrato, fu una giornata impegnativa, tra le sveglie, le colazioni e i bagni, le passeggiate e gli incontri tra gli ospiti della sera precedente, lo smontaggio delle tende nel cortile inferiore, la preparazione dei carri e la sellatura dei cavalli, e il lungo corteo finale di partenze. Esperio e Luca si congedarono per ultimi, diretti verso la Casa della Gallina Bianca. Amanda salut suo fratello con un bacio e gli chiese di consegnare a Patrizia una lettera da parte sua. Fece un inchino a Esperio, augurandogli buon viaggio, senza aggiungere altro. Non le riusc difficile sorridere nel vederlo montare a cavallo e allontanarsi dalla villa.
Silvanicum era pi silenziosa senza Esperio, ma questo ad Amanda non dispiaceva. Si accorse che le era mancata la tranquillit di una casa senza ospiti. E soprattutto si sentiva sollevata dal fatto che non avesse cercato di sedurla di nuovo prima di partire. Con il caos creato da cos tanti ospiti, era stato facile evitarlo negli ultimi due giorni. L'allusione al suo nome al termine della poesia non era stata altro che un ultimo gesto patetico. Come se potesse bastare a convincerla! Era contenta di essersi sbarazzata di quell'uomo. Prima Agrio Rufo, poi Esperio. Amanda stava cominciando a chiedersi se Patrizia non avesse avuto l'idea giusta.
Quella sera, per, suo padre la chiam nel suo ufficio. Era in piedi con un libro in una mano e un bicchiere di vino nell'altra. Quando lei entr, rimise il libro sullo scaffale, prese un altro bicchiere di vino dalla scrivania e glielo offr. Ti ringrazio per i tuoi sforzi, Amanda, disse. Il vescovo Martino era molto soddisfatto.
 stato un onore, padre.
Anche Esperio era molto soddisfatto. Sono contento che siate andati cos d'accordo. Mi ha confessato la sua tristezza di dover partire. Ora, so che le comunicazioni tra un giovane e una ragazza non imparentati sono considerate inappropriate....
Vuoi che gli scriva?, chiese lei, sorpresa.
Be', non proprio. Ha avanzato la richiesta speciale, in effetti, che tu vada a stare per un po' a Treviri.
A stare con lui?
No, con tua zia Verica e zio Apollinare,  chiaro, anche se non c' dubbio che lo vedresti spesso. Sembra che tu abbia catturato il suo interesse. Naturalmente gli ho detto che prima avrei dovuto chiedere a te. E ho chiesto che tu viaggiassi insieme a lui e a tuo fratello. Non permetter certo che tu vada da sola. Io andr a Londinium tra qualche giorno, quindi Esperio mi incontrer l. Tu ci potrai raggiungere tra dieci giorni, e io ti saluter al porto. Cosa ne dici?
 una richiesta molto lusinghiera da parte sua, padre, ma io preferirei restare qui. Ecdicio conta sul mio aiuto per portare avanti la casa. E poi c' Patrizia... Non voglio lasciarla.
Lo so che sta succedendo tutto all'improvviso, per non parlare del grande cambiamento. Ma opportunit come questa si presentano di rado. Dovresti rifletterci. Esperio  molto affezionato a te, per il momento. Per dirla in modo educato, non  il tipo d'uomo a cui mancano altre opzioni.
Ha parlato di matrimonio, padre?
Ha fatto molte allusioni in quella direzione, s. Non c' ancora nulla di ufficiale,  chiaro, ma  molto preso da te.  venuto da me e ha dichiarato i suoi sentimenti in modo molto corretto. E dal mio punto di vista, anche prima che si decida qualcosa, mi piacerebbe che la mia figlia pi assennata andasse a Treviri. Trovi che quel ragazzo sia una compagnia piacevole, vero?.
Amanda non sapeva come esprimere le sue obiezioni senza rivelare l'incontro nel colonnato. Esperio aveva qualit degne di nota - intelligenza, cultura e ricchezza, certo, nonch un'apparente modestia - che per non significavano nulla senza quella nobilt di spirito che avrebbe potuto farle fiorire. Aveva tradito una debolezza di carattere che aveva del tutto guastato la sua opinione su di lui, che non sarebbe pi cambiata. Lei sapeva che Esperio la voleva a Treviri solo per portare a termine la sua conquista. E se era stato cos audace nella villa di suo padre, cosa sarebbe stato capace di fare nella sua stessa casa? Le avrebbe fatto fare la fine di Patrizia: umiliata, chiacchierata... o peggio?
Suo padre stava perdendo la pazienza. Quando ero giovane conoscevo suo zio, il governatore dell'epoca, l'uomo pi onesto e retto che ci sia mai stato. E poi Esperio, oltre a possedere considerevoli ricchezze e potenzialit,  anche figlio del cugino di terzo grado del vicario di Britannia.
S, padre.
E suo padre, Decimo Magno Ausonio... Be', non devo ricordarti che  stato di recente nominato insegnante del figlio dell'imperatore.
Capisco, padre. Ma a meno che non sia stato stipulato un accordo di matrimonio, non vedo....
Agno sollev la mano e lei tacque. Dio solo sa che ultimamente non ho pi cercato di trattarti con condiscendenza nelle questioni politiche. Non  cos?
 vero, padre.
Allora pensa alla nostra posizione. Agrio Leone sta per lasciare la Britannia, forse per sempre. Mi sta dando la possibilit di comprare alcune delle sue propriet. Ma mi sembra tutto troppo facile, e ancora non capisco appieno le sue intenzioni. Uomini come lui non prendono e partono di punto in bianco. Forse a Treviri, vicino alla corte imperiale, potr danneggiarci ancora di pi che restando qui. Ho bisogno che una persona di cui mi fido vada l. Forse un giorno a Luca verr concessa una carica nel servizio imperiale, ma pensi che ce la far soltanto grazie ai suoi meriti? Non credo proprio. Dovr trovare un patrono, come chiunque altro.
E ora pensa alla situazione in Britannia. Sono anni che dei piedi britanni non calpestano la corte dell'imperatore. Sono pochissimi i Britanni a presiedere le basiliche di Londinium. All'imperatore viene detto che siamo dei ribelli e dei selvaggi, oppure, nella migliore delle ipotesi, dei piantagrane incapaci persino di governare noi stessi.
Tu sai che non  vero, padre.
La verit non c'entra. Il mondo sta cambiando; i giorni di Costantino e della sua dinastia sono finiti. Un britanno riuscirebbe ad avere un'udienza con l'imperatore solo tramite un atto divino, e solo dopo anni di tangenti e favori. Pensa: nelle Quattro Province della Britannia ci sono forse una dozzina di uomini in grado di ottenere un'udienza privata con l'imperatore. Ce ne sono molti di pi a cui  permesso incontrare questi uomini e, sotto di loro, ce ne sono ancora molti altri. Io sono un senatore, ma del rango pi basso, e per avere la possibilit di un incontro privato con l'imperatore dovrei superare almeno tre udienze... Un numero impossibile.
Esperio, invece, ne deve superare solo una. Lui fa parte della corte imperiale. Una parola rivolta a suo padre potrebbe essere trasmessa direttamente al divino imperatore. Tra qualche anno, se Dio vorr donare il trono a Graziano, Ausonio e tutti quelli a lui collegati saliranno quasi fino al cielo. Esperio sar promosso a un rango senatoriale ancor pi elevato. Allora avr l'attenzione personale dell'imperatore. E chi avr la sua attenzione prima di tutti gli altri? Una donna.
Amanda ascolt quei ragionamenti e quasi si sent mancare. Non trov parole per rispondere al padre. Se avesse resistito sarebbe sembrata una figlia ingrata ed egoista, mentre se avesse accettato sarebbe stata condannata a seguire come un cane un uomo che non avrebbe mai potuto ammirare, e tantomeno amare, e di cui non si fidava.
Amanda, disse suo padre con voce pi dolce, poggiandole le mani sulle spalle. So che sarai felice dopo aver accettato questa situazione. Qualunque donna in Britannia ti invidierebbe un'opportunit del genere. Sono certo che sia solo questione di tempo prima che voi due vi fidanziate ufficialmente. E pensa al bene che potresti fare per la famiglia, per Luca!.
Amanda esit a lungo prima di riuscire a parlare. Quando lo fece, la sua voce era cauta ed esitante. Se potessi essere sua moglie, disse, accetterei volentieri, e sarei felice di sposarlo. Mi spezzerebbe il cuore lasciare Silvanicum, ma lo farei.
Lo sapevo.
Ma... non credo di poter essere sua moglie.
Dubiti forse delle sue intenzioni?
S, padre. Immagina se andassi con lui a Treviri, e poi lui mi ignorasse. Sceglierebbe di certo una sposa gallica. Tutti mi indicherebbero come quella sciocca ragazzina britanna che l'ha inseguito per mare come un cagnolino.
La sua parola  sufficiente per me.
Non poteva biasimare suo padre perch si fidava di Esperio, uno che incantava chiunque incontrasse. Non avrebbe voluto dirglielo, ma ormai non aveva pi scelta. Ha cercato di sedurmi, padre. Qui, nella villa. Anche dopo avergli chiesto di fermarsi, non ha fatto altro che farsi beffe di te. Non mi fido di lui. Qualunque cosa ti abbia detto sull'amore e sul matrimonio, io non mi fido.
Agno si gir di spalle, grattandosi la barba. Fece un lungo respiro, osservando i motivi regolari e geometrici del mosaico sul pavimento. Alla fine alz lo sguardo verso Amanda. Allora capisci che tipo di uomo . Forse  meglio che tu lo abbia scoperto adesso, cos non ti farai illusioni. Amanda, non c' bisogno di sposare un uomo per avere influenza su di lui. Pensa al potere che Elena esercitava su Paride, o Cleopatra su Marco Antonio.  vero che erano vanitose e avide, come hai sempre saputo. Ma immagina se Cleopatra avesse avuto un cuore buono e puro come il tuo! Pensa a come avrebbe potuto cambiare la storia! Esperio  giovane e ha i suoi difetti, ma per correggerli ha bisogno di te, Amanda. Con un po' di tempo si renderebbe conto di non riuscire a vivere senza di te. Capirebbe che, se ti lasciasse andare, la sua vita non varrebbe pi neanche un respiro. Finir con l'amarti, se non ti ama gi da ora. Va' con lui, Amanda, e qualunque cosa accada avrai sempre la mia benedizione.
Amanda non sapeva come rispondere. Riusciva a malapena a credere a quelle parole. Una concubina. Era inaudito che una ragazza di famiglia senatoriale ricoprisse un ruolo del genere. Non solo suo padre era pronto ad abbandonarla al suo destino: ce la stava addirittura spingendo. Non lo capiva. Sarebbe stata disonorata, che Esperio l'avesse sposata o meno. E che senso aveva vivere senza dignit?
Non mi devi rispondere subito, continu suo padre. Puoi dormirci su. Tanto lui non partir prima di una settimana.
La prospettiva di passare altro tempo a riflettere sulla questione la inorridiva quanto la proposta stessa. Temeva che, se ci avesse pensato con irrequietezza e disperazione come gi prevedeva, le sarebbe sfuggito ci che in quel momento sapeva essere giusto. Doveva prendere una decisione, sebbene la riempisse di terrore. Poteva solo sperare che suo padre la capisse, o almeno l'accettasse.
Non andr con lui, disse. Non riusc ad alzare gli occhi.
Non ci hai pensato quasi per niente.
Ci... ci ho pensato parecchio, padre, nelle scorse settimane. Ma lui ha pronunciato parole cos sprezzanti su di te.... Non sapeva cosa dire. Nella sua testa sembrava tutto chiaro, ma davanti alla terribile presenza di suo padre, che la opprimeva con un enorme peso di delusione e incredulit, non riusciva a trasformare i pensieri in parole.
La sua opinione nei miei confronti non deve preoccuparti. Andrai con lui.
Fece un lento respiro e disse con voce ferma: Non ci andr.
No, disse Agno con fermezza. No, cos non va bene. Non accetter tanta testardaggine da mia figlia. Tanto egoismo, tanta disobbedienza!. Le si avvicin. Ci rifletterai ancora. Penserai a tutto quello che ti ho detto. E poich sembra che l'interesse personale sia l'unica causa che ti degni di seguire, penserai anche a quale futuro attenda una figlia che potrebbe aver distrutto l'ultima disperata speranza che il padre aveva nella sua prole; una figlia che ha ignorato tutti i suoi doveri, nel disprezzo di un'ottima educazione e di una pura formazione cristiana nei valori della virt e dell'obbedienza; una figlia che, malgrado tutto questo, ha ceduto al comportamento ribelle e scellerato che sembra infettare quest'epoca come una piaga. Pensa a queste cose, e poi mi darai la tua risposta.
Le afferr il polso. Amanda sobbalz a quella stretta improvvisa, cos inflessibile e strana da parte di suo padre. La sorpresa le fece cacciare un breve urlo, che parve farlo arrabbiare ancora di pi. La trascin fuori dalla stanza. Impaurita, la ragazza lott invano per liberarsi dalla presa. La dignit e il decoro la abbandonarono. Smise di trattenersi e cominci a urlare e a piangere. Giur che non lo avrebbe mai tradito e che mai si sarebbe allontanata da lui, e lo supplic di non farle del male, di mostrarle compassione.
Agno la lasci andare. Si gir di spalle, appoggi le mani sul davanzale e scrut l'oscurit del giardino, aspettando che gli tornasse il fiato. Finir col perdere la testa, disse. Non permetter che una figlia traditrice mi trasformi in un Euclione delirante. E non permetter che le sue urla trasformino questa casa in un teatro. Chiuse gli occhi per un momento, e Amanda aspett. Poi si gir verso di lei e disse a bassa voce: Andrai nella tua camera e ci resterai fino a domani. Pregherai Dio affinch allontani il tuo cuore da queste vergognose dimostrazioni di disobbedienza. Tra dieci giorni, poi, mi raggiungerai a Londinium, e io ti metter su una nave per Treviri.
Quelle parole, pronunciate con calma gelida, la addolorarono molto pi di qualunque gesto violento. Uno schiaffo assestato in un momento di rabbia poteva essere rimpianto e perdonato, perch la furia che l'aveva provocato poteva placarsi. Ma dietro alle parole di suo padre c'era una fredda ragione, una linea d'azione gi decisa da tempo, e una determinazione che Amanda non credeva potesse piegarsi. Si sforz di capire, ma non ci riusc; e molto pi della rabbia di suo padre, fu quell'incapacit di comprendere a torturarla mentre lui si allontanava.

23.

E fummo battezzati, e tutte le preoccupazioni della vita passata ci abbandonarono.
Sant'Agostino d'Ippona.

Rinunci a Satana e a tutte le sue opere?
Rinuncio.
Credi in Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo?
Credo.
Allora ti battezzo, sorella, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Va' in pace per servire e amare il Signore.
Eachna usc dalla vasca battesimale e calpest le lastre di pietra bagnate della chiesa. L'acqua santa le scese lungo il viso e il collo in rivoli rinfrescanti, filtrando fino alla pelle attraverso la veste bianca, fredda, limpida e purificante. Il successivo candidato al battesimo era gi entrato nella vasca, e la voce del vescovo stava di nuovo ripetendo l'interrogazione spirituale quando Eachna lasci la chiesa e usc alla luce del giorno.
Le venne subito incontro una donna anziana, che prese una corona di foglie sempreverdi dal braccio e gliela mise attorno al collo, mormorando una benedizione. Eachna la ringrazi, la donna sorrise e si fece da parte per aspettare che il prossimo convertito uscisse dalla chiesa.
Eachna sent qualcuno chiamarla per nome. In mezzo alla folla vide Paolo salutarla con un gesto della mano. And da lui, impaziente di farsi toccare da cristiana per la prima volta, sia perch lui, pur non essendo credente, l'aveva aspettata per tutta la mattina e condivideva la sua gioia, sia perch le pareva che la liberazione della rinascita glielo facesse amare ancora di pi. Quando si abbracciarono, le sembr che il sole risplendesse con un calore insolito per un giorno di primavera, ancorch inoltrata. Non riusciva a credere che si trovassero l, in quella citt straniera, quando una settimana prima si erano trovati pronti a morire in mezzo alle montagne. Ma Dio aveva guidato lei e Paolo verso la salvezza, verso le scale di quella chiesa, e aveva ispirato il cuore del vescovo di Viriconium ad aggiungerla alla lista dei catecumeni, anche se non sapeva chi fosse n da dove venisse. Il vescovo aveva detto che da quelle parti c'erano cos tante persone in cerca di salvezza, centinaia di famiglie dalle terre imperiali intorno alla citt, che era stato costretto a scaglionare i battesimi anche nelle domeniche successive alla Pasqua. Perci avevano accolto Eachna a braccia aperte, e l'avevano fatta rinascere.
Il giorno seguente, mentre erano ancora alloggiati in citt, Paolo le propose di sposarla. Lei rispose che era una buona idea. Si recarono in chiesa e, davanti al vescovo e alla comunit cristiana, Paolo dichiar in pubblico che la liberava dalla schiavit. Subito dopo recitarono le promesse di matrimonio, ricevendo la benedizione del vescovo, e dopo la messa uscirono dalla chiesa come marito e moglie, circondati e rincuorati dagli auguri di sconosciuti.
Eachna sapeva che non potevano aspettare oltre. Si erano gi trattenuti tre giorni nella citt. Paolo aveva parlato con due magistrati del Consiglio comunale, avvertendoli degli attacchi dei barbari lungo la costa ed esortandoli a radunare quanti pi civili possibile per presidiare le palizzate in legno. Non aveva fatto parola del complotto. Ne avrebbe parlato solo col governatore della provincia a Corinium, a parecchi giorni di distanza.
Il mattino successivo lasciarono Viriconium a piedi. Stavano percorrendo la strada verso sud quando Paolo si ferm all'improvviso. Stava guardando un bosco al di l di un prato.
Che c'?.
Paolo indic il bosco in lontananza. L  dove ci hanno arrestato. Rimase a lungo a fissarlo, come se attraverso i rami degli alberi si aspettasse di vedere una versione pi giovane di se stesso.
Da quel momento si fece pi silenzioso del solito. Nei giorni successivi, Eachna lo colse a fissare, con una strana intensit nello sguardo, punti in apparenza innocui: una baracca a un incrocio, una macina rotta abbandonata in un fosso di scolo, una cresta di monti azzurri a ovest. Si rese conto che stavano ripercorrendo proprio la strada che lui aveva fatto dopo essere fuggito da casa. Perci Paolo stava silenziosamente richiamando alla mente i luoghi e i ricordi di cinque anni prima. Di notte, quando si coricavano insieme nelle locande dei villaggi o lungo la strada, le raccontava dei ricordi che aveva riscoperto quel giorno, lasciando che lo riportassero a casa con episodi dell'infanzia. Le parlava spesso del fratello Fausto e della sorella Amanda, che aveva detto essere poco pi giovane di lei. Si chiedeva quanto fosse cambiata nel corso degli anni, ed era contento di aver appreso da Giuliano che non era ancora sposata. Predisse che lei ed Eachna si sarebbero piaciute molto, oppure per niente. Erano entrambe testarde come muli.
Il primo segno della salina fu un filo di vapore fluttuante all'orizzonte. Col passare delle ore, il filo divent una spessa colonna bianca che si sollevava dalle chiome degli alberi. A un miglio di distanza dalla salina, a Eachna parve di respirare il sale nell'aria. Anche la strada si stava riempiendo. Oltrepassarono un convoglio diretto nella direzione opposta, un pesante carro che trasportava sale verso nord, scortato da militari a cavallo.
Una volta raggiunta la salina, ci troveremo nelle terre dei Dobunni, disse Paolo. Da l, mancheranno solo due giorni di viaggio. Sarebbero arrivati prima a Silvanicum, ma la cosa pi importante era proseguire fino a Corinium e informare del complotto il governatore della provincia.
Dopo la foresta, la strada entrava nella valle, solcata da un corso d'acqua che superava con un ponte, per poi proseguire verso una citt apparentemente molto animata. A destra del fiume si trovava la salina, con file di vasche da cui salivano spesse nubi di vapore che quasi offuscavano le carrucole, le passerelle di legno e le decine di schiavi che vi circolavano sopra. Su un contrafforte sovrastante l'incrocio si trovava una fortezza. L, almeno, c'erano ancora soldati in abbondanza che controllavano gli schiavi, proteggevano i carri e i mucchi di sale, e facevano la guardia al ponte. Quando si avvicinarono al fiume, un soldato ordin loro di fermarsi. Permesso di viaggio, url per farsi sentire sopra il trambusto della salina.
Paolo gli diede il permesso del vescovo Ludone. Il soldato lo esamin con poca convinzione. Il vescovo di Luguvalium?
Esatto.
Il soldato scosse la testa. Per me non vale niente. Il lasciapassare di un vescovo non  valido qui. Restitu la tavoletta a Paolo.
Andava bene al vescovo di Viriconium....
Be', io non sono il vescovo di Viriconium. Non posso farvi attraversare il ponte senza un lasciapassare autorizzato. Ora spostatevi. Fece segno a un commerciante di avvicinarsi, controll i documenti e gli indic di passare.
Eachna vide la frustrazione crescere in Paolo. Forse vuole solo del denaro, disse.
Certo che vuole denaro, ma non voglio entrare nella mia stessa terra a suon di mazzette. La met di queste saline appartiene a mio padre. Torn dal soldato. Biarchus, questo lasciapassare ci ha consentito di attraversare tutte le citt e i forti in cui ci siamo fermati negli ultimi dieci giorni. Sei libero di fare i tuoi giochetti con chiunque altro, ma non con noi.
Non posso fare altrimenti, cittadino. Ti serve un lasciapassare da un'autorit civile o militare, non dalla Chiesa.
Fammi parlare col tuo ufficiale di comando.
N Paolo n il soldato erano disposti a cedere. A un certo punto, un uomo di mezza et si avvicin dalla salina. Indossava abiti costosi, una tunica di tela leggera e un mantello decorato, ma gli stivali sembravano vecchi e consunti. Eachna not anche le mani indurite da anni di lavoro. Biarchus, torna ai tuoi compiti. Qui ci penso io.
Il soldato salut e l'altro uomo fece segno a Paolo e a Eachna di seguirlo. Andiamo a casa mia, spieg.
Non disse altro mentre li conduceva per un sentiero lungo il fiume, oltrepassando file di vasche di acqua salmastra, mucchi di legna, stalle piene di buoi, carri appesantiti dal sale e dagli attrezzi. Gli schiavi che si avvicinavano gli rivolgevano un inchino, i soldati lo salutavano. A molti metri di distanza, anche i supervisori con i bastoni e i toraci chiazzati di sale gli facevano cenno col capo, riconoscendolo attraverso il sipario fluttuante del vapore.
La sua casa si rivel una villa separata dalla salina da una fitta linea di alberi. Eachna e Paolo lo seguirono lungo il cortile d'ingresso, dove i resti di vecchi vialetti e aiuole erano coperti alla rinfusa da casse di ceramiche e mucchi di corde arrotolate. Entrarono in un portico mezzo pieno di legna tagliata e attraversarono un corridoio fino a una stanza sul retro della casa. Gli affreschi sulle pareti erano sbiaditi e scrostati, il mosaico del pavimento era scheggiato, ma i divani e i cuscini ai lati della stanza sembravano comodi.
Eachna osserv gli arredi consunti mentre l'uomo chiudeva la porta, isolandoli dal resto della casa. Poi vide con stupore che il loro ospite si stava inginocchiando davanti a Paolo.
Alzati, Finn, gli disse lui.
L'uomo si rimise in piedi. Sembrava sul punto di piangere. Mio signore, credevo che non ti avrei mai pi rivisto.
Potrei dire lo stesso di te.
Siediti, ti prego! Hai viaggiato a piedi? Da dove vieni? No, non dirmi niente, a meno che non sia necessario. Ecco, siediti. Vado a versarti dell'acqua.
Si sedettero su un divano, mentre Finn si avvicinava a un tavolo per rovistare alla ricerca di un paio di tazze. Quando le trov, vi vers l'acqua e le pass a Paolo e a Eachna, prima di accomodarsi su un divano di fronte a loro. Osserv il suo signore bere con un sorriso sulle labbra, aspett che avesse finito, poi disse solo: Cinque anni.
Cinque anni, disse Paolo.
Nella stanza cal un pesante silenzio. Eachna vedeva che Finn era ansioso di dire qualcos'altro, ma era troppo agitato per fare domande. Anche lei voleva sapere cosa stava succedendo, chi fosse quell'uomo dal nome ibernico, e come conoscesse Paolo. Grazie per l'acqua, disse.
Non c' di che, rispose Finn con un sorriso, rivolgendole lo sguardo per la prima volta.
Mi sorprende che tu mi abbia riconosciuto, Finn, disse Paolo. Non avevo la barba l'ultima volta che ci siamo visti.
Ho riconosciuto il naso. Voi Cironii avete un profilo molto peculiare, sai? Ma  meglio che la barba scompaia quando andrai a casa. Altrimenti spaventerai tua sorella.
Conto che tu non dica a nessuno di tutto questo.
No, disse Finn, spalancando gli occhi. Certo che no!. Fece una risatina e lanci un'occhiata a Eachna. Fece scorrere lo sguardo da lei a Paolo. Era chiaro che si stava chiedendo quale fosse il suo ruolo.
Ti sarei grato se potessi ospitare me e mia moglie per stanotte, Finn, disse Paolo, se hai un letto a disposizione.
Quelle parole parvero rispondere alla sua tacita domanda. Ma certo!, esclam. Non ho molti visitatori qui. E poi questa casa  troppo grande per me. Ma ho qualche camera da letto in pi, e vi far sistemare in quella pi bella della casa. Se mi  permesso chiedere... Andrai a casa domani?
S.
Bene!. Finn batt le mani, al colmo della felicit. L'erede dei Cironii di ritorno a Silvanicum. Che gran giorno! Sono passati cinque anni, ed eccoti qui. Si asciug gli occhi lucidi con il bordo frangiato d'oro del mantello. Non preoccuparti, non dir nulla ad anima viva. Tuo padre... Ho sentito che sta visitando le sue propriet orientali in viaggio verso Londinium. Il mese scorso ha intrattenuto un ospite a Silvanicum, un pezzo grosso dalla Gallia. Ma tua sorella sar a casa. Ancora non sposata. Eravamo tutti convinti che tuo padre avesse dei progetti per lei e quel tipo gallo, ma non se ne  fatto niente, o almeno non ancora.
E mia madre?.
Il sorriso di Finn svan. Il suo volto parve pietrificato, con l'espressione persa, fissa nel vuoto. Alla fine cacci un lungo sospiro e scosse la testa. Mi dispiace, mio signore, disse.
Paolo si schiar la gola. Quando?
In autunno, lo scorso ottobre. Stava a casa di tua zia, fuori Glevum. Ho sentito che se n' andata in pace. Con dignit. Sono venuti in centinaia al suo funerale. Ho pianto con la tua famiglia in quei giorni, e oggi piango con te.
Apprezzo la tua solidariet. Prima dell'inverno avevo saputo che era malata. Ho provato a tornare a casa, ma.... Si ferm e attese qualche istante per calmare la voce. Ma non ci sono riuscito.
Il tuo ritorno sar una benedizione a lungo attesa dalla tua famiglia, mio signore.
Paolo si alz dal divano, ed Eachna lo segu. Ci faremo un bagno tra un'oretta. Baster una vasca, non c' bisogno che scaldi tutto il bagno. E poi ti sarei grato se ci portassi qualcosa da mangiare. Niente di speciale; credo che il mio stomaco sia in grado di reggere solo cose leggere in questi giorni.
Finn si alz in piedi e si mise a ridere. Ti sembro il tipo da tenere allodole ripiene in cucina?. Condusse i due ragazzi fino a una camera per gli ospiti in un'ala isolata della villa. Si offr di farla pulire. Paolo gli disse che non ce n'era bisogno, e lui li lasci da soli.
Paolo butt la borsa sul pavimento in mezzo alla stanza, sciolse il mantello e lo lasci cadere a terra. Rimase a testa bassa, fissando il vuoto con le spalle curve. Eachna si sedette sul bordo del letto e allung la mano. Lentamente, con aria assente, lui si fece avanti e la prese, sedendosi al suo fianco. Affond il viso sulla spalla di lei, abbracciandola.
Piangi, gli sussurr lei all'orecchio. Voglio che tu pianga.
Non mi interessa quello che vuoi tu, ribatt lui, con la voce attutita dal contatto con la stoffa. Si sarebbe messo a ridere, se in quel momento la sua voce non si fosse rotta in un singhiozzo.

24.

Quello che il vero amore cattura, non lo lascia pi andare.
Seneca.

Non dirmi che  ancora l, disse Amanda.
Pinta si strinse nelle spalle.  ancora l.
Per amor del cielo. Non ha fame?
Potremmo uscire dalla porta laterale e farci portare le giumente dagli schiavi.
Vuoi dire che dovremmo uscire di soppiatto come una coppia di sguattere disobbedienti e attraversare l'orto di nascosto? Non credo proprio. Vedrai che presto si stancher.
Amanda conged Pinta e, frustrata, si mise a camminare su e gi per la sua camera. Gi all'alba aveva deciso di andare a fare una cavalcata per la propriet, e invece eccola l, intrappolata a tutti gli effetti in casa propria. Suo padre era partito tre giorni prima per controllare alcune delle loro terre a est e, quando si erano salutati parlandosi per la prima volta dopo il litigio, le aveva detto solo: Ci vediamo molto presto. La aspettava a Londinium entro una settimana. Aveva lasciato istruzioni per il viaggio a Ecdicio, al capo stalliere Bricone, a Pietro, ai garzoni di stalla, agli addetti alle cucine e ai bucellarii. Il carro era gi pronto nel cortile inferiore, con i pannelli ripuliti e le ruote lubrificate. Tutti erano pronti, eccetto Amanda. Sarebbe davvero andata a Londinium e poi a Treviri con Esperio? Non riusciva pi a scorgere un via d'uscita. Forse quelli erano gli ultimi giorni che avrebbe trascorso a Silvanicum. Chiss quando avrebbe rivisto quelle pareti... E sarebbe stata sposata o no, anziana o giovane? Avrebbe fatto come Patrizia, ritirandosi a una vita di umile isolamento dopo essere caduta in disgrazia?
Si ferm, si mise la testa tra le mani e cerc di calmare i propri pensieri. L'ansia la stava facendo impazzire. Ecco perch aveva deciso di andare a fare un giro a cavallo con Pinta, finch c'era il sole: per avere il tempo e lo spazio necessari a rilassarsi.
Forse se n'era andato. Non aveva motivo di non scoprirlo da sola. Usc dalla stanza e percorse il colonnato del giardino fino all'ala sud, poco utilizzata se non quando la villa era piena di ospiti. Attravers il corridoio lungo e deserto ed entr in una stanza per gli ospiti poco ammobiliata all'estremit della villa. Entr in silenzio, richiudendosi la porta alle spalle. Una finestrella che dava sul prato digradante fino al fiume permetteva di vedere la propriet davanti alla facciata della casa. Amanda si avvicin alla finestra e, premendo il viso contro l'angolo superiore, riusc a sbirciare in basso e a vedere l'albero appena fuori del cancello principale.
Lui stava ancora l.
Dannato Rufo, mormor. Era seduto all'ombra della quercia, con la schiena appoggiata al tronco. Non vedeva nessun bastone, nessun cavallo, nessuna lettiga, nessuno schiavo. Aveva saputo dai suoi servi che il giovane risiedeva ancora a Villa Cecina; doveva aver camminato da solo fino a Silvanicum. Pinta non ne aveva fatto cenno. Aveva solo detto che Agrio Rufo si era palesato davanti al cancello principale poco dopo l'alba, chiedendo udienza. Naturalmente il portiere lo aveva respinto, ma lui aveva rifiutato di andarsene, dicendosi intenzionato ad aspettare finch lei non avesse accettato d'incontrarlo.
Era ormai trascorsa buona parte del pomeriggio, e l'ostinato giovane era ancora l. A meno di non sgattaiolare dalla porta laterale per poi inoltrarsi nei boschi, come aveva proposto Pinta, Amanda non sarebbe riuscita a uscire dalla villa senza essere importunata da lui. E poich Rufo era di alti natali, sarebbe stato illegale e scandaloso scacciarlo con la forza. Eppure, aspettando fuori della villa come un postulante qualsiasi, stava danneggiando solo se stesso. Avrebbe perso il rispetto degli schiavi o dei contadini che l'avessero visto. Amanda si preoccupava soltanto che potessero sparlare di Rufo come di un ragazzino malato d'amore con cui lei intratteneva una relazione clandestina.
Fece ritorno in camera e si mise a leggere e a giocare col gatto finch non scomparvero anche le ultime luci del pomeriggio. Pinta le port la cena. Sta ancora l, disse. Signora, il portiere ha chiesto il permesso di farlo entrare, solo per farlo dormire in portineria. Ormai  troppo tardi perch torni indietro, e la notte sar fredda.
No, disse Amanda con fermezza, infilzando un pezzo di formaggio col coltello. Ha voluto aspettare di fuori; che lo faccia pure. Potr benissimo tornarsene a casa al buio.
Giunse l'alba, e Pinta svegli Amanda con la notizia che Agrio Rufo era ancora di fuori. Aveva trascorso la notte sotto l'albero.
Ha chiesto qualcosa?
No, signora.
Ancora non ha detto di cosa vuole parlarmi?
No, signora.
Amanda si mise a sedere sul letto e sbatt le palpebre per scacciare il sonno. Dunque Rufo aveva trascorso una notte fredda e umida sulla sua soglia quando invece avrebbe potuto tornarsene a casa. Se non altro, era tenace. Di' al portiere di portargli qualcosa da mangiare. Solo del pane e formaggio dalle cucine, o qualcosa del genere. Preferirei che non morisse di fame davanti alla porta di casa. Faremmo una brutta figura.
Non appena si fu vestita si diresse di nascosto verso la stanza in fondo all'ala sud. Dalla finestra vide Rufo sotto l'albero, nello stesso punto in cui aveva trascorso la giornata precedente. La rugiada brillava sull'erba intorno a lui, e dal fiume si stava alzando un velo di nebbia. Mentre osservava, vide Rufo alzarsi in piedi con una certa rigidit quando una figura emerse dal cancello principale. Era il portiere, con un piatto pieno di cibo e un bicchiere d'acqua. Si scambiarono qualche parola; Rufo prese il piatto e il portiere rientr. Il ragazzo torn al suo posto sotto all'albero e inizi a mangiare. Sembrava soddisfatto, quasi felice.
Amanda non sapeva se fosse l'aria fresca dell'alba o forse la silenziosa gratitudine con cui aveva visto Rufo accettare la colazione, ma non provava pi la rabbia del giorno precedente. Forse avrebbe dovuto permettergli di dormire nella portineria. Era stato piuttosto crudele da parte sua lasciarlo dormire di fuori quando era chiaro che intendeva restare. Si appoggi al davanzale con gli occhi fissi su di lui, e si chiese perch la volesse vedere. Voleva forse scusarsi per aver cancellato il fidanzamento? In tal caso, sarebbe stato un modo insolito e autopunitivo di farlo. Ma Rufo era solo un soldato, dopotutto. Non ci si poteva aspettare che sapesse come comportarsi con una signora.
L'unica altra possibilit era che avesse notizie di Paolo. Forse non aveva voluto scriverle una lettera per paura che venisse intercettata, e non era disposto ad affidare la notizia ad altri. Quale notizia, per? Amanda aveva scritto un'altra volta a Giuliano, ma non aveva ancora ricevuto risposta. Erano trascorsi mesi dalla scomparsa di suo fratello nel barbaro nord. Passati l'inverno e la primavera, forse erano emerse nuove informazioni dopo lo scioglimento delle nevi sulle montagne.
Con un sorriso gelido, Amanda ricord che Rufo l'aveva messa in una situazione simile quasi un anno prima. In quei giorni non aveva osato superare i confini della loro propriet; e ora eccolo l che l'assediava nella sua stessa casa. E in quei mesi molto era cambiato. Sua madre non c'era pi. Aveva trovato un'amicizia inaspettata con sua cugina. Lei stessa era cresciuta e maturata.
E suo padre si era indurito. I giorni innocenti dell'infanzia erano terminati, e avevano ceduto il passo ai doveri, ai sacrifici e alle delusioni dell'et adulta. Nel giro di pochi giorni sarebbe dovuta partire per un viaggio che avrebbe determinato il corso della sua vita; una vita di cui il giovane seduto sotto l'albero non avrebbe fatto parte. Il rimpianto provocato da quel pensiero la colse di sorpresa. Era strano che il figlio di Agrio Leone fosse in qualche modo diventato parte di Silvanicum, e che lei si sentisse all'improvviso legata a lui, come se quella fosse anche casa sua, come se lui ci fosse sempre stato, anche se in realt l'aveva incontrato solo tre volte in vita sua, ogni volta congedandosi da lui con rabbia.
Be', non aveva nulla da perdere, d'altronde. Lo avrebbe incontrato, avrebbe ascoltato quanto aveva da dire, lasciando che la gente pensasse pure quel che voleva. Dopotutto, suo padre si aspettava che lei si prostituisse alla corte imperiale. E le chiacchiere dei vecchi, pens distrattamente, ricordando una poesia di Esperio, consideriamole meno di un soldo bucato....
Pinta rest sorpresa quando Amanda le disse di far entrare Rufo, ma non sollev obiezioni. Lei lo attese su una panca di pietra nel frutteto, dove avrebbe potuto conversare con lui in privato pur restando visibile dalla villa. L'ancella torn poco dopo insieme a Rufo. Appena lo vide, spettinato e trasandato, Amanda fu sopraffatta dall'emozione che l'aveva perseguitata per molte notti. Oh, Dio, perch doveva provare quei sentimenti proprio per quell'uomo?
Pinta fece un inchino e li lasci soli. Rufo si ferm di fronte alla padrona di casa e si rilass, abbandonando le braccia lungo i fianchi. Stava addirittura sorridendo, e sembrava del tutto inconsapevole di quanto il suo aspetto stonasse rispetto alle eleganti aiuole scolpite.
Spero che la notte non sia stata troppo disagevole, comment Amanda.
Fino a poco tempo fa ero abituato a dormire sotto gli alberi. Mi mancava.
Vuoi dirmi lo scopo di questa visita?
Tu.
Se solo le avesse tolto gli occhi di dosso, smettendo di sorridere per un solo momento, Amanda sarebbe riuscita a riordinarsi le idee.
Prov a fare appello al vecchio risentimento nei suoi confronti, riscoprendo magari una traccia della rabbia che l'aveva assalita dopo il suo rifiuto, ma fu come cercare di catturare un'ombra. Poteva essere arrabbiata con lui, ma non poteva odiarlo. Non lo aveva mai odiato; aveva solo fatto finta. Anzi, in quel momento la sua compagnia le procurava uno strano e rasserenante piacere.
Posso andarmene, se vuoi, disse con tono di voce sincero, come per scusarsi.
Dopo aver atteso tutta la notte per vedermi?
Ora ti ho visto.
E il tuo messaggio?
Non ho alcun messaggio.
Agrio Rufo,  troppo presto per dire sciocchezze. Indic la panca vuota di fronte a lei. Siediti, ti prego.
Rufo fece un inchino e si sedette con la schiena rigida. Per la prima volta guard il giardino intorno a s, osservando i delicati ciuffi di rosmarino tra le siepi, le aiuole di rose e gigli, le digitali purpuree che si ergevano all'ombra dei meli. Fece un respiro profondo, assaporando l'aria profumata.
Vedo che non porti il bastone, comment Amanda.
In questi giorni mi sento molto meglio. Dimmi, hai progettato tu il giardino?
Non tutto. In primavera ne abbiamo sistemata una parte per un visitatore proveniente dalla Gallia. I miei gusti sono un po' diversi.
In che senso?
Meno ordine.
Rufo annu e allung una mano per passare la punta di un dito sul bordo di un fiore che stava appassendo. Rimasero in silenzio per un po'. Amanda aveva quasi paura di muovere anche un solo muscolo. Voleva che il suo cuore si calmasse. A rigor di logica, avrebbe dovuto cacciarlo dopo aver capito che non aveva alcun messaggio da darle, eppure non l'aveva fatto. Non solo; per qualche impulso terribile e meraviglioso, gli aveva chiesto di accomodarsi nel suo giardino, nel luogo che pi amava, circondato da ombre rinfrescanti e colori intensi, e non le sembrava neanche di aver sbagliato.
Rufo parl senza guardarla. Immagino che questo posto ti mancher quando te ne andrai a Treviri.
Sai della mia partenza?
Certo. Due dei nostri schiavi sono cugini.
E cosa hanno detto?
Che partirai molto presto. E che tra poco sarai fidanzata con Esperio.  un brav'uomo. Un po' viziato, forse, ma colto e ricco. Sorrise. Un partito molto migliore di me, in ogni caso.
Amanda non contraccambi il sorriso. Se era una battuta, le parve di cattivo gusto. Non  ancora stato deciso niente, Agrio Rufo. Vado a Treviri per stare coi miei parenti, non per prendere marito. Se la gente deve proprio diffondere dei pettegolezzi, preferirei che fossero veri.
Quindi non sposerai Esperio?
Non lo so. Non dipende da me. Forse s, forse no.
Quanto tempo starai via? Resterai tutto l'inverno?
Non lo so, disse con una nota di irritazione. Perdonami, Agrio Rufo, ma il tuo improvviso interesse mi coglie di sorpresa. Non molto tempo fa, come ricorderai, stavamo per fidanzarci. Non posso far finta che l'accordo mi rendesse felice, ma mi ci ero rassegnata. Poi per sei stato tu a rifiutarmi, non  forse cos?
Se ho ferito i tuoi sentimenti, mi dispiace.
Mi hai rifiutata. Non preoccuparti, avevo gi capito dalla vicenda con mia cugina che, quando si tratta di donne, non sei tipo da rispettare alcun tipo di accordo, quindi non posso dire di esserne rimasta sorpresa.
L'espressione di lui divenne gelida. Si sporse in avanti, fissandola con la fronte aggrottata. Pur vedendo il suo corpo carico di tensione e sentendo la rabbia nella sua voce, Amanda rimase affascinata dalla velocit con cui gli era scomparsa l'espressione affettuosa dal volto. Qualunque cosa tua cugina ti abbia raccontato su di me  puro veleno. S, a Treviri ci eravamo avvicinati. Mi dispiaceva per lei. Era triste e sola. Ma non le ho mai promesso di sposarla. Era isterica. Quando era diventato chiaro che si stava lasciando trasportare dalle sue fantasie, ho smesso di frequentarla. Mi sembrava la cosa meno crudele che potessi fare.
E il denaro che hai sottratto a quella vedova?
Non c' mai stato alcun denaro. Quella donna era una serpe, un'arpia.  stata lei a offrirmi dei soldi per permetterle di portarmi a spasso attaccato al suo braccio come una specie di burattino, e io ho rifiutato. Le persone di quel genere coltivano gli scandali come se fossero un orto di erbe, e poi il vento trasporta i loro semi in tutto il mondo, e persino fin qui! A quel punto me ne sono andato da Treviri. D'altronde non mi era mai piaciuta.  un posto in cui  impossibile respirare senza risucchiare menzogne.
O, nel tuo caso, senza risputarle fuori. Non credere che abbia dimenticato che mi hai mentito praticamente la prima volta che abbiamo parlato.
Quando?
Al crocevia. Mi parlasti di Paolo, e sostenevi che mio padre sapesse gi dove si trovava. Forse non te ne ricordi pi?.
Rufo scosse la testa con fervore. No, non ho mai detto questo. Si lanci un'occhiata alle spalle prima di continuare con un sibilo insistente. Ho detto solo che tuo padre sapeva che Paolo era ancora vivo, e questo rispondeva a verit. Ma non ha mai saputo dove, perch mio padre gliel'ha tenuto segreto. Io vidi tuo fratello dopo la sua fuga da casa; era stato catturato vicino a Vercovicium, sembrava un vagabondo qualsiasi. Io c'ero. Gli confiscarono l'anello che portava il sigillo dei Cironii. Lui fece finta di averlo rubato e la squadra di coscrizione gli credette. Gli diedero la possibilit di scegliere: arruolarsi o perdere la mano. In seguito, presi l'anello e lo inviai a mio padre, il quale lo mostr al tuo per dimostrare di sapere dove si trovava suo figlio. Poi ordin di portare Paolo in un posto sicuro lungo il Vallo.
Come ostaggio.
Pi o meno. Sono anni che mio padre cerca di servirsi di tuo fratello. Pi volte ha promesso a tuo padre di riportarlo a casa in cambio del suo sostegno.
E lui che ha fatto?
Tuo padre ha rifiutato. Non avrebbe dovuto far altro che accettare una sola volta, e Paolo sarebbe stato riportato a casa.
Amanda scosse la testa. Non poteva essere vero. Ricordava le parole del padre: In nome di Dio, darei il mio braccio destro pur di riavere Paolo a casa...
Poi Paolo scomparve dal Vallo, disse Rufo. Mio padre mi incaric di rintracciarlo. E in quel momento decisi di riportarlo da te. Ero venuto a sapere di ci che mio padre aveva fatto alla tua famiglia durante l'Inverno del Dolore. Il pensiero di esserne partecipe mi faceva star male. Per questo mi sono rifiutato di tornare a Treviri con mio padre. Pu anche diseredarmi, non m'importa. Non voglio avere pi nulla a che fare con lui. Nulla!.
Amanda era combattuta.
O suo padre le aveva mentito in passato, oppure Rufo le stava mentendo in quel momento. E non sarebbe riuscita a sopportare nessuna delle due cose. Ma, almeno, sapeva che tutto era iniziato proprio con Rufo: la colpa risaliva a lui. Se hai assistito all'arresto di Paolo, potevi dire chi era. Potevi rivelare la sua vera identit in quel momento, cos l'avrebbero rispedito a casa quel giorno stesso.
Le sue spalle crollarono. Lo so.
E invece lo hai condannato ad anni e anni di esilio. Ancora non so se sia vivo o morto. Qualcuno ha avuto notizie di lui dopo la sua scomparsa? Qualcuno tra le tue spie o i tuoi amici? Hai idea di dove sia?
No. Ho cercato, mia signora, devi credermi. Se io avessi conosciuto le intenzioni di mio padre, non gli avrei mai inviato l'anello. Mi sono sempre pentito di quella scelta. Ma lui era cos deluso di me.  sempre stato contrario al mio arruolamento, e io non volevo altro che riguadagnare il suo favore. A quel tempo mi era sembrata una cosa di poca importanza, solo una faccia che avevo riconosciuto un pomeriggio, un ragazzo che era scappato da casa.
Una cosa di poca importanza!, url Amanda con amarezza. Hai la minima idea di quanto abbiamo sofferto? Quel giorno io ho perso due fratelli. E per te Paolo non era altro che una faccia....
Mi dispiace; mi detesto per quello che ho fatto. Ma  stata una sua scelta, Amanda.  stato lui a scegliere di non tornare a casa. E da quando  scomparso ho fatto tutto quanto era in mio potere, senza badare a spese, pur di riportartelo. Ho mandato degli uomini fino ai confini del mondo per trovarlo. Voglio rivederlo qua, a casa sua, con te e tuo padre. Non ho mai voluto fargli del male. E pensare al dolore che ho causato anche a te, e proprio ora che stai per partire....
Oh, capisco. Sei venuto per sgravarti la coscienza!.
No. Si alz dalla panca. Lo ripeto: non ti ho mai mentito, e mai lo far. Ma so che hai tutto il diritto di disprezzarmi per ci che ho fatto, e non mi abbasser a chiedere il tuo perdono. Dovresti andare a Treviri continuando a odiarmi, come hai sempre fatto. Ma pur sapendo che poteva essere l'ultima volta, avevo bisogno di rivederti. La sua voce era impacciata, incerta. Ora ti ho visto, disse. Ti auguro buon viaggio, mia signora, e una vita felice. Inizi ad allontanarsi.
Aspetta, chiese Amanda, sollevandosi dalla panca.
Rufo si ferm, girandosi. Per la prima volta, la ragazza vide la disperazione sul suo volto. Lui ne incroci lo sguardo per qualche istante, prima di distogliere in fretta gli occhi, come se vederla gli riuscisse troppo doloroso.
Avremmo potuto essere sposati, disse lei con voce debole.
Io ti voglio, Amanda, disse, con gli occhi rivolti a terra. Sono quasi impazzito per te. La tortura di sapere quel che ti ho fatto... quello che mio padre ha fatto alla tua famiglia tutti quegli anni fa... E poi... una promessa di matrimonio! Ma come avrei potuto accettarti sapendo che sarebbe stato qualcun altro a costringerti a venire tra le mie braccia? Preferirei vederti andare in Gallia e scegliere Esperio o un altro pagliaccio qualunque, piuttosto che saperti assegnata a me da mio padre, da un accordo politico, come un pezzo di carne.
Credevo che mi odiassi....
Finalmente Rufo pos gli occhi su di lei, non senza sforzo. Chi potrebbe mai odiarti?.
Amanda non parl. Li separava solo qualche metro di terra ricoperta d'erba. All'improvviso le catene del decoro e della decenza, che l'avevano sempre tenuta prigioniera, assunsero la stessa sostanza dell'aria scaldata dal sole. La forza che per tanto tempo l'aveva spinta verso Rufo raddoppi d'intensit. Nessuno schiavo di passaggio, nessun pensiero per suo padre n per la sua preziosa reputazione avrebbero potuto trattenerla.
Tuo padre non  in casa, mio signore!.
Lo so, scatt Paolo, tirandosi via il mantello per gettarlo tra le braccia del portiere. Dov'?
Chi?, gli chiese quello.
Agrio Rufo, nel nome di Cristo! Mi hai appena detto di averlo fatto entrare!.
Solo per richiesta di tua sorella, mio signore!. Il portiere, con aria disperata, cerc di fare un fagotto col mantello mentre Paolo attraversava la portineria, entrando nel cortile inferiore.
E ora dov'?
Nel frutteto, mio signore, con la signora Amanda.
Paolo si ferm, armandosi di coraggio. Si era preparato per l'incontro con Amanda, non col figlio di Agrio Leone. Era convinto che Rufo non fosse cambiato dal loro ultimo incontro, il giorno dell'arruolamento di Paolo. Ancora lo ricordava: un ufficiale aristocratico in groppa al suo destriero, tronfio e distaccato. Era stato Rufo a dare ad Agrio Leone il suo anello. Era stato Rufo, in seguito, a inviare degli uomini per dargli la caccia. Se non fosse stato per l'onest del vescovo Ludone, forse sarebbe caduto nelle sue mani; oppure, peggio ancora, sarebbe morto.
Ma soprattutto suo padre, Agrio Leone, aveva tradito l'imperatore. Il fatto che Rufo si trovasse a Silvanicum, senza amici n protezione, proprio il giorno del suo ritorno, era quasi un dono divino, ancorch ripugnante. Nulla descriveva la vile arroganza di quell'essere meglio del suo ingresso a Silvanicum non appena il padrone di casa aveva voltato le spalle, quando l'unica persona rimasta a difendere la casa era una ragazza innocente.
Vide un gruppo di bucellarii fuori delle stalle, e fece loro segno di avvicinarsi. Corsero subito da lui, stupiti ma entusiasti. Voglio che voi restiate quaggi. Se scappa via, non lasciatelo uscire. Indic Eachna, che stava ancora aspettando nella portineria, spaventata. Prendetevi cura di lei.
Cosa farai?, chiese Eachna.
Paolo si incammin verso il cortile superiore, con una mano appoggiata sull'elsa della spada.
Tra la valanga di emozioni che attraversavano Amanda, la pi terribile era il senso di ingiustizia. Rufo si trovava l, con la bocca sulla sua, ad accarezzarle la schiena mentre lei lo stringeva disperatamente, ma tutti e due sapevano che molto presto avrebbero dovuto separarsi e non sarebbero mai pi stati insieme. Ogni carezza di Rufo esprimeva l'urgenza di un uomo affamato intento a consumare l'ultimo pasto della propria vita. Quando riusciva a farlo, Amanda pensava solo in modo vago al mondo al di l dei loro corpi, senza mettere a fuoco cosa le avrebbe riservato il futuro, a parte l'orrore della propria partenza. Era insensibile al calore del sole sulla pelle, come pure al frullio improvviso degli storni, che fuggirono dalle cime degli alberi quando il cancello del cortile inferiore si spalanc con uno schianto. Non sent neppure il grido che Pinta emise quando, dal colonnato, vide una figura cenciosa avanzare in giardino.
Si ridest soltanto quando Rufo le fu strappato via, lasciandola a mani vuote.
Lo vide mentre veniva spinto all'indietro e fatto girare e inginocchiare con violenza, per poi essere sollevato, afferrato e buttato contro il tronco di un albero, dove sbatt la testa e incespic, stordito. L'aggressore, silenzioso e metodico, strinse i capelli di Rufo nel pugno, lo fece alzare, lo blocc contro l'albero e, con la mano libera, estrasse una spada dal fodero. Rufo era sempre pi stordito e ansimante, con la testa immobilizzata contro il tronco, e cercava Amanda con occhi confusi.
Fermo!, url lei.
L'aggressore si ferm proprio nel momento di portare la spada alla gola di Rufo, e si gir a guardarla. Era giovane, ma aveva il volto di un uomo anziano: stanco, logoro, arrossato, barbuto e sdentato. Le ci volle qualche istante per riconoscerlo.

25.

Se non fosse altro, questo c' di buono nella filosofia, che non guarda all'albero genealogico: tutti, se sono ricondotti alla loro prima origine, discendono dagli di.
Seneca.

Si ud un grido provenire dal cortile superiore, l'urlo di una donna. Eachna sobbalz e il custode, che gi lottava per controllarsi, gett a terra il mantello di Paolo e inizi a correre per il sentiero, dall'ingresso fino al cortile superiore, seguito dai bucellarii.
Eachna corse dietro di loro, attraversando in fretta la tremolante ombra degli alberi, con le ali della villa che si stagliavano come scogliere da entrambi i lati, superando un secondo ingresso pi piccolo e uscendo in un'esplosione di colori incorniciata da colonne, finestre e tetti inclinati. L vide Paolo che, con una mano, schiacciava contro un albero un giovane terrorizzato, mentre con l'altra teneva una spada lungo il fianco. Accanto a lui si trovava una ragazza dai capelli scuri in abito bianco, il cui viso in lacrime era un misto di supplica e violenta emozione. Stava ancora gridandogli di lasciar andare il giovane, ma lui non si muoveva. La ragazza lanci quindi un ultimo grido: Fratello, se mi vuoi bene, lascialo andare!, e Paolo lo lasci, gettando con noncuranza la spada sull'erba.
Il ragazzo si allontan barcollando dall'albero, ma rimase in piedi. Paolo..., boccheggi.
Vattene, replic lui. Avvicinati un'altra volta alla mia famiglia e ti uccido.
Riluttante, senza proferir parola, l'uomo attravers il prato verso la porta inferiore, dove il custode lo invitava a sbrigarsi. Andandosene, non not Eachna n i bucellarii. Non guard Paolo, ma Amanda, che sembrava ricambiare il dolore nel suo sguardo, finch non ebbe superato la porta che gli venne chiusa alle spalle.
Paolo guard la sorella. Dov' suo padre?
Non lo so, rispose la ragazza, con gli occhi ancora pieni di dolore e confusione. Cosa ti  accaduto, Paolo? Dove sei stato?.
Il fratello non le rispose, ma emise un breve sbuffo, come se fosse emerso all'improvviso sulla superficie del mare. Si volt e fece scorrere lo sguardo sul giardino, assorbendo ogni dettaglio con la prudente speranza di un uomo che abbia prima bisogno di convincere se stesso di non stare sognando. Apr la bocca in un ampio sorriso. Non  cambiato niente, disse, poi si guard e rise.
Al margine ombroso del giardino erano apparse altre figure, volti intenti a sbirciare tra le colonne: schiavi, pulitori, addetti alle stalle e alle cucine, e persino un taglialegna con la sua ascia. Tutti fissavano Paolo in silenzio. Amanda si volt per rivolgersi a loro. Questo  mio fratello, Paolo. Tornate ai vostri doveri, tutti voi. Iniziarono ad allontanarsi. La ragazza fece un cenno a un uomo di mezza et. Ecdicio, fa' preparare la sua stanza.
Non preoccuparti di questo, disse Paolo. Devo proseguire subito per Corinium, per consegnare un messaggio importante al governatore. Per rester Eachna, puoi far preparare una stanza per lei.
Lo sguardo di Amanda si pos per la prima volta sulla ragazza, che ebbe la sensazione di essere osservata da una grande altezza, e disse: Eachna? Cos', pitta?.
Se nella voce di Amanda ci fosse stato un po' meno risentimento, se la piega delle sue sopracciglia fosse stata meno indicativa di un immediato disprezzo, forse Eachna non avrebbe provato tanta irritazione. Quella ragazza romana non aveva idea dei supplizi che lei e Paolo avevano patito per poter mettere piede in quel giardino. Eachna disse: Il mio nome  ibernico. Significa destriero. Poi si rivolse a Paolo e disse: Verr in citt con te, come avevamo detto.
Lui le si avvicin e le parl a bassa voce. No, tu aspetterai qui. Devo muovermi in fretta. Sar pi semplice se resti qui, dove so che sarai al sicuro. Ti prego.
Pu restare, disse Amanda. Ecdicio, fa' preparare un letto in pi nel dormitorio degli schiavi.
No, Paolo disse a Ecdicio, dormir in una delle stanze degli ospiti. Assicurati che abbia tutto quello che le occorre. Finch non sar tornato, dovr essere trattata come qualsiasi altro ospite.
Come desideri, signore, rispose Ecdicio. Si inchin a Paolo e ad Amanda e si affrett gi per il giardino.
Amanda spost lo sguardo da Eachna a Paolo con evidente incredulit. Fratello, chi  questa barbara, e per quale motivo non pu sistemarsi con gli altri schiavi?
 mia moglie, rispose lui con semplicit. Torner appena possibile; fino ad allora, Eachna stessa potr farti un resoconto dettagliato della sua storia.
Perch devi partire subito? Cosa c' di cos importante in citt che non pu aspettare un altro giorno dopo che sono trascorsi cinque anni?
Non ho scelta, Amanda. Ti spiegher tutto al mio ritorno.
Irrompi qui, cerchi di commettere un omicidio davanti ai miei occhi, porti qui questa ragazza e mi dici che  tua moglie... Lo sai che tra una settimana dovrei partire per Treviri?
No. Ma puoi annullare la partenza, no? Manda un messaggero a nostro padre. E scrivi anche agli altri: familiari, amici, tutti. Il custode, che era corso a prendere il mantello di Paolo, torn portandolo in giardino, ansimante. Paolo lo prese e se lo allacci al collo prima di chinarsi per riprendere la spada dal prato. Posso raggiungere la citt entro mezzogiorno, se parto subito. Vorrei poter restare.
And da Eachna, la prese per le spalle, le pos un rapido bacio sulle labbra, e prima che potesse parlare, se ne and. Amanda gli corse dietro oltre l'ingresso, fino al giardino inferiore, seguita dal custode e dai bucellarii, ed Eachna rimase sola.
Non ci volle molto prima che la singolarit del luogo che la circondava la distogliesse dalla sua solitudine. Si trovava su un dritto sentiero di ghiaia delimitato da siepi che arrivavano fino al ginocchio, potate in modo da formare linee perfette e angoli retti. Non aveva mai visto una cosa del genere. Era come se in quel posto la natura stessa fosse stata costretta a ubbidire al rigido ordine del mondo romano. Si guard intorno e not come le aiuole, gli alberi e i cespugli fossero piegati a una simmetria innaturale che sembrava soffocarli; persino l'edera si arrampicava sul colonnato in un tentativo di fuga destinato a fallire, con le propaggini potate che sfioravano le gronde del tetto come un prigioniero potrebbe toccare, desolato, il tetto della sua cella.
La parte pi debole di lei, risvegliata dalla paura, voleva correre dietro a Paolo e insistere perch la portasse in citt, pregando e gridando finch non avesse acconsentito. Ma soffoc la paura. Paolo mi ha abbandonata qui, pens con rabbia, ma non gli correr dietro come un animaletto piagnucoloso: non mi umilier.
Ben presto Amanda fece ritorno, sola e imbronciata, e diresse la sua frustrazione su Eachna. Ragazza, mio fratello chiede che ti venga mostrato un grado di rispetto totalmente inappropriato alle tue origini. Ti accetto come ospite per amor suo. Fino al suo ritorno non avere l'ardire di dare ordini a nessuno dei nostri schiavi, meno che mai a quelli addetti alle faccende domestiche, come se fossi loro superiore. Non lo sei. Ricorda che la tua presenza qui  tollerata, non gradita. E ora seguimi. Detto questo, s'incammin lungo il sentiero verso il lato opposto del giardino, ed Eachna la segu in silenzio.
La stanza a cui la condusse Amanda era oltre il colonnato, in fondo a un lungo corridoio. Era spoglia, fatta eccezione per un letto, un piccolo tavolino e una sedia. Era chiaro che non si trattava della stanza che era gi stata preparata, perch Amanda chiam una schiava affinch vi trasferisse la biancheria da letto e facesse portare un armadio e un braciere. La ragazza cap di essere stata spostata nell'angolo pi remoto della villa, ma non le importava. C'era una finestra vetrata che dava sul pascolo sottostante la villa, e dal corridoio di fuori avrebbe potuto guardare dall'alto i cortili. Almeno da l poteva osservare l'attivit del posto, anche se abbandonata a se stessa.
Tra poco ti verranno portati del cibo e degli abiti, le disse Amanda. Se hai bisogno di altro, puoi cercare una schiava e dirle di chiederlo a me.
Una penna e una tavoletta, rispose subito Eachna. Se non ti dispiace. 
Amanda la guard con freddezza. Molto bene.
Per il resto del giorno Eachna fu lasciata sola, eccetto quando una schiava le port del cibo: pane, formaggio e frutta nel pomeriggio, prosciutto bollito e verdure la sera. Lasci la stanza una sola volta, quando si avventur lungo la silenziosa ala sud e trov il gabinetto comune accanto alla cucina, sentendosi dire che avrebbe dovuto usare quello esterno che usavano i lavoratori, dietro l'orto. Nella sua stanza cerc di pregare, ma per qualche motivo non riusciva a trovare la voce per rivolgersi alla divinit. Quindi si sedette allo scrittoio davanti alla finestra che dava sul fiume a scarabocchiare riga dopo riga sulla tavoletta per poi cancellarla. Scrisse sia quel che avrebbe detto a Paolo quando fosse tornato sia quello che le sarebbe piaciuto dire ad Amanda in quel momento, e scopr che, trasformandoli in parole sulla cera, i suoi sentimenti le si chiarivano in testa, concretizzandosi.
Non riusc a dormire quella notte, ma rimase sveglia a letto ad ascoltare i rumori sconosciuti della valle. Le ore notturne trascorsero lentamente, e quando comprese che non si sarebbe addormentata fino all'alba, si alz e spost la sedia vicino alla finestra. Avvolgendosi in una coperta, perch non le era stato lasciato combustibile per il braciere, si sedette e sond la profonda oscurit della notte attraverso il vetro.
Quella era l'ora peggiore, la pi lunga, l'odiato momento che precede la promessa dell'alba, quando non si  mai certi che il sole sorger di nuovo. L'invisibile attivit notturna si era conclusa, i gufi e le volpi mugolanti si ritraevano nel silenzio dei loro nidi e delle loro tane, e l'intero mondo cavernoso restava immobile e sospeso, in bilico sulla soglia della morte.
Eachna aveva gi scrutato molte volte quel vuoto eterno, e in quel momento, come sempre, la sua mente si volse placidamente a Dio. Molto tempo prima, quand'era una schiava nel paese dei Pitti e si ritrovava a quell'ora seduta sulla nuda terra, aveva pregato il Sole, che non le aveva mai voltato le spalle. Ora pregava Cristo, ma la preghiera era la stessa. Alla fine fu esaudita non con una singola, gloriosa rivelazione, ma con una debole luce grigiastra a oriente, un bagliore incerto all'orizzonte, che spunt e inizi pian piano a crescere e a spiegarsi nel cielo.
La luce port vita alla vallata sottostante, alla comba e alla villa. Stanca, Eachna se ne torn a letto. Pens che a quell'ora Paolo si stesse alzando a Corinium. Di certo si sarebbe trovato circondato da amici, nemici, sottoposti, che sollevavano un gran clamore dietro di lui, facendo domande e chiedendo favori. Gli anziani gli avrebbero parlato di leggi, gli agenti imperiali di politica, i preti e i sacerdoti della divina liberazione, e lui, soffocato da tutto quel parlare, avrebbe avuto poco tempo per pensare a lei.
La porta si apr e una schiava entr senza bussare. La signora vuole che tu la raggiunga alle terme, annunci, per poi andarsene.
Eachna si alz dal letto e inizi a vestirsi, rendendosi conto di non avere idea di dove fossero le terme. Ricordava a malapena come ritrovare la strada per il pomario, per quanti erano i corridoi, le scale, le porte e le svolte in quel palazzo. N era mai stata alle terme. C'erano quelle pubbliche a Luguvalium, ma non le era mai stato permesso di entrarvi. Tra l'altro, quell'abitudine le era sempre sembrata al tempo stesso estranea e inutile: che senso aveva tutto quel trambusto con grandi tetti a volta e caldaie che consumavano carrettate di legname, quando un fiume e una semplice tinozza di acqua potevano bastare?
Stava ancora cercando di farsi coraggio a sufficienza per lasciare la stanza, quando la porta si apr di nuovo, stavolta con maggiore delicatezza. Era Amanda. Rest sulla soglia con indosso un elegante abito verde e uno scialle di lana, e con i capelli sciolti sulle spalle. Eachna rimase sorpresa nel vederla, e lo fu ancora di pi quando si accorse che stava sorridendo. Hai dormito bene?, le chiese.
S, rispose lei.
Ti ho mandato un messaggio perch mi raggiungessi alle terme, ma poi mi sono ricordata che ne abbiamo due e che magari non sapevi come arrivarci, quindi ho pensato di venire a prenderti io stessa. Se sei pronta, sarei molto contenta se volessi unirti a me, cos potremo parlare un po'.
Eachna annu, incerta su come prendere quell'improvviso cambio di atteggiamento. Capiva l'ostilit. Non era quasi mai qualcosa di diverso da ci che sembrava, e lei aveva imparato a fare affidamento sulla scortesia come mezzo per misurare l'umanit, la condizione naturale della maggior parte delle persone che incontrava. Perci se la freddezza di Amanda, il giorno prima, non le aveva causato particolare apprensione, almeno non pi di quanta gliene avesse causata l'assenza di Paolo, ora la sua cordialit la insospettiva, facendola esitare prima di decidersi a seguire la mano che la invitava nel corridoio. Tornarono nel corpo principale della villa, l'ala che si trovava all'estremit superiore della comba, superando una serie di scalinate e pesanti porte di quercia, oltrepassando la cucina e attraversando il luccicante pavimento di un colonnato. A parte l'accumulo di alcune foglie che, portate dal vento, non erano ancora state spazzate via, tutto era perfettamente pulito. Il colore bianco delle colonne risplendeva alla luce del sole, le lucide maniglie di ottone delle porte luccicavano e l'aria profumava di menta e prezzemolo.
In fondo al colonnato raggiunsero una porta laterale, che Amanda attravers. Eachna la segu con prudenza, scendendo lungo un passaggio e superando un'altra porta per ritrovarsi in un'ampia stanza decorata e debolmente illuminata da alte finestre che coloravano l'aria di una strana sfumatura di verde. Di lato a un gruppo di scaffali attendevano due schiave, una delle quali si avvicin ad Amanda, si inchin e cominci ad aiutarla a spogliarsi. La seconda schiava si diresse verso Eachna e fece un brevissimo inchino prima di inginocchiarsi per sfilarle le pantofole. L'ibernica si tese. Si sentiva a disagio per il tocco di un'estranea, e ancor pi per il fatto che un'altra schiava la trattasse come una nobile, ma ne assecond i gesti. Si volt con movimenti rigidi e sollev le braccia, consentendo alla ragazza di toglierle gli abiti un po' per volta, fino a lasciarla nuda con Amanda al centro della stanza. Allora incroci le braccia sul petto e lasci che i capelli le ricadessero sulla schiena, cercando con vergogna di nascondere le cicatrici peggiori. Nessuno, nemmeno Paolo, l'aveva mai vista cos, completamente esposta alla luce chiara e crudele.
Si sent magra e sfiorita, ancora pi brutta a confronto con la pelle priva di difetti della sua ospite. Si accorse che Amanda e le schiave la stavano valutando, cercando in ogni modo di contenere la loro repulsione.
Andiamo?, chiese Amanda. La guid di nuovo attraverso il passaggio fino a un ambiente in cui l'aria era ancora pi calda, quasi soffocante, a causa del vapore che si levava da un'ampia piscina posta dall'altra parte della stanza. Eachna sent la pelle pizzicare per il calore. Segu Amanda nella piscina, usando una serie di scalini per entrare nell'acqua, e si sedette di fronte a lei.
Cos va meglio, sospir Amanda. Mi spiace se ti sono sembrata scortese ieri, lasciandoti da sola. Mio fratello ha scelto un momento complicato per tornare a casa. Ho dovuto scrivere delle lettere e prendere delle decisioni su moltissime cose.
Sei contenta che sia tornato?
Certo!, rispose Amanda con un sorriso che Eachna trov straordinariamente bello. Non devi pensare che io mi comporti sempre come ieri. Ora, Eachna - spero di pronunciare il tuo nome in modo corretto - mio fratello non mi ha detto molto di te prima di sparire, eccetto che prima appartenevi al vescovo di Luguvalium.  cos?
S.
Posso quindi chiederti se conosci il monaco Giuliano?
Lo conosco.
 mio cugino, anche se penso che tu gi lo sappia. Lo conosci bene? Ti ha mai parlato di me?
No, rispose Eachna. In effetti Giuliano le aveva parlato una volta di Amanda, e aveva lodato la sua devozione. Ma per il momento decise di trascurare quel particolare. Non voleva che quella ragazza si immischiasse nel ricordo del suo maestro, amico e protettore.
Be', immagino che non parlasse della sua famiglia con gli schiavi. Ti ha insegnato a parlare il latino?
Anche Paolo me lo ha insegnato. Lo parlo da oltre un anno ormai.
Quindi eri a Luguvalium con Giuliano e il vescovo Ludone all'arrivo di Paolo... Quando  successo?
Poco prima dell'inverno.
Amanda annu sovrappensiero. Capisco. E aveva lasciato Vercovicium in estate, quindi deve aver trascorso alcuni mesi al nord. Dove  andato? Che cosa stava facendo?
Lo ha trovato Giuliano.
Ma dove?
In un altro forte.
E lo ha riportato in citt, dove ha incontrato te.
S.
E si  fermato l per l'inverno, prima di portarti a sud?
No.
Oh. E allora cosa  successo?
Abbiamo preso una nave diretta a sud tre giorni dopo l'arrivo di Paolo. Siamo stati attaccati dai pirati, quindi ci siamo fermati per trascorrere l'inverno in un altro forte ancora, poi abbiamo proseguito all'arrivo della primavera.
Aspetta... pirati? Ne parli come se fosse la cosa pi naturale del mondo. Va' avanti, dimmi di pi... non so ancora niente degli ultimi cinque anni della sua vita. Sono proprio contenta che ti abbia lasciata qui, davvero, cos posso chiederlo a te. Ti prego, continua.
Eachna cominci a comprendere che Amanda tollerava la sua presenza solo perch la considerava una fonte di informazioni sul fratello. Non le aveva fatto alcuna domanda sul suo passato, e sembrava non provare alcun interesse per lei, se non per il suo rapporto con Paolo e Giuliano. Desider di poter tornare nella sua stanza, nell'angolo pi remoto della casa per essere lasciata in pace fino al ritorno di suo marito. Cambi posizione nell'acqua, a disagio. Quanto duravano quei bagni romani?
Non preoccuparti, disse Amanda. Puoi parlare apertamente qui, pi che in qualunque altro posto.
Non sono preoccupata.
Per esempio, cosa faceva mio fratello quando si trovava al Vallo? Era un ufficiale? Ha combattuto in qualche battaglia?
Non lo so.
Ma ha detto che siete sposati. Pensavo che sua moglie sapesse queste cose di lui.
Dovresti chiederlo a lui, rispose Eachna. Vorrei tornare nella mia stanza.
Oh, davvero... io sono sua sorella! Ho pi diritto di te di sapere! Se quello che dici  vero, e non si  confidato con te, allora si pu solo concludere che la sua decisione di sposarti sia stata insensata e falsa, e devo ammettere che questo  stato proprio il mio primo pensiero.
Tu non sai niente.
Io so che i Cironii discendono da dei principi, disse Amanda. Capisco che mio fratello possa aver provato piet per te. Ma che ti abbia preso in moglie  assolutamente impossibile. Forse nei territori di frontiera, ma non qui. Secondo la legge romana, il figlio di un senatore non pu sposare una liberta. Quando nostro padre torner a casa, vedremo cosa lui avr da dire su questa storia.
Eachna la fiss. Avrebbe potuto restare seduta e ascoltare Cironia Amanda per ore, rispondendo alle sue domande, ma sapeva che alla fine ci non avrebbe portato a una maggiore conoscenza o intimit. Erano separate da un abisso che non valeva la pena attraversare. Paolo aveva piantato le radici nel mondo di Eachna ormai. Qualunque legame avesse avuto un tempo con quel posto, con Silvanicum, era ormai andato perduto. Lui apparteneva a Eachna.
La ragazza si alz dalla piscina e, ignorando le schiave, torn nello spogliatoio, lasciandosi dietro una scia di acqua. Prese la tunica dallo scaffale e se la infil sulla pelle bagnata, recuper le pantofole e torn nella sua stanza.
Sarebbe stato degradante correre dietro alla ragazza barbara che scappava attraversando il pavimento bagnato. Perci Amanda rimase nella vasca e la lasci andar via.
Allung pigramente le gambe nell'acqua. Sapeva che il giorno prima aveva sbagliato a ignorare Eachna, che aveva subito valutato e congedato come un simbolo del disprezzo di Paolo per Silvanicum, come il fango che aveva sparso all'ingresso. Ma la notte precedente non aveva implorato il perdono e quella mattina non aveva deciso di trattare la ragazza con la giusta compassione cristiana, accettandola come ospite e amica? E questo era il risultato!
Be', ricord a se stessa, non ci si poteva aspettare che una selvaggia avesse la minima concezione della civilt o della gratitudine. Senza dubbio Eachna era spaventata, confusa e, come gli animali spaventati e confusi, diffidava delle premure.
Amanda aveva bisogno soprattutto di qualcuno con cui parlare e, a dispetto di se stessa, pens di nuovo a Rufo. Sentiva che non c'era niente di ci che provava che non gli avrebbe detto, niente di cui non avrebbe voluto parlargli, se solo fosse stato l. Ma ovviamente, come ricordava a se stessa ogni volta, ci era impossibile. Non sarebbe tornato dopo che Paolo lo aveva minacciato di morte, n lei voleva che lo facesse. Se soltanto suo fratello non fosse partito di nuovo cos in fretta, avrebbe cercato di spiegargli che Rufo non era come suo padre, e che in realt non sapeva niente di lui.
Non pot fare a meno di provare rabbia nei confronti del fratello per essere ripiombato nella sua vita in modo tanto abietto e incivile, per aver assalito senza ragione l'uomo che amava, per averla lasciata con una ragazza che lui, per qualche motivo, immaginava potesse essere una moglie decente e rispettabile. Cosa gli era venuto in mente? Si era sempre immaginata il ritorno di Paolo come un momento di gioia, e invece lui si era precipitato nella villa come una tromba d'aria, lasciandosi dietro una scia di immagini e sentimenti sconosciuti che avevano fatto sentire Amanda cos male da spingerla a ritirarsi nella sua stanza senza uscirne per ore. Era stato abbastanza chiaro - dal suo comportamento brutale e dal suo aspetto trasandato, oltre che dalla durezza della sua voce - che, dopo tutti quegli anni trascorsi nell'esercito, il fratello che lei ricordava non esisteva pi. Non le aveva neanche spiegato per quale motivo dovesse partire a cavallo con tanta urgenza per vedere il governatore.
C'era solo un'altra persona che desiderava vedere. Tornata nella sua stanza, scrisse una lettera a Patrizia, raccontandole del ritorno di Paolo e chiedendole di raggiungerla il pi presto possibile, e la invi tramite corriere alla Casa della Gallina Bianca.
Patrizia arriv poco dopo mezzogiorno del giorno seguente. Amanda se ne stava seduta nella biblioteca a scrivere l'ennesima, breve lettera a dei parenti lontani, quando sua cugina comparve sulla porta. La ragazza lasci cadere la penna e and a salutarla. Sono cos contenta che tu sia venuta, Patrizia. Non mi aspettavo di vederti cos presto. Vieni, non ti sei ancora neanche tolta il mantello. Lascia che chiami un servitore per te.
Ma  naturale che sia venuta, dopo aver ricevuto il tuo messaggio. Mia madre e mio padre sono felicissimi della notizia.
Amanda chiam uno schiavo a prendere il mantello di Patrizia, quindi la guid su una panca all'ombra, in giardino, dove potevano sedersi nell'aria tiepida di giugno e parlare in privato. Patrizia non era cambiata molto dall'inverno passato, a eccezione del fatto che aveva riacquistato un po' di peso, o forse era diventata semplicemente un po' meno estrema nella sua abnegazione. Ancora non portava trucco, nessuna collana, n bracciali o orecchini, solo una semplice spilla per fermare lo scialle che indossava sopra la tunica. Amanda rimase delusa nel constatare quanto la cugina si fosse dimostrata risoluta nella sua nuova vita, ma non pot negare che la sua bellezza ne avesse guadagnato, apparendo persino pi radiosa. Anche la voce era cambiata; ora parlava come una persona avvezza a lunghi silenzi, con calma e attenzione, e pur essendo meno frequenti e pi misurati di prima, i suoi sorrisi risultavano per questo ancor pi aggraziati.
Sedettero insieme per un po', mentre Patrizia ascoltava la cugina descrivere gli eventi riguardanti il ritorno di Paolo. La ragazza cerc di dire il meno possibile di Rufo, se non che si era trovato a passare dalla villa poco prima dell'arrivo di suo fratello. Non parl del bacio. Descrisse il modo in cui il fratello aveva quasi ucciso Rufo per poi lasciarlo andare, e di come le avesse detto, mentre sulla porta principale si preparava di nuovo a partire, che Giuliano stava bene e si trovava a Luguvalium. Non aveva aggiunto molto altro prima di sparire di nuovo.
A quel punto Patrizia parl: Innanzitutto non mi hai detto per quale motivo Rufo si trovasse alla villa.
Non lo so di preciso, rispose Amanda. Era l da poco quando  arrivato Paolo. Non riusc a incrociare lo sguardo indagatore della cugina.
Patrizia non le era mai sembrata tanto somigliante a suo fratello, con gli occhi d'un verde argenteo, senza ombretto n matita, capaci d'intuire senza alcuno sforzo il suo tentativo di mentire. La vide sorridere con dolcezza e allungare una mano per toccarle la sua. Nei mesi trascorsi sono giunta a una conclusione. Ho capito che i miei sentimenti per Agrio Rufo erano ispirati da un demone.  l'unica cosa che possa dargli un significato. Quando un demone si impossessa di te, il suo unico scopo  distruggerti dall'interno in tutti i modi possibili, con odio, avidit, invidia. Con me ha fatto proprio questo. E ci  quasi riuscito. Se Tecla non mi avesse salvata, se non ti avesse indotto a venire nella mia stanza, sarebbe tutto finito. Ma ora, con il suo aiuto, ho sconfitto il diavolo, o quasi almeno. Non odio pi Rufo come prima. Non lo si pu accusare di ci che  accaduto:  stata tutta colpa mia e della mia debolezza. Se provo rabbia nei suoi confronti ora,  solo per come ha trattato te. Mi riferisco al modo in cui ha annullato il vostro fidanzamento.
Non  stato un gran dolore per me, mormor Amanda.
Uno svantaggio che ti deriva dal fatto di avermi accettata come una sorella, Amanda,  che io capisco sempre quando stai mentendo.  chiaro che sei innamorata di Rufo. Non puoi nascondere una cosa del genere. Me ne sono accorta tanto tempo fa.
Patrizia....
Quando vi vidi parlare insieme alla festa, lo scorso inverno, ne fui certa. In quel momento mi accorsi che anche lui era innamorato di te.
Non abbiamo fatto altro che discutere a quella festa.
Nessuno discute come due persone innamorate. Mi dispiace aver tentato di metterti contro Rufo.  stato crudele e codardo da parte mia. Non posso invidiare la tua felicit. Non c' nessuno al mondo a cui io voglia bene pi che a te, Amanda.
La cugina sollev finalmente gli occhi. Non scorse alcun segno di artificio nel sorriso di Patrizia. Allora si vergogn di aver tentato per tanto tempo di nascondere una cosa cos palese. Prese la mano di Patrizia e la baci con gratitudine. Non credo di meritare una sorella cos.
Ecco un'altra cosa che abbiamo in comune. Allora, visto che siamo tra sorelle indegne, raccontami cos' accaduto davvero.
Hai ragione. Ha detto di aver annullato il fidanzamento solo perch pensava che lo disprezzassi. E ha detto... Be' ha detto tante cose. Nessuna delle quali  importante adesso.
Quindi era venuto per vedere te.
Voleva vedermi prima che partissi per Treviri.
Treviri?
Mio padre vuole che vada l, forse ora non lo vorr pi, non lo so; gli ho scritto per dirgli di Paolo.
Ma perch? Per tenere d'occhio Luca? Mia madre non  rimasta molto colpita dal suo comportamento quando lui ed Esperio sono venuti a trovarci. Luca si  ubriacato proprio la prima sera e ha finito con il mettere un piede nella peschiera.
No, per stare con Luca ed Esperio. Mio padre  convinto che io possa ottenere i favori della corte per il bene della nazione.
Oh. Patrizia rabbrivid. Allora grazie a Dio Paolo  tornato a casa. Sono gi abbastanza le ragazze mandate dai loro genitori in giro per l'impero per ottenere i favori della corte imperiale. Ho sempre pensato che tuo padre avesse pi buon senso.
Ospitare il grande e famoso Esperio gli ha dato alla testa, credo. Soprattutto dopo che Esperio gli ha chiesto di spedirmi a Treviri in barca, come un mobile di cui si era incapricciato. Non sapevo davvero cosa fare.
Patrizia la guard con attenzione, poi all'improvviso gett la testa all'indietro e scoppi a ridere. Per un momento Amanda si sent offesa, ma Patrizia riacquist il controllo e prov a spiegarsi. Mi spiace, mi stavo immaginando quell'ubriacone di Esperio provare i suoi trucchetti con te! Oh Amanda, non mi meraviglio che sia stato cos irritabile al rientro alla Casa della Gallina Bianca!.
Amanda non riusc a trattenere un sorriso. Be', ha tentato di fare del suo meglio.
Racconta!.
Laggi, nel colonnato. Mi  praticamente saltato addosso. Viviamo, mia Lesbia, e amiamoci....
Oh no, Catullo no! Buon Dio, davvero, l'hai scampata per miracolo.... Si calm e si asciug gli occhi con l'angolo dello scialle. Bene, pensavo che Esperio fosse odioso a Treviri, e non sono affatto sorpresa di scoprire che, come un vino cattivo, con il viaggio non  che peggiorato. Poverina quella ragazza che alla fine lo sposer; posso dire solo questo.
Oh, s... parlando di povere ragazze, sembra che Paolo ne abbia trovata una per s.
Cosa? Si  sposato?
No. Be', lui pensa di s, ma non ne uscir fuori niente. Ha riportato un'ex schiava... Ibernica, mi pare che abbia detto. Dice che  sua moglie, e lei gli crede, che  la cosa pi triste.
Dove l'ha trovata?
A Luguvalium. L'ha avuta da tuo fratello. Apparteneva al vescovo, e a quanto pare Giuliano era il suo maestro. Sembra che insegnino il latino ai barbari nei territori di frontiera. In ogni modo, per qualche ragione Giuliano ha chiesto a Paolo di portarla a sud e quindi... Be', da qualche parte, tra Luguvalium e qui, deve essere uscito di senno. Rabbrivid. Faccio fatica a riconoscere mio fratello in lui, ora.  diventato una specie di barbaro.
Come si chiama la ragazza?
Eachna. Sembra che significhi destriero. Inoltre  invalida... le manca una mano.
Ed  a Corinium con Paolo adesso?
No,  qui, alla villa.
Davvero? Dove?
Nella sua stanza, immagino. Ho provato a parlarle ieri, ma si  rifiutata di dire qualsiasi cosa, poi se ne  andata di malumore.  strano non poter punire una barbara nella tua stessa casa, credimi. Quindi alla fine l'ho lasciata andare.
Restarono sedute in silenzio. Patrizia sembrava assorta nei propri pensieri. Alla fine disse: Posso vederla?
Vuole essere lasciata in pace.
Non la importuner, voglio solo salutarla. Dopotutto, conosce mio fratello.
Con riluttanza, Amanda condusse Patrizia per la villa fino alla stanza di Eachna. La porta era chiusa. Amanda la apr ed entr, trovando Eachna che, seduta vicino alla finestra, osservava il sentiero verso il fiume. Aveva una tavoletta cerata in grembo e una penna in mano. Quando vide Amanda si alz di scatto, facendo cadere la tavoletta.
Amanda prese per mano la cugina e la guid nella stanza. Eachna, disse, questa  Lollia Patrizia, figlia dell'equestre Marco Lollio Pertinace.
Eachna e Patrizia restarono a distanza e si studiarono con circospezione. Amanda not che la ragazza non si era inchinata come avrebbe dovuto, n aveva detto nulla in segno di saluto. Aveva davvero bisogno che le venisse insegnata un po' di etichetta, almeno quella necessaria a un servitore, se proprio doveva restare alla villa. Da una parte era troppo rozza e goffa nei movimenti per poter essere presa per una ragazza ben educata, dall'altra emanava un'ostile aria di sfida che sarebbe risultata negativa in qualunque persona comune, soprattutto se invalida. Forse Amanda avrebbe potuto organizzare qualche lezioncina in assenza di Paolo.
Patrizia fece un passo avanti, raccolse la tavoletta che era caduta e gliela porse. Sono la sorella di Giuliano, disse.
All'inizio Eachna le aveva rivolto lo stesso sguardo furtivo e diffidente che aveva riservato a tutti gli altri; poi per Amanda not i suoi lineamenti addolcirsi appena. Mentre continuava a fissare Patrizia, ignorando la tavoletta, la ragazza corrug la fronte e strinse le labbra, come se stesse combattendo contro l'impulso di gridare. Patrizia se ne accorse e tese le braccia verso di lei. E con grande stupore di Amanda, Eachna ci si gett.
Le due giovani donne si abbracciarono, con gli occhi chiusi, mentre Amanda restava in disparte. Nessuna delle due apr bocca, e la pace che regnava tra loro trattenne l'esclusa dal dire qualcosa, nonostante la fitta di irritazione che sentiva, perch l'offerta di amicizia di Patrizia era stata accettata subito, al contrario della sua.
Alla fine, non essendosi mai sentita cos sola in vita sua, le lasci senza dir nulla per tornarsene in biblioteca.

26.

L'uomo buono e saggio, del tipo che Apollo  riuscito a stento a trovare nell'umanit,  giudice di se stesso, e indaga nel proprio io fino in fondo.
Ausonio, Egloghe.

Tre giorni di attesa a Corinium. Paolo camminava avanti e indietro nell'anticamera della sala delle udienze, strascicando gli scarponi sullo scolorito pavimento a mosaico. Nella mano destra teneva la tavoletta affidatagli da Drogo, che probabilmente era ormai morto insieme a Kunaric e al resto dei suoi uomini. Non era riuscito ad avere altre notizie sulla situazione a nord. Al suo arrivo in citt, tre giorni prima, dopo essersi lavato, rasato e cambiato d'abito presso la residenza di famiglia, aveva marciato con un gruppetto di bucellarii in direzione degli uffici imperiali nel foro e preteso udienza con il governatore per una questione riguardante la sicurezza della provincia.
Sottoporr la vostra richiesta di udienza con il governatore tramite i canali appropriati, aveva detto l'impiegato.
I giorni erano passati e le ripetute richieste di Paolo erano state ignorate. Nessun funzionario imperiale aveva voluto nemmeno parlare con lui, come se vi fosse un'ammonizione a non farlo. Tutte le mattine, all'alba, cavalcava fino al cimitero con alcuni uomini, lasciandoli all'entrata e camminando fino alle tombe della madre e del fratello, dove restava pi di un'ora, perso nei propri pensieri. A quel punto, non poteva far altro che tornare a casa e aspettare che lo chiamassero. Il ritorno improvviso del figlio maggiore di Cironio Agno aveva gi provocato scompiglio in citt, portando schiere di postulanti e messaggeri a bussare alla sua porta. Aveva rifiutato di vedere chicchessia. Voleva parlare prima con il governatore e poi con suo padre. Tutti gli altri potevano aspettare.
Per tutto il resto del tempo pensava a Eachna, felice di saperla al sicuro alla villa. Era con quel pensiero che si consolava di notte, quando per abitudine allungava una mano, cercando il calore del suo corpo senza trovarla dove era stata ogni notte per gli ultimi sei mesi. Se fosse stata con lui in quel momento, avrebbe ascoltato le sue lamentele e avrebbe inclinato la testa con la sua aria attenta, ricordandogli con ironico cipiglio che tutti gli uomini attratti dal potere erano degli idioti.
Finalmente, intorno a mezzod del terzo giorno, un messaggero si era presentato alla casa e aveva annunciato che Lucio Settimio, perfettissimo equestre e governatore di Britannia Prima per decreto imperiale, gli avrebbe concesso udienza alla quinta ora dopo l'alba.
La quinta ora era ormai trascorsa, e lo stavano facendo ancora aspettare. Paolo si ferm davanti alla porta aperta che dava sul giardino dell'area riservata al governatore. La sua scorta, una mezza dozzina di bucellarii, oziava intorno alle porte. Gli uomini erano tutti disarmati, poich era illegale che i servitori portassero armi in quella zona.
Desider aver prestato pi attenzione alla politica, da ragazzo. Fausto, pi grande di lui di quattro anni, era sempre stato quello che s'intrometteva nelle conversazioni da adulti del padre. Paolo capiva la differenza tra il Consiglio cittadino, formato da proprietari terrieri della zona che rappresentavano la trib, e gli ufficiali stranieri del governo imperiale. A Corinium quelle due autorit si fronteggiavano con freddezza nel foro: sul lato sud si trovavano la basilica e gli uffici del Consiglio cittadino, mentre a nord, separata da un muro, si trovava l'area riservata al governatore provinciale, Lucio Settimio. Paolo riusciva a malapena a ricordare i racconti paterni sulla rivalit e sul reciproco sospetto che regnavano tra i consiglieri cittadini e gli ufficiali imperiali, le faide interminabili che sembravano ridursi sempre a questioni di potere e denaro. A differenza di suo fratello maggiore, si era stancato ben presto di sentir parlare di cose del genere.
In quel momento, per, Fausto avrebbe saputo a quali consiglieri e ufficiali imperiali rivolgersi e quali invece evitare, nonch come trattare con fazioni, alleanze e interessi diversi. Persino il governatore non era lo stesso di cinque anni prima. I governatori, infatti, restavano in carica solo per un anno o due, e Paolo non aveva idea di chi fosse Lucio Settimio.
Ma non aveva importanza. Tornato a Silvanicum, avrebbe atteso suo padre. Sperava di riuscire a trovare il coraggio di dirgli di Fausto e di accettare il suo giudizio. Se fosse stato bandito e privato del proprio diritto di nascita, non avrebbe pi rivisto Corinium. Per il momento, comunque, l'unica cosa che contava era avvisare il governatore del pericolo imminente, affinch potesse cominciare a snidare Agrio Leone e il resto dei suoi cospiratori e a organizzare la difesa delle province prima che fosse troppo tardi.
Le porte della sala delle udienze si aprirono, tirate verso l'interno da un paio di schiavi. I tre giorni di attesa erano finiti. Paolo sbirci dentro la sala, nonostante la poca luce, e vide tre figure sedute dietro un tavolo dalla parte opposta, incorniciate da drappi e candele. Su un piedistallo dietro di loro c'era un busto dell'imperatore. L'uomo al centro, con il mantello fermato da una spilla con incastonata una gemma, doveva essere il governatore, Lucio Settimio. L'uomo alla sua sinistra indossava l'uniforme da tribuno e sembrava il comandante della guarnigione personale del governatore. E probabilmente l'ufficiale a destra era il capo di stato maggiore del governatore.
Paolo entr, si ferm davanti al tavolo e si inchin al governatore, ricordando il protocollo appreso anni prima. Perfettissimo equestre Lucio Settimio, governatore di Britannia Prima, ti ringrazio per avermi concesso udienza.
Il governatore fece un cenno con la testa. Era grasso, con i capelli grigi e uno sguardo indolente, assente. Stimatissimo senatore Gaio Cironio Agno Paolo, figlio del senatore Gaio Cironio Agno, questa udienza imperiale ti  concessa in virt della munificenza di Sua Divina Eccellenza Valentiniano Augusto. In luogo della sua presenza mi  concesso, per decreto imperiale, di pronunciarmi in sua vece. Puoi parlare con me.
Perfettissimo governatore, sono tornato dal nord pochi giorni fa, portando un dispaccio urgente per te. Paolo porse la tavoletta di Drogo al governatore. Si tratta di un messaggio riservato del tribuno Drogo, comandante della coorte di Mediobogdum, nel territorio dei Carvezi. Contiene informazioni di vitale importanza per la sicurezza delle province.
Il governatore prese la tavoletta e la pass al tribuno alla sua sinistra, che l'apr, si schiar la gola e inizi a leggere. Il Tribuno Drogo della Quarta Coorte Dalmata porge i suoi saluti a tutti i cittadini leali a Sua Divina Maest Valentiniano Augusto. Si sappia che sono un leale soldato di Roma e che ho sempre cercato di adempiere al mio sacro dovere, senza mai pensare alla mia sicurezza n chiedere ricompense diverse dall'amore di sua maest imperiale eccetera, eccetera.... I suoi occhi saltarono qualche riga. Scrive che, nel territorio dei Carvezi, alcune coorti hanno ucciso i loro comandanti e si sono unite a un'insurrezione generale contro il governo imperiale nominato da Dio. Afferma che la ribellione  guidata da un certo esule della Pannonia di nome Valentino, che si  alleato con i barbari con l'intenzione di attirare il duca Fullofaude in una trappola, di assumere lui stesso il controllo della provincia e di dichiararsi imperatore. Alla fine c' un elenco di nomi dei presunti cospiratori. Tutt'altro che impressionato, almeno in apparenza, pass la tavoletta a Lucio Settimio.
Il governatore scorse rapidamente la lettera. Quando l'ha scritta?
Quindici giorni fa, rispose Paolo. Ho trascorso l'inverno a Mediobogdum e posso farmi garante di tutto ci che dice il tribuno. Il suo forte era sul punto di cadere in mano ai ribelli quando sono partito.
E dove ha preso queste informazioni?
Ha catturato uno degli uomini di Valentino.
Un uomo dice qualunque cosa sotto tortura, afferm il governatore in modo affrettato. Guard il tribuno che alz le spalle.
 vero, disse il tribuno. Alz gli occhi su Paolo. Cironio Agno Paolo, questa cosiddetta ribellione non  una novit per noi. Sappiamo di Valentino e delle sue turbolenze sulla frontiera. Sappiamo che  temporaneamente riuscito a comprarsi il silenzio di alcune guarnigioni isolate, ma questo non ci allarma. Lui e i suoi alleati verranno presto assicurati alla giustizia dal duca Fullofaude.
Ma il duca sta cadendo in una trappola, rispose Paolo.  scritto l, nel rapporto.
Come pu un singolo tribuno di una piccola coorte di montagna avere le minima idea di cosa stia accadendo fuori dalla sua vallata? Non ho dubbi che il suo rapporto sia sincero, ma dubito seriamente della sua precisione.
Giusto, disse il capo di stato maggiore. Non c' ragione di pensare che Valentino abbia i mezzi per stringere un'alleanza con i barbari o desideri farlo. Per quanto riguarda questo elenco di nomi....
Sono stato a nord per mesi, insistette Paolo, facendo un passo avanti. Il re Keocher si stava preparando alla guerra gi un anno fa. Ha costituito una federazione di trib dal Vallo alle isole del nord, e con l'aiuto di Valentino sta progettando di tendere un'imboscata a Fullofaude e alla Sesta e alla Ventesima legione. Poi lascer che i barbari si scatenino sulle province del sud, compresa questa.
Il tribuno scosse il capo. Se i barbari stessero pianificando sul serio di invaderci, il duca lo avrebbe saputo dalle sue spie.
Le sue spie sono al soldo di Valentino.
In ogni caso, rispose il capo di stato maggiore, le difese delle province sono pi che sufficienti.
Paolo li guard incredulo. Come potevano illudersi in quel modo? Questa citt era presidiata da una coorte appartenente alla Ventesima legione, finch il duca non ha deciso di prendersela per la sua campagna! Presumo che la coorte imperiale partir con te, stimato governatore, al primo segnale di pericolo. A quel punto, chi rester a difenderci? La milizia? Riuscirebbe a malapena a difendere le mura della citt, figurarsi la campagna!.
Il capo di stato maggiore prese la tavoletta e la agit in aria. Questo Drogo ha chiare manie di grandezza, visto che si erge a grande salvatore delle province. L'idea che Valentino abbia intenzione di proclamarsi imperatore  assurda!.
Paolo prov a discutere, ma ben presto cap che era inutile. Alla fine chiese il permesso di lasciare la divina, imperiale presenza e usc dalla sala delle udienze nel cortile assolato. Doveva tornare subito a casa. Se il governatore si rifiutava di ascoltare lui, di certo avrebbe ascoltato suo padre.
Alcune ore dopo, mentre cavalcava con i suoi bucellarii dalla foresta lungo il sentiero del fiume che portava a valle, verso Silvanicum, sent che quello era il suo vero ritorno a casa, non la breve fermata di tre giorni prima. Subito dopo l'udienza con il governatore, era tornato alla residenza di citt e aveva trovato un messaggio: il padre aveva annullato il suo viaggio a Londinium ed era tornato a Silvanicum, dove lo attendeva.
Paolo sapeva che avrebbe dovuto sottoporsi a una dimostrazione pubblica di gioia per essersi riunito a suo padre. Non attendeva con ansia quel momento. Avrebbe fatto la sua confessione al padre in seguito, in privato, accettando qualsiasi punizione eventualmente inflittagli. Se fosse stato ripudiato e bandito non si sarebbe messo a discutere; sarebbe partito in silenzio, per non tornare pi. Se suo padre gli avesse chiesto di sottoporsi a un processo per fratricidio, avrebbe teso le braccia per farsi mettere in catene. Gli avrebbe chiesto, a sua volta, soltanto di trattare Eachna con rispetto.
Vide la folla non appena gir l'ultima curva del sentiero lungo il fiume, oltre la quale si cominciava a scorgere la villa. Sembrava che si fossero radunati l da giorni. C'erano tende e fuochi di bivacco con intorno gruppi di contadini che, con bambini e donne, cucinavano i pasti serali. Paolo e i suoi bucellarii vennero notati quasi subito: mentre la voce si diffondeva nell'accampamento come un'onda, molti lasciarono le pentole fumanti per correre ad allinearsi lungo il sentiero che portava all'ingresso principale. Tributarono un saluto trionfale a Paolo che si avvicinava; alcuni acclamavano il suo ritorno e la ritrovata gloria dei Cironii, altri lodavano il nome di Cristo in un latino confuso; molti giovani uomini, infine, agitavano sopra la testa mazze, asce, e persino rami. Il ragazzo si sforz di sorridere e di rivolgere dei cenni ai visi sottostanti, spingendo appena la sua cavalcatura in mezzo alla folla.
La porta anteriore della villa si apr ancor prima che lui potesse raggiungerla. La folla si separ per creare uno spazio da cui emerse suo padre. Paolo smont mentre le acclamazioni si attutivano intorno a lui, come una tempesta placatasi all'improvviso. Copr gli ultimi passi su per il sentiero fino a trovarsi di fronte a suo padre. Restarono soli al centro di un cerchio.
Per un lungo momento nessuno dei due parl. Alla fine Paolo si avvicin al padre e si inginocchi davanti a lui sul duro fango del sentiero. Abbass la testa e chiuse gli occhi. Padre, disse, sono tornato.
Sent la palma di una mano poggiarsi sulla sua testa. Lo scroscio di acclamazioni riprese e i due si abbracciarono. Poi Agno si rivolse alla gente per comunicargli la sua gioia, promettendo un banchetto quella sera stessa in onore del ritorno del suo erede. Poi, con il braccio intorno al figlio, lo condusse all'interno della villa. Possiamo parlare nella biblioteca, gli disse, continuando ad abbracciarlo mentre percorrevano il sentiero verso il cortile superiore, guardati e seguiti dai servitori.
Dov' Luca?, chiese Paolo.
A Londinium, rispose Agno. Sulla strada per Treviri, a giocare a dadi e ubriacarsi. Quando raggiunsero la biblioteca, tenne la porta aperta e invit il figlio a entrare.
Paolo avanz con umilt nella stanza. Quello era il luogo in cui aveva discusso con i suoi genitori per l'ultima volta. Ricordava con chiarezza la rabbia sui loro volti quando aveva rinnegato i voti battesimali e comunicato la propria intenzione di studiare filosofia nel lontano impero orientale. Quel proposito gli sembrava ridicolo, ormai, la fantasia infantile di un ragazzo viziato che non sapeva niente del mondo. Ricordava come avesse imprecato contro i familiari. Si sentiva ancora osservato con silenzioso biasimo dagli scaffali pieni di testi di filosofia e di antico sapere. Nella sua mente, quella stanza era diventata un tempio che lui aveva profanato.
Per Agno, invece, non era altro che il proprio studio. And alla scrivania e inizi ad ammucchiare e riordinare le pergamene slegate, i rotoli e i libri sparsi su di essa. Tua sorella, disse, non ha ancora imparato a mettere in ordine. Non mi fido dei servitori per mettere a posto le cose, quindi chiedo a lei di farlo. Poi torno dopo solo una settimana di assenza ed  sempre la stessa storia. Quando la scrivania fu libera, si sedette al suo posto e fece un gesto a Paolo perch si accomodasse sulla sedia di vimini di fronte a lui.
Agno si tir su sulla sedia, come per prepararsi a dire qualcosa, ma si limit a fissare il figlio in silenzio. Sta facendo quello che faccio io, pens Paolo. Studia, esplora, in attesa che l'altro riveli qualche cosa. Il punto d'incontro pi recente tra loro due era proprio quella stanza e ci che vi era accaduto. I cinque anni trascorsi da allora sembravano una vita.
Agno si poggi all'indietro e tamburell con il dito sul legno liscio del tavolo. Raccontami cos' successo, figliolo. Dimmi della tua fuga, di come i briganti hanno ucciso tuo fratello... tutto.
D'accordo. Gli occhi di Paolo vagarono per la stanza e incontrarono lo sguardo duro di Valentiniano Augusto, il cui busto ardeva di un rosso spento alla luce del sole. Quello era un elemento nuovo. L'ultima volta che era stato in quella stanza c'era un altro imperatore a osservarlo. Mise la mano nella borsa attaccata alla cintura e prese una tavoletta di legno, una copia della lettera di Drogo. La poggi sulla scrivania. Non leggerla ancora, disse. Non prima che io ti abbia detto quel che devo. Ma conservala.  pi importante di qualsiasi altra cosa.
Molto bene.
Si sent la bocca improvvisamente asciutta, le mani fredde e umide. Stava per chiedere dell'acqua, ma si ferm. Non aveva senso cercare di rimandare ancora quel momento. Fuggii dalla villa, diretto a nord, inizi. Parl lentamente, scegliendo con attenzione le parole. Era quasi notte. Presi la strada sopra le colline, finch non giunsi al vecchio tumulo. Trascorsi la notte l. Non so cosa avessi in mente di fare. Forse la mattina sarei tornato a casa. Ma fui svegliato da Fausto.
Si concesse un momento per concentrarsi. I ricordi gli scorrevano dolorosamente davanti agli occhi. Inizi a raccontare al padre della sua discussione con Fausto, di come avessero inveito l'uno contro l'altro. Paolo aveva sempre invidiato il fratello maggiore, non aveva avuto bisogno di scavare molto a fondo dentro di s per trovare quella rabbia. Disse al padre del pugnale e di come Fausto avesse lottato per toglierglielo. Gli raccont come avessero combattuto, cadendo a terra, lottando con una furia indescrivibile, come posseduti da demoni.
A quel punto gli manc la voce e inizi a piangere. Si chin in avanti, stringendosi la testa tra le mani. Era scosso dai singhiozzi. Lo aveva detto a Giuliano e a Eachna, ma non riusciva a dirlo al padre. Le sole parole lo avrebbero ucciso.
A poco a poco si riprese. Inspir a fondo, espellendo il muco con un colpo di tosse e asciugandosi gli occhi con la manica. Doveva continuare.
Il padre parl per primo. Hai ucciso tuo fratello.
Paolo alz il viso. Sbarr gli occhi annebbiati per guardare suo padre e annu.
La mattina dopo la tua fuga, Fausto insistette per seguirti da solo, continu Agno. Giur che sarebbe riuscito a riportarti a casa. Quando nessuno di voi due fece ritorno, venni io stesso con Pietro e due uomini. Trovammo Fausto al tumulo. Pietro incolp subito i banditi, ma sapeva che le cose erano andate in modo diverso. Era abbastanza chiaro cos'era accaduto. Trovammo il tuo pugnale. Fausto aveva ancora al dito il suo anello, e la sua borsa era ancora piena.
L, al tumulo, feci giurare a Pietro e ai suoi uomini di mantenere il segreto. Avrebbero dovuto dire che dei banditi avevano ucciso e derubato Fausto, e che tu eri svanito senza lasciare traccia. Non ne ho pi parlato da allora, neanche con tua madre. Portammo Fausto in citt e lo seppellimmo.
La stanza piomb in un silenzio pesante. Dall'esterno della villa giungevano distanti le note di musiche e canti per festeggiare il ritorno di Paolo.
Un mese dopo, prosegu Agno, mi trovavo a Corinium. Per quanto mi riguardava, sarebbe stato meglio se non fossi pi tornato. In nome di Dio, desideravo che morissi per quel che avevi fatto. Fu allora che venne da me Agrio Leone. Mi disse che eri stato arruolato nell'esercito. Sosteneva di sapere dove ti trovavi, e mi mostr il tuo anello come prova. Promise che ti avrebbe fatto congedare e ti avrebbe riportato da me sano e salvo, se solo mi fossi impegnato ad appoggiarlo nel Consiglio. Voleva che lo sostenessi a Londinium, che non bloccassi l'acquisto dei terreni, n ponessi il veto all'utilizzo dei fondi civici per la costruzione dei templi pagani. Ogni volta mi diceva: Lascia correre e tuo figlio torner da te.
Ma io rifiutai. Sapevo che in quel modo ti stavo condannando all'esilio, forse persino alla morte. Pi ero costretto a vedere tua madre addolorarsi per aver perso te e Fausto, e pi desideravo che tu soffrissi. Nonostante il trascorrere degli anni e l'affievolirsi del mio desiderio di vendetta, continuavo a rifiutarmi di cedere. Ti ho lasciato nelle sue mani. Fece una pausa, con la mascella serrata. Ho scelto di sacrificarti per il bene della provincia.
Quando Agno termin di parlare, Paolo sedeva diritto sulla sedia. Suo padre aveva sempre saputo la verit sul suo crimine. Gli riusc difficile farlo, ma lo guard negli occhi. Ho ucciso Fausto, disse. Sono tornato a casa per affrontare il tuo giudizio, padre.
Ti aspetti di essere perdonato?
No.
Agno guard suo figlio per un lungo istante. Si alz, and a uno degli scaffali e ne trasse un codice sottile. Lo sfogli fino a una certa pagina e inizi a leggere ad alta voce.
Allora il Signore disse a Caino, Dov' Abele, tuo fratello?. Ed egli rispose: Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?. Il Signore riprese: Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo. Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. Quando lavorerai il suolo, esso non ti dar pi i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra.
Agno chiuse il codice e lo ripose sullo scaffale. Caino neg il suo crimine persino di fronte a Dio. Quando fu condannato, chiese clemenza. Torn alla sua sedia. Tu, invece, sei venuto a casa e hai confessato. Ti sei arreso alla verit quando avresti potuto mentire. Sappi che non ti perdoner mai per ci che hai fatto, anche se vorrei essere un cristiano migliore. D'altra parte, potrei punirti. Potrei rinnegarti e mandarti in esilio. Ma rispondimi: qualsiasi punizione io ti dia, ti farebbe soffrire pi di quanto tu non abbia gi fatto?.
Paolo pens a tutto ci che aveva sopportato nell'ultimo anno. Pens a Trimontium e a tutte le cose che erano successe laggi: alla perdita di Vittore, al viaggio con Giuliano, all'attacco dei Verturiani e al lungo inverno sulle montagne. Pens all'incontro con Eachna, e a come avesse fatto sorgere in lui la speranza di poter diventare, un giorno, degno di lei. La redenzione non poteva trovarsi nel disgusto per se stessi, n in uno spruzzo di acqua santa o nel perdono di suo padre. Si sarebbe manifestata nelle sue azioni, da quel momento fino al giorno della sua morte.
Voglio servire, disse. Come avrebbe fatto Fausto.
Non ti ho mai amato meno di lui, Paolo. Eri ancora giovane.
Il ragazzo prese la tavoletta dalla scrivania e la porse al padre. Lasciami servire la famiglia. Ti prego.
Agno prese la tavoletta e la apr. Mentre leggeva i suoi occhi si stringevano sempre di pi. Dove l'hai presa?
Ho trascorso l l'inverno. A Mediobogdum. Il tribuno Drogo mi ha salvato la vita.
Che Cristo ci protegga, sussurr Agno mentre continuava a leggere. Infine, raggiunse l'elenco dei cospiratori in fondo alla lettera. Il colore abbandon il suo volto. Chi altri l'ha vista?
Solo il governatore a Corinium, questa mattina. Ho pensato che fosse meglio mostrargliela il pi presto possibile. Ha ancora l'originale; questa  una copia. In ogni caso non mi ha dato ascolto, padre. Forse se tu parlassi con lui....
Agno sbatt la tavoletta sulla scrivania. Si alz di scatto dalla sedia e cominci a passeggiare avanti e indietro per la stanza con la disperata energia di un animale in gabbia. Il suo sguardo tradiva qualcosa di simile al panico.
Paolo non lo aveva mai visto in quel modo. Padre?.
Agno rimase immobile. Il governatore Lucio Settimio, disse,  il cugino di Agrio Leone.
Paolo non lo sapeva. Rimase seduto in silenzio mentre gli si palesava l'orrore delle implicazioni di quel fatto. Era andato nell'ufficio del governatore sventolando la prova di una cospirazione in cui lo stesso governatore poteva essere coinvolto. Di certo Settimio si era gi affrettato a mandare un messaggio a suo cugino, avvisandolo che erano stati scoperti. Padre, mi dispiace....
Ricordi l'Inverno del Dolore?
Certo.
Agrio Leone prese parte all'inchiesta. Fu lui a far giustiziare tuo nonno e i tuoi zii, e per poco non uccise anche me. Sta tentando di distruggere la nostra famiglia sin da allora. Lo sapevo. Agno sembrava pronto ad afferrare lo scaffale pi vicino e a gettarlo a terra per la rabbia. Lo sapevo, che Dio mi danni per la mia stupidit! Lui, il governatore, e quegli altri... Ecco perch sta lasciando la provincia. Sa cosa sta per accadere. Di certo ha intenzione di saltar fuori a Treviri recitando la parte del profugo per essere gli occhi e le orecchie di Valentino alla corte imperiale. Mi ha tenuto impegnato con le tasse, i contadini e tutte quelle chiacchiere sul matrimonio; mi ha lasciato pensare che si stesse arrendendo, mentre per tutto il tempo non ha fatto altro che progettare questo....
Paolo si alz in piedi.  colpa mia.
Ora non c' tempo per i rimorsi, ragazzo! E in ogni caso non avremmo mai avuto il tempo di mandare un messaggio alla corte imperiale. Devo riflettere. Il duca Fullofaude doveva iniziare la sua campagna pi di una settimana fa. Se quella lettera dice il vero, probabilmente  gi morto.
Potremmo mandare un messaggio al vicario a Londinium.
Agno scosse il capo. Un fornicatore e un ubriacone. Riterrei coinvolto anche lui nella cospirazione, se non fosse cos inutile. La nostra unica speranza  inviare un messaggio al di l del mare con qualcuno di cui ci possiamo fidare.
Cosa ne pensi dei vescovi?
I vescovi! Giusto. Dobbiamo mandare un messaggio al vescovo Gregorio, a Londinium.  testardo, ma incorruttibile. I suoi corrieri possono portare il messaggio alla corte imperiale senza rischiare che venga intercettato. And alla scrivania e prese la tavoletta cerata, chiamando ad alta voce Alipio, che attendeva nell'anticamera.
La porta si apr e apparve il ligio segretario. Mio signore?.
Agno gli porse la tavoletta. Fai una copia di tuo pugno di questa. Nessun altro deve venire a conoscenza del suo contenuto. Dopo torna subito da me. E fa' in modo che i nostri due migliori corrieri siano pronti a partire entro un'ora per Londinium.
S, mio signore. Alipio si inchin e part, chiudendosi la porta alle spalle.
Nel frattempo ci trasferiremo nella casa di Corinium, disse Agno. Se i barbari stanno arrivando,  meglio trovarsi in citt. Per il momento possiamo tacere la verit, non c' bisogno di scatenare il panico.
Ma Agrio Leone e suo cugino non saranno proprio in citt? Pensi che ci attaccheranno?
Forse. Ma se andiamo in forze, con tutti i bucellarii che riusciamo a radunare, ci penseranno due volte prima di creare problemi. Saremmo pi in pericolo qui, questo  certo. In ogni caso, credo che abbiano in programma di lasciare la provincia il pi presto possibile, soprattutto adesso che la loro parte nella cospirazione  stata scoperta.
Quando partiremo?
Domani mattina, dopo il banchetto. Abbiamo bisogno di tempo per radunare i bucellarii e le scorte. Agno torn a sedersi con un grugnito di soddisfazione, mettendo entrambe le palme sulla scrivania. Aveva recuperato la solita compostezza. Era di nuovo il senatore Cironio Agno, signore e principe dei Dobunni. La crisi sembrava avergli donato una rinnovata energia; sembrava quasi che apprezzasse l'incertezza degli eventi futuri.
Siediti, disse.
Paolo obbed. Dimmi come posso dare una mano, padre.
Puoi essere d'aiuto comportandoti come quello che la gente l fuori crede che tu sia: il legittimo erede dei Cironii e un principe della trib dei Dobunni. Puoi dedicare tutti i tuoi sforzi a proteggere coloro che ami e a difendere la tua gente. E ascoltami. Agno si sporse in avanti appoggiandosi sui gomiti. Non dovrai mai dire a nessun altro cosa accadde al vecchio tumulo. Nemmeno a tua sorella, e di certo non a Luca.
Non voglio mentire.
Te lo sto ordinando, Paolo. Raccontarglielo non cambier ci che hai fatto. Dio lo sa, e questo basta. Se vuoi fare penitenza, o far pace con qualunque dio tu scelga di seguire, fallo in segreto. Ma nessuno dovr mai saperlo, altrimenti il nome della famiglia sar rovinato. Capito?
S, padre.
Bene. Ora raccontami tutto quel che sai di questa cospirazione.
Non appena conclusa la conversazione con il padre, Paolo and a cercare Eachna. Entr nel corridoio dell'ala nord e trov la villa in piena animazione. Il fuoco era stato acceso in entrambe le cucine in preparazione del banchetto serale, e i servitori si affrettavano a portare il cibo fuori dai magazzini e a trasportare dei tavoli poggiati su cavalletti nel cortile inferiore. Non appena suo padre aveva annunciato che si sarebbero trasferiti a Corinium la mattina dopo, l'attivit era divenuta ancora pi febbrile. Il giovane voleva sottrarsi al rumore e alla confusione e trovare un momento di tregua dai pensieri che gli correvano per la testa. Stavano accadendo tante cose intorno a lui, come se qualcuno avesse preso il mondo e iniziato a scuoterlo.
Quando chiese alla prima schiava che incontr dove poteva trovare sua moglie, si sorprese quando quella lo indirizz in fondo all'ala sud. Avrebbe dovuto essere senz'altro disponibile uno degli appartamenti migliori. Percorse il corridoio che divideva i due cortili e collegava l'ala settentrionale a quella meridionale, sal a grandi balzi una scala di legno che portava al piano superiore e arriv quasi di corsa all'estremit opposta dell'ala. Entr nella stanza senza bussare, e vide Eachna che, seduta allo scrittoio con un testo presumibilmente religioso, seguiva le parole con il dito sulla pagina e leggeva piano tra s. Non si era accorta dell'ingresso di suo marito. Lui la guard per un po', senza muoversi n parlare, finch lei non percep una corrente d'aria e si volt, vedendolo. Salt su dalla sedia e gli si butt tra le braccia.
Si sorprese per l'impeto di gioia che prov nel vederla, dopo una separazione di appena tre giorni. La strinse forte a s, sciogliendo l'abbraccio solo per baciarla sulle labbra, e diede un calcio alla porta della stanza che si chiuse mentre lei iniziava a tirarlo verso il letto. Paolo lasci che la moglie lo guidasse sul materasso, che gli slacciasse la nuova cintura di pelle, la spilla dorata e il mantello ricamato, gettandoli da parte. Poi Eachna gli pass la mano sulla tunica di lino, facendo scivolare le dita gelide sotto di essa fino al petto, e lui l'aiut a sfilargliela. Solo allora, con gli abiti abbandonati sul pavimento, avvolse le braccia intorno al suo corpo nudo e gli sfior la clavicola e il collo con le labbra, mentre lui la spogliava a sua volta.
Eachna si sdrai, tirando sopra di s Paolo, che poggi i gomiti sul materasso e le prese la testa tra le mani, avvicinando il viso a quello di lei finch le punte dei nasi non si toccarono e lui non pot vedere altro che l'azzurro dei suoi occhi.
Una festa?. Eachna sollev la testa dal petto del marito.
Per festeggiare il ricongiungimento della famiglia, le spieg lui, facendole scorrere pigramente un dito lungo il braccio. Ecco cos' tutta quella confusione l fuori.
Anche con la porta della stanza chiusa, potevano sentire i rumori della preparazione del banchetto. Eachna gir la testa per sentire meglio. Quegli schiavi stavano facendo il genere di lavoro che lei non avrebbe pi dovuto fare, pens Paolo. Alz la mano e le pass le dita tra i capelli. Vorrei poter andare a fare una cavalcata nella tenuta, ma verremmo aggrediti dalla folla. Sei gi stata fuori?
Sono a malapena uscita da questa stanza.
Mia sorella non ti ha invitata a uscire con lei? Era solita uscire a cavallo ogni giorno.
Lei non rispose, ma volse lo sguardo da un'altra parte, e un attimo dopo gli appoggi di nuovo la testa sul petto.
Eachna?
Non mi dispiace restare qui dentro, mormor lei.
Ora era chiaro perch era stata sistemata in quella stanza, invece che in uno degli appartamenti migliori. Amanda la stava trattando con disprezzo. Come poteva sua sorella mostrarsi cos insensibile? Aveva perduto tutta la sua compassione? Ricord di averla vista in giardino, tra le braccia di Agrio Rufo. E se quel verme fosse gi riuscito a mettere Amanda contro la sua famiglia?
Si mise a sedere sul letto. Devo andare a scambiare due parole con lei, disse.
Paolo, no. Non c' bisogno. Ora che sei tornato non ha importanza.
Tu sei mia moglie!, esclam con pi durezza di quanto avesse voluto. Tu sei mia moglie. Non aveva ancora parlato di Eachna con suo padre, e non aveva fretta di farlo. Sapeva fin troppo bene che, dal punto di vista legale, il figlio di un senatore non poteva sposare un'ex schiava, e che agli occhi della societ lei non sarebbe mai stata altro che la sua concubina. Ma non gli importava. Legalmente o no, lei era pur sempre sua moglie, e a casa sua avrebbe fatto in modo che tutti la trattassero come tale.
Si chin per afferrare i vestiti, lamentandosi mentre si vestiva di essersi potuto aspettare un comportamento del genere da alcuni parenti snob, ma non da sua sorella, la gentile, pia Amanda. Ignor le proteste di Eachna, si allacci gli stivali e lasci la stanza, dicendole di restare l, senza fermarsi a discutere quando lei si rifiut di obbedirgli e lo segu.
Entr per primo nelle stanze di Amanda e la trov seduta in compagnia. Non si ferm a guardare la seconda ragazza, limitandosi a notare che indossava il semplice abito e il copricapo delle religiose. Sorella, scatt, perch tratti mia moglie con disprezzo?.
Amanda lo guard a bocca aperta. Tua moglie...!.
Come ho giurato davanti a un vescovo e a una congregazione cristiana. Non  abbastanza per te?
Ma Paolo..., inizi a dire, senza riuscire a trovare le parole. Guard verso la porta, da cui era entrata in quel momento Eachna, e la indic. Ma  una selvaggia!.
Paolo trov difficile controllarsi di fronte a quell'affermazione: non voleva colpire la sorella, questo era certo, ma aveva voglia di afferrare qualcosa, qualsiasi cosa, e romperla, per sfogare la rabbia; eppure si controll. Strinse i pugni e tenne la lingua a freno finch non fu in grado di espirare con calma e di parlare in tono pacato. Allora disse: Non devi pi chiamarla in quel modo.
Amanda chiuse la bocca e rest immobile, guardandolo come un estraneo.
Intendo occupare i miei vecchi alloggi al piano di sopra, aggiunse lui. Eachna star l con me.
Sua sorella alz gli occhi verso le travi di legno del soffitto solo per un istante, che per bast a Paolo per cogliere la repulsione che lei stava cercando in parte di nascondere. Stava pensando che suo fratello si sarebbe trovato proprio sopra di lei a condividere la stanza e il letto con quella creatura, mentre lei, Amanda, sarebbe stata distesa l sotto, costretta a sentire e a immaginare tutto...
Se la moglie che ho scelto ti offende cos tanto, disse Paolo, forse dovresti ripensare all'innamorato che hai scelto tu. O forse non sai che nell'ultimo anno ha cercato di farmi uccidere?.
Amanda si alz con un gesto brusco e usc dalla stanza.
N Paolo n Eachna cercarono di fermarla. L'altra ragazza, intanto, era rimasta seduta dove si trovava. Paolo la guard di nuovo e per la prima volta la riconobbe.
Patrizia?, chiese, non riuscendo del tutto a credere che potesse essere sua cugina. Nei suoi ricordi Patrizia era ancora una ragazzina viziata che faceva i capricci, con la testa piena di fantasie sulla citt. Ora quella testa, spoglia di ogni ornamento, era in parte nascosta da un velo religioso.
Non essere arrabbiato con lei, Paolo, disse Patrizia con calma. Non ha avuto un periodo facile, soprattutto dopo la perdita di vostra madre.
Paolo fiss Patrizia, guard la porta da cui Amanda era uscita e si volt di nuovo verso la cugina. Nei suoi occhi scorse sia una calma saggezza che non si sarebbe mai aspettato di vedere sia il dolore che l'aveva prodotta. Cinque anni erano tanti per dei giovani. Potevano cambiare completamente una persona, com'era successo a lui.
Patrizia si alz. Va' a parlare con Amanda, gli sugger. Tese una mano a Eachna, che la prese subito. Terr io compagnia a tua moglie per un po'.
Amanda non era andata lontano, solo in giardino. Sedeva sulla panchina sotto il melo. Il posto era affollato di servitori che portavano le cose nel cortile inferiore per la festa.
Paolo si avvicin e si mise seduto accanto alla sorella sulla panchina. Non parlarono per un po'. Poi lei disse: Non ho dubbi che sia estremamente generosa, coraggiosa e ammirevole. Ma non pu essere tua moglie.
Gi lo .
Paolo, non puoi arrivare qui dopo tutti questi anni con una ragazza barbara, chiamarla tua moglie e aspettarti che tutti fingano di essere d'accordo. Sai che non  nemmeno legale.
Non vedo perch la cosa debba riguardare qualcun altro oltre a me e a lei.
Amanda fu sul punto di scoppiare a ridere, ma si limit a una sarcastica espirazione. Se solo tutti noi potessimo scappar via e sposare chi ci pare.
Non si sent turbato da quelle parole e non rispose subito. Non gli sembrava giusto star l seduto a parlare in quel modo a sua sorella. Forse non avrebbe dovuto aspettarsi che lei accettasse con facilit il suo improvviso ritorno a casa. No, certo, non avrebbe dovuto; se ora Amanda parlava con la dignit e la sicurezza morale della loro madre, era perch maturando era divenuta simile a lei, come le si richiedeva di fare. Non era pi una ragazzina di undici anni con la sua irriverente noncuranza per le convenzioni degli adulti; la ragazzina che un tempo aveva aiutato Paolo a far sparire dal tavolo le mandorle dolci per la cena con una salvietta, in modo da poterle poi mangiare insieme a lui in segreto. Era un'adulta che aveva gi sopportato pi dolore e responsabilit di quanto dovesse. Guard di traverso la sorella che teneva gli occhi bassi, e la vide per la prima volta come una donna.
La accetter, disse Amanda, piano, se tu prometti di non fare del male a Rufo. Prima che Paolo potesse pensare a cosa dire, prosegu: Tu lo hai giudicato male. L'avevo fatto anch'io. Penso che chiunque lo faccia. Ma in realt Rufo  diverso. Ha mandato degli uomini per salvarti, per trovarti per amor mio, non per ucciderti. Non vuole avere niente a che fare con suo padre. Eppure le persone lo giudicano come se avesse scelto di nascere figlio di quell'uomo.
 vero, comment Paolo. Chiunque potrebbe essere nato figlio di un tiranno gallico. Attese che Amanda annuisse prima di aggiungere: E chiunque potrebbe essere nata figlia di un barbaro ibernico.
La ragazza alz gli occhi e incontr i suoi. Spalanc la bocca, rimase in silenzio e la richiuse. Rivolse lo sguardo oltre il fogliame del pomario, dove un merlo stava prudentemente appollaiato su un ramo. Espir a fondo. Che razza di bambini che siamo, disse.
In quel momento il giardino era vuoto e silenzioso. Dal cortile inferiore giungeva il tramestio dei tavoli che venivano montati e le grida del personale impegnato nei preparativi della festa. Paolo pens che forse un banchetto era proprio ci di cui avevano bisogno. Un grande rituale, come per un matrimonio o un compleanno, con il fal che ardeva e purificava l'aria. Sarebbe stata la dichiarazione di un nuovo inizio per la famiglia. Non potevano tornare a quello che era stato cinque anni prima, n potevano limitarsi a riprendere da dove avevano lasciato, come se Paolo non fosse mai fuggito da casa, Fausto non fosse stato ucciso e la loro madre non fosse morta.
Alipio emerse dall'ala occidentale e inizi a scendere il sentiero di ghiaia del giardino, diretto verso il cortile inferiore con una sacca in pelle da corriere. Mentre passava, si ferm un attimo per inchinarsi e sorridere a Paolo e Amanda, prima di continuare per la sua strada con passo calmo e dignitoso.
Paolo lo guard lasciare il giardino. Nessuno avrebbe potuto immaginare che il segretario stesse portando delle lettere cruciali per la salvezza delle Quattro Province; alcuni uomini avrebbero ucciso pur di impedire che arrivassero a Londinium. Paolo sper che i corrieri ce la facessero. L'indomani mattina i Cironii sarebbero partiti per la citt, e lui temeva quel che sarebbe accaduto nei giorni successivi.

27.

Chiedi quale sia la strada per la libert? Una qualsiasi vena del tuo corpo.
Seneca.

Corinium aveva visto di rado un corteo di tale splendore. La famiglia si avvicin alla porta principale di Glevum dalla strada settentrionale, con un grande corteo di suoni e colori che attirarono centinaia di persone nelle strade e alle finestre della citt. Arrivarono per primi gli araldi: Pietro e una squadra di bucellarii a cavallo con mantelli verdi. Seguiva Agno, splendido nella sua uniforme senatoriale completa di cintura e spilla, in sella a un maestoso cavallo bianco. Alla sua sinistra cavalcava Alipio, e alla sua destra Paolo, che indossava un mantello verde e una tunica rossa un tempo appartenuta a Fausto, con i profili e le maniche arricchiti di ricami gialli e porpora a indicare il suo rango senatoriale. Dopo di loro avanzava Amanda, in un carro aperto, accompagnata da Patrizia, Eachna e alcuni dei servitori pi anziani. Altri tre carri trasportavano mobili, cibo, abiti e casse laminate di ferro contenenti una fortuna in oro e argento. Il carro del tesoro era sorvegliato dal resto dei bucellarii a cavallo - circa cinquanta, ognuno con una spada appesa al fianco - mentre per ultimi seguivano a piedi gli schiavi.
Anche se la residenza cittadina si trovava fuori dalla porta di Glevum, Agno aveva deciso di guidare il corteo proprio attraverso il cuore della citt. Cavalcarono gi per la strada principale, con gli araldi che facevano risuonare i loro corni e la folla plaudente che affollava i portici da ogni lato. Mentre si avvicinavano al foro, Paolo not una schiera di funzionari imperiali e di consiglieri cittadini riunitasi per guardarli passare. Tra i volti stupiti riconobbe il governatore con il capo di stato maggiore, oltre a Rufo. Accanto a loro, poi, c'era un uomo di mezza et, con la barba e i capelli neri, che fissava padre e figlio con malcelato disprezzo. Paolo non vedeva quel volto da molti anni, ma rabbrividendo riconobbe che si trattava di Agrio Leone.
Superarono il foro, la basilica e gli edifici pubblici, quindi proseguirono oltre il mercato dove il governatore aveva fatto restaurare la colonna di Giove, fino ad attraversare la porta di Calleva all'estremit sud della citt. Quindi svoltarono a destra per seguire la lunga strada esterna intorno alle mura, passando oltre l'anfiteatro e una serie di ville periferiche fino a raggiungere la loro.
Paolo entr a cavallo nel cortile insieme a suo padre e Alipio. Il carro aperto avanz con difficolt dietro di loro. Il giovane aveva il corpo dolorante per il viaggio, soprattutto a causa della posizione rigida che aveva dovuto mantenere per le tre miglia del corteo. Sapeva, per, che si trattava di una cosa importante. Ora chiunque in citt avrebbe parlato del suo ritorno e del risollevamento delle sorti dei Cironii. Presto la residenza cittadina sarebbe stata assediata da pi postulanti del solito, tutti desiderosi di ottenere un sostegno legale o un patrocinio per qualche carica ufficiale nel Consiglio. Paolo non si sentiva affatto pronto a entrare in quel mondo, ma avrebbe avuto suo padre come guida.
Inoltre, anche se la citt ancora non lo sapeva, c'erano cose pi importanti di cui preoccuparsi. Non appena smontato da cavallo, not l'ottimo umore dei bucellarii, e quasi invidi la loro ignoranza. Quella mattina, mentre si preparavano a lasciare Silvanicum, aveva detto ad Amanda della cospirazione. Oltre a loro lo sapevano soltanto suo padre, Eachna e Alipio. Il resto della casa era ignaro della minaccia che si profilava a occidente, e tutti presumevano che la ragione di quel trasferimento in citt fuori stagione fosse la celebrazione del suo ritorno. I bucellarii in particolare sembravano gonfi d'orgoglio per il fatto di portare le spade, cosa che raramente gli era concesso di fare in pubblico. Non avevano idea che forse ne avrebbero avuto bisogno prima di quanto pensassero.
Era gi giugno. Se, come era stato pianificato, i barbari ibernici dovevano invadere le loro terre, era questione di giorni, al massimo settimane. Quando fossero arrivati, il posto pi sicuro della provincia sarebbe stato dietro le mura e i bastioni torreggianti di Corinium.
Paolo and al carro e aiut le donne a scendere usando gli scalini. Amanda indossava costose scarpe foderate di pelliccia e un mantello giallo e rosso, mentre sia Patrizia sia Eachna portavano semplici mantelli marroni che rendeva difficile distinguerle dai servitori. Lui aveva suggerito a Eachna di provare qualche vestito pi elegante, ma lei aveva rifiutato. Sembrava calma e distante, riluttante a incrociare il suo sguardo. Durante la lunga cavalcata della mattina aveva spesso guardato indietro verso di lei, ma non l'aveva mai vista conversare con Amanda, e non aveva neppure ricambiato i suoi sorrisi. Si era anche rifiutata di partecipare alla festa la sera precedente, restandosene in camera. Io non appartengo a questo posto, gli aveva detto parlando la lingua dei Britanni invece del latino. Gli era riuscito difficile farle dire altro. Alla fine era andato al banchetto da solo, e quando era tornato per mettersi a letto lei si era gi addormentata, o almeno cos aveva voluto fargli credere.
Segu la solita ora di confusione, mentre Celero, l'amministratore della casa, cercava di dirigere le operazioni di scarico dei carri. Oltre che per i servitori, doveva trovare posto per l'ampio numero di bucellarii e per i loro cavalli, il che significava sgombrare il deposito agricolo attiguo al cortile. Paolo condusse Eachna all'interno della casa, in quella che sarebbe stata la loro camera da letto. Lei aveva portato soltanto una sacca con pochi abiti semplici e alcuni libri che suo marito aveva preso in prestito dalla biblioteca del padre. Mise la sacca sul letto e si guard intorno. La stanza era piccola, ma arredata con eleganza, con un paio di sedie di vimini e sgabelli poggiapiedi, un triclinio con cuscini e un armadio. Il pavimento a mosaico era riscaldato, e le pareti erano dipinte con pannelli dorati su sfondo rosso. Sembrava quasi che Eachna apprezzasse di pi le spoglie pareti intonacate e il pavimento di pietra della loro stanza a Mediobogdum.
Devo andare da mio padre, le disse Paolo, e la lasci da sola. Presto avrebbe smesso di cercare di nascondere la propria irritazione. Forse Amanda non ce la stava mettendo tutta per essere amichevole, ma non riusciva a biasimarla del tutto, visto che Eachna sembrava determinata a fare la scontrosa. Aveva pensato che sarebbe stato facile trovare un posto nella sua famiglia? Oppure aveva paura che lui avesse intenzione di metterla da parte?
Agno lo stava attendendo nel suo studio, seduto alla scrivania. Tua sorella  irritata con te, disse non appena Paolo entr. Sostiene che affermi che quella barbara  tua moglie.
Lei  mia moglie, padre. Ci siamo sposati a Viriconium.
 una barbara e una liberta. Due ragioni per cui non pu essere tua moglie.
Mia sorella non....
In nome di Cristo!, esclam Agno, rendendo evidente il proprio fastidio. Potresti almeno assecondare tua sorella. Quella ragazza non  tua moglie, e questo  quanto. Tieni una concubina se proprio devi, ma non pretendere che sia qualcosa di pi. Se vuoi servire la famiglia, devi cominciare da questo.
Paolo emise un sospiro frustrato. Padre. Se le parlassi, capiresti.  diversa da qualsiasi altra persona abbia mai conosciuto.
Il padre scosse il capo con indulgenza. Ogni uomo pensa sempre di essere il primo a essersi innamorato. No, figliolo, credo che sia meglio se non parlo con lei. Non pu unirsi a noi ai pasti, n nelle pubbliche riunioni, n pu stare con noi in chiesa. A parte questo, puoi trattarla come credi.
Prima che Paolo avesse la possibilit di rispondere, Alipio entr nello studio, portando una pila di tavolette. Questi sono i conti che hai chiesto, mio signore.
Bene. Posali l sul tavolo. Fece cenno a Paolo di mettersi seduto. Stai per farti una cultura sul costo della popolarit. Stiamo organizzando la pi grande festa che questa citt abbia mai visto.
Paolo rimase in piedi. Padre, come puoi anche solo pensare di sprecare denaro per una festa? E l'invasione?
Ho detto che organizzeremo una festa. Non che la faremo. Questo ci garantir un pretesto per accumulare cibo e riunire i nostri sostenitori in citt senza scatenare il panico. Quando arriver l'invasione, se arriver, saremo pronti. Ricorda sempre, figliolo: quel che fai a volte  meno importante di quel che la gente pensa tu stia facendo. Questa  una cosa che potrebbe insegnarti anche Agrio Leone. E ora siediti.
Paolo si sedette. E i soldati?
Questa  la parte complicata. La guarnigione cittadina  partita per il nord settimane fa. Possiamo contare soltanto sulla milizia e su tutti i bucellarii che i nobili nostri pari saranno disposti a dare alla citt.
I bucellarii non sono addestrati per combattere come un esercito.
Allora dovranno imparare in fretta. Possiamo iniziare subito a radunare le scorte, ma mettere insieme un esercito richieder tempo, e lo si dovr fare con discrezione. Non posso presentarmi davanti al Consiglio e accusare il governatore di tradimento: mi farebbe arrestare su due piedi. Posso parlare senza troppi problemi con i nostri clienti, almeno con quelli pi affidabili, a porte chiuse. Poi posso provare con alcuni dei consiglieri che possiedono delle terre a sud della citt, quelli che subirebbero maggiori danni da un'invasione.
Lossio e Artorio, sugger Alipio. E Silvio Frontone?
Potrebbe essere necessario, disse Agno. Senza la flotta occidentale a proteggere la costa,  piuttosto chiaro che un'eventuale invasione arriver da sud, su per l'estuario del Sabrina. Il territorio di Aquae Sulis sar il primo a essere colpito, come pure Glevum. Per fortuna non abbiamo molte propriet da quelle parti. Il nostro problema pi grande  che ancora non sappiamo quando arriver l'invasione, o se mai arriver. Agrio Leone e il governatore non hanno ancora lasciato la provincia. Se iniziamo a costituire un esercito privato senza che nulla accada, rischiamo di venire accusati di tradimento.
L'invasione ci sar, afferm Paolo. Ne sono certo.
Allora, se hai ragione, possiamo solo pregare Dio di avere ancora un po' di tempo.
E invece non ne ebbero. La mattina successiva, Paolo fu svegliato all'alba da un bussare insistente alla porta della camera, e da una voce. Padrone?.
Si alz a fatica dal letto e and alla porta, aprendola appena. Era Celero. Che succede?
Padrone, ci sono ospiti.
Cos presto?
La signora Fuscina e i suoi figli.
Paolo si strofin gli occhi e cerc di mettere a fuoco l'amministratore. Tutti? Li attendevamo?. Celero scosse il capo, e il suo padrone not con quanto sforzo stesse cercando di mantenere il solito autocontrollo. Qualcosa non andava. Scender tra un attimo. Chiuse la porta e inizi a cercare i vestiti.
Eachna si scosse. Cosa c' che non va?
Mia zia Fuscina  qui, le rispose, infilandosi la tunica dalla testa e allacciando la cintura. Dio sa cosa l'abbia spinta a venir qua a quest'ora. Vive a un giorno di viaggio da qui, a sud. Si sedette sul letto e cominci ad allacciarsi gli stivali. Sta iniziando, disse. Non era possibile. Non avevano avuto il tempo di prepararsi. Agrio Leone e suo cugino erano ancora in citt. I barbari avevano attaccato prima del dovuto?
Eachna si era alzata e si stava affrettando a vestirsi con un'espressione molto determinata. Paolo non l'aveva pi vista in lei da quando erano arrivati a Silvanicum. Per un momento fu come se, tornati a Mediobogdum, fossero stati svegliati dal suono del corno di battaglia.
Quando si furono vestiti, Paolo ed Eachna uscirono in cortile, in tempo per vedere Fuscina attraversare zoppicando la porta, appoggiandosi a un bastone. Indossava un mantello da viaggio, ma ai piedi, sporchi e insanguinati, aveva le pantofole ridotte a brandelli. I capelli striati di grigio e l'espressione stanca la facevano sembrare vecchia, anche se non aveva ancora compiuto quarant'anni.
Si avvicin al nipote e gli croll addosso, piangendo. Dietro di lei venivano i due figli, cugini di Paolo. Bona, che doveva avere ormai sedici anni, era sempre stata una ragazza fragile, pallida e nervosa come sua madre; in quel momento, per, era calma e conduceva per mano il fratello maggiore, Rustico, che piagnucolava tra s con labbra tremanti. I suoi piccoli occhi ingenui lanciavano occhiate fugaci tutt'intorno, posandosi solo per un attimo sul cugino. Erano seguiti da un piccolo carro, trainato da buoi e guidato da un servitore, che trasportava sacchi e fagotti di abiti ammucchiati in fretta. Poi c'erano altri schiavi, tutti in uno stato pietoso: esausti, coi piedi doloranti, impauriti.
Celero, occupati di loro!, grid Paolo, e l'amministratore si affrett a ubbidire. Manda a chiamare un medico in citt e metti altri uomini alle porte. Vieni, zia, andiamo dove potrai sdraiarti un po'.
Paolo ed Eachna accompagnarono Fuscina nella sala da pranzo e la aiutarono a sistemarsi su un triclinio. Entr anche Bona, portando Rustico verso un altro triclinio. Strinse il fratello tra le braccia mentre lui indugiava e scuoteva il capo, continuando a piagnucolare. Fuscina guard il nipote per la prima volta, tese le braccia e, quando le si sedette accanto, lo abbracci. Che Dio ti salvi, Paolo, Dio ti salvi!.
Zia, cos' successo?
La casa, Paolo,  perduta; tutto.... Serr la bocca e chiuse gli occhi arrossati e pieni di lacrime. Selvaggi, sussurr. Ieri sera. Sono arrivati dal fiume all'imbrunire. Avevamo appena finito di cenare. Fece un cenno con il capo in direzione dei figli. Era il compleanno del piccolo. Aveva sempre chiamato Rustico il suo piccolo, pur essendo il suo primogenito. Quando alla nascita fu chiaro che aveva un ritardo mentale, lo zio Vivenziolo voleva che si sapesse, ma Fuscina si era opposta. N aveva permesso che il bambino venisse tenuto nascosto come un segreto di cui vergognarsi, celebrando invece ogni suo compleanno con grandi festeggiamenti. Avevamo finito di cenare e abbiamo udito un grido provenire dal cortile, e un attimo dopo erano ovunque. Selvaggi. Non abbiamo avuto tempo. Siamo corsi alle stalle, prendendo quel che abbiamo potuto. Il mio povero ragazzo, lui non capisce.
 successo ieri? Avete viaggiato tutta la notte?
Non ci siamo fermati finch non siamo arrivati qui.
Sono pi di venti miglia.
Fuscina sembr non sentirlo. Avevamo saputo che eri tornato, Paolo. Grazie a Dio  cos, grazie a Dio, grazie a Dio!.
Entr Patrizia con alcuni servitori che portavano cibo e ciotole d'acqua. Io e tua moglie ci prenderemo cura di loro, Paolo, gli disse.
Lui le lasci e torn nel cortile, dove ci si stava prendendo cura del seguito di sua zia. Uomini e donne piangevano, i servitori gridavano e si muovevano affaccendati. Vide avvicinarsi Alipio, unica oasi di calma in mezzo al caos. Padrone Paolo, ho mandato un ragazzo in citt per scoprire cosa sta succedendo. Mi ha detto che ne sono arrivati altri da sud.
Altri?
Centinaia di rifugiati si stanno riversando all'interno della citt. Dicono che gli Attacotti sono arrivati risalendo l'Abona e stanno dando fuoco a tutto ci che incontrano.
Paolo aiut a calmare e organizzare la massa di nuovi venuti nel cortile, sistemandone alcuni nel granaio e altri all'interno della casa. Tutte quelle persone non avrebbero potuto restare l a lungo; alcuni si sarebbero dovuti spostare in citt. L'attacco era iniziato molto prima di quanto avesse immaginato. Vide Pietro trascinare i suoi bucellarii fuori dalle baracche, portarli nel granaio e schierarli. Li vide protestare e lamentarsi mentre formavano delle file disordinate. Andavano bene come guardie del corpo, pens, e amavano sfilare in corteo, ma non erano soldati.
Paolo, vieni con me. Suo padre usc dalla casa con passi energici e il mantello che gli sventolava dietro. Il ragazzo si affrett a mettersi al suo fianco e a seguirlo in giro per la propriet. C'era tanto da fare. Agno era appena stato da Fuscina e dai suoi figli; ora doveva controllare i servitori nel cortile, poi i bucellarii nelle baracche, dove supervision la distribuzione delle armi e lo spiegamento di una piccola guardia fuori dal cancello principale. Si assicur che le scorte di cibo fossero al sicuro, ordin di fare un inventario completo e controll che gli animali venissero rinchiusi e preparati al trasporto improvviso in citt. Diede ordine ai servitori di radunare i libri e tutti i beni pi preziosi e di caricarli nel carro per il fieno. Quando il carro fu pieno, ordin a Celero di mandare tre servitori affidabili a raccogliere la pesante argenteria della cappella in sacche di pelle per portarla nel bosco e seppellirla in un luogo segreto.
Paolo osservava tutto ci che il padre faceva, e soprattutto il modo in cui riusciva a riportare ovunque la calma, trovando il tempo di lodare e incoraggiare i suoi servitori persino in mezzo a quella confusione.
Altre notizie arrivarono dalla citt un po' per volta. Sembrava che il pomeriggio prima una grossa banda di Attacotti avesse risalito il Sabrina dalla foce all'estuario per poi dividersi in gruppi e assalire e devastare sia le fattorie indifese sia le residenze di campagna intorno ad Aquae Sulis. Dozzine di fattorie erano state attaccate, mentre le ville erano state depredate e incendiate, e chiunque fosse troppo debole o troppo lento per scappare era stato massacrato o fatto prigioniero. La zia Fuscina e i suoi figli erano stati fortunati.
Paolo aveva sentito parlare degli Attacotti, trib vassalle degli Ibernici provenienti dall'altra parte dell'oceano occidentale, e sapeva in che modo operassero i pirati come loro. Dovevano essere a piedi, perch le loro imbarcazioni leggere non erano adatte a trasportare per mare cavalli da battaglia. Di solito non si allontanavano dai fiumi, che permettevano loro di attaccare all'improvviso e senza far troppo rumore, n si avventuravano troppo all'interno, dove rischiavano di essere rallentati dai prigionieri e dal bottino e quindi pi facili da inseguire e attaccare.
Ma sapeva anche che non si trattava del solito attacco. Da quando era nato, i pirati occidentali non avevano mai osato colpire il cuore della provincia. Ci poteva solo significare che la cospirazione stava avendo successo, e che la flotta occidentale aveva permesso alle navi barbare di risalire la costa. Non si stupiva che Agrio Leone avesse da tempo progettato di vendere le sue propriet e fuggire dall'isola, sapendo cosa sarebbe successo.
Pi tardi quel pomeriggio, mentre Paolo si trovava con suo padre nello studio a scrutare attentamente una mappa delle Quattro Province, dalla strada giunsero grida e suoni di rissa. Corsero entrambi nel cortile per scoprire di cosa si trattava.
Tre bucellarii stavano davanti alle porte, e uno di loro teneva le redini di un cavallo. Agrio Rufo era in ginocchio davanti a loro e si toccava la bocca con la mano. Aveva appena preso un pugno. A parte loro, la strada era deserta, poich il solito branco di clienti e postulanti si era ritirato al sicuro, dentro le mura della citt. Era strano che Rufo fosse arrivato alla tenuta senza scorta.
Il giovane si alz con calma, si pul un rivolo di sangue dal mento e guard Agno. I tuoi uomini sono fin troppo leali, senatore Cironio.
Che cosa vuoi?, gli chiese Agno in tono brusco.
Sono venuto ad avvisarti, rispose. Mio padre e il governatore stanno arrivando. Stanno venendo ad arrestarti.
Con quale accusa?
Tradimento.
Paolo avanz barcollando e afferr il davanti della tunica di Rufo. Sei un maledetto verme. L'unico traditore qui sei tu.
Io non sono un traditore, ringhi Rufo, lottando per liberarsi dalla presa di Paolo. A un cenno di Agno, i bucellarii separarono i due. Mio padre mi ha detto solo poco fa dei suoi piani, disse Rufo, mettendosi a posto il mantello. Non sapevo nulla di questa invasione finch non  iniziata. Pensa quello che ti pare, ma io non sono un traditore. Ho fatto il sacro giuramento di servire l'imperatore e non lo infranger neanche per mio padre.
Hai detto che sta arrivando, gli fece Agno. Con quanti uomini?
Non lo so. Un distaccamento della guardia del corpo del governatore, pi alcuni dei nostri uomini. Porter un ordine del governatore per il tuo arresto, e ti porter subito via dalla citt, con la forza se necessario.
Sta lasciando la provincia?
S. Voleva che andassi con lui, ma mi sono rifiutato. Non sa che sono qui. Gett uno sguardo insistente lungo la strada verso la citt. Sono pronto a servirti, senatore Cironio, se mi prenderai.
Certo che lo far, rispose Agno. Rivolse un cenno del capo ai bucellarii. Prendetelo. Rufo grid, ma prima che potesse muoversi, due bucellarii lo afferrarono per le braccia e iniziarono a trascinarlo nel cortile, mentre il terzo portava il suo cavallo. Bloccategli mani e piedi e legatelo insieme alla sua bestia nel granaio.
Nel cortile si era riunita una folla di altri bucellarii che ridevano mentre Rufo veniva condotto con poco garbo verso il granaio. Non puoi farlo, protest. Te l'ho detto, mio padre sta venendo qui!. Ricevette in risposta solo qualche presa in giro, prima di essere portato via nel granaio.
Cosa faremo con lui?, chiese Paolo al padre.
Lo terremo al sicuro finch non sapremo se ha davvero intenzione di servirmi.
Non avrai intenzione di credergli?
Non ancora. Ma si dice che i rapporti tra lui e il padre si siano piuttosto raffreddati negli ultimi tempi. Vide il capitano dei bucellarii entrare nel cortile. Pietro! Assicurati che non venga fatto alcun male ad Agrio Rufo, e prepara i tuoi uomini. Sistema altri uomini fuori dalle porte principali e piazza degli arcieri alle finestre pi in alto. Voglio che questa villa si trasformi in una fortezza. Agrio Leone sta arrivando. Muoviti, svelto!.
Agrio Leone non ha prove contro di te, padre. Dovrebbe portarti davanti alla corte imperiale. Non pu farlo senza prove.
Conosce l'arte della cospirazione abbastanza bene da inventare delle prove del mio coinvolgimento. Tra l'altro, la corte imperiale  fin troppo pronta a credere un britanno colpevole di tradimento in questi giorni. No, sta facendo una mossa molto intelligente. Se mi consegner all'imperatore come traditore, si fideranno di lui ancora di pi.
Padre!, Paolo e Agno si voltarono e videro Amanda uscire di casa. Si era appena alzata dal letto e indossava ancora la veste da camera, con uno scialle intorno alle spalle. Rimase sotto al portico, al limitare del cortile. I servitori dicono che hai fatto prigioniero Rufo!.
Torna dentro, ragazza.
Ma lui  innocente, padre. Non ha fatto niente di male!.
Agno and da lei, la prese per le spalle e la guid con gentilezza dentro casa. Pu darsi, ma non posso correre rischi. Per il momento devo tenerlo al sicuro. Non gli verr fatto del male, te lo prometto. Ora va', vestiti come si conviene. Devi apparire calma per i servitori. Una volta rientrata Amanda, l'uomo si volt verso suo figlio. Ora abbiamo meno tempo di quanto pensassimo. Andiamo.
Paolo torn con il padre nello studio. Agno si mise a studiare la mappa di pergamena poggiata sulla scrivania, su cui erano segnate le Quattro Province, i confini irregolari del territorio barbarico, le strade e le citt pi importanti. Con una mano indicava Londinium e con l'altra Aquae Sulis. Emise un sospiro di frustrazione. Londinium dista cento miglia, i nostri corrieri impiegheranno almeno due giorni per raggiungerla. Non possiamo aspettarci di ricevere alcun genere di aiuto da Londinium prima di una settimana, se mai lo riceveremo. Nel frattempo i barbari stanno incendiando le tenute a sole venti miglia a sud.
E mentre parliamo Agrio Leone sta venendo qua. Dobbiamo portarti via.
Non ho intenzione di fuggire, rispose con calma Agno. Il punto  questo: qualunque cosa faccia, Agrio dovr andarsene tra un paio di giorni. Noi, invece, dobbiamo pensare in termini di settimane.
Sei cos sicuro che Agrio Leone non riuscir ad arrestarti?.
Agno non rispose. Prese invece la mappa con gesto enfatico, la arrotol e la mise da parte, tendendo a Paolo una tavoletta di cera e una penna. Ascolta attentamente e prendi nota, gli ordin.
Agno inizi a elencare nomi di consiglieri cittadini. Di ognuno comunic al figlio lo stato e la condizione economica, il carattere e l'affidabilit, a quale fazione appartenesse e chi fosse pi facile da persuadere. I due magistrati eletti per quell'anno, Attio e Porzio, erano uomini di Agrio Leone, ma non risultavano tra i pi abbienti o influenti della loro classe; la loro influenza sul Consiglio era ancora incerta, e poteva solo indebolirsi ulteriormente dopo la fuga di Agrio Leone e del governatore. Il cristiano Artorio era uno dei proprietari terrieri pi importanti del sud, e lo si poteva convincere a cambiare fazione, cos come Matugene, Tozio e altri. Ancora pi importanti, prosegu Agno, erano le famiglie galliche: Mamiliano, Pomponio, Tallo, tutti clienti di Silvio Frontone, l'uomo pi ricco della provincia dopo Agno e Agrio Leone. Mi secca anche solo pensarci, disse Agno, ma avremo bisogno del suo appoggio.
La rete di nomi, alleanze e rivalit inizi a infittirsi, avvolgendosi intorno a Paolo fino a fargli provare un senso di soffocamento. Erano troppi, la situazione era troppo complicata, e lui non capiva perch mai dovesse venire a sapere tutte quelle cose, visto che potevano pensarci suo padre e Alipio, e visto soprattutto che la minaccia pi pressante era rappresentata da un'invasione barbarica a un giorno di cammino a sud, e che la loro priorit avrebbe dovuto essere quella di portare suo padre il pi lontano possibile. Infine, dopo aver confuso le fazioni e i nomi di due consiglieri per la centesima volta, Paolo si alz dalla scrivania in preda alla frustrazione, disse che aveva bisogno di prendere un po' d'aria e usc nel cortile. Trovando ben poca pace nel caos affaccendato di servitori, rifugiati e seguaci, lasci la casa dalla porta posteriore.
Sul retro c'era un prato, un semplice terreno da pascolo che si estendeva per alcune centinaia di passi verso i bastioni di pietra della citt. Tra i due boschetti, Paolo riusciva a scorgere la porta settentrionale. Da quando la notizia degli attacchi si era sparsa in tutto il paese, carri, cavalli e viandanti entravano a Corinium con un flusso costante. Alcuni allevatori avevano portato le loro mandrie in citt. Di certo le porte meridionali erano ancora pi affollate. Presto la citt sarebbe stata sul punto di scoppiare, con una popolazione raddoppiata nel giro di un giorno.
Sent la porta sul retro aprirsi e chiudersi, e vide suo padre comparire al suo fianco. Rimasero in piedi, uno accanto all'altro, appoggiati alla recinzione che divideva la loro propriet dal terreno di propriet comune.
Guarda la citt, Paolo, disse Agno. La guarnigione della Ventesima se ne  andata da tempo, e non torner. Quando il governatore partir, tutti i suoi uomini, pi i cento della coorte imperiale, lo seguiranno. A quel punto, chi rester a mantenere l'ordine?
Il Consiglio cittadino e tutta la milizia che riuscir a radunare.
Esatto. Quel Consiglio che negli ultimi anni Agrio Leone ha cercato in ogni modo di sconvolgere per il suo stesso profitto. Ha creato divisioni interne e ha mandato in rovina la citt, dissanguandola; ha cospirato contro l'imperatore e contro il popolo, e ora ha in programma di abbandonarci alla merc dei barbari. Se vogliamo che la citt sopravviva, il Consiglio deve restare unito. Serve una figura di riferimento forte, uno che rappresenti allo stesso tempo la tradizione tribale e la lealt all'impero.
Vale a dire te.
No, rispose Agno. Vale a dire te.
Paolo scosse il capo incredulo. Sono tornato solo pochi giorni fa. Il Consiglio  un mistero per me.
Forse  la cosa migliore. Non capendo tutte quelle dispute meschine ti riuscir pi semplice porti al di sopra di esse.
Ma tu sei qui; non hanno bisogno di me.
Non sar qui per sempre.
Non lascer che Agrio Leone ti prenda, padre.
Agno guard suo figlio con pazienza e compassione, come non faceva pi da quando Paolo era un ragazzo, e sorrise. Lo so, gli disse.
La lenta, scura colonna di persone, veicoli e animali continuava a entrare a Corinium. Dai bastioni ogni tanto giungeva il bagliore di un elmo o di una lancia. Dagli spazi aperti entro le mura della citt si levavano nuove colonne di fumo, provenienti dai fuochi accesi dai nuovi arrivati per preparare da mangiare. Paolo era certo che, dopo la partenza delle truppe personali del governatore, l'unica difesa sarebbe stata la milizia cittadina, al comando del Consiglio. E se il Consiglio fosse stato paralizzato, non avrebbero potuto affrontare gli invasori sul campo. La cosa migliore da fare sembrava quella di nascondersi dentro le mura della citt a veder bruciare la loro campagna.
Noi eravamo principi molto prima che arrivassero i Romani, disse Agno. I nostri antenati hanno fondato questa citt. I Cironii hanno pavimentato le sue strade, costruito le sue mura e i suoi templi. Noi ne portiamo il nome, ed essa porta il nostro. Per il bene della nostra gente, e per l'onore dei nostri antenati, non possiamo lasciare che cada.
Da ragazzo, Paolo aveva spesso sentito suo padre parlare in quel modo di Corinium. Era la vecchia, ridicola storia del loro regale antenato, il re Corio dei Dobunni, che aveva fondato la citt dopo aver messo in fuga un mostro che aveva terrorizzato la trib, aveva costruito il foro e il mercato, e i suoi discendenti avevano ricostruito l'anfiteatro e le difese al tempo di Marco Aurelio. Per non parlare delle innumerevoli imprese dei Cironii incise sui monumenti della citt e sulle tombe fuori di essa... Per tutta la sua infanzia, si era sentito quasi schiacciato da quell'eredit cos pesante e noiosa, finch un giorno non si era imbattuto nell'opera dell'antico filosofo Lucrezio. Alcuni uomini, scriveva, si rovinano per una statua e un nome. Quelle parole gli erano rimaste impresse, e da allora, pensando alla gloria dei suoi progenitori, aveva provato un certo disprezzo. Tutto il resto era partito da l: il suo desiderio di studiare filosofia in Oriente invece che retorica a Treviri, la sua rinuncia ai voti battesimali, la discussione con i suoi genitori e poi con Fausto...
Eppure in quel momento, mentre suo padre pronunciava le stesse parole che aveva sentito cos spesso in passato, Paolo le ascolt come per la prima volta. Avvert l'oscura minaccia che si addensava intorno alla citt e comprese: Corinium era la famiglia e la famiglia era Corinium. Malgrado il vuoto sfarzo delle statue e delle iscrizioni, non poteva negarlo.
Se un uomo  destinato a seguire un certo percorso, continu suo padre,  meglio che vi venga addestrato finch la sua carne  giovane e le sue ossa sono forti. Se un vecchio non preparato a dovere viene messo alla prova, non si riveler all'altezza, e non potr far altro che inchinarsi e andarsene con la dignit che gli resta. Io sono stato messo alla prova troppo tardi, Paolo. Non ero destinato a guidare questa famiglia. I miei fratelli, che Dio vegli su di loro, erano pi indicati di me, pi forti e saggi. Prego solo di essere abbastanza degno da riunirmi a loro nella prossima vita.
Paolo guard suo padre, che era tornato a fissare il pascolo verso la porta settentrionale. Avrebbe voluto chiedergli il significato delle sue parole, ma in quel momento dalla soglia alle loro spalle giunse la voce di Celero. Mio signore, disse con voce tremante, Agrio Leone si sta avvicinando dalla citt.
Agno inspir a fondo. Celero, portami il mantello e la cintura. L'amministratore si inchin e se ne and. Paolo, prepariamoci a ricevere i nostri ospiti.
Padre, non puoi farlo. Ti arrester.
Agno scosse il capo con calma. No, non lo far.
Resta nel cortile. Lascia che vada io.
Quattordici anni fa mand degli uomini a prendermi, e io non ebbi il coraggio di mostrare la faccia. In ricordo di tua madre, questa volta lo far.
Allora lascia che io resti al tuo fianco.
Prima che Agno potesse rispondere, un'altra voce giunse alle loro spalle. Lascia che ci sia anch'io. Era Amanda. Indossava ancora le pantofole, ma si era messa un mantello da viaggio. In memoria della mamma. Lo guard, impavida e risoluta, sollevando il mento con un gesto rapido che a Paolo ricord sua madre. La somiglianza era straziante.
Quando vide la figlia, Agno rilass la fronte corrucciata e sorrise con aria triste. Sono stato cos crudele con te. Aveva la voce velata di rammarico.
Dobbiamo restare uniti, rispose lei.
Paolo usc nel cortile con il padre e Amanda. Celero port un pesante mantello verde, una spilla dorata e una grossa cintura di pelle e ottone luccicante. Agno prese il mantello e si assicur la spilla sulla spalla destra, mentre Celero gli allacciava la cintura in vita, completando l'uniforme da senatore. Pietro!, chiam Agno.
Il capitano corse da lui e s'inchin. Mio signore?
Slegate Agrio Rufo. Tenetelo qui nel cortile fino a nuovo ordine.
Mentre Pietro andava nel granaio con due dei suoi uomini, Agno ordin a un altro paio di bucellarii di aprire le porte. Quindi usc affiancato da Paolo a sinistra e Amanda a destra.
Dei bucellarii schierati facevano da schermo di fronte alla casa con gli occhi rivolti alla strada. Osservavano Agrio Leone avanzare verso la tenuta. Questi cavalcava insieme a due funzionari imperiali, seguito a piedi da una dozzina dei suoi bucellarii e da circa trenta uomini del governatore.
Si avvicin fino ad arrivare proprio di fronte alla casa, fermandosi una ventina di passi prima. Era disarmato, ma i due cavalieri al suo fianco, che indossavano l'uniforme degli ufficiali subalterni della coorte del governatore, avevano spostato i mantelli sopra le spalle per mettere in mostra le spade ancora nei foderi. I bucellarii di Agrio Leone e le truppe imperiali, in tenuta da battaglia, si schierarono in un'unica fila dietro di loro. Paolo not che non c'erano soldati della milizia cittadina. Forse il Consiglio gli aveva impedito di servirsene.
Agrio Leone vide Agno e si rivolse direttamente a lui. Gaio Cironio Agno, siamo qui per arrestarti in nome del divino Valentiniano Augusto.
Con quale accusa?, rispose Agno.
Agrio Leone frug in una sacca attaccata alla sella e ne estrasse una pergamena. Era arrotolata e chiusa da un sigillo di ceralacca. Tradimento. Abbiamo un mandato firmato e sigillato dal governatore.
La provincia  sotto attacco, senatore. Non l'hai notato?
In tempi di crisi dobbiamo essere particolarmente vigili. Se ci seguirai senza opporre resistenza, ti prometto che non faremo del male alla tua famiglia n alla tua gente.
E se non lo far?
Tutti coloro che cercheranno di proteggerti verranno ritenuti complici del tuo tradimento e non riceveranno alcuna clemenza.
Stai facendo il passo pi lungo della gamba, Agrio. Io sono qui, dietro venti uomini armati... con tuo figlio. Schiocc le dita. Pietro condusse Rufo, non pi legato, fino alla strada.
Agrio Leone fiss Agno con una chiara espressione di frustrazione sul volto. Il suo sguardo severo si spost all'improvviso sul figlio. Questa  la tua ultima possibilit, ragazzo. Difendendo un traditore, diventi partecipe del suo crimine.
Rufo non rispose, n mosse un muscolo.
Agrio Leone li guard intensamente per un lungo istante. I suoi occhi incrociarono a turno quelli di ognuno di loro: Paolo, Amanda, Rufo, Pietro, tutti i bucellarii, come per memorizzare i loro volti. Molto bene, disse infine. Siete tutti condannati.
L'assedio della residenza dei Cironii ebbe inizio. Pietro fece ritirare i bucellarii all'interno dell'ingresso principale e, con voce tonante e pochi gesti delle possenti braccia, ordin loro di rinforzare la porta inchiodandoci sopra delle tavole di legno. Uomini armati e servitori si affrettavano avanti e indietro, portando altro legno per sbarrare porte e finestre pi deboli. Gli arcieri usarono una scala per salire sul tetto dell'edificio principale e avere cos una vista migliore della strada e dei pascoli circostanti. La casa era in fermento; si udivano delle urla e il battere frenetico dei martelli sui chiodi.
Hai visto?, disse Rufo mentre li seguiva di nuovo in cortile. Mio padre mi ha rinnegato. Lasciami stare al tuo fianco, senatore. Se devo morire, che sia con una spada in mano.
Fidati di lui, padre, lo preg Amanda.
Agno lo esamin con attenzione. Se vuole servirmi, disse ad Amanda, pu farlo. Andate entrambi da Celero e trovatevi qualcosa di utile da fare. Ma non avr un'arma.
Mentre la ragazza guidava Rufo attraverso il cortile, Paolo raggiunse con il padre una delle finestre del piano superiore che dava sul sentiero.
Videro che Agrio Leone aveva lasciato i suoi uomini di fronte alla casa ed era tornato a cavallo verso la citt, di certo per chiedere al Consiglio cittadino di concedergli altre truppe. Con un po' di fortuna gliele avrebbero rifiutate. Per il momento Agrio Leone non aveva uomini a sufficienza per prendere d'assalto la casa, e neppure per combatterne gli occupanti, se avesse cercato di stanarli con il fuoco. Ed era un bene. Avevano provviste a sufficienza per alcuni giorni, il profondo pozzo del cortile era pieno e il tempo era dalla loro parte: Agrio Leone, dopotutto, era l'unico a voler disperatamente fuggire dalla provincia.
Paolo condivise quei pensieri con il padre mentre tornavano verso il suo studio. Agno ascolt con attenzione prima di scuotere il capo. Hai ragione sul fatto che non pu assediarci per troppo tempo. Ma se ha bisogno di altri uomini, li avr. Minacce, somme di denaro... Quell'uomo sa come ottenere ci che vuole.
Allora potrei andare al Consiglio cittadino e parlarci io stesso, propose Paolo. Dopo il tramonto potrei allontanarmi attraversando il prato.
E come pensi di raggiungere la citt? Il coprifuoco scatter all'imbrunire. La milizia sar ovunque. Con ogni probabilit verresti arrestato su due piedi e imprigionato. No, ci ha intrappolati.
Scoraggiato, Paolo si abbandon su una sedia davanti alla scrivania del padre. Allora cosa possiamo fare? Se porter altri uomini, non vedo in che modo potremo difendere la casa. Ci staner con il fuoco, come topi, e ci aspetter all'esterno.
Probabilmente lo far. Anche se non subito; sarebbe imprudente farlo prima dell'ultimo momento possibile. Creerebbe malumore in citt.
Paolo fu sorpreso dal tono noncurante del padre. Erano imprigionati nella loro stessa casa, circondati da rifugiati stanchi e spaventati, li avevano accusati tutti di tradimento contro l'impero, la campagna a sud era in balia dei barbari, Agrio Leone poteva tornare da un momento all'altro con altri cinquanta uomini e non avevano alcuna speranza di ricevere aiuto. Eppure suo padre sedeva dietro la scrivania e rifletteva sul loro destino come per decidere la mossa successiva in un gioco tra soldati.
Se ci metteremo a combattere, ragion Agno, perderemo, e io e te finiremo entrambi sul patibolo. Quello che accadr a me non  importante. Gi da tempo odiato dagli di trascorro pure inutili anni. Fece una pausa e guard il figlio con aria speranzosa.
Virgilio, disse Paolo quasi istintivamente. Rest sorpreso dalla facilit con cui il ricordo gli si era risvegliato nella mente. Per un momento gli parve di essere tornato nella sua vecchia classe, a Londinium, a recitare la scena del saccheggio di Troia: Enea chiedeva al padre di fuggire dalla furia dei Greci, e questi si rifiutava di farlo, testardo, pronto a morire tra le ceneri della sua citt condannata...
Agno sorrise. Sono felice che il denaro speso per la tua educazione non sia andato del tutto perduto. Cerca di non preoccuparti, figliolo, abbiamo ancora tempo; non cercher ancora di assalirci. Puoi dormire tranquillo stanotte.
Qual  il tuo piano?
Ne parleremo domani. Si alz, prese una candela accesa dallo scaffale e la us per accendere una grande lampada a olio vicina alla finestra. Torn alla sua sedia. Ora si sta facendo notte, e devi cercare di dormire il pi possibile. Prima che tu vada, per, vorrei dirti di tua moglie.
Eachna?
Ho parlato con lei questa mattina, quando sono andato a trovare tua zia Fuscina. Aveva una nota d'intesa nella voce, da cui Paolo cap che approvava la ragazza ibernica. Di qualunque cosa avessero parlato, era chiaro che lo aveva conquistato. Mi ricorda una ragazza che conoscevo a Treviri da giovane, prima di sposare tua madre. Soltanto i tuoi zii sapevano di lei. Dio, mi davano il tormento per quella storia! Ma lei era la figlia di un modesto impiegato del tesoro, un cittadino comune. Non se ne poteva far nulla, quindi alla fine la lasciai andare. Fece una pausa, atteggi le labbra a un triste sorriso e prese a fissare il vuoto. Ho amato tua madre con tutto il mio cuore, figliolo. Si appoggi all'indietro sulla sedia. Il cielo si era gi fatto scuro a est e, nonostante la luce della lampada, stavano scivolando sempre pi nel buio. Ma il primo amore, continu, non pu essere eguagliato, n dimenticato. Hai la mia benedizione, Paolo, e la mia invidia.  saggia e meritevole. Sii pronto allo scandalo e allo scherno, e altrettanto pronto a ignorarlo.
Grazie, padre, disse Paolo.
Bene. Agno si alz. Ora abbracciami, augurami un tranquillo riposo e portami tua sorella. Vorrei parlare anche con lei.
Paolo abbracci suo padre, che lo strinse per un lungo istante. Dormi bene.

28.

Invece ecco gioia e allegria, si ammazzano buoi e si scannano pecore, si mangia carne e si beve vino: Mangiamo e beviamo, poich domani moriremo!.
Isaia 22,13.

Nei tempi antichi, processato e condannato dagli ateniesi, Seneca si era tolto la vita, pur avendo la possibilit di fuggire dalla sua cella. Al tempo di Cesare, Cicerone, catturato nella sua lettiga, aveva porto il collo ai suoi carnefici. A sua volta Marco Antonio, abbandonato e tradito ad Alessandria, si era gettato sulla propria spada. E Seneca, il filosofo che non era riuscito a insegnare la saggezza al tiranno, accusato di tradimento si era tagliato le vene.
Era strano, pens Paolo, che quelle fossero le prime cose che gli erano passate per la mente quando lo avevano accompagnato a vedere il corpo di suo padre, la mattina seguente. Nessun dolore, n violenta emozione, solo il ricordo dei modelli studiati a scuola.
Il padre, con indosso una tunica pulita, era disteso sulle lenzuola bianche del letto, in pace. Non c'era sangue. Alipio, con cui Agno aveva condiviso i progetti di suicidio, aveva badato al suo cadavere; lo aveva sistemato con dignit, nell'uniforme da senatore, vegliando al suo capezzale per tutta la notte. All'alba, obbedendo agli ultimi desideri del suo signore, aveva chiamato Paolo.
Il giovane rimase in piedi a guardare il padre, in silenzio. Era normale che avesse pensato subito a Socrate, a Seneca e a tutti gli altri. Era proprio a loro che suo padre aveva voluto fargli pensare.
In quel momento, comprese il suo piano.
Eachna attendeva con Patrizia nel cortile mentre il corteo funebre si radunava. Aveva parlato con il padre di Paolo solo il giorno precedente, mentre stava aiutando Patrizia a portare conforto ai rifugiati. All'inizio lui l'aveva ignorata, ma poi aveva iniziato a chiederle qualcosa: semplici domande che non nascondevano alcuna disapprovazione, a cui lei aveva risposto con sincerit. Era sembrato cos calmo, in pace con se stesso e con il suo mondo, anche mentre questo cadeva a pezzi intorno a lui. Non aveva detto nulla su ci che aveva in mente di fare. Eachna non capiva il perch di quel gesto.
Quando tutti furono pronti, si aprirono le porte principali. Paolo e Amanda furono i primi a lasciare il cortile, a piedi e in abiti modesti, seguiti da quattro servitori che trasportavano Agno su un feretro di fortuna. Era circondato da fiori colti dal giardino di casa. Dopo il feretro procedevano Eachna, Patrizia e Rufo, seguiti da Fuscina e dai suoi figli; infine Alipio, Celero e il resto dei servitori.
Mancava poco a mezzogiorno. Paolo aveva ordinato ai bucellarii di restare indietro, e aveva insistito che nessuno nel corteo portasse armi.
Agrio Leone si trovava sul sentiero l fuori con i suoi uomini. Guard il corteo lasciare la casa e superare con solenne indifferenza lui e i suoi soldati, diretto sulla strada principale, verso la porta settentrionale della citt. Non disse niente, n fece niente, ma Eachna riusc a leggere la frustrazione nei suoi occhi neri.
Mentre si avvicinavano alla porta, il traffico si fermava e si faceva da parte. Quando le guardie della milizia compresero di chi fosse il corpo che giaceva sul feretro, si affrettarono a liberare un passaggio lungo la strada davanti al corteo. Eachna vide Paolo prendere la mano di Amanda mentre entravano dalle porte della citt. Camminarono con calma, dando tempo alla notizia di diffondersi, e quando raggiunsero la basilica trovarono molte centinaia di persone disposte in fila lungo la strada; addolorate, in preghiera, pronunciavano a voce alta il nome dei Cironii.
Si fermarono fuori dalle porte della basilica, dove poi Paolo e Amanda entrarono, seguiti dal resto del corteo. Il cuore di Eachna inizi a battere con forza mentre si addentravano in quel grande spazio. I dardi inclinati del sole affondavano nell'aria grigia e fumosa. Il rumore proveniente dalla strada era attutito, ma le voci e i passi all'interno del salone rimbombavano in modo spaventoso. Era felice di trovarsi tra Rufo e Patrizia, ma tenne il viso basso, per evitare che uno dei tanti uomini togati, simili a spettri emergenti dalle ombre che li circondavano, potesse riconoscerla come barbara e scacciarla.
Dalla parte opposta della basilica, di fronte a una grande abside, Paolo diede istruzioni ai servitori di appoggiare il feretro con i piedi in direzione della porta, com'era tradizione. Su un piedistallo, in fondo all'abside, c'era una statua di bronzo dell'imperatore che reggeva un globo in una mano e uno scettro nell'altra, con gli occhi levati al cielo. Eachna stava osservando la statua quando ud dei passi rapidi e rumorosi. Un uomo si stava avvicinando dalla navata laterale, agitando le braccia. No, no, no! Questa  una basilica, non un ossario! Portate subito via il corpo!.
Paolo guard l'uomo dall'alto in basso, indugiando sulla tunica ricamata e sul mantello fermato da un'enorme spilla rotonda. Eachna cap che si trattava di una persona agiata e potente, ma non aveva idea di chi fosse.
Quando rispose, Paolo si rivolse al corteo funebre, agli impiegati e agli ufficiali che si erano riuniti nella basilica intorno a loro; a tutti i presenti, insomma, eccetto colui che aveva parlato. So di essere stato lontano per diverso tempo, afferm, ma le capacit di giudizio del Consiglio si sono impoverite a tal punto da eleggere dei magistrati che non sanno come rivolgersi in modo appropriato a una signora in lutto?.
L'uomo rimase senza parole per un momento. Gett uno sguardo nervoso ad Amanda e inchinandosi le disse: Signora Amanda. Poi, rivolgendosi a Paolo: Stimato senatore. Vi porgo le mie condoglianze per la perdita di vostro padre. Era un uomo onorato, uno dei migliori....
Magistrato Porzio, perdonate l'irregolarit, ma speravamo che nostro padre potesse essere esposto solennemente mentre io rivolgevo qualche parola a coloro che hanno scelto di rendergli un ultimo omaggio.
Senatore, comprendo il vostro dolore, ma viste le condizioni in cui si trova la citt, di certo la chiesa del vescovo sarebbe pi....
La chiesa non sarebbe abbastanza grande, rispose Paolo con semplicit.
Il feretro rest dove si trovava. Porzio si ritir. Paolo e Amanda si posero all'estremit del corpo, mentre Eachna e gli altri in lutto si riunirono dietro di loro, nell'abside. Molti impiegati erano gi arrivati dagli uffici adiacenti alla basilica e si erano raccolti nelle navate laterali per sbirciare tra le colonne quel che accadeva nella navata centrale. Iniziarono quindi a presentarsi i membri del Consiglio cittadino, alcuni spostandosi dalle navate laterali, altri giungendo di corsa da fuori. Arrivarono e si raccolsero intorno a Porzio, formando un piccolo gruppo davanti al feretro. Vennero quindi fatti entrare i cittadini comuni, che affluirono in massa dalle porte pi lontane con un po' di ressa e di trambusto. Via via che si avvicinavano all'abside, per, rallentavano il passo e smettevano di parlare. Eachna fissava incredula l'oceano di persone che si andavano radunando. Erano pi di quante ne avesse mai viste in vita sua: ricchi e poveri, mercanti, braccianti, artigiani, schiavi, donne e bambini che occupavano tutta la lunghezza della navata.
Quando la sala fu quasi piena, Paolo fece un passo avanti, verso la testa del padre. Il silenzio cal sulla folla.
Consiglieri, esord, parlando nella lingua dei Britanni, cittadini di Roma, membri della trib dei Dobunni, vi ringrazio per il rispetto che dimostrate con la vostra presenza.  doloroso perdere un padre. Ed  ancora pi doloroso perderlo perch si  tolto la vita... soprattutto quando si  tolto la vita non per disgrazia, o per paura, ma per onore. Perch, falsamente accusato di tradimento, il suo amore per l'imperatore  stato tale da non consentirgli di sopportare la vergogna di essere condotto di fronte alla sua divina presenza anche solo per negare le accuse. Si volt, sollevando un braccio per indicare la statua dell'imperatore e la parte posteriore dell'abside. Piuttosto, ha scelto di trovarsi dinanzi alla sua divina presenza come un leale servitore, nella morte come in vita.
Paolo prese a camminare intorno al feretro, avvicinandosi al suo pubblico. E non  morto soltanto per amore dell'imperatore. Lui era un Cironio, un principe dei Dobunni. Ha cercato di preservare non solo il suo onore, ma anche quello della sua gente, il vostro onore. Non ha voluto che le bugie volte a colpire lui macchiassero il vostro nome. Il sangue della patria scorreva nelle sue vene. Messo in trappola, tradito, indifeso, quando non  pi riuscito a proteggervi in vita, ha scelto di farlo togliendosela.
E ora vi chiedo: dove sono i suoi persecutori? Dov' Agrio Leone? Dov' il governatore? Non li vedo tra noi. Posso dirvi io dove sono: in questo momento, mentre i barbari bruciano le nostre case e si ammassano davanti alle nostre porte, si stanno preparando a scappare. Caricheranno i loro carri e i loro muli di monete; quindi, insieme ai loro uomini, raggiungeranno le imbarcazioni con cui salperanno, e non si guarderanno indietro finch non saranno giunti sani e salvi in Gallia.
E perch mai dovremmo aspettarci qualcosa di diverso? Questa non  la loro terra.  la nostra! Mio padre ci ha mostrato la via! Ora non  il momento di piangere, ma di combattere, di dare le nostre vite, se necessario. Quale uomo non  pronto a morire per la propria casa e per le persone che ama? Qui non c' neanche uno schiavo che non rabbrividirebbe al pensiero che queste mura possano crollare, che non desideri vedere la nostra trib orgogliosa e libera, che non sia pronto a correre in sua difesa contro i barbari dell'ovest. Voi uomini liberi, uomini orgogliosi dei Dobunni, non sareste ancor pi pronti a combattere se in gioco ci fosse la libert?.
La folla inizi ad applaudire; Paolo sollev le braccia, facendo calare il silenzio. Sono tornato per prendere il posto che mi spetta tra voi. Ora parlo come erede di mio padre, come senatore di Roma e come vostro principe. Consiglieri, devo ricordarvi la dignit del vostro ufficio. In questo momento di crisi, dimenticate le vostre insignificanti differenze e servite il popolo con coraggio e saggezza. E voi, uomini liberi della trib, fatevi coraggio! Non nascondiamoci dietro queste mura. Alle armi! Combattiamo il nemico e buttiamolo fuori dalla nostra terra! Questo vi dico: nessun barbaro che depreda i poveri, che colpisce dall'ombra solo quando sa di non correre rischi, pu resistere a una nazione di uomini coraggiosi decisi a difendere le loro case.
Se Paolo aveva intenzione di dire altro, la folla non glielo lasci fare. Da qualche parte, in mezzo alla gente, un uomo grid il suo nome. Altri lo seguirono, e la cantilena si lev e si sparse nel salone finch l'aria stessa non parve animata dalla passione di mille voci. Anche i consiglieri applaudivano; Eachna vide il magistrato Porzio stringersi al cuore entrambe le mani, con le lacrime che gli bagnavano le guance. Fu una liberazione, una citt intera che condivideva un momento di rivelazione.
Persino Paolo sembr sorpreso da ci che aveva scatenato. Gett uno sguardo indietro a Eachna, come in cerca della sua approvazione, e per un istante lei vide il sorriso sul suo volto. Il fatto che in quel momento lui avesse guardato proprio lei, ignorando la folla che inneggiava al suo nome, le suscit un impeto amoroso che la costrinse a trattenersi dal correre verso di lui.
Paolo and dai consiglieri, che subito lo circondarono. Alcuni gli strinsero la mano, proclamando la propria lealt a lui e al ricordo di suo padre. Lo accompagnarono in mezzo alla folla fino alla navata laterale, lontano dalla vista, mentre Alipio lo seguiva da vicino.
Dove lo stanno portando?, chiese Eachna a Rufo.
Nelle camere di Consiglio. Ora inizia la parte difficile.
Lentamente la folla cominci a lasciare la basilica, ma quelli che uscivano venivano rimpiazzati da nuovi venuti desiderosi di vedere il corpo di Agno, per inginocchiarsi e pregare di fronte a esso, e di esprimere il proprio cordoglio e la propria lealt ad Amanda, la quale non si mosse dal suo posto. Eachna not che riceveva i contadini con la stessa dignit e lo stesso rispetto mostrato ai nobili. Non poteva negare che fosse una donna forte e coraggiosa.
Lontano dal feretro, la basilica era animata da una frenetica calca di uomini e impiegati intenti a correre da un ufficio all'altro. Un uomo in particolare attir lo sguardo di Eachna, mentre si avvicinava con passo lungo e goffo, indossando un mantello con il cappuccio. Si trovava a met della navata quando all'improvviso lo riconobbe e, quasi contemporaneamente a Patrizia, grid: Giuliano!.
Questi sorrise vedendo le due ragazze, ma prima volle fermarsi ai piedi del feretro per inginocchiarsi e mormorare una breve preghiera. Prese poi Amanda tra le braccia e fece cenno a Patrizia ed Eachna di avvicinarsi. Le baci entrambe. Graziose sorelle, nel sangue e in Cristo, sono felice di trovarvi sane e salve!.
Da dove arrivi, cugino?, chiese Amanda.
Da casa, e ancor prima dal nord.
E i tuoi genitori?
Si trovano a Glevum, al sicuro per ora, ma sono preoccupato. Si chin in avanti. Sono latore della notizia che i barbari stanno risalendo il Sabrina.
A Glevum!, esclam Patrizia con l'orrore dipinto in volto. Non oserebbero mai attaccare una citt, non  vero?
No, attaccare no. L'ho saputo da mio padre questa mattina, ma non  ancora di dominio pubblico, quindi non dovete dirlo a nessuno. Il Consiglio di Glevum li ha invitati. Si dice che dei predatori si stiano avvicinando anche da nord, e che il Consiglio spera di reclutare un gruppo di selvaggi per difendersi dagli altri.
Invitare i lupi a entrare in casa per difenderla dagli orsi che sono in giardino? Di certo nostro padre non lo permetter mai!.
Lui rappresenta solo una voce su cinquanta. Il duca  stato catturato a nord del Vallo, e la Sesta e la Ventesima legione sono state in gran parte annientate. Il conte Nettarido  morto, la flotta occidentale  stata praticamente distrutta, il Vallo  stato superato e le province del nord sono nel caos. Un esule chiamato Valentino ha ucciso i magistrati di Luguvalium e firmato un patto con i barbari. Il vescovo Ludone, che si  pronunciato contro di lui,  stato arrestato. Come ultima cosa, ha fatto in modo che io e alcuni altri fratelli potessimo uscire dalla citt. Nessuna di queste notizie vi era ancora giunta?
No.
Dov' il vescovo Martino?
Ancora a Londinium, rispose Amanda.
Allora dov' Paolo? Devo dirglielo subito.
Nella camera del Consiglio. Vai Giuliano, ma parla con lui in privato.
D'accordo. Detto questo si affrett verso la navata laterale.
Amanda si rivolse ai servitori che ancora si trovavano accanto al feretro. Porteremo mio padre in chiesa, dichiar. L potr essere vegliato dal clero.
I servitori sollevarono il feretro con attenzione e lasciarono la basilica, seguiti da Amanda, Patrizia, Rufo e infine Eachna. I rifugiati riempivano ancora le strade, il foro, il mercato e i cortili del tempio. Erano migliaia. Alcuni osservavano il feretro con interesse, altri lo seguivano, ma la maggior parte era troppo stanca o distratta. Eachna ebbe la sensazione di trovarsi a Luguvalium. La citt aveva lo stesso aspetto disperato.
Quando raggiunsero la chiesa, Rufo, essendo un pagano, attese all'esterno con un giovane diacono, mentre gli altri entrarono tutti. Era pi grande della chiesa di Luguvalium, e pi finemente decorata con dipinti e drappi rossi. Eachna si fece da parte, mentre Amanda dava istruzioni ai servitori di poggiare il feretro davanti all'altare e chiedeva a un prete, sudato e preoccupato, di vegliare sul corpo di suo padre. Il chierico un le mani e volse lo sguardo al cielo, giurando che le sue labbra non avrebbero smesso di pregare finch Dio non li avesse liberati dalla propria furia. Nel bel mezzo della sua dichiarazione abbass gli occhi, che si fissarono sulla porta della chiesa. Equestre!, esclam all'improvviso.
Tutti si voltarono verso la porta, davanti alla quale Eachna vide un uomo alto e magro. Indossava sulle spalle un mantello marrone, e sotto una tunica lunga fino al ginocchio con un sottile bordo rosso. I calzoni e gli stivali di pelle erano sporchi del fango raccolto lungo la strada. Era anziano, sui sessant'anni, ma cammin verso di loro con passo fermo e dignitoso e schiena ben diritta. A pochi passi dal feretro si ferm per inchinarsi ad Amanda. Mia signora, le disse.
Perfettissimo Silvio Frontone, replic Amanda, abbassando la testa velata.
Prima che Silvio Frontone potesse parlare, il prete si fece avanti e s'inchin con le mani ancora strette al petto. Chiedo perdono, equestre, ma in assenza di sua grazia il vescovo Martino sono obbligato a ricordarti che i pagani non sono ammessi nella sacra casa di nostro Signore.
Silvio Frontone si volt lentamente per guardare il prete. Eachna non aveva mai visto uno sguardo cos addolorato. Pagani?, mormor a bassa voce, tremante di rabbia. Paganus significava contadino, bifolco di campagna. Eachna aveva sentito molti cristiani usare quel termine in senso dispregiativo per indicare chiunque, anche tra i nobili, non abbracciasse la loro fede, ma mai in modo cos diretto. Sono stato governatore della Lugdunensis Tertia, continu Silvio Frontone, facendo un passo verso il prete. Mio figlio Bono  un giudice delegato presso la corte imperiale. Mio nonno era tra i nobili pi eminenti della Gallia e stava alla destra di Gallieno Augusto. E aggiunse, torreggiando sul sacerdote. Dimmi ancora, santo padre, che sono un pagano.
Perfettissimo equestre, rispose quello arretrando con piccoli passi, non intendevo mancare di rispetto al tuo nobile lignaggio. La mia scelta di parole  stata deplorevole.  solo che una presenza profana....
Silvio Frontone si tese e sembr sul punto di parlare, ma Amanda intervenne, precedendolo. Chi  pi gradito alla vista di Dio, Padre Antonino? Il fariseo che resta aggrappato alle abitudini terrene o l'uomo che desidera onorare l'anima di un buon cristiano?.
Il prete riflett per un attimo su quelle parole. Sorrise con espressione dolente, s'inchin di nuovo e si trascin al margine della navata. Attese in silenzio mentre Silvio Frontone si fermava ai piedi del feretro.
Eachna non riusc a scorgere alcun segno evidente di dolore sul volto dell'equestre. Non singhiozz n si asciug gli occhi, come avevano fatto in tanti nella basilica. Nessuna lacrima brill alla luce delle candele. La sua espressione rivelava una disciplina ferrea, la stessa dignit che Eachna aveva visto e ammirato in Amanda. Io e tuo padre ci siamo scambiati molte parole spiacevoli, dichiar l'uomo, guardando proprio la figlia del defunto. E in questi ultimi anni, a esse ha fatto seguito un silenzio ancora pi spiacevole. Ma non c'era un uomo che io rispettassi pi di lui.
Mi auguro che i tuoi figli stiano bene, disse Amanda.
L'uomo annu. In perfetta salute. Si trattenne un attimo in silenzio a osservare il volto del cadavere, prima di voltarsi e andarsene. Si ferm davanti ad Amanda e le poggi con delicatezza la mano sulla spalla. Ho gi parlato con tuo fratello nella camera del Consiglio, mia signora. Qualunque aiuto io possa dare, sono a sua disposizione. Con un inchino finale, lasci la chiesa.
Amanda chiam il prete, che si affrett a raggiungerla. Inizi a parlargli sottovoce per rispetto. Eachna non poteva udire le parole, ma vide la testa del prete muoversi su e gi nervosamente mentre ascoltava.
Poi sent una mano toccarle il braccio. Quello era Silvio Frontone, le comunic Patrizia. Tempo fa Amanda avrebbe dovuto sposare suo figlio.
Quando riemersero dalla chiesa, videro Rufo e il giovane diacono per strada a discutere su cosa fare con i rifugiati. La chiesa sta cercando di raccogliere cibo e materiali da costruzione, rifer Rufo ad Amanda. Il Consiglio ha dato l'autorizzazione per la costruzione di un campo per i rifugiati vicino alle mura, nel terreno pubblico all'estremit sud della citt. Ma, con il vescovo lontano, la chiesa  a corto di manodopera, la milizia  occupata sulle mura e il governatore si sta ancora nascondendo nel recinto imperiale insieme a mio padre, impegnato a caricare i carri.
Mentre Amanda, Rufo e il diacono discutevano sul da farsi, Eachna vide una famiglia di nuovi arrivati passare lungo la strada. C'era un fattore, con un pesante sacco sulla spalla, che teneva saldamente un bastone con una mano e un bambino con l'altra. Lo seguiva la moglie, con in braccio un neonato che vagiva. Erano smarriti e stanchi, prossimi alla disperazione.
All'improvviso Eachna avvert il loro dolore, e quella sensazione la spinse ad andare da loro. Attravers la strada, raggiunse la donna e si offr di portarle il neonato. La donna inizi a piangere e, sorridendo tra le lacrime, la ringrazi, tendendole il bambino. La ragazza disse loro che li avrebbe accompagnati fino all'estremit meridionale della citt, dove sarebbero stati al sicuro e qualcuno si sarebbe preso cura di loro. Anche il padre la ringrazi e benedisse il suo nome, assicurandole che l'avrebbero seguita.
In quel momento, per, Eachna si rese conto di aver perso l'orientamento, non sapendo da che parte fosse il sud, per non parlare del terreno pubblico cui aveva accennato Rufo. Ma per fortuna Patrizia comparve al suo fianco, prese l'altra mano del bambino pi grande, salutandolo allegramente, e disse che avrebbe fatto strada. S'incamminarono insieme, mentre Eachna cullava il neonato tra le braccia, volgendo lo sguardo indietro, verso la chiesa, dove Amanda, ancora in piedi accanto a Rufo, li osservava andar via.
Dopo aver scambiato qualche parola con il diacono, Amanda torn con Rufo alla basilica. Non parlarono. La ragazza pensava con irritazione a come Eachna si fosse fatta avanti per aiutare quella famiglia di contadini e Patrizia l'avesse seguita, scomparendo senza chiederle il permesso.
La cosa l'aveva infastidita. Ora che suo padre non c'era pi, non era lei il secondo grado pi elevato della famiglia? Il sacrificio di suo padre e il discorso di Paolo avevano guadagnato l'appoggio del Consiglio e del popolo, e persino quello di Silvio Frontone. Un tempo aveva avuto paura a percorrere le strade di quella citt. Ora, quando la folla di persone la guardava passare, si sentiva maestosa, invincibile. Era l'aura del suo sangue nobile, lo stesso scudo che aveva difeso sua madre dai soldati in passato. Non si sentiva pi la timida ragazza di campagna di un anno prima; ormai era una donna, una principessa dei Cironii. Eppure, come poteva fare da guida se sua cugina e la presunta moglie di suo marito non le davano alcuna importanza?
Rufo si ferm quando raggiunsero la porta della basilica. Le prese entrambe le mani. Andr a Glevum per vedere cosa sta succedendo. Tu sarai al sicuro qui, con tuo fratello.
Amanda comprese che Rufo pensava di averla valorosamente scortata per le strade di una citt ostile. Anche lui stava cercando di farla sembrare inutile? Io sono la figlia di Cironio Agno, gli disse. Nessuno in questa citt mi far del male.
Il ragazzo sorrise con indulgenza, facendola infuriare. Ammiro il tuo coraggio, Amanda, ma devi essere ragionevole. Mio padre  ancora in citt, insieme ai suoi seguaci.
Non oserebbero alzare un dito su di me, rispose lei, con estrema convinzione. Va' a Glevum, Agrio Rufo. Dir io a mio fratello dove sei andato.
Cerc di ritirare le mani, ma lui la tenne ferma. Amanda, la chiam, con uno sguardo ferito e implorante.
Lei sapeva cosa voleva dirle, pur senza riuscirci: che stava galoppando verso il pericolo, che il rischio era grande, e che lei avrebbe dovuto pregarlo di restare. Ma Amanda non voleva stare al gioco. Stavano accadendo troppe cose. La porta della basilica la attendeva, e al suo interno c'era Paolo; insieme dovevano decidere cosa fare, perch erano gli ultimi Cironii rimasti e nessun sacrificio sarebbe stato troppo grande per loro. Liber le mani dalla presa di Rufo e gli disse: Non correre rischi.
Il ragazzo annu in modo un po' brusco. Torner appena possibile, le rispose, lasciandola da sola sui gradini della basilica.
Aveva percorso solo pochi passi quando Amanda prov una strana sensazione allo stomaco. Nonostante tutto, non lo richiam, e lui non si volt. La ragazza rimase ferma a guardarlo perdersi tra la folla. Poi si gir per entrare nella basilica, dandosi della stupida mentre percorreva la navata. Era un soldato esperto e sarebbe tornato di certo.
Trov Paolo e Giuliano dall'altra parte della navata. Sorella, la chiam Paolo quando la vide, facendole cenno di avvicinarsi. Giuliano mi ha riferito le notizie su Glevum.
Rufo sta andando a indagare, lo inform.
Da solo? Forse non  del tutto un codardo, allora. Non ne ho ancora parlato al Consiglio, anche se dovr farlo presto, prima che lo scoprano da altri. L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno  che qualche vigliacco dica che dobbiamo reclutare quei bastardi invece di combatterli.
Quindi combatteranno?
Penso di s. I magistrati Attio e Porzio sono con noi, almeno finch lo sar Silvio Frontone. Il Consiglio non si fida pi del governatore e di Agrio Leone. Ora possono partire, non ha pi importanza. Il da farsi  chiaro. Sto cercando di convincere i consiglieri a radunare un'intera coorte della milizia. Sapevano che parlavo sul serio quando mi sono impegnato a dare mille acri di terra alla citt a riprova del nostro proposito. Sorrise, chiaramente compiaciuto del suo successo.
La sensazione di uno scopo comune si era impadronita della citt a met pomeriggio.
Agrio Leone era tornato dal governatore, ed entrambi erano rimasti nascosti dietro le porte sprangate del recinto imperiale per tutto il giorno, insieme alla maggior parte della coorte del governatore. Paolo aveva ordinato a Pietro di mantenere il foro sgombro dai civili perch, come aveva spiegato ad Amanda, se la folla vi avesse avuto accesso le cose avrebbero potuto complicarsi. Qualsiasi danno fisico inflitto agli agenti imperiali, giustificato o no, sarebbe stato restituito centuplicato alla citt quando l'imperatore ne fosse venuto a conoscenza. Il governatore e Agrio Leone dovevano poter partire in pace.
E cos, quando le porte dell'area cintata finalmente si aprirono, Agrio Leone e il governatore non si trovarono davanti nessuna folla, ma soltanto Paolo, Amanda e un gruppetto di consiglieri.
Agrio Leone usc per primo, a cavallo. Dietro di lui avanzavano altri uomini a cavallo, incluso il governatore, il tribuno della guarnigione e alcuni ufficiali anziani, ben coperti in vista del lungo viaggio. Ancora all'interno del recinto Amanda scorse, a piedi e su carretti trainati da muli, una moltitudine di fanti e alcuni impiegati di minore importanza, tutti impazienti di partire.
Agrio disse ai suoi compagni di restare indietro mentre avanzava da solo verso Paolo al centro del foro. Il sole stava calando a occidente, gettando macchie di rosso sulle lastre di pietra e sul viso dell'equestre. Amanda non riusciva a credere che fosse lo stesso uomo che l'aveva accolta con modi incantevoli alla festa di diversi mesi prima. Ora il suo aspetto non esprimeva n fascino n cordialit, ma solo durezza. Le sarebbe piaciuto vedere una scintilla di paura nei suoi occhi, ma non ci riusc.
Cironio, esord lui mentre tirava le redini del cavallo per farlo fermare, guardando Paolo. Aveva la voce piatta, priva di emozione. Il governatore esige di passare con tutti i suoi funzionari imperiali e le loro famiglie.
Paolo attese un momento prima di rispondere, come se stesse riflettendo. Concesso.
Tu non concedi, replic Agrio Leone. Tu obbedisci. Chiunque cerchi di ostacolarci, pagher con la vita.
Perch dovremmo cercare di ostacolarvi?
Tuo padre sar pure scampato alla giustizia, Cironio, ma l'imperatore non dimenticher il tuo tentativo di proteggerlo. Quando torneremo, risponderai di questo crimine.
Paolo annu, e ad Amanda parve di vederlo sorridere. La strada per Treviri  lunga. I barbari stanno arrivando.
Non si scambiarono altre parole. Girando la testa ed emettendo un sibilo acuto, Agrio Leone invit gli altri a seguirlo. Amanda e Paolo restarono a guardarlo mentre cavalcava verso le porte del foro. Dopo di lui passarono prima il governatore, poi il resto degli uomini a cavallo, gli impiegati e la guarnigione imperiale a piedi. Chiudevano la fila la moglie e la famiglia di Agrio Leone, con i beni trasportabili caricati sui carri, le cui ruote cigolavano e si piegavano oltrepassando le porte del foro. Paolo aveva disposto alcuni uomini della milizia ad attendere fuori, sulla strada, per scortare la colonna fuori dalla citt.
Poco dopo giunse la notizia che la casa abbandonata di Agrio Leone era stata invasa e saccheggiata dalla folla. Il resoconto turb Amanda, ma Paolo si rifiut di condannare il gesto. La casa dell'equestre, aveva detto, era ormai di propriet dei cittadini, che potevano farne ci che volevano. Inoltre, lui era di nuovo occupato con il Consiglio. Eachna e Patrizia erano impegnate ad aiutare il clero, Rufo era partito per Glevum, il corpo di suo padre veniva vegliato in chiesa, e Amanda era rimasta al centro di un turbine di attivit senza niente da fare. Quando chiese al fratello se poteva aiutarlo a ottenere il sostegno dell'lite cittadina, lui rise:  gi difficile fare in modo che ascoltino me, figurarsi una ragazza di sedici anni. Perch non aiuti Eachna e Patrizia con i rifugiati?.
Non c'era niente che attirasse di meno Amanda. Non era una barbara n una serva di Cristo. Un compito del genere non era degno della sua posizione. Disse quindi che sarebbe stato meglio se fosse tornata alla residenza di famiglia. Paolo non ebbe niente da obiettare, purch venisse scortata.
Ben presto arriv Pietro che, con un carro e una truppa di bucellarii, la riport a casa. Dopo la confusione degli ultimi due giorni, il posto pareva straordinariamente tranquillo. Fuscina aveva deciso di trasferirsi con i bambini e i servitori a casa di amici in citt, sentendosi pi al sicuro dentro le mura. Rufo se n'era andato da tempo. Luca era ancora a Londinium, o forse stava gi navigando alla volta di Treviri. Dopo il ritorno di Pietro a Corinium, l'edificio era rimasto vuoto, a eccezione di Pinta, di Celero, degli altri servitori rimasti e di sei guardie, mentre le altre avevano ricevuto da Paolo l'ordine di andare in citt a coadiuvare la milizia.
Pinta le port del cibo; Amanda cerc di mangiarlo, ma si accorse di non avere appetito. Avrebbe voluto dettare una lettera, ma non sapeva a chi farla consegnare, e nemmeno a chi mandarla. Pens a una decina di cose che avrebbero potuto tenerle la mente occupata, distraendola dalle preoccupazioni che incombevano su di lei. Pregare, leggere, cucire, controllare i conti della casa... Nessuna di quelle attivit, per, la aiut per molto. Si sentiva come una barca alla deriva nella tempesta, senza timone n ncora. Pens pi volte di andare dal padre a chiedergli aiuto. A un certo punto apr addirittura la porta della biblioteca, per poi ricordarsi che lui non sarebbe stato l dentro ad attenderla; in quel momento il dolore, troppo a lungo represso, la sommerse. Entr in fretta nella stanza buia, chiuse la porta dietro di s, si sedette a braccia conserte sulla scrivania, poggiandoci sopra la testa, e non si mosse finch non ebbe esaurito le lacrime.
Era sera inoltrata quando ud bussare alla porta. Si mise seduta diritta, si asciug gli occhi e si lisci i capelli prima di dire: Avanti.
Contro la luce delle lampade del corridoio si profil la figura di Giuliano.  buio qui dentro, cugina. Stai bene?
Stavo solo pregando, rispose lei.
Il giovane diacono entr nella stanza, chiudendo la porta. Ho pensato di venire a cercarti. Non abbiamo ancora parlato come si deve. And allo scaffale dove il padre teneva il combustibile per il fuoco, prese della legna e la mise nel braciere, per poi accenderla con una pietra focaia. Le scintille risplendettero come lampi nell'oscurit, finch la legna non prese fuoco e un dolce, caldo bagliore si diffuse nella stanza. Aggiunse con cura alcuni pezzetti di carbone e soffi finch il fuoco non cominci a scoppiettare con decisione.
Amanda lo guard mentre stava accanto al braciere, tendendo le mani verso il calore e sorridendo per la piacevole sensazione che gli dava. Ma lei sentiva che c'era qualcosa di pi profondo nel suo sorriso: la soddisfazione di avere uno scopo, una direzione e una convinzione anche nei momenti peggiori. Lo invidi.
Giuliano stava ancora fissando il fuoco quando parl.  strano il modo in cui la nostra strada ci si presenta davanti, non  vero? Ricordo come, un anno fa, eravamo tutti sparsi, lontani uno dall'altro, distanti nello spazio e nello spirito. E ora, invece, eccoci tutti qui, circondati dal pericolo, ma insieme.
Tutti tranne i miei genitori, comment lei.
Nello spirito sono con noi anche loro.
Vorrei poter sentire la loro presenza come te.
Non solo senti la loro presenza, cugina. Tu la vivi. Il loro spirito rivive nelle tue parole e nelle tue azioni. Se permetterai loro di guidare la tua mano adesso, come facevano quand'erano in vita, non lasceranno mai davvero questo mondo.
Amanda non sentiva la presenza del padre in quella biblioteca, dove tante volte si era seduta parlando e ridendo con lui, ma solo la sua assenza. Non so cosa fare, ammise.
Torna in citt con me. L ci sono persone che hanno bisogno di aiuto.
Patrizia ed Eachna stanno ancora dando una mano?
Sono instancabili. Mia sorella  quasi irriconoscibile.  meraviglioso vederle portare speranza a chi non ne ha. Dovresti vederlo anche tu, Amanda. Scoprirai come onorare i tuoi genitori molto di pi che standotene seduta da sola in una stanza buia.
Stava calando la notte quando Amanda torn in citt con Giuliano, entrandovi a cavallo.
Aiutare i rifugiati era un'idea nobile, ma la sua trepidazione crebbe non appena si avvicinarono all'estremit sud della citt e lei colse i primi segnali e i primi rumori del campo profughi. Ud la musica e i canti, vide il bagliore dei fuochi da campo nel cielo di velluto, annus l'odore della carne cotta.
Avevano appena raggiunto il margine del campo quando qualcuno li riconobbe e una folla si radun subito intorno a loro. Con un ghigno sdentato, un contadino dall'aspetto rude prese le redini del cavallo di Amanda e le porse alla sua giovane figlia, che condusse con orgoglio la cavalcatura tra le file delle tende e dei bagagli, verso uno spiazzo sulle rive di un torrente. C'era un grande fal con gruppi di gente seduta o in piedi intorno a esso, mentre i chierici portavano scodelle fumanti di stufato e brocche di birra, e un gruppo di musicisti si preparava a suonare cornamuse e tamburi. Amanda vide contadini con la barba e consiglieri cittadini con il mantello lungo che ridevano e bevevano insieme come fratelli. Dalla massa di figure emerse Paolo, mano nella mano con Eachna, seguito da Patrizia a non molta distanza.
Il fratello l'aiut a smontare. Eccoti, sorella! Abbiamo sentito la tua mancanza. Vieni, unisciti a noi; ti porter del vino. I balli stanno per cominciare. La prese per mano e la guid in mezzo alla folla. Fate largo alla figlia di Gaio Cironio Agno! Fate largo, fate largo!. La massa di gente si apr, applaudendo, mentre Paolo la guidava verso un tronco accanto al fal su cui era stata gettata una coperta e le faceva cenno di sedersi. Hai il posto d'onore, cara Amanda, almeno per ora, finch non sarai costretta a ballare per rendere omaggio a nostro padre.
Amanda s'irrigid. Danzare a casa era una cosa, ma in pubblico, di fronte a tutti quei cittadini comuni, al ritmo della loro musica contadina... Non posso... non qui.
Certo che puoi, intervenne Patrizia, circondando Amanda con un braccio.  la tradizione dei banchetti funebri contadini. Ho promesso di ballare pi tardi, e non si possono infrangere le promesse, quindi anche tu potrai ballare con me.
Giuliano, che aveva gi in mano una coppa di vino, scoppi a ridere. Mia sorella ha ragione, lo sai. Come ci dicono le scritture: Tu hai mutato il mio dolore in danza; hai sciolto il mio cilicio e mi hai rivestito di gioia!.
Amen, esclam sorridendo Paolo. Siediti, Amanda, riscaldati. La musica sta per cominciare. Questa si chiama Il canto del gufo, ed  una danza per celebrare la vittoria!. Prese quindi la mano di Eachna e la guid nello spazio di fronte al fuoco, dove stavano cominciando a riunirsi i danzatori.
La musica inizi con i tamburi: mezza dozzina di suonatori con tamburi di dimensioni diverse, alcuni assicurati al petto con una cinghia, altri poggiati a terra. Dal silenzio scatur un ritmo potente che attravers Amanda dai piedi al petto, scuotendo il tronco su cui era seduta e risvegliando un'improvvisa vitalit nell'aria intorno a lei. I danzatori iniziarono a battere i piedi e a girare al ritmo dei tamburi, gridando. La forza e il volume di quel battito, rapido e tonante, non erano paragonabili a nient'altro che la ragazza avesse sentito prima di quel momento. Patrizia, seduta accanto a lei, rideva deliziata.
A quel punto, tra il rimbombare dei tamburi si lev una voce di donna: un lamento acuto e straziante, le cui parole Amanda riusc a capire a malapena. Alla sua voce se ne un un'altra, poi un'altra ancora, fino a danzare tutte e tre al ritmo delle percussioni, alimentandosi di quell'energia e levandosi nell'aria lambita dalle fiamme fino a raggiungere le stelle che iniziavano a spuntare.
La gente cant e ball fino a notte inoltrata. Infine i suonatori dei tamburi fecero una pausa; una cornamusa inton una melodia pi lenta e Amanda, incoraggiata da diversi calici di vino, colse quell'opportunit per ballare mantenendo un po' di dignit. Patrizia si un a lei nel cerchio, e non ci volle molto prima che anche sua cugina cominciasse a divertirsi. Quella notte non ball di nuovo, per, accontentandosi di restare seduta ad ascoltare la musica al calore del fuoco.
Pi tardi, una donna anziana fu strappata alla folla ed esortata a narrare una storia. Amanda non la riconobbe, ma la gente sembrava sapere chi fosse. Indossava un ampio e pesante mantello, che la avvolgeva a tal punto da non poter dire se fosse gobba o no. Un fazzoletto bianco incorniciava un volto rotondo, rugoso e buono. La donna prese posto davanti al fuoco e, quando il pubblico fece silenzio, inizi il suo racconto.
La Grande Madre, disse piano, possedeva un calderone in cui sperava di creare una razza di creature perfette. Ogni giorno, con un mestolo d'argento, versava nel calderone un po' della sua vita e della sua saggezza, per poi mescolare bene il tutto. Il suo consorte, Mercurio, invidioso del suo potere, desiderava conoscere i suoi segreti e assaggiare la pozione, ma lei non glielo permetteva.
Una notte, mentre la Grande Madre dormiva, Mercurio strisci fino in cucina, dove il calderone sobbolliva. Prese il mestolo d'argento e, quando stava per assaggiare il brodo, la Grande Madre si svegli e si accorse di cosa stava facendo. In preda alla furia, gli strapp di mano il mestolo, lo gett a terra e scalci via il calderone con una rabbia tale da farlo volare gi dal cielo, fin sulla terra.
Atterr non lontano da qui, nel posto che ancora oggi si chiama Valle del Calderone;  ancora possibile vedere il calderone capovolto nel punto in cui cadde, a formare quella che sembra una grande montagna. La pozione della Grande Madre si vers e inond la valle, e da quell'infuso imperfetto nacque la razza imperfetta degli uomini. Noi siamo scaturiti da un momento di bramosia, invidia e rabbia, e ci siamo portati dietro queste imperfezioni in ogni angolo del mondo.
Quando la storia fin e gli applausi scemarono, Amanda chiese a Patrizia:  la valle di Glevum, vero?
Credo di s. Ricordi la grande collina che si pu scorgere dalla parte superiore del nostro giardino? La gente la chiama il Calderone. Mi ero sempre chiesta perch.
Amanda richiam alla mente l'immagine del giardino di sua cugina dall'altra parte della valle, in mezzo alla quale sorgeva la grande collina coperta di alberi, tondeggiante e a forma di scodella. Il pensiero successivo fu che Rufo avrebbe visto quella collina una volta giunto in prossimit di Glevum. Preg che avesse fatto attenzione e trovato una sistemazione sicura in citt.
Mentre era distratta da quei cupi pensieri, il suo sguardo si poggi distrattamente su Paolo ed Eachna, che stavano insieme non molto lontano da l, appena fuori dal cerchio di luce del fuoco. Patrizia si chin verso di lei e le disse: La tua nuova cognata  una strana e nobile ragazza, lo sapevi?.
Amanda, che non si era accorta di fissarla, distolse rapidamente lo sguardo dalla coppia. Sono sicura che lo sia, rispose.
Le ho chiesto se fosse nobile di nascita, ma mi ha giurato che i suoi genitori non erano che dei semplici pescatori. Fu strappata alla sua famiglia quand'era ancora una bambina.  terribile. Riesci a immaginarlo? Ha sofferto cos tanto. Penso che non voglia parlarne, ma puoi vederlo nei suoi occhi.
Perch pensi che sia nobile?
Non lo vedi? Per il modo in cui ti guarda.
Con disprezzo, nel mio caso.
Oh, dai, cugina!, esclam Patrizia, dandole di gomito. Tu la intimorisci, ecco tutto. Prova a pensare quanto tutto sia strano per lei. Paolo  tutto ci che ha, e da quando sono tornati sono stati insieme ben poco. Ignora la mia opinione se vuoi, ma dovresti fidarti di quella di tuo fratello.
Amanda torn a guardare i due innamorati. Si erano avvicinati al fuoco: Eachna davanti e Paolo dietro a cingerla con le braccia poggiando la guancia sui suoi capelli. Fissavano le fiamme, con la stessa espressione calma e soddisfatta sul viso, dimentichi della musica e delle risate intorno a loro. In quell'attimo di pace, Amanda riusc a vedere cosa avessero trovato l'uno nell'altra. Avrebbe dato qualsiasi cosa perch Rufo fosse l, ad abbracciarla come suo fratello stava abbracciando Eachna.
Dopo qualche istante, vide il magistrato Porzio avvicinarsi a Paolo e, dopo essersi scusato, allontanarsi con lui, lasciando Eachna da sola. Poich un diacono l vicino stava riempiendo le coppe con una brocca, Amanda prese la sua tazza e quella di Patrizia, si fece versare vino e miele e and da Eachna. Le offr una delle tazze e la ragazza le sorrise timidamente, accettandola.
Spero di poter aiutare te e Patrizia domani, le disse Amanda. Con i rifugiati, intendo.
Rufo torn da Glevum il giorno seguente, dopo essersi messo in cammino all'alba. In tarda mattinata Paolo lo incontr nello studio della tenuta. Il giovane conferm il rapporto precedente: il Consiglio di Glevum aveva fatto un accordo con gli Attacotti, offrendo loro denaro, terre e cavalli perch non devastassero le loro propriet. Ci si aspettava che arrivassero e si accampassero a sud della citt nell'arco di tre giorni.
Ho un'idea, disse Rufo. Dovrebbe esserci ancora un'unit di addestramento della cavalleria pesante di base vicino Viriconium. Io stesso mi sono sottoposto all'addestramento da ufficiale con loro.
Doveva essere stato proprio quando aveva assistito alla coscrizione di Paolo. Che fine hanno fatto?
Il duca potrebbe non averli chiamati per la battaglia. Se prendo la via militare verso nord posso raggiungerli in tre giorni. Conosco il comandante. Posso provare a convincerlo a venire a sud.
Quanti soldati sono?
Dipende dalla rotazione, ma di solito  uno squadrone al completo, trenta uomini. So che non sono molti, ma sono catafratti. Farebbero la differenza.
Paolo non ebbe bisogno di pensarci molto. Gli disse di fare il possibile e di tornare a sud al pi presto. Il tempo stava per scadere. E pi tempo gli Attacotti avessero avuto per sistemarsi fuori da Glevum, pi sarebbe stato difficile mandarli via. Rufo gli aveva detto che appartenevano a due trib irlandesi, i Disi e gli U Liathin, ed erano almeno millecinquecento uomini su cinquanta imbarcazioni: non si trattava di semplici predatori, bens di un vero e proprio esercito di invasori. Tanto per peggiorare ulteriormente le cose, a loro si era unito il temuto figlio del re Keocher, Talorg, con i suoi guerrieri pitti. Paolo aveva ascoltato la notizia in truce silenzio. Il principe Talorg era il responsabile dell'imboscata in cui era morto Vittore.
Dopo aver discusso delle notizie con Alipio, Paolo le riport al tribuno della milizia e ai magistrati della citt, riducendo il numero degli invasori a un migliaio e trascurando di menzionare il principe Talorg.
Reagirono come Alipio aveva preannunciato. Glevum era un'antica colonia militare e molti dei suoi consiglieri erano dei veterani: se avevano offerto un rifugio sicuro ai barbari, si lamentarono Porzio e Attio, che possibilit poteva avere Corinium? Il Consiglio cittadino, arruolando ogni veterano e miliziano di riserva che era riuscito a trovare, aveva radunato solo quattrocento uomini, a cui potevano aggiungersi qualche decina di bucellarii e tutti i volontari reperibili tra i rifugiati, perlopi semplici cacciatori con archi e fionde. Gli uomini della Ventesima, che di solito erano acquartierati nelle citt del sud, giacevano morti in qualche valle del territorio dei Pitti. Quand'era partito, il governatore si era portato via quel che restava della guarnigione imperiale, perci le piccole citt della provincia, trovandosi nella stessa triste condizione, non potevano inviare aiuti. Forse avrebbero potuto proteggere Corinium restando all'interno delle mura, oppure cercando di convincere i barbari ad andarsene pagandoli, ma affrontare gli Attacotti sul campo era fuori questione.
Paolo attese che calasse il silenzio. Signori, esord, non  sufficiente. Se ci rinchiudiamo in citt, daremo ai barbari la possibilit di muoversi a loro piacimento. Dubito che vogliate vedere in fiamme le vostre tenute pi di quanto io non voglia vedere la mia. Gett un rapido sguardo ad Alipio che, in piedi a lato della sala, lo ricambi con un cenno di approvazione.
Il tribuno al comando della milizia, un corpulento veterano con la faccia quadrata di nome Belator, lo schern. E allora cosa suggerisci? Pensi di poter evocare un'altra coorte con un bel discorso?
Posso fare di meglio. Mentre parliamo, Agrio Rufo sta cavalcando verso nord per localizzare un distaccamento della cavalleria vicino a Viriconium. Ha il compito di portare gli uomini a sud per liberare Glevum.
Quanti sono?
Mezza ala di catafratti.
La notizia ebbe un effetto immediato sui consiglieri. Il magistrato Porzio chiese ad alta voce: Quando arriveranno?
Tra una settimana, rispose Paolo. Ci incontreremo nella Valle del Calderone, uniremo le nostre forze e respingeremo i barbari verso il mare.
Al termine della riunione, Paolo era pi o meno riuscito a ottenere l'appoggio dei presenti, che avevano anche acconsentito a nominarlo praepositus, comandante in carica della milizia cittadina e di tutte le altre forze che fosse riuscito a mettere insieme. Lasci la basilica e, con Alipio, rimase per un po' l fuori, sulla strada, a osservare l'andirivieni mattutino della citt. Le persone andavano o tornavano dal mercato, che era aperto e ancor pi animato del solito. Il giorno prima il Consiglio, per prevenire l'estorsione da parte di commercianti privi di scrupoli, aveva emesso un editto sui prezzi che sembrava aver funzionato. I macellai erano indaffaratissimi; in citt erano state portate molte greggi di pecore, capre e bestiame, troppe per i pascoli a disposizione, e le bocche da sfamare erano tante. Lo stesso Paolo aveva acquistato quindici capi di bestiame da un contadino profugo e li aveva donati alla Chiesa come cibo per i bisognosi. Le cose sarebbero andate meglio con meno animali, pens, mentre osservava la strada e la quantit di letame che vi avevano lasciato mentre venivano trasportati per la citt.
Alipio arricci il naso per la puzza. Ieri il funzionario responsabile dell'igiene e gli impiegati del tesoro hanno discusso per mezz'ora per stabilire chi dovesse pagare per ripulire tutto questo.
E sono giunti a una decisione?
Hanno dovuto interrompere la riunione. La puzza che veniva da fuori era troppo forte.
Paolo rise, ma stent a crederci. Se non riuscivano a organizzarsi neppure per spalare via gli escrementi dalla loro porta, i consiglieri non sarebbero rimasti uniti per molto. Aveva detto che avrebbero affrontato in battaglia i selvaggi entro una settimana perch non credeva di poter conservare pi a lungo il loro sostegno. In realt, la sua sicurezza non era stata altro che un bluff. In quella gran confusione, Rufo sarebbe stato fortunato se avesse davvero trovato dei catafratti vicino a Viriconium, e ancor pi se questi avessero accettato di venire in aiuto di Corinium. Inoltre, il giovane gli aveva parlato di un solo squadrone, ossia di trenta uomini, e non dei duecentocinquanta di una mezza ala. Nel corso della riunione Paolo si era limitato a sostenere quello che voleva credere, e solo in quel momento inizi a rendersi conto di cosa avesse fatto.
Di l a una settimana avrebbero dovuto affrontare i barbari in battaglia, e lui non aveva proprio idea di come sconfiggerli.

29.

Ecco, un popolo viene dal paese del settentrione una grande nazione si muove dall'estremit della terra. Impugnano archi e lance; sono crudeli, senza piet.
Geremia 6,22-23.

La settimana seguente port una pioggia torrenziale, ma nessuna traccia di Rufo, e nessun rinforzo. Il Consiglio aveva acconsentito a inviare in ogni direzione tutti gli uomini e i cavalli di cui si poteva privare, con messaggi che recavano il sigillo dei magistrati e ordinavano a tutte le forze militari di radunarsi a Corinium. Era una mossa disperata, visto che nelle citt e nei piccoli centri di provincia erano rimasti soltanto pochi soldati dell'esercito regolare; le truppe superstiti si sarebbero trovate presso il deposito delle tasse imperiali di Cunetio a sud o gli impianti di estrazione del sale di Salinae a nord, ma non avrebbero mai abbandonato la propria posizione su ordine di magistrati civili che non avevano alcuna autorit su di loro. Al tempo stesso, nessun membro della milizia locale avrebbe voluto lasciare la propria casa e la propria famiglia.
Paolo sapeva tutto ci, e lo aveva ammesso in Consiglio, ma aveva anche sostenuto che non sarebbe costato nulla tentare. I magistrati Attio e Porzio avevano apposto con riluttanza il proprio sigillo alle lettere, non perch lui li avesse convinti che la situazione era disperata, ma perch era riuscito a convincerli che non lo era. Consigliato da Alipio, aveva detto loro che Agrio Rufo avrebbe portato truppe a sufficienza per assicurare la vittoria. Anche la parola di Silvio Frontone aveva avuto il suo peso. Il vecchio e onorevole equestre gli piaceva, nonostante tutto il male che suo padre Bassalo aveva commesso contro i Cironii quattordici anni prima. Era chiaro che Frontone non era stato coinvolto in quella cospirazione; non ne aveva neanche saputo nulla finch Agno non lo aveva messo di fronte alle prove. E tale era il suo antiquato senso dell'onore patrizio che aveva accettato quella vergogna come se fosse stata la sua. Ora mostrava rispetto nei confronti di Paolo, offrendogli il suo aiuto e sostenendolo davanti al Consiglio.
Paolo trascorse ogni momento di veglia di quella settimana tormentando il Consiglio per avere pi denaro e razioni o lavorando con Belator, il tribuno della milizia, per addestrare ed equipaggiare i pochi combattenti di cui disponevano. Erano riusciti a radunare i quattrocento uomini della milizia cittadina, oltre a circa duecento bucellarii, pi di quanti il giovane senatore avesse sperato, reclutati da Silvio Frontone e da altre famiglie nobili. I rifugiati avevano fornito altri duecento uomini circa, perlopi arcieri e frombolieri. Avevano, infine, dei cavalieri da ricognizione, anche se nessuno di loro era addestrato per combattere. Insomma, la truppa era raffazzonata, ma il morale era alto; ogni uomo aveva fatto giuramento a Paolo, il quale era stato nominato generale della citt. Tutti credevano in lui, e lui era convinto che nessuno di loro avrebbe mai abbandonato il campo.
A mezzogiorno del settimo giorno dopo il funerale del padre, Paolo si trovava sul crinale brullo di una collina a sorvegliare la Valle del Calderone. In lontananza, alla sua destra, si trovava la citt di Glevum; a sinistra, l'ampio, argenteo splendore dell'estuario del Sabrina che si allungava verso il mare; e di fronte a lui, a distanza di circa due miglia, una piccola altura da cui si levava il fumo di un centinaio di fuochi da campo. Dietro l'altura, lungo un tratto del fiume, riusciva a malapena a scorgere una selva di alberi di imbarcazioni. I barbari erano arrivati.
Belator si trovava accanto a lui a sorvegliare la situazione tattica con l'occhio attento di un soldato esperto. Una settimana prima il tribuno, che aveva una moglie e una nidiata di figli a Corinium, era sembrato a suo agio tra i puliti e sbarbati rappresentanti del Consiglio cittadino. All'inizio si era schierato con loro contro Paolo, brontolando quando brontolavano gli altri e ritirandosi con loro a bisbigliare negli angoli bui della basilica. Ma i giorni di addestramento della milizia nei campi fuori dalla citt gli avevano risvegliato qualcosa dentro, portandolo a scrollarsi di dosso le abitudini compiacenti del luogo in cui si era ritirato. A poco a poco, aveva dato segno di riconoscere un certo valore come soldato al giovane rampollo dei Cironii, il quale, a sua volta, era stato ben contento di trovare un altro prezioso alleato in citt.
Non possiamo vincere, afferm Belator. A meno che il figlio di Agrio Leone non arrivi con quei catafratti, non abbiamo alcuna possibilit. A giudicare dalle dimensioni di quel campo, sono ben pi di mille, forse millecinquecento. E gli Attacotti sono guerrieri nati.
Va bene, siamo di meno, e allora?, rispose Paolo. I numeri da soli non bastano a vincere le battaglie. Noi conosciamo il territorio. Loro no. Indic Glevum. E laggi c' un'altra milizia cittadina, se solo riuscissimo a farla venir fuori.
Abbiamo gi inviato un messaggero. Non gli hanno nemmeno aperto le porte.
Forse non l'hanno fatto, ma mio zio  uno dei consiglieri e mai e poi mai si arrenderebbe senza combattere.
Belator sbuff. Lui e Paolo avevano gi discusso della decisione del Consiglio di Glevum di negoziare con gli invasori, e Belator non aveva nascosto il proprio disprezzo per quella scelta. Glevum si vantava delle sue origini militari; una volta all'anno i consiglieri cittadini sfilavano in parata lungo le strade portando il documento originale della fondazione e, di fronte a esso, rinnovavano i giuramenti all'imperatore. Belator sembrava provare un perverso piacere all'idea che il Consiglio dell'antica colonia, tanto coraggioso a parole, si fosse tirato indietro di fronte alla prima opportunit di combattere sul serio dopo tanti anni.
Questo  il piano, disse Paolo. Vedi la collina su cui si sono accampati gli Attacotti, la parte in fondo al pendio? Quel terreno si allaga sempre dopo una forte pioggia. Ma al centro c' una lingua di terra pi elevata, una strada rialzata larga circa duecentocinquanta passi, la vedi? Da entrambi i lati ci sar un pantano che arriver pi o meno alle caviglie, quindi risulter impossibile combattere stando l. Se riusciamo a trascinarli gi da questa parte della collina e ad affrontarli sulla strada rialzata, saranno costretti a schiacciarsi sopra il terreno asciutto e ad affrontarci su un fronte ristretto. In questo modo non potranno attaccarci ai fianchi.
Ammesso che non decidano semplicemente di aspettarci sulla collina, comment Belator. Non sembrava convinto. Quindi noi ci avviciniamo da questa parte della strada rialzata, ci schieriamo e loro scendono, con una superiorit numerica di due a uno. E poi?
Li uccidiamo.
Belator rise. Guard Paolo sogghignando. I piani pi semplici sono i migliori, eh?
Potrebbero volerci dei mesi prima che l'imperatore riesca a mandarci aiuti. Dobbiamo affrontare i barbari ora, prima che ne arrivino altri. Per quanto ne sappiamo, potrebbero esserci altre venti navi che stanno risalendo il fiume. Se riusciranno a stabilire una base solida a Glevum, non ce ne libereremo mai. Ma se combattiamo sul serio ora, ci penseranno due volte prima di sbarcare di nuovo qui.
Se lo dici tu.
Belator torn al campo dall'altra parte della collina. Paolo rimase da solo per un po', con gli occhi fissi sul nemico. Sarebbe stata una battaglia selvaggia, chiunque avesse vinto. Non era pi preoccupato per la lealt o il coraggio del tribuno. Riconosceva il fatalismo di Belator per quello che era: la risoluta accettazione di un soldato pronto a morire per la sua causa. Quella sensazione lo riport indietro a Mediobogdum, a un momento di silenzio nella riunione con Drogo il giorno prima della battaglia finale, quando gli ufficiali, senza una sola parola o un solo gesto, si erano impegnati a difendere la fortezza fino alla morte.
Paolo ed Eachna si erano risparmiati quel destino. Ora Eachna era al sicuro a Corinium con Amanda e Patrizia, ma per lui non ci sarebbe stato scampo... a meno che Rufo non avesse trovato pi truppe di quello che persino Paolo sperava.
Rufo infine arriv, nel tardo pomeriggio. Paolo si trovava nella sua tenda con Giuliano, che aveva nominato suo segretario, e Alipio, pi utile nel ruolo di attendente, grazie ai suoi contatti e alle sue competenze organizzative. Com'era prevedibile, Silvio Frontone e gli altri nobili della trib che avevano fornito distaccamenti di bucellarii avevano scelto di restarsene al sicuro dentro le mura di Corinium. Paolo stava esaminando l'elenco dei turni di servizio quando, udendo il suono basso di un corno, lasci rapidamente la tenda, seguito da Giuliano e Alipio. Al centro del campo vide Rufo apparire alla testa di una colonna di catafratti. Con grande fragore, la cavalleria raggiunse al trotto lo spazio aperto al centro del campo, riempiendolo con l'impressionante mole di quei combattenti dall'ampio torace. Erano in tenuta da battaglia completa, con le grandi lance dalla punta di ferro, alte il doppio di un uomo, assicurate al cavaliere e al suo cavallo con pesanti catene tintinnanti. Gli uomini della milizia si radunarono intorno ai cavalieri che si schieravano in ranghi disciplinati.
Rufo salt gi dalla sella e si fece avanti. Paolo gli afferr il braccio in segno di saluto. Per Dio, sono felice di vederti. In quel momento, sull'onda del sollievo, sent dissolversi i suoi ultimi dubbi su di lui. Dove li hai trovati?
A nord delle saline, rispose Rufo, ancora senza fiato. Due squadroni della mia prima unit; reclute, ma pronte a combattere. Abbiamo cavalcato come pazzi per arrivare qui. Ci siamo messi l'armatura e abbiamo dovuto lasciare tutto il resto.
Che ne  stato delle truppe alle saline?
Hanno disertato. Non c'era nessuna traccia di loro.
Il giovane ufficiale dalla pelle scura dell'unit di cavalleria era smontato da cavallo e si stava avvicinando. Salut Paolo. Stimatissimo senatore, il centenarius Xobas ti informa che il terzo e il quarto squadrone dei catafratti di Morbian sono pronti a rapporto.
Chi  il tuo comandante, Xobas?.
L'ufficiale sembr piuttosto sorpreso a quella domanda. Sei tu, senatore. Gli ultimi ordini che abbiamo ricevuto risalgono a dieci giorni fa, ed erano di attendere la flotta che da Deva ci avrebbe portati a nord. Ma poi il duca  stato ucciso e abbiamo sentito che la flotta  stata incendiata a Luguvalium, quindi ho deciso di riportare indietro i miei uomini al campo di addestramento per poterli riorganizzare.
Non c' nessuna catena di comando?
 il caos. La met delle guarnigioni di frontiera ha disertato. La guarnigione provvisoria di Deva era sul punto di ammutinarsi quando siamo partiti. Sono contento che siate riusciti a trovarci.
Dopo aver detto a Giuliano e ad Alipio di aiutare Xobas ad allestire il campo sul versante orientale della collina, Paolo port Rufo sul crinale per discutere la strategia. Rufo lo ascolt annuendo e, quando ebbe finito, guard con scetticismo l'accampamento nemico. Neanche due squadroni di catafratti serviranno a molto contro tutti quei nemici.
Faranno la differenza, invece. Sono esattamente ci che gli uomini avevano bisogno di vedere, e l'ultima cosa che i barbari si aspettano. Quando avanzeremo, voglio che tu li conduca sul fianco destro, proprio sotto le mura di Glevum. Fa' in modo che la citt vi veda bene. Questo potrebbe convincerli a prendere una posizione. Poi continuerai il giro e attaccherai i barbari alle spalle.
Se ci vedranno arrivare, gli Attacotti resteranno sulla collina.
Allora resta vicino alla vegetazione e non iniziare la manovra di aggiramento finch non li avremo attirati sulla strada rialzata. Li terremo occupati finch non riuscirete a posizionarvi. Credimi, quando i catafratti li assaliranno alle spalle, non avranno il tempo di contare quanti siete. Abbiamo bisogno dell'elemento sorpresa per stroncarli.
Rufo fece correre lo sguardo sul terreno. Questi cavalli non sono addestrati alla corsa. Avremo bisogno di almeno mezz'ora. Potete resistere cos a lungo?.
Paolo vide la battaglia svolgersi davanti ai suoi occhi. Riusc quasi a sentire il lontano tumulto dello scontro sulla strada rialzata, e vide l'ampio movimento della cavalleria che compiva la manovra di aggiramento passando accanto alla citt, per attraversare la collina e colpire gli Attacotti alle spalle. Si rendeva conto che il successo del piano dipendeva dal fatto di riuscire a far scendere tutti i barbari fino all'ultimo. Sarebbero stati brutali, selvaggi, pronti a combattere. Se avessero dovuto resistere cos a lungo, i Britanni lo avrebbero fatto grazie al coraggio e alla disciplina, non alla forza. Possiamo farcela, disse.
Paolo e Rufo erano appena tornati all'accampamento quando Giuliano annunci l'arrivo di un cavaliere dall'accampamento nemico. Va' e assicurati che i catafratti siano ben nascosti tra gli alberi, Paolo ordin a Rufo. Non vogliamo che uno dei loro esploratori li veda.
Poi cavalc gi per il pendio con Giuliano e due bucellarii per intercettare la figura che si stava avvicinando alla base della collina. Si fermarono non appena furono abbastanza vicini da poter parlare. Presentati!, grid Paolo.
Il visitatore indossava un lungo mantello di pelle animale e aveva una gran quantit di collane d'oro strette intorno alle braccia, segno che si trattava di un uomo agiato. Aveva i capelli lunghi e fluenti, secondo lo stile ibernico, e la barba annodata. Il cavallo sbuffava e pestava gli zoccoli con aria contrariata mentre lui cercava di tenerlo fermo; era chiaro che non aveva dimestichezza con quell'animale, senza dubbio rubato da una delle tenute nelle vicinanze. Porto un messaggio da parte del mio signore, il re Ailill Tassach degli U Liathin, vassallo del re Crimmthan Mr mac Fidaig e del principe Talorg mac Keocher dei Pitti. A chi sto parlando?.
Dato che il messaggero aveva parlato in latino, Paolo rispose nella stessa lingua. Il mio nome  Cironio Agno Paolo, principe dei Dobunni, senatore di Roma, figlio di Cironio Agno e comandante in carica della guarnigione di Corinium. Straniero, tu e i tuoi signori non siete i benvenuti qui.
Persino da quella distanza Paolo riusc a scorgere il ghigno divertito del cavaliere. I signori di Glevum ci hanno fatti sentire decisamente benvenuti finora! Il mio re non desidera spargere il vostro sangue, Cironio Agno Paolo dei Dobunni. Cinquanta libbre d'oro e cinquanta validi destrieri compreranno la nostra amicizia.
Penso che la stiate valutando un po' troppo quest'amicizia, barbaro.
Questa  l'offerta del mio re, rispose il cavaliere. I miei signori sono generosi. Ricompensano molto bene i loro amici. Dovreste pensare al vostro futuro, e riflettere sull'offerta.
Puoi portare questo messaggio ai tuoi signori: se vogliono comprare questa terra a un prezzo equo, possono farlo.
Molto bene. Qual  il vostro prezzo?
Cento teste di Attacotti per ogni dito di terra.
Il sorriso del messaggero svan. Consultati con uomini pi anziani e saggi, Cironio Agno Paolo, e manda un messo al mio re domattina. Non gli verr fatto alcun male. Detto questo, tir le redini, fece girare il cavallo e si avvi al galoppo tra i campi ricoperti da sterpaglia verso il proprio accampamento.
Per fortuna i magistrati non erano qui, comment Giuliano mentre lui e Paolo tornavano su per la collina. Se sapessero quanti barbari stiamo per affrontare, venderebbero le loro figlie pur di restare in pace.
Dobbiamo opporre resistenza, afferm Paolo. Parlare con il messaggero lo aveva reso ancora pi risoluto. Se gli diamo oro e cavalli adesso, ne vorranno degli altri. Ben presto diverremo i loro schiavi.
Rufo li attendeva al campo. Che novit ci sono?
Domani combatteremo. Si avviarono insieme alla tenda di Paolo, dove questi si sedette su un apposito ceppo. Si tolse uno stivale di pelle. In qualche modo un ciottolo era riuscito a infilarsi al suo interno, dandogli un enorme fastidio.
Rufo rimase sulla soglia. Hanno proposto delle condizioni?
S, rispose Giuliano. Schiavit o morte. Paolo ha scelto per tutti noi.
Bene, concluse Rufo con calma.
Paolo si infil di nuovo lo stivale e guard il cugino. Giuliano, domani voglio che tu e Alipio restiate qui a seguire la battaglia. Se vi sembrer che le cose si stiano mettendo male per noi, tornate a Corinium. Portate Amanda ed Eachna dai miei cugini, a Calleva, con tutto l'oro e l'argento che riuscirete a portare.
Va bene. Ma se Corinium dovesse arrendersi, sai che Calleva sarebbe la prossima.
Allora le porterai da mia zia a Durovernum, e poi in Gallia, se servir. Ci sar sempre un posto sicuro.
Giuliano e Rufo rimasero un po' in silenzio, mentre Paolo restava seduto. Ognuno era perso nei propri pensieri. Quando guard di nuovo Paolo, Rufo gli chiese: Sei mai stato in battaglia?
A parte quella nel mercato di Londinium, quando ti ho rotto il naso?.
Non sapeva perch lo avesse detto; forse voleva vedere come avrebbe reagito Rufo. Fu compiaciuto nel vederlo sorridere, anche se con imbarazzo. Intendo una battaglia vera.
S. E tu?
No. Mi sono unito alla cavalleria un paio di anni dopo la fine dell'ultima guerra contro i Pitti. Alla fine ho chiesto un trasferimento in Gallia per vedere un po' di azione. Si massaggi la gamba. L'anno scorso sono stato chiamato a combattere contro gli Alemanni, ma il mio cavallo  scivolato attraversando un torrente.
Sei sicuro di essere abbastanza forte per cavalcare?.
Rufo aveva gli occhi fissi sul bagliore del sole, di un rosso sempre pi cupo, e non ud la domanda, o almeno non rispose.
Paolo si alz. Raduniamo gli uomini.
Fare il discorso era la parte pi semplice. Paolo aveva trascorso abbastanza tempo tra i soldati per sapere che genere di parole scuotesse i loro animi. L'armata era riunita sul picco della collina coronata di biancospino, spalla contro spalla; e quando i soldati furono zittiti dalle note basse del saluto al generale provenienti dal lungo corno ricurvo chiamato buccina, l'orizzonte era ormai una riga scura davanti alla fornace del cielo. Di fronte a quel fuoco si stagliava Paolo, la cui ombra danzava sui volti degli uomini che lo guardavano percorrere a grandi passi la collinetta. Gi nella valle potevano scorgere il profilo indistinto della collina su cui attendevano gli invasori, confuso nel fresco e sfocato grigiore del crepuscolo, e contare i puntini guizzanti dei fuochi da campo, simili a un riflesso delle stelle appena spuntate, sapendo che ognuno di essi poteva riscaldare una dozzina di uomini. Quando ebbe completato il suo discorso, gli uomini batterono le spade contro gli scudi, alzarono i vessilli, sulle cui punte svettavano teste di draghi con la bocca spalancata, e gridarono il suo nome: non il nome della citt, come si era aspettato, o dell'imperatore, bens quello dei Cironii.
Paolo aveva conosciuto comandanti buoni e cattivi. Aveva pensato che in qualche modo, grazie alle acclamazioni dei suoi uomini, avrebbe provato quel che prova un grande comandante, e che quelle sensazioni sarebbero fiorite dentro di lui, stendendo i loro rami come una pianta ben nutrita. Quella sera, invece, cammin per l'accampamento con Rufo e Belator sentendosi un impostore, come non si era sentito, invece, mentre teneva il suo discorso. Molti degli uomini della milizia erano pi vecchi di lui. Stando attento a non apparire arrogante, sotto l'armatura aveva scelto di indossare l'uniforme del suo grado senatoriale, la tunica rossa con i medaglioni e i bordi ricamati, piuttosto che l'uniforme militare completa. Quegli uomini lo consideravano il loro generale, eppure in alcuni momenti, brevi e intensi, mentre parlava con loro era come uscito dal proprio corpo, trascinato da un potere superiore, e aveva osservato la scena come un estraneo. E anche se percepiva la propria bocca muoversi, sentiva le parole che pronunciava e vedeva gli interlocutori annuire o ridere, si chiedeva come fosse possibile che il giorno successivo, al levar del sole, si sarebbe ritrovato alla guida di un esercito pronto alla battaglia.
Attraversarono il campo per passare in rassegna la milizia, gli arcieri e i bucellarii di case nobili rivali alleatesi per combattere un nemico pi grande, seduti fianco a fianco intorno agli stessi fuochi da campo. Poi passarono alla cavalleria nell'accampamento sottostante. Paolo aveva deciso di non invocare alcun dio nel suo discorso, lasciando che ogni uomo chiedesse l'aiuto divino come preferiva. Vide Giuliano guidare in preghiera un gruppo di soldati cristiani, mentre altri gruppetti di uomini offrivano sacrifici a Marte, a Nodens o alla Grande Madre, nella cui valle avrebbero combattuto, e ud anche gli arcani mormorii dei seguaci di Mitra. Chiese a Belator se intendesse pregare. Il vecchio tribuno rispose che preferiva non attirare l'attenzione degli di prima di una battaglia, nel caso non fossero troppo contenti di lui. Paolo fu lieto di sapere che Rufo non seguiva alcuna religione, se non il vecchio culto dell'imperatore. Quando gli di mi vorranno, mi troveranno qui, dichiar. Finora mi hanno ignorato, quindi io ignoro loro.
Dopo che Belator si fu ritirato nella sua tenda, Paolo e Rufo proseguirono tra le sentinelle e i comandanti di guardia. Si portarono dietro una torcia, visto che il sole era tramontato da un pezzo, e avanzarono parlando ad alta voce, affinch le guardie, che avevano gi i nervi tesi, non venissero colte di sorpresa dal loro arrivo. Paolo si sentiva stranamente stordito, come ubriaco pur non avendo bevuto.
Quando ebbero finito il loro giri, il campo rest silenzioso e immobile. Giuliano e Alipio si erano gi ritirati. La maggior parte degli uomini era andata a letto per dormire o per trascorrere la notte a fissare il nero vuoto di un tetto di tela. Quelli che rimasero seduti intorno ai fuochi erano pi anziani. Alcuni appartenevano alla milizia cittadina, ed erano ex soldati regolari ormai ritiratisi che non erano riusciti a vivere dei miseri pezzi di terra assegnati loro al momento del congedo o non avevano voluto farlo. Altri, tra cui Belator, erano abbastanza vecchi da aver combattuto la grande guerra d'inverno dell'imperatore Costante, pi di venticinque anni prima. Paolo dipendeva da loro, e loro lo sapevano. Forse non erano forti e veloci come un tempo, ma costituivano le morse che avrebbero tenuto insieme la prima linea, e avrebbero fatto continuare a combattere uomini che altrimenti sarebbero fuggiti.
Paolo torn al centro dell'accampamento con Rufo. Hai un posto dove dormire?, gli chiese.
Con i catafratti, rispose Rufo, facendo un cenno verso il campo sottostante.
Paolo stava per augurargli buonanotte, ma c'era qualcosa che doveva dirgli e che aveva rimandato il pi a lungo possibile. Domani non voglio che sia tu a guidare la carica.
Ma gli uomini....
Portali in posizione alle spalle del nemico. Se tutto va secondo i piani, resta indietro con una piccola guardia, quando inizieranno la carica.
Perch? Non posso tollerare l'idea di restare indietro. Siamo pochi gi cos.
Se l'attacco fallisce, devi correre a Corinium con Giuliano e Alipio.
Rufo lo fiss, sconcertato e arrabbiato. Cironio, dubiti che io possa combattere?
Primo, non so se tu sia ancora abbastanza forte. Secondo, almeno uno di noi deve sopravvivere. Se io e Belator cadremo, tu dovrai prendere il comando della guarnigione restante e proteggere la citt. Rufo non disse niente. Paolo poteva leggere la frustrazione nei suoi occhi. Dopo aver viaggiato per giorni in cerca di alleati, tormentato ogni momento dal pensiero di difendere la citt, e dopo aver trovato la cavalleria come un dono del cielo ed essere tornato indietro di corsa, appena in tempo per guidarli in battaglia, gli riusciva difficile rinunciare. Non  una questione di gloria e di eroismo, gli disse Paolo, ma di strategia. Tu hai dimostrato di essere affidabile. Non era quello che volevi? Ho bisogno di qualcuno della tua classe sociale in citt. Alipio pu essere d'aiuto con il Consiglio, ma non pu comandare dei soldati, cos come non pu farlo Giuliano. Luca deve essere salpato in direzione della Gallia ormai, altrimenti sarebbe gi tornato.
Il capitano dei bucellarii, Pietro. Lui  un buon capo.
 un liberto, come Alipio.
Ma io non appartengo neanche alla tua trib. Pensi che si fideranno di me dopo quello che ha fatto mio padre?
Tu hai gi dimostrato di non essere tuo padre. Silvio Frontone voter per te. E se il Consiglio non ascolter, anzi soprattutto se non ascolter, ci sar comunque bisogno di qualcuno in grado di proteggere la mia famiglia con la spada.
Si accorse che le sue parole cominciavano a fare effetto. Quanto diceva era vero, ma lo era altrettanto quel che non aveva detto: se Rufo avesse evitato la battaglia e fosse tornato a Corinium, si sarebbe riunito ad Amanda. Paolo comprendeva le emozioni di Rufo in quel momento, perch erano uguali alle sue. Avrebbe dato qualsiasi cosa per poter sfuggire alla morte e tornare da Eachna, ma l'onore glielo impediva. Un comandante come lui non poteva permetterselo, ma Rufo s. Il minimo che Paolo potesse fare, dopo tutti quegli anni di lontananza, era cercare di difendere la felicit di sua sorella. Se pu semplificarti le cose, prosegu, posso pretendere che tu giuri di non unirti alla carica domani.
Rufo annu. Paolo tese la mano su cui indossava l'anello con il sigillo dei Cironii. Il ragazzo si inginocchi davanti a lui, gliela prese e baci l'anello. Lo giuro, dichiar. Poi si alz, s'inchin appena e se ne and.
Quella notte Paolo sogn la battaglia e la sconfitta. Si svegli nella sua tenda, per terra con una coperta di pelle, felice di essere ancora vivo e tremante, mentre il pallido grigiore del mattino gli feriva gli occhi. Il sogno indugiava nella sua mente come un sapore amaro in bocca. Non credeva che i sogni prevedessero il futuro, per cui lasci che i vaghi ricordi onirici si dissipassero come fili di ragnatela. Il giorno era solido e reale, e stava davanti a lui; non c'era niente di deciso. Un sogno non significava niente.
Si alz da terra e allung le membra irrigidite. Aveva dormito con gli stivali, la maglia e la spada al fianco, nel caso il nemico avesse tentato un attacco notturno, quindi non dovette far altro che indossare il mantello e l'elmo prima di uscire dalla tenda per saggiare l'aria del mattino.
Cammin fin sul crinale della collina, facendo un cenno alla sentinella, e si liber in mezzo ai rovi. I primi raggi di sole spuntavano sopra la spalla delle colline dietro di lui, tingendo la nebbia argentea della valle con una spruzzata d'oro. Le condizioni erano buone. La foschia bassa avrebbe contribuito a nascondere lo spiegamento della cavalleria e ad attutire il rumore del suo avvicinamento. L'erba scintillava per la brina, ma la terra era solida e asciutta, buona per tenere la posizione contro una carica. E quando la nebbia si fosse dissolta, avrebbero combattuto con il sole basso alle spalle, mentre i nemici ce l'avrebbero avuto negli occhi. Erano tutti fattori positivi, ma nessuno determinante per vincere la battaglia.
Ben presto il resto del campo si svegli, scosso dai biarchi. Paolo aveva ordinato che ogni squadra accendesse non uno ma due fuochi per preparare la colazione, e usasse foglie bagnate per fare un bel fumo. Con un po' di fortuna il nemico avrebbe contato quei fuochi e, stimando un numero di uomini superiore a quello effettivo, avrebbe inviato a combattere tutti i soldati a disposizione. Ogni soldato rimasto nell'accampamento nemico avrebbe costituito un ostacolo per Rufo e la cavalleria.
Buongiorno senatore, lo salut Belator, avvicinandosi a passo lento con un pesce affumicato in mano. Spezz il pesce in due e ne diede una met a Paolo.
Buongiorno, tribuno. Ci sono stati problemi durante la notte?
Nessuno riportato.
Bene. Se non hanno provato a infiltrarsi tra noi, devono sentirsi sicuri.
O forse lo hanno fatto e non li abbiamo beccati.
Sempre ottimista, comment Paolo con un sorriso ironico. Belator rise.
Gli attimi di quella mattina sembravano trascinare Paolo, che percepiva un energico e vivido arazzo di immagini, odori e rumori mentre supervisionava l'adunata delle centurie messe insieme alla bell'e meglio, ispezionando le cinghie di pelle dei loro elmi e il filo delle loro lame e verificando, nelle voci dei soldati, la determinazione a combattere. Convoc un consiglio di guerra con Rufo, Giuliano, Alipio, Belator e i centenarii, e si sorprese nel vedere la propria fiducia riflessa nei loro occhi. Qualsiasi paura emersa durante il sonno era ormai sepolta. Non si sentiva cos dal giorno della carica di Mediobogdum, quando era stato preso da un'euforia tale da far svanire in un altro universo il pensiero di arrendersi o ritirarsi.
Un'ora dopo, ottocento uomini s'immersero nella nebbia della valle, guidati da Paolo a piedi. Mentre la nebbia si avvolgeva fitta intorno a loro, il senatore si rese conto di quanto sarebbe stato facile perdere l'orientamento se non avesse mandato in avanscoperta degli esploratori - cacciatori che conoscevano bene quell'angolo del paese - per tracciare il sentiero da percorrere nella marcia lunga un miglio fino alla strada rialzata. Con il sole alto nel cielo, la nebbia si sarebbe presto dissipata, ma per il momento andava bene, perch nascondeva la loro avanzata e rendeva pi difficile capire quanti fossero.
Alla fine l'ultimo esploratore emerse dalla nebbia davanti a loro, correndo tutto incurvato lungo la prima linea alla ricerca di Paolo. Senatore, qui inizia la strada rialzata. Alcuni dei nostri migliori frombolieri sono nascosti nel terreno paludoso, come hai ordinato.
Ben fatto. Ora sali lungo la strada rialzata e tieni d'occhio l'arrivo del nemico. Il cacciatore annu e scomparve nella nebbia. Paolo sollev il braccio destro e ordin all'armata di fermarsi. Il suo comando riecheggi lungo le file in ogni direzione. Fece cenno a Belator di far avanzare gli arcieri, che si disposero rapidamente in formazione di attacco davanti alla linea di battaglia. Aveva dato loro istruzioni di molestare il nemico in avvicinamento, facendosi aiutare dai frombolieri, tiratori scelti appollaiati tra i rami degli alberi nei campi acquitrinosi su entrambi i lati della strada rialzata.
Attendiamo l'ordine del senatore, annunci Belator. Il cornicen con la buccina d'ottone si trovava accanto a loro. Un singolo suono del corno avrebbe dato a Rufo il segnale per l'inizio della manovra di aggiramento. A quel punto si sarebbe trattato di tenere la posizione sulla strada rialzata fino all'arrivo della cavalleria.
La tripla linea di battaglia era una schiera di statue spettrali dai fianchi ancora invisibili a Paolo. La testa di drago dell'insegna della milizia cittadina fissava la foschia con un ringhio silenzioso e le gocce di condensa sul muso. Il senatore scrutava davanti a s nella nebbia troppo densa, che pure aveva iniziato a diradarsi un po'. Avevano bisogno di una visibilit di almeno duecentocinquanta passi per sfruttare al meglio gli arcieri sulla fronte e per consentire ai frombolieri nascosti nel terreno paludoso di coprire l'intera larghezza della strada rialzata, ma non potevano indugiare a lungo. Da qualche parte, l fuori, li attendevano i selvaggi. Probabilmente avevano visto il giovane senatore guidare il suo esercito gi per la valle e si erano preparati alla battaglia aspettandolo. Ma Paolo non aveva alcuna intenzione di attaccare. Ogni possibilit di vittoria, per quanto esigua, dipendeva dal fatto di riuscire ad attirare gli Attacotti sulla strada rialzata.
Sent i suoi uomini agitarsi con una certa impazienza. Erano pronti a combattere, ma presto il freddo umido avrebbe cominciato a fiaccarli.
Chiuse gli occhi e inspir lentamente. Aiutaci a combattere bene, preg, pur sapendo che la sua preghiera non sarebbe stata ascoltata.
L'esploratore riapparve tra la nebbia. Senatore, stanno arrivando!.
Paolo avvert sollievo e paura al tempo stesso. Estrasse la spada dal fodero e la sollev. Pochi istanti dopo, la buccina risuon dietro di lui. Il suono basso e prolungato, che sembrava ancor pi forte in quell'aria immobile, penetr in profondit nella nebbia. Gli fece vibrare i timpani quando risuon nel suo elmo, mentre il cuore, risvegliato a nuova vita, prese a battere pi forte. Arretr di un passo, per rientrare nella prima fila accanto a Belator, mentre il cornicen e il vessillifero si ritiravano nelle retrovie. I centenarii e i biarchi urlarono ordini lungo la fila. Gli arcieri incoccarono le frecce, mentre gli altri soldati serrarono gli scudi e prepararono le spade nella prima linea e le lance nella seconda.
Quindi attesero. La nebbia continuava a diradarsi pian piano, ma era ancora troppo densa. Dopo un po', squarci di cielo azzurro apparvero sopra di loro e l'erba inizi a luccicare sotto la pallida luce del sole.
Un uomo in prima linea toss e Belator lo zitt con un sibilo. Poi il tribuno volt la testa. Sento qualcosa, disse.
Paolo si tese all'ascolto. All'inizio gli riusc difficile, attraverso l'imbottitura dell'elmo che gli copriva in parte le orecchie. Ma poi sent un lontano grido di battaglia, che emergeva debole dalla nebbia. Subito dopo ne ud un altro. I barbari stavano avanzando e i tiratori scelti li stavano colpendo ai fianchi. Viste le condizioni, non potevano essere molto precisi, ma con il nemico raggruppato sul terreno asciutto della strada rialzata non avevano neanche bisogno di esserlo.
Un'ombra indistinta emerse in lontananza. Mentre si avvicinava, prese la forma di una massa dinoccolata e aggressiva di selvaggi mezzi nudi. Pronti!, url Paolo. Arcieri: tre raffiche! Prima linea, preparate i dardi!.
Gli arcieri liberarono le frecce e il nemico inizi a caricare. La massa si fece pi vivida, pi solida, e ognuno degli assalitori divenne pi distinguibile; il loro grido di battaglia, un ruggito indistinto in una lingua selvaggia, li precedeva tutti sull'erba della strada rialzata. Dopo tre rapide raffiche gli arcieri si affrettarono a rientrare nelle linee verso le retrovie, mentre i dardi appesantiti col piombo della prima linea, scagliati dal basso verso l'alto, ricadevano sugli aggressori con effetto letale. Alcuni barbari furono colpiti e caddero a terra, ma la carica non rallent, e la prima linea riform il muro di scudi per contrastarla. 
Quella era la prima prova da superare. Il muro di scudi non si doveva rompere. L, al centro della linea, Paolo era circondato da Belator e dagli uomini pi esperti della milizia. Loro sapevano come resistere a una carica, come assorbire l'impatto con le spalle e le gambe, come acquattarsi e inclinare lo scudo per deviare la forza verso l'alto ed esporre l'aggressore all'improvvisa puntata di una lancia dalla seconda fila. Ma ci richiedeva che tutti gli uomini fossero perfettamente sincronizzati e, pur sentendo i riflessi addestrati e letali di Belator e dei veterani, e udendo le grida di dolore dei primi barbari che avevano tentato di colpirli, Paolo temeva che il resto della linea non fosse in grado di reggere l'urto. Scacci quel pensiero, per: dal momento in cui il combattimento era iniziato, non poteva pi controllarne l'esito.
Non persero terreno con la prima carica disorganizzata. I nemici caduti erano gi stati rimpiazzati e continuavano a pressare la prima linea in un caos di lame e corpi. Paolo non riusciva a udire nulla, eccetto le grida e il frastuono del metallo e del legno. Non aveva il tempo di guardare oltre il bordo del suo scudo o la punta della sua spada, n di giudicare la portata dell'attacco nemico, se non per avere la sensazione che un'orda senza fine stesse prendendo forma dalla nebbia, cercando di gettarlo a terra e calpestarlo. Ma quegli Attacotti avevano poca esperienza nei combattimenti contro un muro di scudi romano, e non avevano capito subito che le prime due file combattevano insieme. Per quanto fossero valorosi, gli aggressori venivano ripetutamente feriti dal colpo inaspettato di una lancia proveniente dall'alto o dal movimento rapido di una spada dal basso, che gli aprivano dei tagli sulle gambe scoperte facendoli cadere a terra, feriti e indifesi. Ben presto il calore del sangue cominci a far fumare il terreno e Paolo perse del tutto il senso del tempo.
All'improvviso la pressione si allent e il rumore della battaglia si affievol, lasciandogli un fastidioso ronzio nelle orecchie mentre guardava il nemico indietreggiare lungo l'intero fronte. L'ordine di tenere la posizione si sparse per le file. Un biarchus trascin di nuovo nei ranghi un soldato che aveva cercato di scappare.
Ormai buona parte della nebbia si era sollevata, abbastanza da permettere a Paolo di vedere la strada rialzata in tutta la sua larghezza e per alcune centinaia di passi di lunghezza. I barbari avevano subto pesanti perdite nel primo attacco. Alcuni corpi erano sparpagliati nel punto in cui erano caduti, colpiti da frecce e dardi, mentre altri si trovavano lungo la linea di battaglia. Sul terreno davanti a Paolo era ammucchiata una mezza dozzina di cadaveri. Il giovane senatore lanci un rapido sguardo agli uomini ansanti che aveva intorno. Belator era imbrattato di sangue, ma vivo; il maestro delle insegne che aveva combattuto accanto a lui sul fianco opposto, invece, non si vedeva pi e doveva essere caduto. Altri due uomini gravemente feriti vennero portati nelle retrovie. Ma l, almeno, il muro di scudi aveva retto.
Un messaggero a cavallo giunse al galoppo dal fianco sinistro, dietro la linea della battaglia. Paolo lo chiam. Soldato, a rapporto!.
Il fianco sinistro tiene, senatore. Il centenarius Gavo riferisce di aver perso trenta uomini. Sul fianco destro il centenarius Senecio riporta la perdita di venticinque uomini.
Dov' il mio primicerius?, grid Belator. Veda! Rapporto!.
Il secondo in comando di Belator si fece strada tra le file verso di loro. Quarantuno tra morti e feriti, tribuno, compreso Dozio.
Ci significa circa cento uomini in meno dopo il primo attacco, concluse Belator.
I timori di Paolo si erano rivelati corretti. Il centro, formato dalla disciplinata milizia cittadina, aveva retto, evitando che il fronte si spezzasse. Invece i fianchi, dove aveva schierato le unit paramilitari formate dai bucellarii, non erano riusciti a competere con i guerrieri attacotti. Con quelle perdite era un miracolo che non avessero perso terreno. Si volse verso Belator. Dobbiamo schierare un po' la milizia sui fianchi.
In questo modo la linea di difesa si assottiglier.
Paolo sapeva che dovevano mantenere la fronte finch i catafratti non si fossero posizionati. Ma quando l'avrebbero fatto? Di certo era gi passata pi di mezz'ora. Ormai Rufo avrebbe dovuto essere pronto. Non abbiamo scelta. Se lasciamo che ci aggirino sui fianchi,  finita.
Belator annu. Come desideri, senatore. Veda, di' a Losio di mandare met della sua centuria su ciascun fianco. Digli di mandare i suoi uomini migliori a sinistra.
I barbari si erano ritirati in mezzo alla foschia. Senza dubbio erano stati colti di sorpresa, ma presto sarebbero tornati. Paolo sfrutt la pausa per camminare lungo la linea di battaglia con Belator, sia per incoraggiare i centenarii e i loro uomini, sia per vedere con i propri occhi quanto duramente fossero state colpite alcune sezioni. Uomini con ferite fasciate in tutta fretta erano tornati in prima linea, determinati a continuare a combattere. Alcuni soldati si stavano aggirando tra i barbari caduti, cercando quelli ancora vivi per eliminarli, mentre altri allontanavano dalla prima linea i Britanni morti o morenti, spostandoli nelle retrovie. Dietro il fronte destro, Paolo vide distesi a terra i corpi dei bucellarii, alcuni dei quali indossavano la livrea macchiata di sangue della sua famiglia.
Dal centro giunse di corsa un messaggero. Senatore, c' un cavaliere l davanti. Vuole parlare con te, da solo.
Paolo annu, torvo. Torn al centro e vide il cavaliere, una pallida figura nella nebbia, distante un centinaio di passi.
Aspettate qui, disse ai suoi uomini, e si avvi da solo sul campo di battaglia.
Il cavaliere era lo stesso messaggero con cui aveva parlato il giorno prima. Quando vide Paolo avvicinarsi, si tocc il petto con un pugno serrato e disse: Senatore Cironio Agno Paolo dei Dobunni, il re Ailill Tassach ti invia i suoi omaggi, e ti offre un'ultima possibilit di dimostrarti un uomo di pace.
Ricorda al tuo re che nessun uomo d'onore  un uomo di pace quando il suo paese  invaso.
Ritiratevi, Romani, e lui giura che non violeremo le vostre terre n quelle di Corinium.
Mai.
Il messaggero quasi rise per l'esasperazione. Romano, non potete vincere. Si gir sulla sella e grid qualche parola nella lingua degli Ibernici in direzione dei suoi uomini. Di l a poco, tre figure emersero a piedi dalla nebbia. Paolo distinse due guerrieri attacotti che portavano un prigioniero legato.
Era Rufo. Gli avevano tolto l'elmo e l'armatura, lasciandolo coperto di fango dalla testa ai piedi, ma per il resto sembrava illeso. Lo condussero dal messaggero.
Lo abbiamo trovato in una palude. Il mio re ti offre la sua vita in cambio della vostra resa.
Rufo scosse lentamente il capo, fissando Paolo.
No, fu la sua risposta.
Molto bene. Il messaggero scese da cavallo e sbrait un ordine ai due guerrieri che afferrarono le braccia di Rufo e gliele tennero dietro la schiena. Questi si contorse e imprec, ma non aveva la forza per resistere. Il messo si ferm davanti a lui e tese una mano per afferrargli la gola, mentre con l'altra estraeva dal fodero un pugnale lungo e stretto.
Paolo rest impietrito. Non aveva il tempo di superare i venti passi che li separavano, n poteva chiamare aiuto. Rufo chiuse gli occhi mentre il barbaro appoggiava con cura la lama contro la sua gola.
Ci fu un improvviso, brusco crac e il messaggero si afflosci sopra Rufo. I due guerrieri lo lasciarono andare ed estrassero le armi; un istante dopo, uno dei due fu colpito e cadde a terra contorcendosi. Il guerriero sopravvissuto lanci un urlo, inizi a girarsi intorno in preda al panico, ma senza riuscire a vedere nulla in mezzo alla nebbia, a parte Paolo, Rufo, il cavallo e i suoi due compagni morti. Nel frattempo il senatore aveva sfoderato la spada e stava avanzando verso di lui. Il barbaro esit per un momento, pensando magari di non arrendersi, ma poi scapp.
Paolo tagli le corde che legavano Rufo. Un uomo giunse correndo dalla nebbia, una figura esile e snella. Era senza armatura, indossava una tunica e un mantello con il cappuccio e, nella mano destra, teneva una fionda di pelle.
Grazie, gli disse Paolo. Indic il corpo del messaggero, che giaceva prono sull'erba umida con il cranio fracassato. Il suo oro  tuo, prendilo, ma fai in fretta.
Quindi aiut Rufo a dirigersi zoppicante verso le loro linee, fermandosi solo per permettergli di afferrare la spada del guerriero caduto. Poi lo port nelle retrovie e chiese dell'acqua. Dimmi cosa  accaduto.
Perdonami, inizi Rufo. Stava seduto a terra tremante, anche nella voce. Ci hanno teso un'imboscata mentre ci avvicinavamo da nord. Dopo aver lasciato la strada non siamo riusciti a vedere pi niente e ci siamo ritrovati intrappolati in una palude. Probabilmente ci stavano seguendo da quando siamo partiti.
Paolo annu. C' qualche sopravvissuto?
Non lo so. Sono stato catturato nelle prime file. Il terreno era troppo morbido. Ci hanno circondati.
E Glevum?
Siamo passati accanto alla porta sud, ma le sentinelle non ci hanno detto nulla. Sembrava fossimo invisibili.
Paolo gli strinse una spalla. Voglio che torni a Corinium.
No.
Hai fatto un giuramento.
Ho giurato di non unirmi alla carica. E ora non faremo nessuna carica.
Allora voglio che tu faccia un nuovo giuramento. Non sei in condizioni di combattere.
Rufo si rimise goffamente in piedi. Non ho intenzione di andarmene.
Dal suo tono Paolo comprese che non sarebbe servito a niente discutere, per cui ci rinunci. Vide Rufo come mai aveva fatto prima. Era un giovane dalle ambizioni frustrate che aveva intrapreso una carriera militare contro il volere del padre; aveva trascorso i pochi anni di servizio nell'inattivit prima di azzopparsi e tornare alla vita civile, e ora vedeva la possibilit di riprendersi tutto ci che il destino gli aveva portato via. Cercava uno scopo e una soddisfazione. Paolo riusciva a comprenderlo. Va bene. Trovati un'armatura e vai sul fianco destro. Buona fortuna Rufo. E buona battaglia.
Rufo tese una mano per afferrargli il braccio. Buona battaglia anche a te.
Paolo torn al centro della prima linea. Il nemico avrebbe presto sferrato l'attacco finale, che stavolta sarebbe stato pi organizzato, pi violento. Paolo vide la battaglia svolgersi nella sua mente. Nonostante le precauzioni prese, il fianco sinistro sarebbe stato il primo a cedere, seguito da quello destro; dopodich i barbari li avrebbero accerchiati e sopraffatti. Il fronte si sarebbe spezzato e frammentato in un massacro disordinato di uomini, e da qualche parte durante la battaglia, forse senza neanche accorgersene, anche lui sarebbe stato abbattuto e ucciso.
Avvert allo stomaco la presa insidiosa della paura. Forse, se avesse creduto in una vita ultraterrena, si sarebbe rassegnato pi facilmente all'idea di una morte imminente. Non era troppo tardi per ritirarsi. La strada per Corinium era ancora libera dietro di loro. Poteva ancora sopravvivere e vedere l'alba del giorno dopo.
La linea di battaglia si stava riformando senza che venisse impartito alcun ordine. Gli arcieri si schierarono di nuovo sul davanti, in posizione di attacco. Paolo osserv i soldati, anche quelli feriti, tornare al loro posto. Se c'erano paura o debolezza nei loro occhi, non le vide: vide piuttosto la disponibilit a morire per le loro case e le loro famiglie.
La paura allent la sua morsa. Prov un'improvvisa vergogna per aver anche solo preso in considerazione la possibilit di ritirarsi alla presenza dei suoi compagni. Riprese subito posto in prima linea accanto a Belator.
La linea di battaglia attese. Pass del tempo, e finalmente il velo di foschia si sollev dal campo, consumato dal sole nascente, mentre i barbari iniziavano lentamente ad avvicinarsi. Paolo riusciva finalmente a vedere l'intera estensione del loro esercito. Si chiese se sarebbe riuscito a vedere Talorg, il principe massacratore dei Pitti che aveva ucciso il suo amico una vita prima, e ad affrontarlo. Ma non l'aveva mai visto in faccia, e ormai ci sarebbe riuscito solo se l'avessero catturato vivo.
Quando si trovarono a circa trecentocinquanta passi di distanza, gli arcieri iniziarono a scagliare le frecce. Stavolta gli Attacotti, essendo preparati a quella mossa, continuarono ad avanzare, tenendo alti gli scudi per proteggersi dalla pioggia incessante di frecce. Gli arcieri si ritirarono nelle retrovie, la prima linea si prepar a scagliare i suoi dardi e i barbari partirono alla carica, percorrendo gli ultimi sessanta passi come un'enorme onda tonante.
Paolo url ai suoi uomini di non cedere terreno, e quella fu l'ultima volta che ud la propria voce. Stavolta l'impatto fu pi violento, implacabile, e quasi lo schiacci sotto il suo stesso scudo. Perse l'equilibrio e lott per riconquistarlo, contando sul lanciere dietro di s per tenere lontano l'aggressore mentre si rimetteva in piedi e ricominciava a usare la spada. Alla sua destra, Belator si batteva con accanimento per resistere a un enorme guerriero dalla folta barba che continuava a colpire il suo scudo con l'ascia, facendo volare via schegge di legno a ogni colpo. Paolo si rese conto che avrebbe dovuto conficcargli la spada nel fianco con un colpo rapido, ma il suo assalitore non gliene dava la possibilit. Inizi a sentir cedere il muro di scudi, mentre il centro si deformava. L'attacco era troppo poderoso. Con uno sforzo disperato, spinse lo scudo verso l'alto, stordendo il barbaro e trapassandogli lo stomaco con la spada, ma l'uomo fece appena in tempo a cadere prima di essere sostituito da un altro.
L'attacco divenne una marea. Ben presto in quel torrente di carne e metallo si trov a stento lo spazio per far ruotare una spada, per poggiare un piede senza calpestare un torace o un arto, o per riflettere. Ovunque guardasse, Paolo vedeva uomini trafitti e falciati, fatti a pezzi come animali. Cadde, e questa volta non riusc ad alzarsi, ma rimase sdraiato sulla schiena, appoggiato ai corpi dei caduti, con il loro sangue che gli colava sui vestiti. Teneva lo scudo vicino al corpo mentre squarciava e pugnalava le figure che si affollavano sopra di lui, scagliandosi contro i piedi e gli stinchi nudi quando non riusciva a colpire pi in alto. Si abbandon al cieco istinto. Non si sarebbe fermato, n arreso. Se la morte lo avesse ingoiato tutto intero, lui le avrebbe fatto la gola a brandelli mentre lo mandava gi.
Ci fu un momento in cui, all'improvviso, vide un selvaggio proprio sopra di s, con il viso che si stagliava contro il cielo. Era giovane, con i capelli color sabbia, non ancora un uomo; aveva gli occhi di un azzurro intenso, come quelli di Eachna, e sul mento appena un accenno di peluria che, per qualche motivo, gli ricord Vittore. Era un momento strano per ricordare una cosa del genere, pens un attimo prima che un riflesso del braccio sinistro lo portasse ad alzare lo scudo per deviare il colpo in arrivo.
Attese dietro lo scudo, con gli occhi chiusi, tendendosi nell'attesa dell'impatto che gli avrebbe fatto vibrare il braccio. Ma il colpo non arriv.
Abbass piano lo scudo. Il selvaggio era sparito, lasciando sopra di lui solo la grande, chiara volta del cielo. Paolo allung il collo da un lato all'altro. Era circondato da mucchi di cadaveri. La fatica gli pervase il corpo. Si rimise in piedi con movimenti rigidi, mantenendo la presa sulla spada e lo scudo. Un paio di mani lo afferrarono, aiutandolo a recuperare l'equilibrio mentre il sangue gli affluiva alla testa. Erano di Belator, ancora vivo. Altri uomini della milizia erano intorno a loro, alcuni in piedi, mentre altri cercavano di rialzarsi o si contorcevano nel punto in cui erano caduti. I gemiti e i lamenti dei feriti sembravano provenire direttamente dalla terra sotto i suoi piedi, come il sangue in cui sguazzavano i suoi stivali.
I barbari se ne erano andati. Si erano dileguati, riattraversando il campo di battaglia. Eppure avevano ormai vinto. Perch erano scappati?
Scorgendo la confusione negli occhi del senatore, Belator gli indic il cielo, oltre il campo nemico. Laggi.
Paolo scorse le colonne di fumo: questa volta non si trattava dell'esile grigiore dei fuochi da campo, ma di un nero denso che non proveniva dall'accampamento nemico, bens dal fiume molto pi in l. Le colonne erano cos tante che si alzavano e si fondevano in un'unica, grande nuvola. Paolo si rese conto che quel colore era dovuto alla pece usata per impermeabilizzare le navi. Qualcuno aveva dato fuoco alla flotta degli Attacotti.
Glevum?, chiese Belator.
Chiunque sia stato, questa  la nostra ultima possibilit. Raduna tutti gli uomini ancora in grado di camminare. Svelto!.
Non c'era tempo di organizzarsi n di contare i superstiti. Il cornicen era ancora vivo, l'insegna con il drago della milizia cittadina era intatta, e il vessillifero, pur ferito a una spalla, sembrava ancora in grado di portarla. Belator fece suonare l'adunata d'emergenza davanti a quella che era stata la linea di battaglia. Ben presto si riunirono alcune decine di uomini, per fortuna sufficienti per un contrattacco. Rufo non si vedeva da nessuna parte, e Paolo non riusciva a scorgere neanche gli altri uomini che avevano combattuto su quel fianco, ma non c'era tempo da perdere. Si mise alla testa dei laceri sopravvissuti del suo esercito e sollev la spada gridando: A me!.
Gli uomini lo seguirono con una leggera corsa. Mancava un miglio al fiume, una bella distanza per degli uomini gi sfiancati dalla battaglia, ma Paolo attinse alle ultime riserve di forza di volont per vincere il dolore. Era convinto che i suoi non avrebbero ceduto finch lui avesse avuto la forza di guidarli. Li condusse lungo il limitare della salita, all'estremit opposta della strada rialzata, evitando il campo nemico e dirigendosi direttamente verso l'ansa del fiume pi vicina, dove iniziava la fila di imbarcazioni ormeggiate.
Avvicinandosi, Paolo not che la maggior parte della flotta era in fiamme. Gruppi sparsi di barbari correvano lungo i campi pianeggianti e bagnati, in direzione delle navi. Ma ormai era troppo tardi.
Loro, invece, erano attesi. Lungo la riva del fiume, schierata all'ombra del fumo nero, c'era un'unit dell'esercito romano appena arrivata. Sembrava una coorte quasi al completo, con ali di cavalleria sui fianchi. Non si trattava della milizia di Glevum, ma di soldati dell'esercito regolare.
Paolo si ferm, un po' per lo stupore e un po' per riprendere fiato.
Belator era subito dietro di lui. Da dove diavolo sono usciti fuori?
Lo sa Dio, rispose Paolo. Schiera gli uomini qui.
In quel punto il Sabrina rallentava la sua corsa per un'ampia curva, formando un'ansa riparata larga circa mezzo miglio, in cui i pirati avevano ormeggiato le loro navi e in cui in quel momento si trovavano intrappolati. Davanti e su ciascun lato si trovava il fiume, mentre tra loro e ci che restava della loro flotta c'era la truppa romana, e dietro di loro giungeva Paolo pronto a completare il quadro. Lanci un'occhiata alla linea di battaglia che si stava componendo in fretta. Alcuni uomini arrivavano ancora alla spicciolata. Stim di avere a disposizione circa un quarto della sua unit. Da quel che poteva vedere, i barbari erano ancora circa un migliaio, e perci mantenevano un vantaggio numerico. Ma erano allo sbando, senza l'addestramento o la guida necessari a gestire quel che stava accadendo.
Suonate l'avanzata!.
Al suono della buccina, gli uomini di Paolo cominciarono a marciare. Quando giunsero sul terreno pi basso e sul morbido prato pianeggiante a cavallo del fiume, il loro condottiero non riusc pi a distinguere i movimenti degli avversari, se non per rendersi conto che erano ancora tutti raggruppati. A seicento passi dalla linea nemica, Paolo impose un'andatura pi veloce. Non essendo addestrati per manovre del genere, molti dei miliziani procedevano in modo disordinato, ma i biarchi tenevano abbastanza bene la linea.
Davanti a loro sentirono risuonare i primi echi della battaglia: rumori sordi e lontani di voci e di armi che cozzavano. La nuove forze avevano impegnato i barbari. Paolo era quasi arrivato alla distanza giusta per scoccare le frecce quando il fianco sinistro degli Attacotti sembr spezzarsi e spostarsi a sud: prima pochi uomini sparsi, poi piccoli gruppi, fino al collasso dell'intero fianco. Mentre i barbari si disperdevano, i cavalieri romani si riversarono su di loro, raggruppandoli per poi abbatterli.
A sessanta passi dal nemico, Paolo estrasse la spada in segno di carica e url: Per l'imperatore!.
Il cornicen arretr ed emise un lungo suono assordante, subito coperto dal clamore della truppa. C'erano ben poca finezza e ancor meno disciplina in quella carica; i barbari, gi vacillanti e sul punto di crollare, non poterono fare altro che formare sacche di resistenza tutt'altro che compatte, che vennero rapidamente accerchiate.
Lo slancio port Paolo nel bel mezzo della formazione nemica insieme ai suoi uomini. Per un terrificante momento, si ritrov quasi del tutto circondato da corpi bianchi con lunghi capelli biondi, ma sui loro volti scorse un terrore pi forte del suo: il seme del panico e della confusione alimentato dalla violenza. Quindi, con i suoi uomini alle calcagna, lanci un urlo rabbioso e part all'assalto. Menava colpi a ogni centimetro di carne nemica che vedeva, senza neanche accorgersi se uccideva, mutilava o mancava il bersaglio, finch non vide pi barbari da uccidere e si trov davanti alle prime file di soldati romani.
Questi lo fissarono, tenendo gli scudi alti come se si trovassero davanti a un folle. E lui, ansante davanti a loro, si rese conto che in qualche modo, durante la carica, aveva perso lo scudo. La spada era insanguinata fino all'elsa. Il terreno tutt'intorno era disseminato di corpi. La linea nemica era stata spezzata. Una cenere nera, fatta di fiocchi di tela delle vele in fiamme, veniva gi come neve.
Paolo vide Belator non troppo lontano. I loro occhi si incrociarono ed entrambi scoppiarono a ridere, senza sapere perch. In quel momento il solo fatto di respirare sembrava assurdo.
Un ufficiale dei soldati regolari si avvicin. Guard Paolo con una certa cautela. Primicerius Marco Cara della Sesta Coorte dei Lingoni.
Paolo sollev la spada per un saluto informale. Senatore Cironio Agno Paolo, comandante in carica della guarnigione civile di Corinium. Perdonami, primicerius, ma non pensavo che ci fossero ancora delle truppe regolari da queste parti. Dov' il vostro tribuno?
Bella domanda. Doveva arrivarne uno nuovo una settimana fa. Ma non  mai arrivato.
E allora da dove venite?.
L'ufficiale punt il pollice sopra la sua spalla, verso le montagne a ovest. Dalle miniere di ferro.
Cristo santo!, esclam un'altra voce. Paolo alz lo sguardo e vide un uomo a cavallo che trottava verso di lui in mezzo ai resti della battaglia. All'inizio non lo riconobbe, notando solo che aveva passato la mezza et, ma i suoi movimenti parevano quelli di un uomo molto pi giovane, e che, a parte l'elmo e il cinturone con la spada, non indossava alcuna uniforme militare. L'uomo si ferm, smont e si avvi verso di lui con entrambe le braccia tese. Andiamo, nipote, sono passati solo pochi anni!.
Paolo non fece in tempo a capire chi fosse, prima di ritrovarsi sollevato da terra, stretto in un abbraccio soffocante.
Zio Pertinace?.
Lo zio lo lasci andare. Tuo padre sarebbe fiero di te! Che combattimento!. Pertinace lo prese per un braccio e lo guid per il campo di battaglia. Pur circondato da cadaveri e detriti, con l'aria resa pi densa dal tanfo tossico della pece in fiamme, Pertinace pareva rilassato come se stesse facendo una passeggiata in un giardino in piena estate. Ne ricaveremo un bel bottino tra schiavi e ostaggi. Alcuni sono fuggiti a nord, altri a sud, ma vedremo quanto riusciranno ad andare lontano senza le loro navi, eh? Abbiamo catturato vivo un principe dei Pitti. Lo faremo cantare come un uccellino prima che il giorno finisca.
Da dove arrivi? Pensavamo che fossi a Glevum.
Pertinace sput sull'erba. Ah! Ho detto loro: Arrendetevi se volete. Finch avr fiato in corpo, questi selvaggi non s'impadroniranno neanche di un pezzo della mia terra. C' la mia vecchia coorte presso Ariconium, ho detto, e se ne sta seduta fuori dalle miniere di ferro o a guardia dei carri. Quello non  un lavoro per veri soldati! Loro mi conoscono, alcuni dei ragazzi di un tempo sono ancora l. Andiamo, scoviamoli e diamo una bella lezione a questi Attacotti!. Agit una mano.  stato inutile come pisciare controvento. Allora ho pensato: Che se ne vadano al diavolo. Andr da solo se devo, e cos ho fatto.  una buona cosa che il Consiglio abbia fatto pratica a strisciare davanti al re degli Attacotti: ora potr farlo con me.
Paolo, che aveva sempre trovato lo zio arrogante, quel giorno non trov niente da ridire. Passeggiarono insieme lungo il greto del fiume, osservando gli scheletri carbonizzati e fumanti della flotta degli Attacotti. Il ragazzo ascoltava lo zio parlare di vittoria, di gloria, e di come quei boriosi dei consiglieri di Glevum avrebbero dovuto ascoltarlo ora che aveva un esercito alle spalle. Non riusciva a capire se Pertinace stesse scherzando oppure no. Poi per giunsero nel luogo in cui i Romani avevano riunito i prigionieri e li stavano legando per il collo e i polsi con le corde delle loro stesse navi. Un prigioniero macilento, mezzo nudo, era stato lasciato in disparte, affiancato da due soldati. Pertinace guid il nipote da lui.
Ecco, disse orgoglioso, questo  il principe Talorg mac Keocher dei Pitti.
Talorg alz il viso per guardare chi gli stava di fronte. Era il giovane dai capelli color sabbia che lo aveva quasi ucciso in battaglia. All'inizio Paolo non riusc a credere che quello fosse il temuto principe dei Pitti; era esile in modo quasi comico, con le spalle ossute e un viso da bambino che cercava disperatamente di sembrare pi grande. Ma non appena incroci il suo sguardo, vi riconobbe la scintilla arrogante della regalit, unita a una feroce freddezza. Quegli occhi erano stati tra gli ultimi a vedere Vittore vivo. Forse era stato Talorg in persona a compiere il sacrificio.
Un bel trofeo, mormor Pertinace. Non ha detto una parola da quando lo abbiamo beccato mentre cercava di strapparsi le budella. Non siamo sicuri che ci capisca. Si chin verso Talorg e scand le parole: Avrai un bel corteo regale per le strade di Glevum... in catene!.
Pertinace e i soldati scoppiarono a ridere. Paolo no. Sapeva di avere gran parte del merito della vittoria. Era riuscito ad accaparrarsi l'appoggio del Consiglio di Corinium, aveva affrontato i barbari con una forza numericamente inferiore e combattuto fin quasi alla morte, mentre Pertinace si era a malapena infangato l'orlo del mantello. Pi di qualunque altra cosa, per, voleva Talorg. Poteva pensare a ottime ragioni pratiche per giustificare quella pretesa: un prigioniero cos importante doveva essere tenuto nella sede del potere provinciale, che era Corinium, non Glevum. Paolo, come membro della classe senatoriale, era superiore allo zio dal punto di vista sia sociale sia politico, e aveva tutto il diritto di chiedere che gli venisse consegnato un ostaggio reale.
Ma la vera ragione, lo sapeva, era Vittore. Sent che avere l'assassino di Vittore in suo potere avrebbe soddisfatto una necessit profonda.
Chiese allora che Talorg gli venisse consegnato. Di fronte alle resistenze dello zio, insistette e divenne impaziente. Non aveva proprio voglia di star l a discutere. Tossiva cenere a causa di tutto quel fumo. Aveva bisogno di aria fresca, e in quel momento, mentre la foschia della battaglia si sollevava a poco a poco, si sent avvolgere da un vuoto familiare. Alla fine raggiunsero un compromesso: suo zio avrebbe tenuto Talorg a Glevum per tre giorni, e poi lo avrebbe mandato illeso a Corinium.
Paolo si allontan dal campo di battaglia con Belator e il resto dei suoi uomini. Non gl'importava che Pertinace si prendesse i fasti e la gloria dell'impresa, che avesse il privilegio di depredare l'accampamento nemico e di riportare il bottino dei pirati ai legittimi proprietari. Non desiderava sfilate, ma voleva contare le sue perdite, trovare Rufo, se era ancora vivo, e portarlo a casa da Amanda. E soprattutto, voleva tornare da sua moglie.

30.

Esiste un insieme di cose che entrano in essere, ed il tempo  un torrente infuriato; perch non c' cosa che non appare alla nostra vista, non fugge via, ed un'altra passa e prende il suo posto, e anche quella fuggir via.
Marco Aurelio, Ricordi.

Era la prima volta che Eachna vedeva Silvanicum dalla collina oltre il fiume. Stava dritta all'ombra di una quercia e, attraverso un riflesso di calore, guardava la villa che si crogiolava al sole di giugno, con le mura di un bianco accecante in mezzo al marrone dell'erba e al verde intenso degli alberi della valle. La mietitura sul pendio sottostante sembrava gi a buon punto, e la stoppia era punteggiata da pile di fieno, mentre gruppi di contadini si godevano la pausa di mezzogiorno lungo il greto del fiume. Persino da quella distanza Eachna colse il suono di una risata, e il vivido tonfo di qualcuno che si era buttato nelle acque del Colona.
Erano trascorse due settimane dalla battaglia di Glevum. La ragazza ricordava di essersi appostata con Amanda sul ciglio della strada fuori Corinium a osservare il ritorno dell'esercito. Ricordava il terrore che aveva provato vedendo l'avanguardia del tribuno Belator avvicinarsi con il vessillifero e il suonatore di corno, seguiti dal primo gruppo di prigionieri in catene, senza scorgere traccia di Paolo. Pur sapendolo gi vittorioso, in quel momento aveva pensato che fosse morto, ma poco dopo si era sentita rinascere quando Belator, accorgendosi di lei e Amanda, aveva urlato che il senatore si trovava nelle retrovie.
Avevano aspettato che l'esercito sfilasse, finch alla fine, tra i ritardatari e i feriti, avevano visto Paolo. Era a piedi, e camminava con Giuliano e Alipio accanto a un carro pieno di feriti. Si era gi tolto l'armatura e, se non fosse stato per la sudicia tunica senatoriale, sarebbe potuto passare per un soldato qualsiasi. Sul carro c'era Rufo con una ferita alla gamba, grave ma non mortale. Amanda era partita di corsa e aveva quasi travolto il fratello con un abbraccio, prima di arrampicarsi in modo tutt'altro che elegante sul lato del carro per gettarsi sull'amato, circondata dall'ilarit degli altri feriti.
Paolo era tornato da Eachna. E lei non avrebbe mai dimenticato quel momento.
Mentre entravano in citt, gli aveva chiesto perch si fosse tolto l'armatura, e lui aveva risposto: Sono stato nominato generale per sconfiggere i barbari. Li abbiamo sconfitti, quindi ora non sono pi un generale. Aveva camminato al suo fianco mentre l'esercito sfilava per Corinium in mezzo a una folla di cittadini festanti.
Paolo aveva detto che il suo primo compito sarebbe stato quello di dare a suo padre il funerale che meritava. Ma anche dopo il funerale, ci erano voluti molti giorni prima che il giovane riuscisse a sfuggire all'adorazione del Consiglio cittadino. Con l'aiuto di Alipio e di Silvio Frontone, nonch grazie ad altre donazioni terriere, aveva persuaso i consiglieri a organizzare una milizia pi numerosa e meglio equipaggiata in ogni citt piccola o grande della provincia. Corinium era salva, ma il resto della Britannia no. Giungevano ancora notizie secondo cui il nord del paese era stato invaso dai Pitti e da soldati disertori datisi al brigantaggio. Giravano anche voci di scorrerie dei Sassoni sulle coste meridionali. Si diceva che, se l'impero non avesse inviato subito aiuto, la stessa Londinium avrebbe potuto essere minacciata.
Eachna?.
Sentendo la voce di suo marito, la ragazza si volt. Si trovava ancora qualche passo pi in su sul prato con gli altri. Tutti e sei avevano cavalcato fin l insieme: lei e Paolo, Amanda e Rufo, Giuliano e Patrizia, per godersi il sole e quella preziosa pace finch potevano. E ormai sembrava che Rufo e Amanda si stessero preparando a partire.
Eachna raggiunse di nuovo il gruppo, e Amanda l'accolse con un bacio. Arrivederci, sorella. Rufo mi riporta a Silvanicum. Deve andare a controllare Villa Cecina.
Tecnicamente appartiene ancora a mio padre, afferm Rufo, scrollando le spalle. Ma qualcuno deve pur occuparsene nel frattempo, quindi perch non io? Sembro destinato a diventare un proprietario terriero, dopotutto.
Dopo aver promesso a Eachna che avrebbero letto qualcosa insieme quella sera, Amanda part con Rufo. La ragazza li guard allontanarsi con affetto. Negli ultimi quindici giorni, la cognata l'aveva tempestata di domande sul suo passato, sui suoi ricordi e sulle leggende dell'Ibernia, oltre a insegnarle come dovesse comportarsi la moglie di un senatore. Sebbene tutte quelle regole la lasciassero perlopi perplessa o divertita, la compagnia di Amanda le faceva sempre molto piacere.
Dovremmo tornare a casa anche noi, disse Giuliano a Patrizia.
Quest'ultima annu con un certo rammarico. Abbiamo promesso a nostro padre e a nostra madre che saremmo tornati a casa oggi, prima del crepuscolo. Nella sua ultima lettera la mamma ha persino detto che le mancavamo. Ve l'immaginate?
Tuo padre  alla villa?, chiese Paolo.
Si trova ancora a Glevum, rispose Giuliano. Sta rimettendo in sesto il Consiglio. Si aspetta di essere eletto magistrato l'anno prossimo. Il salvatore della citt, colui che ha catturato il principe Talorg.
Paolo fece una breve risata, incapace di nascondere una traccia di amarezza. Dite al conquistatore di sbrigarsi a mandarmi il principe come promesso. Lo aspettavo pi di una settimana fa.
Glielo diremo, cugino. Giuliano sorrise e gli strinse la mano, poi baci Eachna. Cristo sia con te, sorella. Ci vedremo presto.
Di l a poco, Paolo ed Eachna rimasero soli. Non avevano ancora voglia di tornare alla villa. Avevano avuto poco tempo per loro stessi negli ultimi quindici giorni. Eachna prese suo marito per mano e lo guid all'ombra della quercia, dove si sedettero sull'erba soffice, guardando la villa. Videro Amanda e Rufo avvicinarsi al ponte sul fiume, cavalcando fianco a fianco, seguiti a distanza da Giuliano e Patrizia.
Quando ti consegneranno Talorg, cosa farai?, chiese Eachna. Sapeva che Talorg e i suoi guerrieri avevano ucciso l'amico di Paolo nelle foreste del nord. Nei quindici giorni precedenti, sentendo nominare il principe barbaro, ogni volta suo marito aveva assunto un'espressione stranamente cupa, e questo la preoccupava.
Non lo so ancora, le rispose lui. Gli parler, quando mi sentir pronto. Strusci pigramente una mano su una zolla d'erba, tormentandone i fili tra le dita. In ogni caso, c' tanto da fare qui al momento.
Forse dovremmo scendere gi al fiume e dare una mano per la mietitura.
Eachna l'aveva detto per scherzo. Paolo infatti rise, ma sembrava anche che stesse prendendo seriamente in considerazione l'idea trovandola allettante, in un certo senso. Liberatosi dalla citt, ormai parlava solo della tenuta: di come avessero perduto tanti giorni di lavoro a causa del panico creato dall'invasione in un periodo dell'anno cos impegnativo, e di quanto ci fosse da fare nelle poche settimane che precedevano il raccolto, con la fienagione, la mietitura e la sarchiatura delle colture. Ovviamente lo faceva per distrarsi da altre cose: soprattutto da Talorg, ma anche dall'incertezza sui piani di Agrio Leone in Gallia, e su ci che sarebbe accaduto nei mesi successivi.
Forse Eachna un giorno si sarebbe stancata di ascoltarlo, ma per il momento ne era ben lungi. Per lei avrebbe potuto parlare di agricoltura per altri cinquant'anni, se ci avesse contribuito a distoglierlo dalla politica.
Si sedettero insieme sotto l'albero, a proprio agio all'aria fresca. Quando si stese sulla schiena, allungando le gambe con un sospiro soddisfatto, lei si strinse al suo fianco, poggiandogli la testa sul petto. Lui la cinse con le braccia. Probabilmente le nubi di guerra incombevano all'orizzonte, tuonando con un rombo lontano; ma l, almeno per il momento, il cielo era sereno.
...
FINE.
...
.
...
Nota storica.
.
Sulla fiction storica.
.
Tutti i personaggi e gli eventi principali di questo libro sono necessariamente di fantasia. Anche se la storia dell'impero del quarto secolo risulta relativamente ben documentata in generale,  raro che le nostre fonti abbiano molto da dire sulla Britannia. Il soldato e storico Ammiano Marcellino offre qualche accenno di frustrante brevit agli eventi verificatisi nell'isola intorno alla met del secolo. In alternativa, dobbiamo basarci sull'archeologia per rimpolpare il quadro. Per sua natura, per, questa disciplina pu tratteggiare soltanto un quadro impressionistico e poco definito.
Ci quantomeno lascia al romanziere moltissima libert di inventare i dettagli. Ammiano ci dice che ci fu un'importante invasione barbarica della Britannia nel 367, ma il resoconto che ne fa  breve, con dettagli secondari. Non ci dice dove ebbe luogo, n esattamente come, e perci io ho avuto il piacere di immaginarmela. Subito dopo l'invasione ci fu una ribellione condotta da un influente esule pannonico di nome Valentino, ma anche di questa sappiamo poco. La complicit di Valentino nell'invasione barbarica  una mia totale invenzione.
In generale, per, ho cercato di non allontanarmi dai pochi fatti a disposizione, aggrappandomici come un marinaio, rischiando di affogare, si aggrapperebbe a qualunque pezzo di legno galleggiante alla sua portata. Praticamente ogni scenario in cui si svolge il romanzo  basato su un luogo reale. Abbiamo prove archeologiche chiare del fatto che, in quel periodo, una serie di ville lungo il fiume Avon a est di Bath (Aquae Sulis) fu incendiata da razziatori, motivo per cui Fuscina porta la sua famiglia impoverita a Cirencester (Corinium). Delle figure storiche fanno apparizioni occasionali, ognuna possibile almeno in teoria, seppur improbabile. Esperio  il figlio del famoso poeta gallico Ausonio, la cui famiglia aveva vaghi collegamenti alla Britannia, anche se non ci sono prove che padre o figlio la visitarono. In effetti, a giudicare da alcuni suoi epigrammi, Ausonio considerava i Britanni con snobistico sdegno.
La cosa pi importante per me consisteva nel riuscire a cogliere lo spirito dell'epoca, nel modo migliore possibile dalle tracce rimaste, per farlo rivivere attraverso un'esperienza umana immaginaria e ottenere una verit pi profonda di quella legata al reale svolgimento dei fatti. Dopotutto, le tensioni tra cristianesimo e paganesimo, tra ricchi e poveri, tra la fedelt a una causa pi elevata e la causa eterna del tornaconto personale non erano meno presenti in questo periodo rispetto a quelli su cui esistono documenti a profusione. Tanto per fare degli esempi, qui di seguito ho tentato di descrivere alcune caratteristiche dell'epoca, affinch il lettore possa rendersi conto di dove la finzione sia puntellata da fatti storici.
Tardo impero romano
Il tardo impero romano  un ambito ampio e complesso di studio accademico, ma qui vale la pena menzionare un paio di punti principali. Innanzitutto, dal tardo terzo secolo in avanti, ci fu una marcata distinzione tra governo civile e governo militare, che in precedenza erano stati molto pi intrecciati tra loro. In secondo luogo, nello stesso periodo la burocrazia civile si era allargata moltissimo man mano che le province si dividevano e suddividevano, le cariche si moltiplicavano e a ogni livello di governo s'inventavano nuovi livelli di funzionari e burocrati.
La societ si polarizzava sempre di pi tra il livello civile e quello militare: la vecchia lite senatoriale veniva costantemente demilitarizzata e ammorbidita, mentre l'esercito si apriva sempre di pi a uomini provenienti dalle rustiche province di frontiera, se non addirittura da oltre i confini dell'impero, i quali, pur non possedendo le tradizionali qualit degli uomini educati e colti, potevano raggiungere posizioni di grande influenza. Ci valeva in modo particolare durante il regno dell'imperatore Valentiniano (364-375), un duro generale di carriera che, detestando l'aristocrazia, fu elevato alla porpora grazie alla sua reputazione militare.
Come romanziere, sono molto interessato agli effetti che dei cambiamenti cos drastici nel tipo di governo ebbero sulla vita di tutti i giorni. Per esempio Agno, il padre di Paolo, essendo membro di un'aristocrazia del tutto civile, ha pochi contatti con il settore militare, a parte il cognato Pertinace, e si irrita per l'inaccessibilit della corte imperiale, dominata dall'esercito. Nel corso del libro incontriamo diversi esempi - come quelli dei tribuni Bauto e Drogo e del duca Fullofaude - di barbari che sono riusciti a ottenere, all'interno dell'esercito romano, cariche ricoperte, nei secoli precedenti, dalle classi equestre e senatoriale di Roma.
Al tempo stesso, il numero crescente di burocrati era un sintomo di come l'impero stringesse la sua morsa sulle province. Prima della fine del terzo secolo, esso era composto essenzialmente da una galassia di piccole citt-stato su cui l'imperatore comandava con mano relativamente leggera: i consigli cittadini erano strutturati secondo principi romani e pagavano tasse romane, ma operavano anche con un discreto grado di autonomia.
Tutto questo cambi nel tardo impero. Come esempio, possiamo prendere quello di Cirencester. In precedenza, era stata soltanto la capitale cantonale della trib dei Dobunni, con i rappresentanti pi vicini del governo imperiale a Londinium, capitale della Britannia superiore. Quando la Britannia fu suddivisa da due province a quattro, Cirencester, divenuta capitale della Britannia Prima, ricevette il proprio ufficio governativo imperiale. Gli archeologi hanno scoperto che il foro romano di Cirencester, principale spazio pubblico della citt e sede del governo tribale, fu diviso fisicamente a met durante il quarto secolo, e ci pu riflettere l'arrivo del governatore imperiale con tutto il suo personale. Da quel momento in poi, il governo tribale e quello imperiale esistettero fianco a fianco nel cuore della citt. Alti ufficiali provenienti da tutto l'impero - galli e italici, greci e siriani - percorrevano le strade dell'abitato, vivevano in residenze sontuose e s'intrecciavano alla vita politica locale. Da una parte, ci comportava l'accesso diretto al potere imperiale per importanti provinciali come Agno e nuove opportunit di carriera per gli abitanti del posto pi ambiziosi, ma dall'altra l'intrusione del governo imperiale negli affari locali provocava senza dubbio un diffuso risentimento tra coloro che non potevano trarne vantaggio.
Il tardo esercito romano
Il tardo esercito romano era molto diverso, per organizzazione, dalle legioni classiche del primo impero. Dalla fine del terzo secolo esisteva una marcata divisione tra guarnigioni di frontiera, i cosiddetti limitanei (dal latino limes, frontiera), e soldati dell'esercito da campagna, noti come comitatenses (che significa letteralmente compagni). Questi ultimi erano pi pagati e meglio equipaggiati, e formavano le forze mobili usate di solito nelle campagne militari, che pure potevano contare anche sulle guarnigioni di frontiera.
Mentre le dimensioni complessive dell'esercito aumentavano, i reggimenti tardo-romani risultavano pi piccoli, e perci pi flessibili sul piano tattico, rispetto alle vecchie e ingombranti legioni da seimila uomini. Sembra che i reggimenti di fanteria dell'esercito mobile fossero di circa mille uomini, quelli di cavalleria forse di cinquecento. La maggior parte dei reggimenti di frontiera, di fanteria come di cavalleria, contavano cinquecento uomini; alcuni, come la Prima Coorte Tungria di Paolo di base a Housesteads, erano pi grandi, ovvero di circa settecentocinquanta unit. Alcune delle vecchie legioni esistevano ancora all'interno di questa nuova struttura, anche se probabilmente di dimensioni ridotte rispetto al passato: sappiamo, per esempio, che nel quarto secolo la Sesta legione era ancora stanziata a York, dove si trovava gi dal secondo. Naturalmente, i suddetti numeri sono soltanto teorici, e basati su molte supposizioni.
Sembra che in Britannia, all'epoca della cospirazione barbarica, non vi fosse una presenza significativa dell'esercito da campagna; probabilmente i soldati erano stati richiamati nei due anni precedenti per dare una mano contro le invasioni barbariche in Gallia. Sappiamo che c'erano almeno due alti comandanti militari presenti in Britannia: Nettarido, conte della regione marittima (comes maritimi tractus), a capo delle forze navali e dei forti costieri, e Fullofaude, duca delle province britanne (dux Britanniarum), che comandava i limitanei a nord. Secondo Ammiano Marcellino, l'invasione barbarica del 367 provoc la morte del primo e la cattura o la morte del secondo. Le province dovevano essere rimaste molto vulnerabili dopo la perdita di questi due comandanti e il cedimento delle difese di frontiera.
Con ogni probabilit le citt fortificate della Britannia erano presidiate, di solito, da distaccamenti delle guarnigioni di frontiera o dell'esercito mobile; sappiamo inoltre che l'alloggiamento obbligatorio delle truppe in case comuni era molto impopolare in tutto l'impero. Tuttavia, quando di queste truppe c'era bisogno altrove, le citt dovevano pur avere qualche mezzo per mantenere l'ordine. Nonostante la mancanza di prove chiare sulla questione, mi sono immaginato l'esistenza di milizie urbane leggere, che potevano essere arruolate dai consigli civici di ogni regione tribale. Pertanto, dopo il ritiro della sua guarnigione regolare, Cirencester non resta del tutto priva di difese, ed  la sua milizia, integrata dai bucellarii, a formare il nucleo della forza difensiva di Paolo. Bucellarii significa letteralmente mangiatori di biscotti, una definizione usata per descrivere i servitori armati delle famiglie aristocratiche.
Mentre ho tradotto nella lingua moderna i ranghi militari pi elevati (e dunque conte invece di comes, duca per dux, e tribuno per tribunus), ho mantenuto la forma latina originaria per i titoli meno noti degli ufficiali e dei ranghi inferiori. Qui offro una breve spiegazione del sistema di gerarchie militari tardo-romane, limitato ai gradi menzionati nel libro. Per certi gradi, come il ducenarius e il centenarius, sappiamo pochissimo cosa comportassero oltre la posizione che occupavano all'interno della gerarchia. Ho incluso, tra parentesi, le forme plurali latine.
Tribuno/prefetto - comandante di un reggimento
Primicerius (primicerii) - il secondo in comando del tribuno
Campidoctor (campidoctores) - responsabile dell'addestramento delle truppe, un sottufficiale di alto grado
Centenarius (centenarii) - equivalente all'incirca al precedente centurione, visto che comandava ottanta-cento uomini
Biarchus (biarchi) - comandante di una squadra di otto uomini
Semissalis (semissales) - secondo in comando del biarchus
Pedes (pedites) - fante non graduato
Senatori ed equestri
Un altro importante cambiamento sociale del tardo impero  rappresentato dall'espansione della classe senatoriale oltre l'antico Senato di Roma stessa. Ormai il Senato era diventato perlopi irrilevante come corpo politico al di fuori di Roma, ma il rango senatoriale comportava ancora un livello elevato di prestigio sociale, per non parlare dei benefici giuridici e finanziari. Durante il quarto secolo, soprattutto dal regno di Valentiniano in poi, era possibile acquisire il rango senatoriale non solo per nascita, ma anche occupando certe alte cariche all'interno dell'amministrazione imperiale. Il risultato fu che molti cittadini ricchi e interessati a fare carriera nelle province occidentali furono elevati alla classe senatoriale. Ci accadde senz'altro in Gallia. Non sono note famiglie senatoriali britanne parvenu, ma  possibile che ne esistessero alcune, come ho immaginato in questo libro con i Cironii.
L'espansione della classe senatoriale nel tardo impero fu tale da svalutare la stessa posizione di senatore, portando alla creazione di gradi all'interno della classe senatoriale, per distinguere i senatori pi importanti da quelli minori.
Il sistema di classificazione sembra essersi sviluppato in modo naturale durante il quarto secolo, e reso ufficiale intorno al 370. Il pi importante rango senatoriale degli inlustres era riservato ai pi alti funzionari dell'impero. Le province pi importanti erano controllate da consoli-governatori, che avevano la qualifica di clarissimus, il grado senatoriale pi basso. I regolari governatorati provinciali comportavano invece la qualifica di perfectissimus, il grado equestre pi elevato. I ranghi senatoriali ed equestri vengono elencati qui in ordine discendente, insieme alle traduzioni approssimative che ho usato nel romanzo.
Ranghi senatoriali: 
inlustris (illustre)
spectabilis (eminente)
clarissimus (stimatissimo)
Ranghi equestri:
perfectissimus (perfettissimo)
ducenarius
centenarius
egregius (egregio).
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Religione.
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Quando si convert al cristianesimo, rendendolo religione ufficiale dell'impero nel 313, l'imperatore Costantino diede il via a un secolo di cambiamenti tumultuosi. L'impero si convert al cristianesimo, ma in modo non rapido n facile. Gli anni dal 361 al 363 videro il breve regno dell'imperatore pagano Giuliano, ricordato dai posteri come l'Apostata, che fece un tentativo ingenuo e alla fine frustrato di rovesciare il processo di conversione. L'imperatore Valentiniano era un cristiano di scuola militare, pratico e tollerante, ma dopo di lui vennero imperatori molto meno disposti a fare compromessi con quelli che la Chiesa chiamava pagani, un termine derisorio dal significato letterale di quelli di campagna, ovvero grezzi campagnoli.
Come al solito, le prove riguardanti la religione in Britannia a quel tempo sono inconsistenti. Vi erano di certo dei vescovi britanni, poich abbiamo documenti che attestano la partecipazione di alcuni di loro a consigli ecclesiastici sul continente, e dove ci sono dei pastori devono esserci pure le greggi.
Anche l'archeologia chiarisce che il cristianesimo si stava diffondendo tra le classi che possedevano delle ville, e probabilmente stava cominciando a passare gradualmente anche alla popolazione generale. Ma alla met del secolo era ancora possibilissimo essere ricchi, influenti e pagani. Il tempio di Nodens a Lydney, sull'estuario del fiume Severn, fu rinnovato proprio intorno a quel periodo, come si narra nel romanzo, insieme ad altri templi rurali pagani. Un governatore di nome Lucio Settimio restaur davvero una colonna dedicata a Giove a Cirencester nel quarto secolo, e l'iscrizione sulla base di questa colonna si pu vedere nel Corinium Museum di Cirencester:
Per Giove, il migliore e il pi grande, Sua Perfezione Lucio Settimio, vir perfectissimus, governatore di Britannia Prima, restaur questa colonna, essendo un cittadino di Reims. Settimio, governatore della Prima Provincia, restaura questa statua e colonna, eretta con la vecchia religione.
Per convenzione, gli archeologi fanno risalire l'iscrizione al regno di Giuliano, ma sarebbe plausibile se risalisse al regno di un imperatore cristiano. I pagani potevano ancora avere alte cariche imperiali anni dopo Giuliano, e non sempre i governatori provinciali seguivano la linea ufficiale.
Infine, c' la questione della tentata missione di Ludone per convertire i popoli barbari oltre il Vallo. Si tratta di pura finzione. Sappiamo tuttavia che, all'inizio del quinto secolo, alcuni Pitti e Ibernici venivano convertiti da missionari cristiani, le cui missioni avevano probabilmente dei precedenti pi vicini a casa. Il venerabile Beda, tre secoli dopo, scrive di alcune confuse tradizioni risalenti a una chiesa fondata da san Niniano a Whithorn nel Galloway nel quarto o quinto secolo, e io ho immaginato Ludone come una sorta di precursore di quest'attivit missionaria.
...
FINE.